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martedì 12 settembre 2017

DAL PARCO DEL RIO VALLONE AL P.A.N.E. di Marco Bartesaghi


C’ERA UNA VOLTA …
 

C’era una volta, nelle terre di Cavenago, un buco grande … grandegrande … un buco enorme.
 




Quando gli abitanti - del paese e di quelli intorno e della grande città - cominciarono a buttarci i loro rifiuti pensarono che un buco così non sarebbe mai stato pieno.
Invece -un sacchetto oggi e uno domani, un camion prima e un altro dopo – puf!! il buco non c’è più!! finito!!

Era finito il buco ma – guarda un po’ – non erano finiti i rifiuti.
 

“E adesso dove li portiamo?” – “Mah, per ora portiamoli ancora lì”.
 




E così - un sacchetto oggi e uno domani, un camion prima e un altro dopo - è cresciuta una montagna.
Beh, insomma … diciamo una collina, che però, in quel di Cavenago può quasi considerarsi una montagna.
E lo sarebbe diventata, se a un certo punto non avessero detto:  

“Basta, fermiamoci, prima che ci venga tutto addosso!”.
 

Così Cavenago ha avuto la sua collina.
 

“Una collina di spazzatura? Ma che schifo!”
 

Certo, se l’avessero lasciata così.
 

 
Illustrazioni di Chiara Villa


Ma andate a vederla adesso, che è stata ricoperta di terra, che l’erba è cresciuta e sono stati piantati alberi e arbusti e c’è anche un bosco e un laghetto: è una signora collina!
Pensate che da lei è nato il parco del Rio Vallone, che prende nome da un torrente che le passa vicino.
A dir la verità, anche lui non è proprio un torrente …


LA COLLINA DI CEM Ambiente
 

Più o meno così è nato il parco del Rio Vallone.
Verso la fine degli anni ottanta, epoca in cui la raccolta differenziata era solo agli inizi e tutti i rifiuti venivano gettati in discarica, quella di Cavenago, situata nei pressi dell’autostrada e gestita da CEM Ambiente, era ormai esaurita.
 

 
La discarica in funzione (foto dal web)


Il comune di Milano, in difficoltà, premeva, però, affinché continuasse a operare e, in particolare, ad accogliere la sua spazzatura.
Per acconsentire il sindaco di allora,  arch.  Antonio Varisco, oltre a un giusto compenso economico per il suo comune, pretese che la collina che ne sarebbe risultata fosse alla fine “naturalizzata” e intorno ad essa sorgesse una zona protetta, un parco.


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Fare una collina non è facile (per quelle vere ci sono voluti secoli e secoli). Non basta fare un cumulo di rifiuti, coprirlo di terra, seminare l’erba e piantare gli alberi.
La collina sarà “pronta” quando la discarica - il suo scheletro - che ha cessato di lavorare nel 1994, sarà del tutto bonificata; quando cioè i rifiuti che la compongono saranno completamente mineralizzati.






 



Fino a quel giorno bisognerà continuare a smaltire il biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti e il percolato, ossia i liquidi che si depositano sul fondo.
Per il trattamento del biogas, che, nei primi tempi, attraverso vie sconosciute penetrava in diverse cantine, soprattutto di Ornago, creando non pochi disagi e qualche pericolo, in collaborazione con il Politecnico di Milano è stato realizzato un impianto che permette di ricavare metano, e poi produrre energia elettrica e calore.
 




Per il percolato è stato realizzato un apposito impianto di depurazione, il cui prodotto finale viene immesso, come previsto dalle norme, nella fognatura comunale.

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Ora la collina è a un buon punto (“ottimo”, mi dice Andrea Pirovano, che fra poco vi presento): in parte è ricoperta da bosco, ospita alcuni piccoli orti e, nella parte alta, un vivaio di piante. 







Nella zona che si ritiene ancora un po’ critica, è stato realizzato uno stagno dove sono stati immessi dei pesci”sentinella”, gli storioni, che sono molto sensibili e morirebbero se ci fossero infiltrazioni inquinanti: resistono da anni, è un buon segno.
 






Insieme al “boscone di Ornago” e alle “foppe di Cavenago”, la collina è diventata un importante luogo di sosta per l’avifauna.



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Dal 2014 la collina è, saltuariamente, accessibile al pubblico: nel mese di maggio CEM organizza “Le domeniche in collina”, aperte alla cittadinanza; altre attività sono rivolte alle scuole e altre ancora sono organizzate dal Parco Rio Vallone. 





IL PARCO DEL RIO VALLONE
 

A voler essere precisi, è un Parco Locale di Interesse Sovracomunale; volendo essere altrettanto precisi, ma più sintetici, è un PLIS; “terra a terra” è il Parco del Rio Vallone.
Nasce nel 1992 su iniziativa dei comuni di Cavenago, Masate, Basiano, Bellusco e Ornago, che hanno voluto mantener fede alla promessa di costituire un parco, fatta quando la collina di rifiuti aveva cominciato a crescere. Più tardi, nel 2005, hanno aderito Mezzago, Sulbiate, Aicurzio e Verderio Inferiore (ora Verderio), , poi sono entrati Gessate (2007), Busnago (2010), Cambiago (2012) e infine Roncello nel 2014.


