mercoledì 25 gennaio 2017

27 GENNAIO 2017, "GIORNO DELLA MEMORIA" - VERDERIO RICORDA LA FAMIGLIA MILLA


In questo blog potete trovare articoli inerenti ad argomenti legati al "Giorno della Memoria", sotto l'omonima etichetta. Gli articoli relativi alla vicenda della famiglia Milla li potete trovare anche cliccando direttamente sul seguente indirizzo:
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“GUARDÉ, GUARDÉ! I BRUSA I EBREI!” Lettera testimonianza di Anerio Villani ai nipoti.

Anerio Villani è un signore di Merate, classe 1938, originario di Trieste. È nonno di sette nipoti, non più bambini. Anerio,quando raggiungono “l'età per capire”, scrive loro delle lettere,in cui racconta episodi di storia di cui ha avuto conoscenza diretta. Non si aspetta riscontri, ma pensa che la sua testimonianza possa essere utile e sia da loro apprezzata.
Le lettere che mi ha messo a disposizione, per le quali lo ringrazio, riguardano un ricordo della sua infanzia a Trieste, quando, giocando per strada con altri bambini, vedeva il fumo uscire dal camino della Risiera di San Sabba, il campo di stermino nazista della sua città. M.B.


***
 
23 gennaio 2014
Caro Marco, caro Lorenzo,
In occasione del Giorno della Memoria, vi spedisco la mail qui allegata, che ho scritto nove anni fa, per la stessa ricorrenza, a vostro padre e allo zio Alberto, oltre che ai vostri fratelli maggiori che avevano già l’età per capire.
Allora avevo scritto questo anche perché volevo contribuire a fare chiarezza su due punti che ogni tanto, negli anni riemergevano.
Il primo punto era la pretesa, serpeggiante in Germania, che, della Shoah, loro, i cittadini, non ne sapevano nulla : nessuno s’era accorto dei treni e treni che arrivavano in prossimità dei campi di concentramento carichi di umanità e ne ritornavano vuoti.
A Trieste, invece, quello che succedeva a San Sabba (alla fine cinquemila morti almeno) lo sapevano anche i bambini in età di scuola elementare.
Il secondo punto era il vezzo, di quelli che “io la verità la guardo in faccia”, di dire che anche l’Italia aveva avuto il suo campo di sterminio: poi non fa niente se i rastrellamenti erano eseguiti da soldati tedeschi, il campo era condotto dai tedeschi e gli ordini arrivavano da Berlino.
Vi spedisco questa mail perché tengo molto a che sappiate tutto questo e poi perché, se mai un insegnante vi chiedesse di portare a scuola una testimonianza su quel periodo, voi siate in grado di farlo.
Vi mando il saluto ebraico: Shalom (che vuol dire Pace)
nonno Anerio



“Trieste, nel 1944, era occupata dai tedeschi. Anzi, era più che occupata: dopo l’Armistizio era stata ufficialmente annessa la Terzo Reich. Facevamo parte della Grande Germania, così come l’Austria e la Cecoslovacchia. Formalmente la nostra capitale non era più Roma, ma Berlino.
Nel rione di San Sabba esisteva ancora, anche se in disuso, un vecchio stabilimento per la pilatura del riso, la cosiddetta Risiera, costruita e funzionante ai tempi dell’Austria, quando i miei nonni materni, Pepi e Maria, possedevano un trattoria in quei paraggi, frequentata specialmente dalle maestranze dello stabilimento.
Nel ’44 la trattoria, con annessa abitazione, era stata venduta già da tempo, e noi abitavamo in quel gruppo di case che danno inizio alla via Flavia, cioè un poco più distante ma pur sempre in vista della Risiera.
In particolare se ne vedeva l’alta ciminiera.
Credo che durante la guerra la Risiera sia stata utilizzata come caserma dai nostri soldati; sicuramente, dopo l’8 settembre, fu caserma per i soldati tedeschi, ma per poco, perché questi la trasformarono subito in carcere. Dapprima per i partigiani di Tito, cioè l’esercito jugoslavo; successivamente anche per i civili, avversari politici e semplici ebrei, soprattutto triestini.



Immagine della Risiera di San Sabba, oggi monumento nazionale, tratta da un opuscolo edito dal comune di Trieste

Ricordo che nel parlare che ne sentivo fare , a voce molto bassa, fra le pareti domestiche, gli ebrei erano i più nominati, perché erano concittadini, gente come noi; si parlava lo stesso dialetto; qualcuno era conosciuto in famiglia.
Un giorno di quella estate, avevo sei anni, ero in cortile e giocare con un gruppo di bambini che potevano avere dai sei ai dodici anni. Ad un tratto ricordo perfettamente uno dei più grandicelli dire, con voce concitata ma trattenuta dal timore: “Guardé, guardé! I brusa i ebrei!”. E indicava il camino della Risiera. Tutti noi restammo impietriti guardando nella stessa direzione, a quel fumo denso che saliva in cielo.
Ricordo quel gruppo di bambini imbambolati per un lungo istante, probabilmente intenti a dare una collocazione logica nella loro mente a un fatto così irreale. Io ero atterrito, l’esclamazione del ragazzino più grande mi aveva acceso l’immagine di persone vive gettate nel fuoco, come in certe raffigurazioni sacre fatte per spiegare l’inferno. Ero schiacciato dalla crudeltà della tortura e, insieme, dall’enormità del fatto che una rappresentazione fiabesca fosse diventata reale.
Ce ne furono molto altre, di fumate, in quel tempo. noi bambini continuammo a giocare in cortile guardando ogni tanto da quella parte, ma ognuno per conto proprio. Io ero sempre tristi per quei fatti, ma senza patire il contraccolpo drammatico della prima volta. Qualcuno mi aveva spiegato che gli ebrei non li buttavano nel fuoco vivi, ma dopo averli uccisi col gas, che dà una morte indolore.”


