martedì 11 giugno 2019

LEONARDO DA VINCI E GLI STUDI IDRAULICI. UN ITINERARIO LUNGO IL MEDIO CORSO DELL'ADDA. Tesi di laurea di Romina Villa


Questa è la tesi di laurea in “Operatore del turismo culturale” che Romina Villa ha discusso il 25 giugno 2013 all’Università degli Studi di Ferrara.
Romina - che vive a Verderio, è nata il 3 aprile 1967, è sposata con Gianfranco e ha un figlio, Gianluca, di 18 anni –  ha sempre lavorato nell'editoria,  in particolare nei settimanali femminili, prima “Gioia” e ora “Elle”.
Si è iscritta all’Università dopo i quarant’anni, potendola frequentare, continuando a lavorare, grazie alla frequenza a distanza: “Non è stato facile. Gianluca era piccolo e il mio lavoro è sempre stato molto impegnativo. L'appoggio della mia famiglia e dei miei amici è stato fondamentale”. 
A Ferrara ha trovato un corso in grado di unire la sua passione per i viaggi con le sue materie di elezione, in particolare la storia dell'arte
“Mi sono iscritta per pura passione – racconta -  poi con il tempo, confrontandomi spesso  con i compagni di corso, ho capito che la passione poteva diventare anche un lavoro. Infatti dopo la laurea ho preso il patentino di guida turistica ed oggi sto cercando di sviluppare il mio piano B. La Brianza "operosa" sta scoprendo solo in questi anni la sua vocazione per il turismo, in particolare quello culturale e sono certa che tanto avrà da dire in futuro”.
La tesi è stata l'occasione per approfondire la figura di un grande della storia che per vari periodi della sua vita ha vissuto e lavorato nei nostri territori. Un argomento che l’ha appassionata, tanto che i suoi studi su Leonardo non si sono fermati lì.
Romina è attiva anche in paese: oggi è al suo secondo mandato come presidente della giovane Proloco di Verderio. M.B.
 

La tesi di Romina Villa è qui pubblicata pressoché integralmente. Le modifiche che ho apportato sono dovute al fatto che, per le caratteristiche del blog, il testo non è suddiviso in pagine. Perciò ho tralasciato di indicarle nel sommario, non ho pubblicato l'indice analitico e ho trasformato le note  piè di pagina in note a fine testo.
Mi sono permesso anche di aggiungere al testo le prime tre fotografie. M.B.

 
LEONARDO DA VINCI E GLI STUDI IDRAULICI. UN ITINERARIO LUNGO IL MEDIO CORSO DELL'ADDA.


SOMMARIO

Premessa
Introduzione
Cronologia della vita e delle opere di Leonardo

LEONARDO DA VINCI E LA SCIENZA. DA ARTISTA E INVENTORE A TEORICO DELLA NATURA. L’EVOLUZIONE INTELLETTUALE ATTRAVERSO L’ESPERIENZA DEI SOGGIORNI MILANESI

La lettera di presentazione al Duca di Milano
Leonardo e l’importanza dell’esperienza formativa nella bottega del Verrocchio
I rapporti con Lorenzo il Magnifico e il neoplatonismo della corte medicea
Leonardo lascia Firenze per Milano
 Milano e gli Sforza
Il difficile esordio sulla scena milanese
L’accettazione a corte e il compimento di una brillante carriera
Leonardo e Donato Bramante
Leonardo e Luca Pacioli
Leonardo e Francesco di Giorgio Martini

LEONARDO E L’ACQUA. DALLA PRATICA ALLA FORMULAZIONE TEORICA

La natura come essere vivente alla base del metodo scientifico
Gli studi idraulici nei manoscritti leonardeschi
Acqua vettore e matrice di vita
Acqua come risorsa economica e fonte di energia
Dall’ingegneria idraulica allo studio scientifico dei flussi. Il contributo di Leonardo
Esperienza e processi mentali
I risultati di Leonardo nell’ingegneria idraulica lombarda
Il secondo soggiorno milanese
Gli studi per rendere navigabile l’Adda

 
Immagine fuori testo


SULLE ORME DI LEONARDO. L’IMPRONTA DEL GENIO IN UN ITINERARIO LUNGO IL MEDIO CORSO DELL’ADDA

Il Parco Adda Nord. L’ambiente naturale e i caratteri storico-culturali
L’Ecomuseo di Leonardo
Il traghetto di Imbersago
 Il ponte in ferro di Paderno
Il Naviglio di Paderno
La chiesa di Santa Maria della Rocchetta
Le centrali idroelettriche. Bertini, Esterle, Taccani
Il villaggio operaio di Crespi
Verso Vaprio
 


Appendice. I manoscritti leonardeschi
Indice analitico
Bibliografia
Sitografia
Ringraziamenti 