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L’adesione di un comune al parco non è immediata. L’iter prevede, in primo luogo, una delibera favorevole del Consiglio Comunale, che comprenda l’indicazione delle aree che si vogliono inserire; di conseguenza, è necessaria la modifica dello strumento urbanistico locale, per adeguarlo alla volontà espressa dal Consiglio.

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Il percorso di Verderio Inferiore ha avuto inizio tra il 1990 e il 1995, con la prima amministrazione guidata da Alessandro Origo. Per incoraggiare la scelta, a una seduta del Consiglio Comunale parteciparono l’allora presidente del parco, l’arch. Antonio Varisco -  quel personaggio, se vi ricordate, che da sindaco di Cavenago ne aveva proposto la nascita - e il direttore, ancor oggi in carica, Massimo Merati.
Quando al Consiglio Comunale toccò esprimersi, lo fece con voto unanimemente favorevole.


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Il parco si sostiene, innanzitutto, grazie ai contributi che i comuni versano annualmente. La quota, per ciascuno di essi, è proporzionale all’ampiezza del territorio inserito e al numero degli abitanti.
 




Queste entrate rappresentano solo una parte del bilancio dell’Ente. Altre significative risorse vengono acquisite attraverso l’adesione a bandi regionali o grazie ai contributi di fondazioni private e altri enti.
I più importanti sono quelli della Fondazione CARIPLO e del Consorzio Brianza Acque.
Con Fondazione CARIPLO è stato realizzato il progetto V’Arco Villoresi (Nota 1), il progetto A.P.R.I.R.E. (Azioni Per il Rafforzamento Integrato delle Reti  Ecologiche), e i progetti Tre Parchi in Filiera e il P.A.N.E.  di cui parleremo più avanti.


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Nel 2014 il parco aveva raggiunto la sua massima ampiezza, 1600 ettari, sennonché, nel 2016, le nuove amministrazioni comunali di Cambiago e Gessate hanno deciso di interrompere la loro adesione.
Una scelta che brucia come una ferita, soprattutto per quanto riguarda Cambiago.
“Per Gessate in questi anni abbiamo fatto troppo poco” mi dice ancora Andrea Pirovano, quasi a giustificare questo comune “Loro sono anche nel territorio della Martesana, così hanno deciso di aderire a quel parco, anche se ancora in fase di costituzione, e abbandonare il nostro … peccato!”
A Cambiago è stata tutta un’altra storia, perché sul suo territorio, negli ultimi due anni il parco ha speso circa 200.000 euro : 

  • Con la fondazione CARIPLO e il progetto V’Arco Villoresi, ha realizzato una rampa d’ingresso e un percorso in legno di un centinaio di metri, alzato di 50 cm, su una zona umida naturale a ridosso del canale Villoresi. La pedana in legno arriva ad un esagono di panchine da dove è possibile l’osservazione delle farfalle. La zona è lasciata incolta proprio per favorire la proliferazione di questi insetti.
  • Sempre tramite CARIPLO, spendendo 70.000 euro, ha comprato un bosco, a ridosso della zona industriale – “un postaccio che non ti dico” (Andrea) -, l’ha pulito, liberato dai rovi, e realizzato due aree umide.
    Cose ritenute inutili dalla nuova amministrazione comunale (“tutte quelle erbacce, era mica meglio fare una pista di motocross?” pare sia stato detto) che ha comunicato al parco la sua decisione di recedere dall’adesione. Adesso la situazione è strana: a Cambiago, su un’area privata, è stato realizzato un progetto (percorso in legno e punto di osservazione delle farfalle) con il finanziamento CARIPLO e la convenzione con il comune, ora fuoriuscito. In più il parco è proprietario di un’area (il bosco) in un comune che non è più suo socio.
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domenica 11 ottobre 2009

LAGHETTO DI S. ROCCO: MANUALE DI CURA classi 3a A e 3a B, Scuola Primaria Potenziata di Sartirana, a.s. 2008 - '09 - prima parte



Il mio coinvolgimento nel progetto è stato presumibilmente utile ma abbastanza marginale, rispetto al grande lavoro fatto dalle insegnanti e dagli alunni della terza classe della scuola elementare di Sartirana.
Avendo già da tempo effettuato delle ricerche sulla zona , con particolare attenzione alla Roggia Annoni , al lago di Sartirana e ai relativi diritti d'acqua, su segnalazione di un ex assessore del comune di Merate, vengo contattato dalle insegnanti della terza elementare di Sartirana per accompagnarle in una uscita sul territorio alla conoscenza del laghetto di San Rocco.
Il mio ruolo è stato quello di trasmettere delle informazioni ai ragazzi e aiutarli ad identificare i resti ancora visibili dei manufatti: canali, sorgenti e altro, che servivano per regolare l'utilizzo di quella che un tempo era una risorsa notevole per il territorio, cioè l'acqua.
Di come veniva cercata, come veniva incanalata, regolamenta e utilizzata in modo oculato e rispettoso della sua utilità di elemento importante e indispensabile per la vita quotidiana di uomini e animali.
La passeggiata finiva dopo un paio d'ore con la descrizioni delle secolari vicissitudini del laghetto di San Rocco, ritenuto dalle insegnanti e dai ragazzi di notevole interesse ambientale e paesaggistico.
Tutto il resto: lo studio e l'elaborazione del progetto di ripristino e valorizzazione dello specchio d'acqua è frutto della volontà e della capacità delle insegnanti e degli scolari delle terze elementari di Sartirana, che ringrazio dell'opportunità che mi hanno dato di far conoscere un pezzo di storia del territorio a coloro che nel futuro avranno l'onore e l'onere di salvaguardarlo.