 ***

27 gennaio 2014
Cari ragazzi,
a proposito di Shoah, proprio in questi giorni sono avvenuti a Roma fatti che mostrano come la mala pianta dell’antisemitismo sia ancora lungi dall’essere appassita (1).
Anzi era già rinata da tempo, in varie nazioni, con le false (o forse vere, ma immeritate) vesti accademiche di sedicenti studiosi di storia che tentano di dimostrare che la Shoah è tutta un’invenzione, che non è vero che sei milioni di ebrei sono stati sterminati dai nazisti in Europa durante la seconda guerra mondiale.
Sono i cosiddetti negazionisti, per i quali si può solo sperare che non abbiano séguito perché “il sonno della ragione genera mostri”, come ha scritto il grande pittore spagnolo Francisco Goya in un suo famoso quadro.
Una precisazione sulla mia nail dell’altro giorno. Quando sostengo che non è lecito affermare che l’Italia ha avuto il suo campo di sterminio nella Risiera di San Sabba, perché in realtà si trattava di un campo tedesco, non voglio tacere le colpe dell’Italia nella persecuzione degli ebrei. Perché ne ha avute eccome. Basta pensare alle leggi razziali promulgate nel 1938, in forza delle quali gli alunni ebrei furono espulsi da tutte le scuole del Regno, dall’oggi al domani.
Non ne ho accennato perché ritengo che questo capitolo meriti una trattazione a sé, e infatti ne riparleremo in seguito.
Vi abbraccio
Nonno Anerio


NOTA
(1) A Roma, il 25 gennaio 2014,  furono provocatoriamente inviate teste di maiale alla Sinagoga, a una mostra sulla cultura ebraica e all'ambasciata di Israele. Molto probabilmente Anerio fa riferimento a questo episodio.
   

martedì 24 gennaio 2017

SULLA RIVA DEL LAGO. Il documentario di Jurij Razza su Fausta Finzi e le sue compagne di deportazione.

"Sulla riva del lago" è il documentario che Jurij Razza sta realizzando sull'esperienza di deportazione nel campo di concentramento di Ravensbrück, che la signora Fausta Finzi condivise strettamente con altre cinque compagne di prigionia

In occasione del Giorno della Memoria,  ho chiesto a Jurij di fare per il blog  il punto sulla realizzazione del documentario.

Venerdì 27 gennaio alle ore 18, Jurij presenterà il suo progetto a  Vimercate, a Palazzo Trotti in piazza Unità d'Italia 1.
M.B.


SULLA RIVA DEL LAGO - avanzamento del lavoro di Jurij Razza

Quando ho iniziato ad immaginare la storia di questo progetto e poi ad occuparmi delle ricerche che ne sarebbero state le fondamenta, non avrei mai pensato che si sarebbe trasformato in un lavoro che avrebbe occupato così tanti anni della mia vita nonché così tante energie. Una ricerca che nel corso degli anni si sarebbe trasformata quasi in un’ossessione e nel desiderio di dar vita alla storia di sei donne coinvolte nell’esperienza della deportazione e che nessuno aveva mai raccontato. 

Fausta Finzi


Di Fausta Finzi e della sua storia conoscevo ormai quasi tutto; dopo il nostro primo incontro - avvenuto nel 2000, quando fui coinvolto nella realizzazione di un piccolo documentario commissionato dal Comune di Verderio e dedicato alla sua testimonianza - ce ne furono molti altri, che accrebbero la nostra amicizia, i suoi preziosi insegnamenti e il mio desiderio di realizzare un nuovo e più approfondito lavoro insieme.
Oggi finalmente questo progetto ha preso forma e si sta concretizzando in un documentario intitolato Sulla riva del lago. Nel mezzo ci sono stati anni di ricerche, di traversie produttive, inaspettate scoperte, snervanti rinunce, imprevisti e nuove conoscenze. E c’è stata anche la morte di Fausta, da cui tutto era scaturito e che non avrebbe potuto proseguire questa avventura con me. 


Le vicende di queste sei donne, che condivisero l’esperienza della deportazione nel lager di Ravensbrück, ha iniziato ad essere svelata e per la prima volta, con questo documentario, le loro memorie si stanno intrecciando per raccontare una storia di solidarietà femminile.

Il lago nelle vicinanze del campo di Ravensbrück

Dal primo ciak battuto alle ultime interviste delle scorse settimane ho già accumulato più di 50 ore di riprese, divise tra interviste e immagini dei luoghi che furono teatro della persecuzione; materiale che è stato minuziosamente catalogato e trascritto, per poter lavorare con più precisione alla futura fase di montaggio.





L’ostacolo maggiore che ha accompagnato la lunga gestazione di questo lavoro è stato principalmente quello economico. Le ricerche si sono dilatate nel tempo per ammortizzare spese come quelle per gli spostamenti, i pernottamenti o il semplice acquisto dei libri e materiali informativi. Tutto questo dovendo incastrare tempi e disponibilità, nei ritagli di tempo e quando il lavoro mi permetteva di proseguire.
E poi ho dovuto affrontare la burocrazia, le difficoltà di reperimento dei materiali d’archivio, la ricerca dei parenti, il lavoro di conoscenza reciproca e il convincimento a partecipare al progetto.