***


Costruire una sintesi di questo Grande
nell’ignoranza di tanta parte di ciò che pensò
e scrisse e nella scarsezza di monografie
coscienziose, sarebbe opera vana; né io volli
tentarla.
Edmondo Solmi “Leonardo” (1923)


PREMESSA

Ernst H. Gombrich, in un saggio che dedicò a Leonardo da Vinci, scrisse: «Si dovrebbe essere Leonardo per discutere qualsiasi aspetto di Leonardo; e anche in questo caso non si arriverebbe probabilmente mai a una conclusione»(1). Parole che suonano come un ammonimento a chiunque si appresti ad affrontare l’opera vinciana, spesso fonte di dubbi e incertezze.
Leonardo è universalmente chiamato «il genio», ma nessuno come lui seppe condensare nel suo agire la vera essenza dell’essere umano, ricercando con inesauribile tenacia la verità delle cose. «Questo è il vero motivo» - ebbe a scrivere una volta Mario De Micheli - «per cui possiamo ritenerlo un contemporaneo a tutti gli effetti»(2).
Fin dalla sua prima apparizione sulla scena fiorentina, dimostrò di aver appreso la lezione del primo Rinascimento e dell’Umanesimo che aveva spalancato le porte alla visione di un uomo nuovo che ora rifiutava l’ideologia medievale e i suoi rigidi principi teologici, per andare ad occupare il centro della realtà visibile. Per Leonardo, tuttavia,l’uomo riveste un ruolo di comprimario nel complesso e mirabile sistema della natura,che egli cercherà di indagare in tutti suoi aspetti con una carica intellettuale e una meticolosità pari a pochi.
La comprensione del suo pensiero non può prescindere dallo studio dei suoi manoscritti (3). I quaderni, in cui si sono condensati gli studi di tutta una vita, testimoniano l’incursione di Leonardo in ogni campo della scienza allora conosciuta (o filosofia naturale, com’era chiamata allora) e da sempre hanno suscitato la meraviglia degli studiosi tanto quanto quella suscitata dalla sua produzione pittorica, peraltro ridotta a un numero limitato di opere. I codici leonardeschi sono un concentrato impressionante di scritti e disegni, che raccolgono non solo le riflessioni sapienti sui fenomeni da lui osservati, ma anche note che rimandano alla quotidianità, il tutto in una specie didisordine apparente, reso ancor più ostico dalla tipica scrittura speculare. Queste «stratificazioni cronologiche oltre che d’argomenti» (4) che a prima vista confondono il lettore, si fanno più chiare proseguendo la loro scoperta;testimoniano innanzitutto «l’universalità del genio leonardesco» e spianano la strada alla conoscenza di quelmetodo scientifico che egli elaborò e di cui si parlerà più approfonditamente nelle pagine che seguono. Un metodo che presupponeva un’indagine posta su differenti livelli e campi del sapere in un continuo e inevitabile confronto tra di essi.
Alla morte di Leonardo, avvenuta il 2 maggio 1519 ad Amboise in Francia,i manoscritti (si ritiene fossero 13mila fogli) e la biblioteca furono ereditati per via testamentaria dal discepolo e amico Francesco Melzi d’Eril (5) che li riportò in patria dove vennero gelosamente conservati nella villa di Vaprio d’Adda, vicino a Milano. Negli anni seguenti Melzi cercò di riordinare l’ingente materiale, distinguendo i fogli con lettere alfabetiche o sigle e aggiungendo personali osservazioni. Dando realtà poi ad un’intenzione mai realizzata del suo maestro, il fedele discepolo lesse e organizzò i fogli dedicati alla pittura costituendo il famoso Trattato che un amanuense trasferì nel codice Urbinate (ora Vaticano 1270).
 

 
Immagine fuori testo




La dispersione dei manoscritti cominciò inesorabile dopo la sua morte avvenuta nel 1570, quando gli eredi non compresero il valore di quei documenti e ne permisero l’asportazione sistematica dalla soffitta della villa, dove erano stati nel frattempo relegati. La vicenda dei codici è complessa, a tratti avvincente, e merita una trattazione a parte. Per più di due secoli, chiunque entrò in possesso dei manoscritti, cercò di riordinarli secondo criteri discutibili, ritagliando e assemblando arbitrariamente i fogli, costituendo raccolte ex novo suddivise per argomento. Si stima che almeno metà dei
manoscritti siano andati perduti durante i vari passaggi di mano, tra una nazione e l’altra dell’Europa. Oggi si conservano circa 6000 fogli. Le collezioni più consistenti si trovano in Italia, Francia, Inghilterra, Spagna e Stati Uniti (6).
Tornando infine all’incertezza e ai dubbi espressi all’inizio di questa riflessione, appare saggio rivolgersi proprio a Leonardo per cominciare a dipanare la matassa. Egli scrisse:
«Noi conosciamo chiaramente, che la vista è delle veloci operazioni che sia, e in un punto vede infinite forme, nientedimeno non comprende se non è una cosa per volta.Poniamo caso: tu, lettore, guarderai in una occhiata tutta questa carta scritta, e subito giudicherai, questa essere piena di varie lettere, ma non conoscerai in questo tempo,che lettere sieno, né che voglian dire; onde ti bisogna fare a parola, verso per verso, a voler avere notizia d’esse lettere; ancora se vorrai montare a l’altezza d’un edifizio ti converrà salire a grado a grado, altrimenti fia impossibile pervenire alla sua altezza. E così dico a te, il quale la natura volge a quest’arte, se vogli avere vera notizia delle forme delle cose, comincerai alle particule di quelle, e non andare alla seconda, se prima non hai bene nella memoria e nella pratica la prima; e se altro farai, getterai via il tempo e veramente allungherai assai lo studio. E ricordoti ch’impari primo la diligenza, che la prestezza» (7).
La conoscenza si raggiunge facendo piccoli passi, uno dietro l’altro. E senza fretta.