26 settembre 2009
Anselmo Brambilla


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Ringrazio gli insegnanti della scuola di Sartirana che hanno permesso di pubblicare sul blog il lavoro dei loro alunni. Marco Bartesaghi

domenica 26 luglio 2009

LAGHETTO DI S. ROCCO di Anselmo Brambilla





Luigi de Magno Aulico Cesareo, (gentiluomo di corte di sua maestà il re di Spagna) fece scavare su un proprio terreno un fontanile per utilizzarne l'acqua sia per usi domestici, che per usi agricoli: l'irrigazione dei propri campi.
La quantità di acqua che sgorgava dalla sorgente non era pero tale da consentire una buona e continua portata, a momenti di abbondanza seguivano momenti di penuria così che alla fine il Magno decise di collegare il Fontanone alla roggia Annoni che nel suo percorso dal lago di Sartirana verso Verderio passava nelle vicinanze.
Ottenuto il permesso dai proprietari della roggia, che solo attorno al 1840 si chiamerà Annoni, nel 1600 si chiamava ancora Verderio, acquista due pezzi di terreno per farvi passare il canale di collegamento dal Fontanone alla roggia.
Un pezzo lo compra da tale Giò Angelo Albani, un altro pezzo, terreno a pascolo in zona denominata Brughiera di pertiche 1 e tavole 4 secondo la misura eseguita dal pubblico Agrimensore Antonio Bonfante, lo acquisisce in diritto d'uso al prezzo di 38 lire imperiali dalle proprietà collettive della Comunità di Merate.



Secondo l'accordo, sottoscritto fra il Magno e i sindaci rappresentanti della Comunità di Merate, la terra non diventava di sua proprietà ma egli otteneva solo il diritto di transito e quello di piantare sulle sponde del canale che andava a scavare delle piante per contenerle: pioppi, salici, onici (1) e altro.
Addirittura si prevedeva sul canale la costruzione, mai realizzata, di un mulino per il fabbisogno dei nobili e degli "altri uomini" della comunità di Merate. L'accordo aveva durata trentennale e quindi periodicamente doveva essere rinnovato dai titolari della concessione del diritto di passaggio del canale.
Infatti il comune di Merate, subentrato alla Comunità di Merate, ha continuato a mantenere il diritto al rinnovo della concessione con i proprietari del Fontanone di San Rocco ( laghetto di San Rocco) fino ad oltre la seconda metà del novecento.
Terminata la sua originaria funzione di uso irriguo, sparita la roggia Annoni che in parte lo alimentava, il laghetto viene di fatto abbandonato, anche se alcuni asseriscono che venisse usato come riserva di ghiaccio utilizzata dai nobili locali per conservare gli alimenti.

Anselmo Brambilla 15 marzo 2009




Archivio di Stato di Milano - Fondo notarile
Notaio Albano De Albanis di Milano -11 settembre 1600 - Fascicolo 395


NOTA
(1) L'atto è scritto in Italiano approssimativo, e quindi presumo che gli alberi in questione siano gli ontani, chiamati in dialetto brianzolo unisc che l'estensore dell'atto presumibilmente ha italianizzato in onici


sabato 2 maggio 2009

LA ROGGIA ANNONI E SUOI DIRITTI D'ACQUA di Anselmo Brambilla - seconda parte -






Percorso della roggia Annoni, già roggia Verderio anni '20



LE SPONDE DELLA ROGGIA SONO PERCORSE IN TUTTA LA LORO
LUNGHEZZA DA PIANTE, PER LO PIU', MA NON SOLO, ROBINIE.


Il laghetto di Sartirana, dal quale inizia, giace a sud est del paesello
omonimo, è circondato da terreni paludosi e prati di "lische", fra i quali, verso ponente si apre un canale artificiale che termina contro l'edificio

di derivazione della roggia che si intende descrivere.

Appena superiormente al detto edificio, questo canale è attraversato da un graticcio di ferro a pescaia fra pilastri di pietra, posto a cura e spese dell'attuale proprietario del laghetto.

Tale graticcio venne posto, per impedire il passaggio dei pesci nella roggia quando si estraeva l'acqua , e garantire il diritto di pesca al proprietario del laghetto sin dal tempo dell'originaria concessione del 27/4/1476.

Cinque metri e venti centimetri dopo il citato graticcio si trova:

Un incastro che da origine alla roggia, formato da spalle per l'imbocco e lo sbocco dell'acqua in pietra, da pilastri , ceppi e soglia pure in pietra, cosi come di pietra sono gli stipiti di scorrimento della paratoia di legno di rovere con dentiera di ferro alla base.

La paratoia misura in altezza metri 1,85 per una larghezza di 72 centimetri. Dotata di serratura , catenaccio e chiave, conservata dal "camparo" di questa roggia.