Per contro però ci sono state anche numerose gratificazioni, che mi hanno portato a scoprire sempre più dettagli, a conoscere persone straordinarie che hanno contribuito ad aggiungere nuovi tasselli alla storia di queste donne, ad arricchire sempre di più il progetto.
Manca ormai poco al termine delle riprese: le prossime settimane saranno dedicate all’organizzazione delle ultime sei o sette interviste che completeranno il quadro di tutti i testimoni indiretti legati ad una delle sei storie e poi si inizierà a lavorare al montaggio.



















Alcuni degli intervistati. Dall'alto: Dori Bonfiglioli, Franco Schönheit, Federico Bario














Tutto questo lungo lavoro è durato più di sei anni e si è svolto senza finanziatori. Per questo motivo, ora più che mai, il contributo di tutti coloro che continueranno a partecipare alla raccolta fondi sarà determinante per rientrare nei costi sostenuti e per sopportarmi nella lunga ed meticolosa fase di montaggio che si svolgerà nel corso dei prossimi mesi.
Questa indipendenza produttiva non ha facilitato il cammino, ma mi ha permesso di rendere questo lavoro un progetto partecipato, dove amici, conoscenti o perfetti sconosciuti mi hanno supportato economicamente, ma soprattutto hanno condiviso il proprio entusiasmo, le proprie esperienze e i propri consigli in un progetto di memorialistica che rende omaggio alla storia dei deportati e in particolare a quella delle donne.

Per contribuire, con una donazione libera, è sufficiente cliccare su:


www.produzionidalbasso.com/project/sulla-riva-del-lago-2



Clicca su questo indirizzo per trovare tutto ciò che, su questo blog, riguarda fausta Finzi:

http://bartesaghiverderiostoria.blogspot.it/search?q=FAUSTA+FINZI









 

venerdì 25 novembre 2016

lunedì 21 novembre 2016

50° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DEL GRUPPO A.N.M.I. DI BRIVIO - "G.M. GIAN ANTONIO GNECCHI RUSCONE"



27 Novembre 2016

50° anniversario di fondazione del gruppo ANMI Brivio - “G.M. Gianantonio Gnecchi Ruscone”

Programma della manifestazione:

  • Ore 9:30 ritrovo presso il monumento ai Caduti del Mare sul lungo Adda
  • Alzabandiera
  • Deposizione corona di alloro ai Caduti del Mare
  • Breve discorso del Presidente ANMI Brivio focalizzato sul 50° anniversario
  • Breve discorso del sig. Sindaco e possibilmente delle altre autorità civili e militari
  • Ore 10:30 circa trasferimento in corteo alla Parrocchia.
  • Ore 11:00 – 12:00 celebrazione della SS. Messa con particolare riferimento alla Patrona Santa Barbara
  • Ore 12:00 trasferimento alla sala civica Comunale dove si terrà una esposizione di alcuni significativi modelli navali, e un rinfresco per gli ospiti con distribuzione di un calendario commemorativo del 50° ANMI Brivio

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Il gruppo di Brivio dell'Associazione Marinai d'Italia è dedicato alla guardiamarina Gian Antonio Gnecchi Ruscone, imbarcato sull'incrociatore Zara e disperso in mare dopo l'affondamento della sua nave, nella battaglia di Matapan del 28-29 marzo 1941.
Gian Antonio era figlio di Alessandro Gnecchi Ruscone, che a Verderio era possidente terriero e podestà negli anni della seconda guerra mondiale.
A Gian Antonio Gnecchi è dedicata un'aula della scuola primaria di Verderio.

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La commemorazione di domenica 26 novembre, comprende una mostra di modelli navali. Fra i modelli che esporrà il verderiese Enrico Colombo, una delle sue ultime realizzazioni: uno spaccato dell'incrociatore Zara.
Vi presento alcune fotografie del modello, finito e in fase di costruzione.




Sezione dell'incrociatore Zara - modello finito



















































Su Enrico Colombo, in questo blog potete trovare anche gli articoli:

UN CANTIERE NAVALE IN MANSARDA: http://bartesaghiverderiostoria.blogspot.it/2015/03/un-cantiere-navale-in-mansarda-di-marco.html

IL PIROSCAFO "SAVOIA", L'ULTIMA OPERA DI ENRICO COLOMBO: http://bartesaghiverderiostoria.blogspot.it/2016/02/il-piroscafo-savoia-lultima-opera-di.html




RICORDO DI GIAN ANTONIO GNECCHI RUSCONE GUARDIAMARINA IMBARCATO SULL’INCROCIATORE ZARA E SCOMPARSO IN MARE DURANTE LA BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN (28/29 Marzo 1941) di Carlo Gnecchi Ruscone

“ ….. Lo ricordo a Verderio: bello, biondo, con un pull-over a trecce e la pipa in bocca ……”

INDICE

- Profilo ufficiale di Gian Antonio Gnecchi Ruscone
- Corrispondenza tra le famiglie Gnecchi Ruscone e Lechi
- Notizie e ricordi di Alessandra Fumagalli Romario Gavazzi
- Notizie e ricordi di Luca Gnecchi Ruscone
- APPENDICI