INTRODUZIONE

La riscoperta dell’opera di Leonardo da Vinci ebbe inizio nel XIX secolo, quando i suoi quaderni - o meglio, ciò che rimaneva di tutto il materiale ereditato da Francesco Melzi dopo la sua dispersione - rivide la luce dopo secoli di oblio. Dalle polverose collezioni private i manoscritti vinciani presero la via delle grandi istituzioni culturali pubbliche, come i musei, le biblioteche nazionali e gli archivi di Stato, che da allora promuovono lo studio e la divulgazione della sua opera.
Nell’odierno immaginario collettivo Leonardo da Vinci continua ad occupare un posto di primaria importanza; nonostante la storiografia recente abbia ridimensionato il suo contributo di inventore e di scienziato, sbriciolando luoghi comuni nati più dalla leggenda che da certezze storiche, la sua popolarità non conosce battute d’arresto.
Dei seimila fogli manoscritti che sono pervenuti a noi, gli studiosi ne hanno studiato ogni riga e analizzato ogni disegno, mettendo a confronto l’opera di Leonardo con quella dei suoi contemporanei; eppure l’estrema complessità del suo pensiero, unita alla scarsità di notizie certe, generano continue revisioni e nuove ipotesi da parte della critica, costretta a esprimersi su di lui sempre con molte riserve.
Per il mondo scientifico quindi Leonardo da Vinci rimane una sfida e una fonte di probabili sorprese; nel 1967, la casuale scoperta di nuovi manoscritti presso la Biblioteca Nacional di Madrid ha da allora nutrito la speranza di ritrovare altro materiale, che potrebbe – ancora una volta – rimettere in discussione le tesi finora affermate e svelare l’incerto. Per il grande pubblico, Leonardo rimane una superstar, il   genio unico e inarrivabile. E l’artista che ha dipinto il quadro più famoso di tutti i tempi.
 

Leonardo e Milano. Nelle pagine che seguono si è deciso di analizzare l’evoluzione del pensiero scientifico di Leonardo alla luce delle sue esperienze di vita e di lavoro in Lombardia come tecnico e ingegnere, prima al servizio di Ludovico il Moro (1482-1499) poi come celebrato artista presso la corte francese a Milano (1506-1513). Questi due lunghi soggiorni, che messi insieme corrispondono a più di un terzo della sua esistenza, vedono la sua lenta e difficoltosa trasformazione da inventore e ingegnere praticante a teorico della scienza.
L’analisi della sua evoluzione intellettuale ci offre l’occasione per mettere in luce un lato di Leonardo meno noto, o, se vogliamo, quello debole. E’ difficile – ad esempio -immaginarsi il genio per eccellenza in difficoltà, nel tentativo di farsi notare alla corte sforzesca o intento a colmare le sue carenze di formazione con studi tardivi. La storiografia recente ci ha restituito un Leonardo diverso, forse più “umano” ma proprio per questo, più straordinario. Curiosità scientifica e tensione intellettuale uniche gli hanno permesso di oltrepassare dei confini come nessun altro prima di lui aveva saputo fare.
 

Leonardo e l’acqua. La progressione delle sue conoscenze e il passaggio dalla pratica alla teoria scientifica si può ravvisare con chiarezza negli appunti e nei disegni che trattano il tema delle acque. L’acqua, in tutti i suoi significati, fu insieme alla pittura,l’argomento di studio prediletto da Leonardo. Per comprendere meglio il suo approccio alla scienza ci si è domandati in queste pagine cosa hanno significato per lui l’elemento acqua con le leggi fisiche e meccaniche che da essa derivano, seguendo quell’intreccio tra invenzioni ingegneristiche e teorie sul moto dei fluidi che, come un filo conduttore, attraverserà tutto l’arco della sua carriera.
 