Assume il canale la direzione da levante a ponente con inclinazione verso mezzogiorno e dopo metri 4,85 troviamo:

Un ponte con spalle in pietra di "sarizzo"(1), sul quale passa la strada comunale che da Sartirana porta a Merate, ponte mantenuto, a quanto dicono, dal comune di Sartirana.

Prosegue la roggia nella direzione sopra accennata, dopo lo sbocco dal ponte si trova una palafitta d'assi e grossi pali, per sostegno di ambedue le ripe, della lunghezza complessiva di metri 140 mantenuta da questa proprietà.

CASCINA BRUGAROLA

Dopo metri 105 dal ponte, risvolta la roggia verso levante e prosegue in questa direzione per altri 218 metri, dove si incontrano ancora diverse porzioni di palafitte, alla fine della tratta si trova:

Un ponticello di pietra appoggiato su spalle di ciottoli, il quale serve per accedere ai fondi agricoli dei fratelli Massironi di Sartirana dai quali è mantenuto, anche se il diritto a tenere il ponticello non risulta da alcun documento.

Prosegue la roggia nella direzione verso levante, e dopo 153 metri ritroviamo di nuovo le palafitte di sostegno alle ripe, che proseguono cosi armate per altri 122 metri, dove la roggia risvolta più sentitamente verso levante con aspetti di tramontana, avendo ancora le ripe sostenute e armate di palafitte.

Percorsi altri 49 metri si trova, posto attraverso la roggia, un ponte con impalcatura d'assi che serve per comunicazione fra i campi di proprietà del principe Pio Falcò, dal quale viene mantenuto.

Prosegue la roggia nella stessa direzione, con le sponde armate e sostenute da palafitte come sopra, e dopo 200 metri percorsi in linea molto tortuosa si incontra:
Un ponte formato con spalle di ciottoli e cemento, e volta di cotto, sul quale passa la strada comunale da Merate a Sartirana, strada e ponte sono mantenuti da quest'ultimo comune.

Continua la roggia nella direzione verso levante, sempre con le sponde sostenute ed armate di pali di sostegno e palafitte per altri 37 metri, dove alla fine si trova:


UN CANALE CHE SI IMMETTE NELLA ROGGIA

Un incastrino in fregio sinistro della roggia, formato con spalle di pietra , stipi e soglia simili, cappello e paratoia di rovere, munita di serratura, catenaccio e chiave, che resta presso Giovanni Villa, "camparo" (2) di questa roggia. La paratoia ha la dimensione di metri 1,45 per 0,45.

Serve, questo antico incastrino, a derivare le acque della roggia e mandarle a favore di casa Pio Falcò , subentrato al conte Riva Andreotti nella proprietà , per l'irrigazione del pezzo di terra denominato il prato Grasso.

Nei modi e termini stabiliti in forza della scrittura di transazione 5/8/1755, vidimata dal dottor Giò Battista Bianchi, notaio di Milano già citato al precedente paragrafo delle ragioni d'acqua.



GRANITO SCANALATO PER
L'INTRODUZIONE DI UNA PARATIA

Dieci metri a valle dell'incastrino, si trova un ponte con spalle di ciottoli e volta in cotto, che serve per comunicazione dei fondi Falcò, la cui manutenzione spetta, a quanto si dice, a questa proprietà.

Prosegue la roggia nella direzione di levante, con inclinazione verso mezzogiorno, non incontrandosi più l'armatura di palafitte, e dopo metri 135 si trova il punto di confluenza, delle acque sorgenti dal capofonte, (3) detto il "fontanone"di San Rocco.

Descrizione del corso d'acqua che partendo dal "fontanone" detto di San Rocco arriva ad immettersi nella roggia Annoni

In origine questo "fontanone", specie di laghetto largo metri 5,40 e lungo metri 22, aperto come già detto nel 1600 e situato nel comune di Merate, era parte dei beni di ragione del conte Prinetti.

La direzione del corso d'acqua, che esce da questo fontanile, va da mezzodì a tramontana, e dopo 57 metri è attraversato da un ponticello di pietra usato per accesso pedonale ai fondi limitrofi, dai proprietari dei quali è mantenuto.

Si trova, in questa località un pozzo d'acqua sorgiva, le cui acque esuberanti vengono ad immettersi nell'alveo di questo fontanile.

Continua il corso d'acqua nella direzione da mezzodì a tramontana, e dopo 194 metri si incontra un ponte con spalle di ciottoli e volta di pietra con frontale di cotto, il quale serve per accesso campestre a diversi proprietari. Il ponte è mantenuto dalla proprietà Annoni.

Prosegue nella direzione da mezzodì a tramontana inclinando alquanto verso levante, e dopo metri 68 si incontra un altro ponte, con spalle ad arco di cotto, posto attraverso il corso d'acqua e sul quale passa la strada comunale che da Merate porta a Sartirana, tale ponte è mantenuto dalla proprietà della roggia.

Appena superato il ponte, il corso d'acqua riprende la direzione verso tramontana, e dopo 61 metri termina il suo corso immettendosi come già detto nella roggia Annoni.

UN BELL'ESEMPLARE DI PLATANO
SULLA SPONDA DELLA ROGGIA

Terminata a questo punto la descrizione dell'immissario , si riprende quella del corso principale, che in questo punto abbandona il comune di Sartirana ed entra in quello di Merate.