GIAN ANTONIO GNECCHI RUSCONE – Guardiamarina

Il 25 Gennaio 2016 ho ricevuto dal signor Pierluigi Ciminago, presidente dell’A.N.M.I  (Associazione Nazionale Marinai d’Italia)di Brivio la seguente mail:

Buonasera sig. Carlo, come le dissi al telefono mi servirebbero quante più informazioni possibile sul suo cugino Gian Antonio deceduto il 29 Marzo 1941 nella battaglia di capo Matapan dove era imbarcato sull’incrociatore Zara.
Come le dicevo quest’anno celebriamo il 50° dell’Associazione intitolata a: “G.M. GianAntonio Gnecchi Ruscone”, […], e la sua presenza alle celebrazioni sarebbe graditissima.
La terrò al corrente del nostro programma.
Cordiali saluti,
Pierluigi Ciminago
Presidente A.N.M.I. Brivio

Colgo  così l’occasione per cercare di ricostruire la figura del mio cugino Aspirante Guardia Marina Gian Antonio Gnecchi Ruscone


A tutt’oggi non possediamo alcuna notizia utile, a parte quelle ufficiali, a tracciare il profilo della personalità di Gian Antonio Gnecchi Ruscone, la cui vita fu stroncata a solo 23 anni, nel pieno della giovinezza. Non conosciamo le motivazioni della sua scelta, certamente anomala in una famiglia lombarda di forti tradizioni legate alla montagna, di richiedere, fin da giovanissimo, l’ammissione al Concorso per l’arruolamento nell’Accademia Navale della Marina Militare di Livorno per diventare Ufficiale. Personalmente non avevo alcuna sua notizia se non quella del suo ricordo sulla lapide della Cappella di famiglia del cimitero di Verderio, e quindi ho ritenuto utile fare una ricerca perché la sua figura non cascasse nell’oblio e fosse ricordato almeno negli archivi della famiglia.


Poiché nel 2017 ricorrerà il centenario della sua nascita,
riteniamo doveroso ricordarlo con questa breve ricerca storica
che si prefigge di ricostruire gli avvenimenti da lui vissuti,
sia attraverso alcune testimonianze e ricordi dei suoi famigliari,
sia anche fornendo qualche notizia inedita della quale siamo
venuti recentemente a conoscenza in modo assolutamente casuale.

Gian Antonio, chiamato in famiglia “Giango”, nato il 12.06.1917, dopo l’Accademia in Marina, richiamato nella seconda guerra mondiale, fu Aspirante Guardiamarina, imbarcato sull’Incrociatore Zara, partecipò alla battaglia navale di Capo Matapan (28/29 Marzo 1941) e con l’affondamento della nave, venne dato per “disperso”. Una targa ricorda l’ufficiale di Marina nella cappella della famiglia Gnecchi Ruscone nel cimitero di Verderio Superiore.



NOTIZIE STORICHE
 

E’ stato scritto di tutto e di più sulla battaglia di Capo Matapan, ed anche notizie contraddittorie,
Esiste un’amplissima letteratura al proposito per cui cercherò di farne qui un succinto riassunto:

La battaglia di Capo Matapan (Grecia) venne combattuta tra il 28 ed il 29 marzo 1941 nelle acque a sud del Peloponneso, tra una squadra navale della Regia Marina italiana e la Mediterranean Fleet britannica.
La flotta inglese era dotata di radar che consentiva di localizzare le navi nemiche, gli italiani ne erano privi.
Inoltre la nostra Marina non aveva alcun tempestivo ed efficace appoggio aereo essendo priva di navi portaerei, gli inglesi, fin dal marzo 1941 avevano decrittato il nostro Codice di trasmissione dati ed erano così in grado di conoscere in anticipo i movimenti della nostra Marina.
La battaglia, conclusasi con una netta vittoria britannica, evidenziò l'inadeguatezza della Regia Marina ai combattimenti notturni e consegnò temporaneamente alla Royal Navy il dominio del Mediterraneo, infliggendo gravi perdite, soprattutto materiali, alla Regia Marina e condizionandone le future capacità offensive.
Capo Matapan viene ricordata come la più grande sconfitta di tutta la storia della nostra Marina.



CORRISPONDENZA RELATIVA ALLA RICERCA DEL GUARDIAMARINA GIAN ANTONIO GNECCHI RUSCONE DISPERSO

Dalla documentazione qui sotto riportata risulterebbe che Gian Antonio era l’unico ufficiale che non aveva mai messo piede su una nave prima del suo imbarco sullo Zara, il che è quantomeno anomalo perché tutto l’equipaggio era formato da ufficiali e marinai di lungo corso, così come sempre avviene in caso di guerra. Da alcune voci non documentate venne anche riferito che G.A. Gnecchi fosse partito in sostituzione di altro marinaio che doveva imbarcarsi sullo Zara ma che all’ultimo momento era stato impossibilitato a partire per cause imprecisate.

Durante uno scambio di corrispondenza di carattere storico, intercorsa a fine 2012 tra l’autore della presente ricerca, Carlo Gnecchi Ruscone e il Conte Piero Lechi, in data 27/12/2012 ho ricevuto la seguente lettera che viene qui di seguito riprodotta.