 
Immagine fuori testo


Leonardo e l’Adda. Acqua significa fiume e fiume significa Adda. E’ la storia di un incontro vissuto soprattutto durante il secondo soggiorno milanese, quando per un periodo Leonardo fu ospite a Vaprio d’Adda presso la villa del nobile Girolamo Melzi, padre dell’allievo prediletto Francesco. Nei territori abduani si dice che questo fiume sia “femmina”, ed è proprio nel tratto tra Lecco e Vaprio (quello – per intenderci -frequentato e studiato da Leonardo) che l’Adda manifesta i tratti “femminili”, perché come una donna, ora è placida, ma un attimo dopo diventa capricciosa; così le sue acque tranquille nel giro di pochi chilometri si fanno turbolente e si vorrebbero imbrigliare e domare, come anche Leonardo progettò di fare.
Egli rimase affascinato da questo fiume e dalla natura che lo circonda. Ne furono contagiate sia la sua arte sia la sua scienza. Oggi è possibile rivivere le sue sensazioni percorrendo un itinerario – esclusivamente ciclo-pedonale – che segue il corso del fiume, a sud del lago di Lecco e prosegue per poco meno di trenta chilometri in un ambiente naturale di selvaggia bellezza, tra gli echi della presenza di Leonardo e le opere che l’uomo ha saputo fare dopo di lui seguendo il suo esempio, per sfruttare il fiume senza danneggiare l’ambiente circostante. Una vera fortuna questa, se si pensa a quanto siano state antropizzate queste zone.



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venerdì 7 giugno 2019

L'ADDA NEI DISEGNI DI TELESFORO DAVIDE GASPANI di Marco Bartesaghi








Telesforo Davide Gaspani è un pittore.
Nella sua lunga carriera artistica – è nato nel 1937 – il fiume Adda ha rappresentato una costante fonte d’ispirazione. Ha studiato gli scorci più interessanti, si è soffermato sui particolari delle cose, delle piante, dei fiori. Ne ha tratto dipinti ad olio o a pastello che, a volte, ha popolato di personaggi, reali o fantastici.



Dipinto ad olio di Tefesforo Davide Gaspani


Un giorno, parlando con lui, avevo saputo che conserva ancora un buon numero di disegni ripresi lungo il fiume, perlopiù a matita, tracciati su fogli volanti, tagliati in modo irregolare, di diverse dimensioni. Forse poco più che appunti, utili per realizzare le opere più importanti, ma belli in sé, per la loro immediatezza e la loro sinteticità.

Disegni ispirati al fiume Adda, di Telesforo Davide Gaspani
Con questi disegni e con il permesso del loro autore, ho realizzato il breve filmato che qui vi presento, che ho intitolato “Il fiume Adda nei disegni di Telesforo Gaspani”.





      



https://www.youtube.com/watch?v=pCJGVCBV5z8

mercoledì 5 giugno 2019

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCHETTA - UNA VISITA GUIDATA DA FIORENZO MANDELLI di Marco Bartesaghi
















2 giugno 2019, Festa della Repubblica. 
Fiorenzo Mandelli, il protagonista dell’articolo che sto impaginando, sarà insignito oggi del titolo di Cavaliere della Repubblica, per il suo impegno a favore del santuario della Madonna della Rocchetta. Penso sia un riconoscimento meritato e lo applaudo con molto piacere. M.B.






SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCHETTA - UNA VISITA GUIDATA DA FIORENZO MANDELLI

Il Santuario della Madonna della Rocchetta




l Santuario della Madonna della Rocchetta è senz'altro uno dei luoghi più notevoli che si trovano lungo il corso del fiume Adda. Come lo si raggiunge? Percorrendo l'alzaia, per circa tre chilometri  partendo dal ponte di Paderno; dal cimitero di Porto d'Adda, scendendo per la strada a ciottoli che arriva proprio  ai piedi della scalinata che sale alla chiesa; dal mulino di Paderno d'Adda, imboccando la strada a ciottoli che conduce al fiume e prendendo a destra, dopo qualche decina di metri, il sentiero  che attraversa i boschi e passa dall'acquedotto di Paderno d'Adda. Queste le tre possibilità che conosco.
Il santuario è aperto tutti i sabati e tutte le domeniche. Ma anche negli altri giorni della settimana è facile trovarlo aperto. Per maggiore sicurezza basta telefonare a Fiorenzo Mandelli e chiedere informazioni.

 
Fiorenzo Mandelli

E Fiorenzo è sempre disponibile ad accompagnarvi nella visita e a raccontarvi tutto quello che sa del luogo e dei suoi dintorni.
Quello che segue è il racconto che ci ha fatto durante l'ultima visita:
 

“La nostra chiesa è costruita sui resti di una torre di controllo. Un dottore di Milano, di nome  Bertrando, un benestante che aveva dato un’ingente somma per la costruzione  del Duomo di Milano, aveva  voluto costruire  per sé un luogo sacro. Così, sulle fondamenta di una preesistente torre di controllo, ha fatto edificare questa chiesa e l’ha data ai frati agostiniani. Era l’anno 1386, lo stesso della fondazione del Duomo: sono gemelli”.
 