Dopo 97 metri percorsi nella direzione da ponente a levante si incontra un ponte, formato con spalle di pietra e coperto con lastre dello stesso materiale, sul quale passa la strada comunale che da Merate porta a Imbersago, ponte e strada sono mantenuti da questa proprietà.

LE RADICI DEL PLATANO IMMERSE
NELLA ROGGIA



Continua la roggia nella direzione da ponente a levante inclinazioni verso mezzodì. Dopo 120 metri è attraversata da un semplice ponticello, formato da una lastra di ceppo, che serve da accesso pedonale al proprietario del fondo adiacente, dal quale è mantenuto.

Superato questo ponticello la roggia assume una più marcata direzione verso levante. Percorsi, in linee molto tortuose, altri 335 metri incontra un ponte in spalle ed arco di pietra, usato per accesso campestre e mantenuto da questa proprietà.

Per altri metri 128 la roggia prosegue in direzione di levante con tendenza ad inclinarsi verso mezzogiorno, arrivando quindi al passaggio a guado di una strada campestre.

Risvolta, dopo 40 metri, la roggia da tramontana a mezzogiorno abbandonando il comune di Merate per entrare in quello di Novate Brianza, assumendo dopo 74 metri la primitiva direzione da ponente a levante fino ad arrivare al denominato laghetto di Novate, specchio d'acqua lungo 187 metri.

Rimpinguata dalle acque del laghetto, prosegue il cammino incontrando , dopo 45 metri, un incastro, posto attraverso il corso della roggia, formato con spalle di cotto e ceppo, traversa e soglia di pietra, stipiti di legno di rovere con due maniglie e dentiera di ferro, dotato di catenaccio, serratura e chiave, custodita dal "camparo" di questa roggia.

Serve questo incastro; quando è chiuso a sostenere come una piccola diga le acque nei laghetti inferiori al laghetto di Novate, usufruendo cosi delle piene per l'irrigazione successiva, ed aperto trasmette l'acqua al tronco della roggia Annoni che la porta ai prati di Verderio Inferiore.

Appena successivo all'incastro si trova un ponte formato con spalle e volta in ceppo e cotto, il quale serve per la strada campestre che da Novate porta nei campi vicini, mantenuto da questa proprietà.

Prosegue la roggia nella direzione da ponente a levante con alcune marcate tortuosità, e dopo 174 metri si incontra un ponte, formato con spalle ed arco di pietra, utilizzato per il passaggio della roggia di un accesso campestre. E' mantenuto da questa proprietà.

Continua la stessa nella direzione da ponente a levante, però con tendenza verso mezzogiorno in linea tortuosa, e dopo metri 233 si trovano una serie di spalle in pietra costruite, per consolidare le due sponde, dal confinante proprietario dottor Antonio Albini il quale le mantiene.

Dette spalle continuano per la tratta di 82 metri, dove la roggia ripiega verso mezzogiorno, avendo a sinistra la strada per Imbersago e a destra il fondo Albini in confronto al quale continua la struttura in pietra da lui mantenuta.

Prosegue la roggia nella su accennata direzione, dopo 40 metri, arriva ad un ponte, formato da spalle ed arco di pietrame con frontali in pietra, sul quale passa la strada Nazionale detta d'Imbersago, mantenuto dal Reale Demanio.

Dallo sbocco del ponte per un buon tratto, la sponda destra è armata con un muro di sostegno in pietrame, costruito e mantenuto dal Real Demanio.

Percorsi altri 191 metri nella direzione verso mezzogiorno, avendo sempre a destra la suddetta strada Nazionale, si trova un ponte con impalcatura e spalle di pietra, sul quale passa un accesso campestre alla proprietà Prinetti , da cui fu costruito e attualmente mantenuto.

Continua la roggia nella direzione verso mezzogiorno, e dopo 41 metri si trova un ponte formato con spalle di pietra e coperto sempre con pietra, che si dice sia stato costruito e mantenuto dall'ingegnere Strazza, a cui serve per un accesso campestre.

Inferiormente al suddetto ponte si riscontra il fondo della roggia selciato in ciottoli per la fuga di 152 metri, dopo i quali si incontra una tombinatura (4) formata da spalle e lastre di pietra che attraversa diagonalmente la suddetta strada di Imbersago della complessiva lunghezza di metri 50.

Superiormente e inferiormente alla tombinatura, il fondo della roggia si riscontra selciato in ciottoli. Tanto il selciato che la tombinatura stati costruiti a cura e spese del comune di Robbiate che mantiene il tutto.

LA ROGGIA NEL TRATTO ADIACENTE AL
MURO DI CINTA DELLA CENTRALE DI
TRASFORMAZIONE ENEL

Lo stesso comune fece costruire e mantiene pure le spalle in pietra che si trovano lungo la sponda sinistra, dallo sbocco della presente tombinatura sino all'incontro con il territorio del paese di Robbiate, ossia per la lunghezza di 259 metri.

Altra tombinatura, formata con spalle in pietra e coperta con lastre di cornettone,(5) della lunghezza di metri 13 è presente all'entrata del paese di Robbiate, che la fece costruire e la mantiene.

A monte di questo manufatto si trovano delle spallature sistemate con copertura di granito a foggia di lavatoio utilizzate dalle donne per lavare, pure eseguite e mantenute dal comune di Robbiate.