1 -LETTERA DEL CONTE PIERO LECHI A CARLO GNECCHI RUSCONE


Lettera 1 - Riproduzione parziale della lettera del signor Piero Lechi al signor Carlo Gnecchi Ruscone

Trascrizione della lettera 1:

Caro Carlo
grazie per tutto il materiale che mi hai fatto avere, per me molto prezioso.
leggerò con molto piacere le memorie del tempo di guerra.
Spero di poterti mandare fra un po’ di tempo un riassunto di quello che ho scritto io sugli anni 30 e 40 del 900.
Come ti avevo promesso ti invio alcuni documenti che sono sicuro ti faranno molto piacere: fotogopie che sono nel nostro archivio e precisamente:
1 – 27.09.1928 Peppo Gnecchi a mio papà Fausto (prima lettera di una lunga serie)
2 – 6.09.1929 Alessandro Gnecchi
3 – 25.121940 Anita Gnecchi Jacob a mio papà
4 – Natale 1940 – Epifania 1941 lettera di mio padre al capitano di Vascello marchese Luigi Corsi che aveva sposato Teresa Fè d’Ostiani cugina dei miei genitori
5 – 13.01.1941 Luigi Corsi a mio padre
6 – 25.01.1941 Anita Gnecchi Jakob a mio padre
7 – senza data: superstiti dello Zara (in quel periodo mio padre era presidente dell Croce Rossa di Brescia, probabilmente aveva ricevuto il documento attraverso la CRI)
8 – 3.04.1941 Peppo Gnecchi a mio padre
9 – 5.04.1941 Alfredo Fè d’Ostiani (padre di Teresa a mio padre)
10 – 21.05.1941 Alfredo Fè d’Ostiani a mia mamma
11 – 24.05.1941 peppo Gnecchi Ruscone a mio papà 8la cui ultima lettera a mio padre sarà in data 9.9.1965)
Mi sembra molto bella quella del comandante Corsi per i giudizi che da sul vosro cugino.
Inoltre spedisco per te e per tuo cugino Francesco il libretto scritto da mio padre sulla carica di Aquila Cavalleria a Paradiso ol 4 novembre 1918.
[…]
Ti faccio i più cari auguri di Natale e per il nuovo anno
Piero



Il Dott.ing. conte Piero Lechi, appartenente alla nobile famiglia bresciana che nei secoli si è contraddistinta, oltre che per l’impegno civile e militare, anche per la raffinata attitudine al collezionismo d’arte è mancato il 4/9/213 a 83 anni.


Al fine della miglior comprensione del grado di parentela dei vari soggetti della famiglia Gnecchi Ruscone citati nelle seguenti lettere, si ritiene utile unire il seguente Pro-Memoria:
I tre fratelli maschi figli di Giuseppe Gnecchi e Giuseppina Turati sono i seguenti:


FRANCESCO (1° di 10 fratelli) dal quale discende il ramo di Verderio

ERCOLE (4° fratello) dal quale discende il ramo di Paderno d’Adda

ANTONIO (9° fratello) dal quale discende il ramo di Cologne Bresciano

Figli maschi di Antonio:
1) Alessandro (Sandro) padre di GianAntonio
2) Giuseppe (Peppo) zio di GianAntonio.
Peppo Gnecchi e sua moglie Anita non avranno figli
e considereranno il nipote GianAntonio come il proprio erede



2 - LETTERA DI FAUSTO LECHI AL COMANDANTE LUIGI CORSI

Lettera scritta tra il Natale 1940 e l’epifania 1941 dal conte Fausto Lechi (1892 – 1979) di Brescia, indirizzata al Capitano di vascello marchese Luigi Corsi, comandante ell’incrociatore Zara. Fa parte dell’equipaggio il guardiamarina Gian Antonio Gnecchi Ruscone (1917 – 1941), figlio terzogenito di Alessandro Gnecchi Ruscone e di Anita Jacob (1), di cui Lechi chiede notizie.
La moglie del conte Fausto Lechi era la contessa Paolina Bettoni Cazzago (1898 – 1986); vogliamo qui ricordare Sandro Bettoni Cazzago, fratello di Paolina, che comandò il Savoia Cavalleria alla carica di Isbuscenskij il 24.08.1942.
La moglie del Capitano di Vascello Luigi Corsi (1898 – 1941) era Teresa (detta Resy)dei conti Fè d’Ostiani (m. il 06.02.1945). Teresa era figlia del conte Alfredo e di Amalia dei conti Casana. I Fè d’Ostiani sono una famiglia di Brescia residente a Roma. I Corsi sono una nobile famiglia di Savona. Resy Fè d’Ostiani era cugina del conte Fausto Lechi



Carissimo cugino,
noi ci siamo visti purtroppo ben poco nella vita e mi auguro che l’avvenire mi conceda di trovarmi qualche volta insieme, ma di te ho sempre un ottimo ricordo  e spesse volte notizie dac Alfredo Fè che con tanto piacere vediamo di frequente tra noi.
So che tu hai la fortuna e l’onore di comandare in questi momenti una bellissima nave ed è per tale tuo incarico che oggi ti scrivo.
Miei amici milanesi, i signori Gnecchi, hanno il figliolo Antonio guardiamarina imbarcato sullo Zara.
Essi sono ben contenti che egli si trovi ai tuoi ordini tanto più che egli scrive di trovarsi bene e, sapendo della nostra parentela, mi hanno pregato di informarmi presso di te se anche i suoi superiori sono altrettanto soddisfatti di lui, come si comporta e come compie il suo dovere; in poche parole desiderano conoscere tutte quelle notizie che le mamme in questi momenti amano avere dei loro figlioli.
Poiché immagino quali e grandi occupazioni tu avrai in questi giorni non voglio che tu mi risponda subito: fai  pure con tuo

comodo ma sappi che una tua lettera con sue notizie mi farà  molto piacere perché noi siamo orgogliosi dei nostri parenti marinai.
Nello stesso tempo sono lieto di fare un favore ai miei amici Gnecchi.
Quando scrivi a Resi ti prego di ricordarmi a lei insieme a mia moglie Paolina.