“Il lunedì di Pasqua – Pasquetta - è la festa del santuario. Tradizionalmente viene celebrata la messa con molti sacerdoti.  Un tempo, al momento dell’Elevazione, dal piazzale esterno partiva un segnale di fumo, in seguito al quale, dall’altra parte del fiume, venivano sparati tre colpi. Era un avviso. Chi era nei dintorni, magari nei terreni a lavorare, sapeva che doveva inginocchiarsi perché era il momento più solenne della Messa”.
 

“Qui siamo al confine fra tante province: la scalinata è provincia di Lecco, qui – ossia la chiesa – ora è  Monza Brianza, prima era Milano, oltre l’Adda è Bergamo.
Questo  santuario, che è stato costruito ancor prima di quello della Madonna del Bosco, era oggetto di molta devozione.  Tanti anni fa la gente, nel periodo estivo, non andava al mare o in montagna: veniva lungo il fiume, il luogo dove passavano le barche. Il fiume era la vita, poiché dava lavoro,  dava da mangiare. Per questo motivo qui c’era tanta devozione, anche se non è una cattedrale, è una chiesa piccolina, costruita con i sassi. Però, se guardate sull’altare, ci sono tante grazie ricevute.”


La visita all’interno del santuario inizia con la descrizione del Crocifisso posto sulla parete destra. È un crocifisso inconsueto che Fiorenzo ci presenta così:
 

“ Al posto del corpo sofferente del Cristo vediamo i fiori, le stelle, la luna. Come mai non ci sono i chiodi nei piedi e nelle mani? IL Cristo, indipendentemente dal colore della pelle delle persone o dalla religione di provenienza , abbraccia tutti. Dunque il significato di questo  Crocifisso, che può anche non piacere,  è la nostra vita. Che poi essa abbia un inizio e una fine, questo vale per tutti noi. Per il credente però muore il corpo e non l’anima”. 

 
Il Crocifisso del Santuario della madonna della Rocchetta
“Se dovessimo parlare tra di noi della vita e della morte –continua proponendoci alcune sue idee molto personali -  ci sediamo e ne discutiamo. Ma ai bambini piccoli non parlo della morte. È la loro vita che va avanti, è la mia vita che invece va a finire. Gliene parlerò quando sarà il momento opportuno. Mi capita di vedere nel periodo pasquale alcuni genitori o nonni che obbligano i bambini a baciare il Cristo morto. Ma se hanno paura perché li devi obbligare? Aspetta un momentino, gliene parlerai quando sarà il momento. Questo Crocifisso rappresenta la vita, non la morte”.

Le pareti a sinistra dell’entrata della chiesa sono addobbate con rami spinosi di robinia, ritorti per fargli assumere particolari forme e intrecciati con fili di lana rossi, in parte ancora avvolti a formare una matassa.







“Il santuario è circondato da boschi di robinia, una pianta spinosa con cui sono state fatte queste corone che formano l’albero della vita. Il rosso – dei fili – rappresenta il sangue, ma rappresenta anche l’amore. Il santuario si chiama Rocchetta, perché è su una rocca, e questa matassa, che viene usata in tessitura per fare le maglie, è un rocchetto. Il filo è ciò che ci tiene tutti insieme, ci tiene uniti. Qualcuno mi chiede: <>.  Gli spiego che nell’arco della vita la nostra strada non è sempre piacevole a volte troviamo difficoltà, che però si possono superare. Così dico: <>. Qui c'è chi intravvede un pesce, chi una barca: il santuario si trova vicino al fiume, quindi  all’acqua. Addirittura, se girato, qualcuno vede uno scudo: l’Adda è sempre stato un confine fra lo stato veneto e quello milanese. In questo contesto di luogo sacro, è stata creata questa opera con materiale del posto"






Lungo l’alzaia, sia arrivando da Lecco che da Milano,  si trovano dei simboli segnavia, una freccia o una cintura. Qual è il loro significato?

“Sono i segnali del Cammino di Sant’Agostino, di cui il Santuario della Rocchetta fa parte. La cintura ricorda la Madonna della Cintura a cui Agostino era particolarmente devoto. Sua mamma, Monica, che poi è diventata  santa, pregava sempre la Madonna. Alla fine Lei  le è apparsa, si è tolta la cintura e gliel’ha data affinché l’indossasse.
Monica pregava la Madonna soprattutto per suo figlio Agostino, che si è convertito a 33 anni e da giovane non era per niente un santo. Ai ragazzi delle scuole dico che era un po’ un birichino, in realtà era un donnaiolo”.