Appena sortite le acque dalla tombinatura, continua la roggia scoperta sempre in direzione di mezzogiorno, costeggiando una via interna del paese di Robbiate, con le sponde armate di muri di sostegno in pietrame, mantenute ; quella a sinistra dal comune di Robbiate, e quella di destra dalla proprietà della roggia.

Diciannove metri dopo si incontra un ponte, formato con spalle e copertura di pietra, usato per accesso ad una casa di proprietà Strazza, e mantenuto da questa proprietà.

Prosegue ancora la roggia nella stessa direzione per 51,70 metri, dove si incontra l'inizio una lunga tombinatura della lunghezza di metri 105,30, formata con spalle e copertura in lastre di pietra, mantenuta dalla proprietà Annoni.

La roggia scorre, nella tombinatura, lungo il fronte del lato di ponente della via interna di Robbiate, detta di San Alessandro, ed attraversando la strada comunale raggiunge l'angolo di levante e tramontana del giardino Albini.

A meta circa di questa manufatto entrano nella roggia, le acque di scolo provenienti da una corte colonica di proprietà del dottor Antonio Albini, al quale è stato accordato, da questa proprietà, il diritto allo scarico nella roggia, per concessione precaria risultante da lettera del 18/2/1876

Uscita la roggia dalla descritta tombinatura, viene attraversata da un canale di pietra mediante il quale si trasportano le acque di scolo del paese di Robbiate nel giardino di proprietà Albini, per concessione precaria risultante dalla stessa citata lettera del 18/2/1876.

Percorsi altri 31 metri in direzione mezzogiorno, con a destra il muro di cinta del giardino Albini, e a sinistra la piazza comunale Albini, si incontra un ponte, formato con spalle e copertura in pietra, il quale serve di accesso al giardino di proprietà del signor Albini dal quale è mantenuto.

Prosegue la roggia in direzione mezzogiorno nell'identiche condizioni, e dopo 33 metri si arriva ad un piccolo ponte, formato con spalle e copertura in pietra, utilizzato per accedere ai fondi Albini, dal quale è mantenuto.

Altri 16 metri, e la roggia risvolta nella direzione da ponente a levante, in questo tratto, le sponde sono sostenute e armate da muri in pietrame, e il fondo selciato in ciottoli, il tutto a spese del comune di Robbiate.

Percorsi altri 40 metri, sempre nella medesima direzione, la roggia riprende il primitivo andamento da tramontana a mezzogiorno.

Dopo 269 metri percorsi in linea tortuosa, sempre correndo parallela alla strada comunale: Paderno Robbiate, si incontra un ponte formato con spalle in pietra, volta di cotto e cappello di granito all'imbocco, sul quale passa la strada comunale, che dicesi pure mantenuta dal comune di Robbiate.

Sottopassata la strada comunale suddetta, la roggia scorre, sempre avendo la stessa strada comunale a destra, con le sponde sostenute e armate da muri in pietrame, costruiti e mantenuti a carico del Comune.

LA ROGGIA NEI PRESSI DI
CASCINA BICE
Centoquattro metri dopo si trova un ponticello costituito da una lastra di beola sostenuta da spalle di pietrame, il quale serve per accesso a fondi di proprietà Airoldi, concessione precaria al medesimo accordata dalla proprietà con lettera del 22/1/1859.

Appena al disotto del descritto ponte, risvolta la roggia da ponente a levante, avendo a destra una strada campestre consorziale sostenuta da muratura in pietrame, costruita e mantenuta dalla comunità di Robbiate.

A metri 91 si incontra una tombinatura lunga 7 metri, formata con spalle e coperto di pietra, il tutto costruito e mantenuto dal Comune di Robbiate,

A mezzo di questa tombinatura, la roggia sottopassa alla strada campestre consorziale sopra nominata ed appena dopo risvolta verso mezzogiorno, percorrendo così la tratta di 274 metri , alla fine dei quali la roggia abbandona il comune di Robbiate ed entra in quello di Paderno.

Il comune di Robbiate ebbe sempre grossi problemi per il passaggio della roggia, al tempo della sua costruzione probabilmente non esistevano molte abitazioni nel paese, e quindi il canale non creava problemi.

Successivamente con l'espansione del nucleo abitato, il corso d'acqua si trovò alla fine a passare in mezzo all'agglomerato urbano, addirittura costeggiando una delle vie centrali e lambendo anche la piazza comunale.

Le frequenti inondazioni, specie invernali, causarono molte lamentele e rimostranze contro la proprietà della stessa, con ricorsi e contro ricorsi alle autorità competenti.

Le lamentele si susseguirono incessanti per anni, si fecero molto frequenti e documentate.

Durante il Regno d'Italia instaurato dai Francesi, il 29/1/1812, esasperato dall'ennesima inondazione, il Sindaco scrive al prefetto proponendogli alcune migliorie al fine di sistemare le cose una volta per tutte.

Una delle proposte contenute nella lettera è addirittura quella, contestando il diritto di passaggio della roggia nel paese, lo spostamento della stessa da altre parti.

Ma il conte Ambrogio Annoni da Milano, dove risiede in inverno, contesta la proposta perché ciò costituirebbe una indebita interferenza nel diritto alla proprietà privata, unica cosa che può fare il comune è chiedere di essere indennizzato dei danni causati dall'inondazione.