3 -LETTERA DEL COMANDANTE LUIGI CORSI A FAUSTO LECHI


 Lettera in due pagine scritta dal comandante Luigi Corsi Fausto Lechi

Trascrizione della lettera 3:

R. Incrociatore Zara
IL COMANDANTE
Bordo, 13 gennaio 1941 – XIX
 

Carissimo cugino,
sono molto contento di poterti dare ottime notizie del giovane Antonio Gnecchi, di cui ti interessi. Per quanto al suo imbarco mancasse di qualsiasi precedente esperienza marinaresca ha saputo rapidamente ambientarsi ed affiatarsi coi compagni. 

È intelligente e volonteroso e quindi riuscirà certamente. tanto io che gli ufficiali da cui dipende direttamente siamo contenti di lui. È destinato alle artiglierie e più precisamente agli apparecchi per la direzione del tiro telemetro e personale relativo, oltre si intende i servizi  di guardia generali.
Ti ringrazio per i buoni auguri per il 1941, che deve essere l’anno della vittoria, e lo sarà – noi siamo tutti molto fieri della fiducia che il Paese ha in noi e molto compresi di quello che da noi aspetta. – Il compito è duro e non sempre appariscente [?], ma abbiamo volontà e fede di essere all’altezza dell’ora e contiamo fermamente che la conclusione lo dimostrerà. – Spero anch’io che a guerra conclusa avremo occasione di vederci più spesso, intanto ricambio di cuore, anche da parte di Resy i più cordiali auguri e saluti, lieto di questa occasione di riprendere i contatti.
Gigi Corsi




4 - LETTERA DI ANITA GNECCHI, MOGLIE DI SANDRO GNECCHI E MAMMA DI GIAN ANTONIO, A FAUSTO LECHI




Lettera di Anita Gnecchi Jacob, mamma di Gian Antonio, a Fausto Lechi

Trascrizione lettera 4:

Milano 25 gennaio 1941
Caro Conte Lechi,
sono stata per alcuni giorni assente da Milano per cui rispondo in ritardo alla sua gentilissima.
Non può credere quanto piacere mi abbia fatto la lettera del comandante suo cugino: a rendere meno dura la lontananza tutto giova e questa è stata una grande consolazione, che devo a lei e alla sua squisita gentilezza e di cui le sono, con mio marito, profondamente grata.
Le ritorno la lettera e le rinnovo i più sentiti ringraziamenti, mentre saluto lei e famiglia ben cordialmente.
Anita Gnecchi Jacob



5 - SUPERSTITI DELLO "ZARA"

Lettera senza data con nomi di alcuni superstiti dello "Zara"

Superstiti dello “Zara” recuperati dalla nave ospedale “Gradisca”
Marò s.v. BOBICCHIO Giuliano matr. 4710 (ricoverato Marinferm Messina)
Marò scelto PERDOLINI Onorato matr88570   Deposito C.R.E.R. Messina
Marò s.v. SEROLI Miscrolavo matr 97202                    “                 ”                  “
Marò s.v. VENUSO Vincenzo matr. 99619                    “                  “                  “
Cann. Art. BANI Ernesto matr. 14381                           “                  “                  “
All. [?] LAZZETTI Stenio matr. 54778                          "                  “                  “
Cann O. BALANZONI Vittorio matr. 55943                  “                  “                  “
Cann. A. PETRAZZUOLO Sabatino matr. 1620            “                  “                  “
 

Purtroppo non posso comunicare nulla alla famiglia dell’aspirante Gnecchi, perché mancano ancora gli elenchi dei prigionieri, e dei morti. ti unisco l’elenco degli otto superstiti, semplici marinai, raccolti dalla nave Gradisca e sbarcati a Messina.
Questi naufraghi furono tutti interrogati a Messina  e lasciarono delle deposizioni che io ho ma purtroppo non è fatto cenno del Gnecchi. In ogni modo la famiglia potrà rivolgersi direttamente a questi marinai chiedendo del loro congiunto, perché avrebbero potuto benissimo vederlo al momento ell’affondamento e anche di poi. I detti marinai sono ora alla loro casa, ma dirigendo le lettere all’indirizzo del deposito C.R.E.R. di Messina e aggiungendo il grado e la specialità, nonché il numero di matricola segnato sull’elenco, la corrispondenza verrà loro inoltrata.
Pare che i prigionieri del “Zara” siano stati trasportati dal nemico ad Atene dove in questo momento regna molto traffico ed è difficile sapere qualche cosa di veramente esatto a tramite nostro. Ma la C.R. e il vaticano potrebbero qualche cosa. Dì alla famiglia che posso accertare che tutti gli uomini della nave Z. si sono comportati da eroi e che non hanno abbandonato la nave che quando questa era perduta.
Piango la grave perdita, ma i nostri marinai hanno scritto una pagina di purissimo valore. Confido molti siano i prigionieri e tra questi spero l’Aspirante Gnecchi.