 

Il Cammino di Sant’Agostino è un  percorso che, nel nome del santo dottore della chiesa tocca vari santuari mariani disegnando idealmente, una rosa stilizzata le cui radici sono in Africa, nei luoghi della gioventù del santo, il gambo unisce le città di Monza, Milano, Pavia e Genova, le foglie si estendono verso est e ovest , lungo le province di Monza e Brianza, Milano, Varese e Bergamo.
In Brianza il Cammino inizia e finisce  a Monza, è lungo 415 chilometri e tocca 25 santuari. Il Santuario della Madonna  della Rocchetta lo si raggiunge il 14° giorno di cammino, nella tappa di circa 32 Km che inizia da Madonna del Bosco  e termina al Santuario della Madonna del Lazzaretto a Ornago.


***

Terminata la descrizione dell’interno del santuario, ci avviamo verso la cisterna tardo-romana.
“Qui, fino a qualche anno fa, era tutto bosco. A un certo punto, proprio al centro, il terreno ha cominciato a cedere. Il parco Adda Nord, che ha messo gran parte della cifra, e i comuni di Paderno e Cornate hanno stanziato 240 mila euro per finanziare il lavoro di due archeologhe che hanno portato alla luce la cisterna. Io ho avuto il piacere di seguire la loro ricerca giorno per giorno”.


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lunedì 3 giugno 2019

COSTRUZIONE PONTE SULL'ADDA A IMBERSAGO - 1900

Ho acquistato queste fotografie qualche anno fa al mercatino dell'antiquariato di Imbersago. La didascalia su ognuna delle foto è: "Costruzione ponte sull'Adda a Imbersago - 1900". Successivamente, allo stesso mercatino, ho trovato una copia della terza fotografia in cui è specificato che il ponte fu costruito nel settembre del 1900.
Purtroppo, non avendo trovato niente sulla stampa locale dell'epoca, non ho altre informazioni riguardanti questa esercitazione militare. Se qualcuno trovasse altre  notizie me le faccia avere. Grazie, M.B. 












lunedì 18 marzo 2019


BIBLIOTECA COMUNALE DI VERDERIO
LA SCIENZA NEL 3° MILLENNIO
L’Uomo e l’Ambiente
Primo ciclo di conferenze 2019
 



Venerdì 29 marzo 2019
Ore 21.00

. PRESSO LA SCUOLA PRIMARIA "COLLODI" DI VERDERIO


AMICO ALBERO: RUOLI E BENEFICI
DEL VERDE IN CITTÀ
Alessio FINI


Università degli Studi di Milano
 


Ciclo di conferenze promosso dalla Biblioteca Comunale di Verderio, grazie alla collaborazione scientifica gratuita dei professori Gabriella CONSONNI e Giuseppe GAVAZZI, dell’Università degli Studi di Milano.
 

domenica 17 marzo 2019

VERDERIO 3 FEBBRAIO 2019. POSA DELLE PIETRE D'INCIAMPO IN RICORDO DEI FRATELLI MILLA filmato di Denise Motta


Il 3 febbraio scorso, per ricordare Amelia, Laura, Lina, Ferruccio e Ugo Milla, il comune di Verderio, ha posato cinque "pietre d'inciampo", in via ai Prati, in prossimità dell'edificio dell' "Aia".

In questa casa essi abitarono dalla fine del 1942 al 13 ottobre 1943, quando soldati tedeschi arrestarono Ferruccio e Ugo.

Amelia, Laura e Lina, che quella sera erano riuscite a sfuggire alla cattura, furono arrestate qualche giorno dopo a Milano.

Dopo un periodo di detenzione a San Vittore, il 6 dicembre i fratelli Milla, che erano ebrei, furono deportati ad Auschwitz, dove  l'11 dicembre, il giorno del loro arrivo, furono assassinati nella camera a gas.

In questo filmato, realizzato da Denise Motta, la cerimonia della posa delle pietre.

Questo è l'indirizzo Youtube del filmato:
https://www.youtube.com/watch?v=S8tWtyAPNfs&feature=youtu.be



                         

venerdì 15 marzo 2019

"LA VITA È BELLA. Acquarelli & Chiacchiere di un pittore della domenica". Il nuovo libro di Francesco Gnecchi Ruscone











“LA VITA È BELLA. Acquarelli & chiacchiere di un pittore della domenica” è il nuovo libro di Francesco Gnecchi Ruscone, il terzo, dopo quello dedicato al suo contributo alla lotta di Liberazione dal fascismo e l'altro dove racconta, rispondendo alle domande  di Adine Gavazzi, le storie legate alla professione di architetto (1).