Addirittura arriva a corresponsabilizare del fatto il comune , l'uscita dell'acqua dalla roggia è la conseguenza di lavori intrapresi dallo stesso sulla strada comunale nel giugno 1786.

Il prefetto informa con lettera del 30/8/1812 il sindaco del ricorso dell'Annoni contro le azioni che il comune intende intraprendere per modificare il corso della roggia.

Il 13 settembre del 1812 nuova lettera del Sindaco che rincara la dose contro la proprietà sempre per il medesimo motivo, e fa presente che nessun Governo precedente, Ducale , Austriaco e men che meno quello "gloriossissimo" attuale, ha emesso leggi che permettono ai privati di scaricare acque sulle strade pubbliche e quindi chiede al prefetto di pronunciarsi contro la proprietà.

Finalmente il 13/7/1813 si arriva ad un accordo tra il comune e la proprietà per la messa in atto di migliorie per rendere meno problematico il passaggio della roggia nel paese.

Il progetto elaborato e controllato da tale Giovanni Butti, ingegnere del genio di Como, prevedeva di dare una maggiore pendenza alla roggia, aumento del diametro delle tombinatura fino ad un braccio, 0,59 centimetri, pulizia dell'alveo, copertura di alcune parti, ecc, con i costi divisi a meta fra l'ente pubblico e la famiglia Annoni.

Probabilmente gli interventi non si fecero o non diedero i risultati sperati , visto che si arriva ad un'altra lamentela nel 1814. Questa volta non sono solo gli abitanti di Robbiate a lamentarsi, ma lo fanno anche i militari di stanza e passaggio nella zona.

In una lettera del 20/1/1814 al prefetto di Lecco , Dipartimento del Lario, il Sindaco Lavelli certificava; che i militari si lamentavano delle condizioni in cui erano costretti a marciare sulla strada trasformata in pista di ghiaccio dall'esondazione della roggia.

Per rendere più incisiva la denuncia il Sindaco ribadiva che , che quella era una strada strategica, di fatto l'unica, sulla riviera dell'Adda, che collegava Cassano con Lecco.

Ma malgrado tutto, non sembra che le cose siano andate a buon fine, se poi le lamentele proseguirono costantemente per altri anni, quasi sempre eluse dalla proprietà.

Il giorno 19/5/1847 l'Imperial Regio Commissario di Brivio scriveva alla delegazione provinciale 6 di Como, indicando i problemi che la roggia Annoni causava alla comunità di Robbiate, e proponendo alcune soluzioni per tentare di risolverli; una vasca di compensazione , aumento della pendenza e altro.

Anche questa volta con poco successo visto che le lamentele continuarono

Convenzioni , accordi e transazioni vennero stipulati fra la proprietà e il comune di Robbiate per risolvere "definitivamente" la questione; il 30/9/1876, 10/10/1879 e 22/2/1891.

Quasi tutti questi atti non diedero soddisfacenti risultati, visto che ancora il 26/3/1958 dopo l'ennesima inondazione si progettavano adeguate migliorie, anche per il fatto che il comune voleva utilizzare la roggia come condotto fognario.

Ricorsi e richieste di danni continuarono da parte del comune di Robbiate verso i proprietari della roggia per molti anni, finché la stessa perduta importanza per il venir meno di quel metodo di irrigazione, perse di fatto anche l'acqua che scorreva in essa. Le ultime inondazioni che la stessa causò risalgono agli anni '60.

L'EDIFICIO RUSTICO DI
CASCINA BICE

Proseguendo nella stessa direzione, verso mezzogiorno, col fondo selciato in ciottoli, dopo un percorso di 203 metri, in mezzo al quale si trova un piccolo ponticello da pedone formato da una semplice lastra di pietra, si arriva ad un ponte, formato con spalle ed impalcatura in pietra, costruito e mantenuto dal proprietario a cui serve.

Percorsi altri 143 metri nella direzione sovra accennata verso mezzodì, si trova un ponte posto attraverso la roggia su cui passa la strada comunale che da Paderno porta al Naviglio, formato con spalle e frontale di pietra e volta di cotto. Ponte costruito e mantenuto dal Comune di Paderno.

Appena sortita dal ponte, la roggia risvolta da levante a ponente e dopo 25 metri riprende la primitiva direzione da tramontana a mezzogiorno, e in questa direzione continua per 86 metri. Al principio di questa tratta si trovano otto pietre lavatoi (7 ) poste abusivamente dal comune di Paderno.

Altre quattro pietre lavatoi si trovano alla fine della medesima tratta, sulla sponda destra della roggia, abusive e uguali alle precedenti. Tutto venne poi, dai proprietari della roggia e dal comune di Paderno, regolato con apposita convenzione, della quale però non esiste traccia.

Continua la roggia nella direzione di mezzogiorno e dopo 166 metri si incontra un ponte, formato con spalle di pietrame e volta in cotto, utilizzato per accesso campestre consorziale, il ponte è mantenuto dalla proprietà Annoni.

Prosegue la roggia nella direzione verso mezzogiorno, avendo a destra la strada comunale da Paderno alla Cascina Lazzarona, a 9 metri dal ponte si ha un'immissione a luce libera di uno scolo di acque pluviali provenienti da Paderno e dalle strade circostanti.