6 - LETTERA DI PEPPO (GIUSEPPE) GNECCHI A FAUSTO LECHI

Lettera di Peppo (Giuseppe) Gnecchi a Fausto Lechi

Trascrizione lettera 6:

Cologne Bresciano 3 aprile 1941
Carissimo Fausto,
forse lo saprai già, ad ogni modo credo bene di comunicarti con piacere la notizia che circola a Milano e cioè che la persona

che ti interessa è in salvo. Finora non sono che voci ma è già qualche cosa!
Di mio nipote invece niente.
Ricordami con Anna alla tua Signora e credimi tuo aff.mo Peppo Gnecchi



7 - LETTERA DI ALFREDO FÈ D'OSTIANI A FAUSTO LECHI



Lettera di Alfredo Fè d’Ostiani a Fausto Lechi
Trascrizione lettera 7:

Torino 5 -4 –‘41
Caro Fausto,
Ti rispondo a volta di corriere, per ringraziare tutti voi e te, in modo speciale, per l’affettuosa premura che, già dimostratami altra volta, anche in questa hai voluto palesarmi. Grazie di avermi comunicato la notizia che circola a Milano.
Qui pure degli amici dicono di avere udito dalla radio di 2 giorni or sono, che il comandante lo Zara era stato raccolto. Per ora non abbiamo alcuna notizia ufficiale, ed Andrea nostro, che ora si trova al Ministero della Marina, e per di più alla Direzione Movimento Ufficiali, ci ha telefonato che occorreranno (nel migliore dei casi) non meno di 10 giorni ancora per conoscere esattamente il nome dei salvati.
Destino! Molti naufraghi hanno perso la vita, colpiti dall’aviazione che piombò sulle navi […], mentre lavoravano al salvataggio e che dovettero interromperlo.
Resy (che ti è molto riconoscente) era a Pallanza: Amalia ed io andammo a prenderla e la portammo qui per assisterla in questo grave frangente. Speriamo in Dio! Il bravo Gigi, che proprio il 2 compiva 43 anni, avrebbe avuto la promozionem ad Ammiraglio fra 6 mesi. I figli suoi sono a Moncalieri e li sentimmo ieri.
Non posso dirti nulla del giovane Gnecchi; so solo che era adorato dai genitori, che Resy conobbe pochi mesi or sono a Spezia.
Quanti dolori in questa disgraziata guerra! Addio caro Fausto, tante cose a Paolina, a tua Madre a tutti i tuoi fratelli.
Grazie delle tue parole. aff. Alfredo



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domenica 20 novembre 2016

SAN NAZARO E SAN CELSO, PATRONI DI VERDERIO di Marco Bartesaghi

Dal 13 marzo 2015 i Santi Nazaro (o Nazario) e Celso, già patroni di Verderio Inferiore, hanno assunto l'incarico di patroni del nuovo comune di Verderio, nato dalla fusione di Verderio Inferiore con Verderio Superiore.

La decisione, valida solo ai fini civili, spettava al Consiglio Comunale (1) che, su proposta del sindaco ha proceduto alla scelta attraverso un sorteggio fra la coppia di Santi già patroni di Verderio Inferiore, San Nazaro e San Celso, appunto, e la coppia dei patroni dell'ex comune di Verderio Superiore, San Giuseppe e San Floriano. Sono stati estratti i primi.


Ai Santi Nazaro e Celso è dedicata la chiesa parrocchiale della località Verderio Inferiore, costruita nel 1906 su progetto dell'architetto bergamasco Giovanni Barboglio. La chiesa, a croce greca, ha un'aula centrale quadrata, con tetto a quattro spioventi, sormontato da lanterna ottagonale con tettuccio e croce.

La chiesa parrocchiale dei SS Nazaro e Celso
Il soffitto dell'aula, una cupola ribassata, è decorata con un affresco dedicato ai due santi. 

 
L'affresco dedicato ai SS Nazaro e Celso, nell'omonima chiesa di Verderio


San Nazaro, più anziano, con la barba, tiene nella mano sinistra il ramo di palma, simbolo cristiano del martirio. Alla sua destra San Celso volge lo sguardo verso il basso, verso  i fedeli riuniti nella chiesa, e con la mano destra indica loro il crocifisso sorretto da angeli.

 


Altri angeli, uno dei quali  ha in mano il ramo di palma, circondano i due santi; altri due ancora sorreggono un mantello rosso, forse quello indossato da Gesù prima della crocifissione.





Ai due santi sono dedicate le scritte in latino, inserite sui motivi architettonici dell'affresco: tre  sul contorno esterno del  dipinto,









 quattro sul motivo che circonda l'apertura rotonda della lanterna centrale.





Anche la cappella del braccio destro della chiesa è dedicata ai due patroni. In una tela dipinta ad olio, forse del XVII secolo, i santi sono rappresentati, come a volte avviene, in abiti militari. Entrambi hanno in mano il ramo di palma. Sullo sfondo le mura e gli edifici di una città.




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Fu il vescovo Ambrogio a rintracciare, nel 396, in un giardino fuori dal perimetro della città di Milano, oggi corso Italia, il luogo di sepoltura, e presumibilmente di martirio,  di San Nazaro e di San Celso.

Milano. San Nazaro Maggiore
Le spoglie di Nazaro furono accolte nella  basilica allora conosciuta come “dei Santi Apostoli” e che in seguito prese il nome, che mantiene ancora,  di "San Nazaro Maggiore", o “in Brolo”, in corso di Porta Romana. 

 
La lapide che ricorda il luogo dove era sepolto il corpo di San Nazaro, nell'abside  di San Nazaro Maggiore


I resti di Nazaro, un tempo sepolti sotto il pavimento dell’abside (una lapide lo ricorda), sono ora conservati sotto l’altare, insieme alle reliquie di altri santi.