In quest'ultimo libro sono raccolti i disegni ad acquarello a cui si è dedicato, avvicinandosi agli ottant'anni e alla fine della sua attività professionale, quando ha dovuto “inventare qualcosa da fare per riempire il mio tempo: non ho mai conosciuto le gioie del dolce far niente: ne ho sempre solo temuto la noia”


Tre libri, tre epoche della vita, tre argomenti completamente diversi. Cosa hanno in comune? Lo stile del loro autore, la sua arte di avanzare con  passo leggero (devo spiegarmi meglio? allora la dico così: la sua arte di non tirarsela) che credo sia evidente nei tre brani che ho trascritto.

Della sua partecipazione alla Resistenza, nel primo libro, scrive, con una nota di autoironia: “... il mio contributo personale è certo modesto: l'organizzazione di qualche lancio, il rilievo di una linea di fortificazione che in definitiva non è mai neanche stata guarnita, mesi di inattività causati da una mia mancanza di prudenza, la partecipazione alla insurrezione di Milano, che in sostanza è solo consistita nell'accettare la resa di nemici scoraggiati e rassegnati, tutto questo non è materia da farci su un'Iliade”
(2)

“Alla mia età si sente un forte richiamo di affinità e simpatia per chi ha voglia di raccontare le sue storie: l'anziano del villaggio nell'ombra fresca dei rami di un banyan o il resgiô della cascina davanti al paiolo della polenta, nel camino”,dice nel secondo (3).

Ne' “La vita è bella”, il nuovo libro, scrive: “Se da questo libro dovrà uscire un mio profilo, vorrei rappresentasse qualcuno che vuole condividere con il suo prossimo sguardi sui momenti felici, spargere incoraggiamento e buon umore, almeno fra chi, come me, cerca il bello fra le piccole cose”(4).





***

“C'è in questi acquarelli di Gnecchi Ruscone qualcosa che ci riporta indietro nel tempo, quando il frastuono del mondo non era ancora arrivato a distrarci a ogni ora del giorno e della notte”. Sono parole di Susanna Tamaro, che del libro ha scritto la prefazione, intitolandola “Un piccolo mondo antico".
 


Paesaggi, dove l'orizzonte è chiuso da profili di montagne o di colline, da filari di alberi o da una riga blu scuro di mare.
 



"CALA ROSSA A FAVIGNANA", pagg. 42-43


Paesaggi abitati da vari animali, per ricordarci “che non siamo gli unici abitanti di questo giardino fiorito” (Susanna Tamaro).

***

Ogni acquarello è  accompagnato dalle  “chiacchiere”, un breve racconto, che ne spiega il contesto o si concentra sul “personaggio principale”:
 

“Molti importanti scienziati sostengono che non sono le cicogne a portare i bambini alle mamme; finché non avremo prove certe del contrario dobbiamo crederlo. Questi bellissimi uccelli... ecc.”.
 

 
"LA VISTA DAL NIDO DELLE CICOGNE", pagg. 64-65


Altre "chiacchiere" sono in versi, brevi poesie, alcune dedicate alla moglie Lola, la compagna di una vita, mancata qualche anno fa:
 

Ardi, Peonia
nel sole di un mattino di Maggio,
danzando tra piume ondeggianti
di alti bambù.
Io siedo,
rana su una foglia di loto,
muto per tanto splendore.

 
Per Lola, 10/6/1982 (5)

 
"PEONIA", pagg. 66 - 67


Per deformazione personale, ho cercato se fra i disegni ce ne fosse qualcuno riguardante Verderio. L'ho trovato. È l'ultimo, intitolato ALLODOLE:

“Il paesaggio che ho dipinto è la ricostruzione idealizzata di un paesaggio reale della mia infanzia: i prati intorno alla cascina Bergamina, la casa di mio padre […]. È il ricordo di una mattina lontana: dovevo avere dieci o dodici anni ed ero uscito a passeggiare nei prati, senza una meta precisa. A un certo punto mi sono sdraiato sull'erba […]. Totalmente rilassato, udivo le allodole, altissimi puntini vibranti, trillare componendosi nel fruscio dell'acqua scorrente nella chiusa di una roggia, vedevo la lucentezza del cielo inquadrato dalle creste nitide  di Grigne e Resegone sopra l'ondeggiare leggero delle cime dei pioppi, [...]”
 

"ALLODOLE", pagg. 112 - 113

***


Non sono affatto da trascurare, a mio avviso, anche gli schizzi a matita presenti nel libro, frutto di un'antica abitudine dell'autore di portare con se nei viaggi, nelle vacanze e  nelle brevi gite, un piccolo notes su cui fissare paesaggi o scene di vita che meritavano di essere ricordate. 
“Da quell'abitudine – afferma Francesco - ho imparato a scegliere un'inquadratura, a riconoscere una gerarchia tra gli oggetti che, riprodotti, avrebbero costituito l'immagine”.
 