 
L'altare di San Nazaro Maggiore dove sono conservati i resti del santo


*-*
San Celso rimase sepolto nel luogo del suo ritrovamento. Lì, in suo nome, Sant' Ambrogio fece  costruire una piccola chiesa e una cappelletta dedicata alla Madonna (2). Negli anni  996 – 997, con l'arcivescovo Landolfo II, la chiesa fu  ricostruita, più grande, e  inglobata in un monastero benedettino.
 


Il santuario di Santa Maria dei Miracoli e, di fianco, la chiesa di San Celso in un'antica stampa
La devozione e il richiamo che suscitava   nei fedeli  la piccola cappella della Madonna convinse, nel 1430, il duca Filippo Maria Visconti a sostituirla con un edificio sacro che si sviluppò nei secoli fino a diventare l'attuale importante santuario conosciuto come “Santa Maria dei Miracoli presso San Celso”.


 
Il santuario di "Santa Maria dei Miracoli"

Nel santuario furono trasportate  le spoglie  del santo, che, dal 1935 per decisione del cardinale  Schuster,  giacciono in un'urna posta sotto l'altare della terza cappella della navata destra, dove è conservato il Crocifisso che San Carlo avrebbe portato in una processione di penitenza, in occasione della peste del 1576.

L'altare che conserva i resti di San Celso
Nella  cappella successiva in un dipinto del 1606, di Giulio Cesare Procaccini, è rappresentato il martirio dei due santi.

 
Il martirio dei SS Nazaro e Celso dipinto dal Procaccini


Proseguendo per la stessa navata, da un a porta si accede alla chiesa di San Celso, attualmente in ristrutturazione .
 

 
Milano, chiesa di San Celso (foto dal web)


La chiesa è quanto rimane dell'edificio ricostruito, come già detto, tra il 996 e il 997,  rifatto in forme romaniche nell'XI secolo, poi in parte abbattuto, nel XIX secolo, per dare più  luce al santuario.   Agli anni cinquanta dell'ottocento risale l'attuale facciata, che incorpora alcuni elementi antichi, come il portale centrale. Nell'architrave di quest'ultimo sono rappresentate scene di vita dei santi Nazaro e Celso e, in una lunetta i due santi sono affrescati a fianco della Madonna.

Tornando nel santuario, nella seconda cappella della navata sinistra, in un affresco della prima metà del XV secolo di autore ignoto, sono rappresentati i  due santi ( a sinistra Nazaro con la barba) ai lati della Madonna con Bambino. La Madonna è venerata come “Madonna delle Lacrime” poiché le è attribuito il miracolo di aver pianto il 13 e 14 luglio 1620.

 
La Madonna con il Bambino, fra San Nazaro, a sinistra, e San Celso


Nell'altare del transetto sinistro è conservato un sarcofago, forse del IV secolo, in cui Sant'Ambrogio avrebbe deposto i resti di San Celso.

Il sarcofago dove si presume che Sant'Ambrogio avesse fatto deporre il corpo di San Celso

(1) La delibera del Consiglio Comunale è pubblicata sul sito del comune di Verderio ed è rintarcciabile al seguente indirizzo: http://www.comune.verderio.lc.it/verderio/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/atto/GTlRFMw--H
(2) Nello stesso luogo venne costruita anche la chiesa, non più esistente , di San Nazaro in Campo, da dove proviene l'affresco della Madonna fra i santi della navata sinistra. 



 Marco Bartesaghi

venerdì 18 novembre 2016

IL "SENTIERO DELL'ARCADIA RITROVATA". POESIE IN MOSTRA SUL "SENTIERO DEL VIANDANTE" di Marco Bartesaghi

Il "Sentiero del Viandante" è il nome attuale dell'antica mulattiera che congiungeva Lecco con Colico. Una bellissima camminata, che può essere suddivisa in più giornate, ed è resa agevole dalla presenza della linea ferroviaria. Essa  permette infatti di non dover tornare sui propri passi al termine della "tappa" programmata. 
Penso che ormai il sentiero sia descritto in tante pubblicazioni, anche online, immagino. 
Io però sono affezionato a una in particolare che, forse, è stata la prima ad essere pubblicata. 
In formato davvero tascabile, era distribuita gratuitamente dall'Azienda Promozione Turistica del Lecchese. Il testo, assai dettagliato, era scritto da Angelo Borghi e le semplici ed utili mappe disegnate da Raffaella Mastalli. Un gioiellino.
 *-*
Non ho però intenzione qui di descrivervi il percorso e neanche una sua parte.
Voglio solo mostrarvi una curiosità che ho trovato recentemente, percorrendo il tratto del sentiero che  da Lierna porta a Somana, una frazione di Mandello del Lario.
In località Saioli, sopra Olcio, si incontra il "Sentiero dell'Arcadia Ritrovata": un tratto di mulattiera infatti è costellato di poesie di un poeta che si firma Elio Cantoni da Olcio
Senza alcun commento ve ne presento alcune. Buona lettura

























* Un altro articolo di questo blog è dedicato al Sentiero del Viandante si intitola:

NOTIZIE INTORNO A UNA LAPIDE INCONTRATA A VARENNA SUL "SENTIERO DEL VIANDANTE"

lo trovate al seguente indirizzo: http://bartesaghiverderiostoria.blogspot.it/2010/02/notizie-intorno-una-lapide-incontrata.html