***

Il modo più semplice per acquistare il libro è quello di affidarsi a internet. Non sono di certo io però che vi può insegnare come, dato che ho dovuto farlo fare a mia moglie.

NOTE
(1) - Missione “Nemo”. Un'operazione segreta della resistenza militare italiana 1944 – 1945, Milano, 2011; Francesco Gnecchi Ruscone, Storie di Architettura, conversazioni con Adine Gavazzi, Milano, 2014.

(2) Missione “Nemo”, pag.118


(3) -  Storie di Architettura, pag. 17. Banyan:  è una pianta sempreverde diffusa nel subcontinente indiano. La sua caratteristica più evidente sono le radici aeree che, partendo dai rami e raggiunto il terreno, si trasformano in altrettanti tronchi, allargando così la superficie coperta da ogni albero. Wikipedia . Resgiô: è l'anziano, il capo della famiglia contadina.


(4) -  La vita è bella, pag. 16.


(5) -  La poesia "Peonia"nel libro è pubblicata sia in inglese, la versione originale, che in italiano.

 

sabato 9 marzo 2019

"FINO A QUI NOI SIAMO", la mostra di Elena Mutinelli a Milano



Dal semibuio di un elegante bistrò si accede alla luce intensa della galleria Après – coup, dove la scultrice Elena Mutinelli espone una trentina di opere (29, per la precisione) in una mostra intitolata  FINO A QUI NOI SIAMO.


Sculture in creta, in marmo, in travertino, in resina; tavole scolpite e poi dipinte; disegni a matita o china; un dipinto ad olio.


Elena Mutinelli, Di nuovo Saturno, 2018, terracotta patinata





Corpi. Corpi nudi che si mostrano, che si affiancano,  che si incontrano. Corpi che generano altri corpi.

Elena Mutinelli, Nell'arena, 2015, olio su tavola scolpita
Richiami alla cultura classica: Orfeo e Euridice che si allontanano dall'Ade;  i personaggi di Poros e Penia, rispettivamente  padre e  madre di Eros, la nascita e il compleanno di Venere, la morte del centauro.

Elena Mutinelli, Orfeo e Euridice, 2016, argilla bianca






















Elena Mutinelli, La nascita di Venere, 2015, terracotta patinata
Sono i temi di Elena, la sua arte, la sua poetica

“Il mio lavoro vuole ripercorrere le tappe della tensione forte dell'uomo tra la vita e la morte. Una sorta di pellegrinaggio nell'anima, in cui egli è rappresentato alle prese con le intenzioni quotidiane dell'esistere nel gesto, nel frammento del suo stesso corpo o di altro cui sta per divenire.
In questa frammentarietà quotidiana taluni cercano di conoscere un volto che gli appartiene ma che, immediatamente dopo, diverrà altro. È il mutamento, la metamorfosi che prende forma nella mia opera: un ricongiungersi a sé stessi in un divenire dentro di sé e nell'altro.
Più o meno visibilmente, il mito è chiamato in causa per la sua straordinaria attualità. 
Mito che ripercorro attraverso la penna di Rilke e attraverso i suoi occhi che sanno vedere l’irrevocabilità dell’essere….
Leggendo le Elegie Duinesi, tante immagini vengono alla luce per la scultura: infinite maschere, sfumature e Orfeo, cantore che riesce a vedere e a sentire le cose non per come si mostrano ma per come si offrono nella loro intimità.
La bellezza degli angeli di Rilke è magnifica, ma non conosce mutamento, è  immutabile, non è metamorfosi. Non è l'immagine del nostro essere.
Nell'angelo il poeta esprime  la nostalgia per  una bellezza  che l'uomo, nella sua caducità e nel suo non permanere,  tocca e conosce, ma  non può raggiungere.


Elena Mutinelli, Fino a qui noi siamo, 2018, terracotta patinata
Ho rubato a Rilke le parole “Fino a qui noi siamo”, per la visione forte che mi offrono. Le ho date come nome a una mia opera e ora le ho usate per il titolo di questa mostra.
Oggi abbiamo paura del bello come del terribile. Siamo alla mercé dei linguaggi che ci allontanano dall’attenzione, dall’ascolto, dalla compressione e  anche dal tempo necessario per filtrare tutto questo.
Rilke ci insegna a vedere, a scoprire l'ostilità delle cose, a guardare in faccia la paura e a sconfiggerla  con la scrittura”
.



La mostra è allestita nella galleria Après-coup Arte di Milano, in via privata della Braida 5. Resterà aperta fino al 29 marzo e può essere visitata dal martedì al sabato, dalle  9.30 alle 22.00.

Una lunga intervista a Elena Mutinelli è pubblicata su questo blog al seguente indirizzo:
https://bartesaghiverderiostoria.blogspot.com/2018/11/elena-mutinelli-una-scultrice-verderio.html