Altre due immissioni di scoli stradali sono presenti a 154 metri, "colatizzi" costruiti e mantenuti dal comune di Paderno.

Percorsi altri 13 metri si arriva ad un ponte, formato da spalle in pietrame e volta di cotto, mediante il quale si accede ad un campo di proprietà dei signori Gerosa e Picciotti, dai quali è mantenuto.

Prosegue la roggia nella direzione da tramontana a mezzogiorno, sulla sponda destra del corso d'acqua si incontrano; prima due pietre lavatoi poste arbitrariamente dal comune di Verderio Superiore, poi due scarichi della confinante strada comunale.

Altri 100 metri e si trova un ponte formato con spalle di pietrame coperto con lastre di pietra, che serve per accesso ad un campo, mantenuto da questa proprietà.

Percorsi altri 93 metri in direzione da tramontana a mezzogiorno, ma con inclinazione di ponente, troviamo uno scarico della strada comunale che da Paderno porta a Borghetto, e dopo altri 88 metri troviamo il ponte in spalle e arco in cotto, sul quale passa la suddetta strada comunale, il ponte è mantenuto da questa proprietà.

Prosegue la roggia nella direzione verso mezzogiorno, e dopo 380 metri si trova il passaggio a guado, di una strada campestre, con il fondo selciato in ciottoli e un vicino ponticello d'assi, il tutto mantenuto dagli utenti del detto passaggio a guado.

Percorsi altri 164 metri, nella direzione sopra accennata, si incontra un ponticello costituito da due travi, costruito e mantenuto dal conte Confalonieri.

Prosegue la roggia nella direzione verso mezzogiorno e dopo 400 metri si trova un ponte, formato da spalle di pietra e volta in cotto, con frontali e cappelli di granito, sul quale passa la strada comunale che da Verderio Superiore mette alla cascina Airolda, ponte eseguito e mantenuto dal comune di Verderio Superiore.

Continua la roggia nella stessa direzione in linea tortuosa, e dopo 183 metri si trova un ponte in spalle di pietrame ed arco di cotto, usato come accesso per una strada campestre consorziale, mantenuto dai proprietari dei terreni.

Prosegue la roggia in direzione verso mezzogiorno, dopo 335 metri si trova un ponte, con spalle di pietra e volta di cotto, usato come accesso per una strada campestre di proprietà Gnecchi, dal quale venne costruito e si mantiene.

Dopo altri 82 metri percorsi nella direzione come sopra, un ponte con spalle di pietra, volta di cotto e frontale di granito, sul quale passa la strada comunale che da Verderio Superiore porta a Cornate, comune da cui è mantenuto.

Continua la roggia nella direzione da tramontana a mezzodì, e dopo 219 metri si riscontra un tratto di 47 metri della sponda sinistra, sostenuta e armata con palafitte d'assi e grossi pali, la quale sostiene l'argine esistente.

Nella costruzione di questa palafitta concorse anche il cavaliere Francesco Biffi, al quale interessava per il sostegno dei suoi fondi.

Percorsi altri 14 metri si trova un ponticello, costruito con spalle di pietrame e cotto e coperto con un lastrone di ceppo in due pezzi, detto ponticello serve per accedere alla cascina Brugarola di proprietà del cavaliere Francesco Biffi, dal quale venne costruito dietro concessione precaria della nobile casa Annoni.

Appena dopo il suddetto ponte si riscontra, una tratta di sponda della lunghezza di 7 metri, sostenuta e armata di palafitta d'assi e grossi pali, costruita e mantenuta dal cavaliere Francesco Biffi.

Ancora altri 75 metri nella direzione verso mezzogiorno, e si incontra a sinistra del corso d'acqua, un pezzo di terra denominato il Bosco Valletta dei Prati di questa proprietà.

Altri 115 metri e si arriva alla località detta dei tre incastri, dove la roggia ha il suo scaricatore nei pressi dei prati della Bergamina e due diramazioni secondarie che servono questa proprietà.

Per cui qui termina la descrizione della roggia per quanto di interesse a questa ricerca, dopo di che, attraversato il territorio del comune di Cornate d'Adda termina il suo corso nel canale Villoresi nel comune di Mesate, con il nome di Rio Vallone.

La Bergamina e relativi terreni vengono venduti l'11/5/1933, rogito Marcello Cellina fu Marcello notaio in Milano, da Federico Annoni del fu Giuseppe nato a Milano e lì domiciliato in via Borgognone, a Franco Gnecchi Ruscone nato in Milano e ivi domiciliato in via Filodrammatici, che acquista tutti i beni, terreni e case sparse nella zona, circa 77 pertiche al prezzo di lire 455.000.

APPENDICE

Descrizione del cavo o canale che porta la colatura del paese di Verderio inferiore al prato Sannazzaro

Questo canale ha origine ad una bocchetta esistente nel piano stradale di una via interna di Verderio Inferiore, quella centrale detta dei Tre Re, situata di fronte al muro dividente la corte Nuova da quella del "Massirolo".

Inizia da un tombino di cotto coperto in pietra che va nella direzione da levante a ponente, tale tombino si mantiene sempre aderente al suddetto muro sino a sortire dalla corte del "Massirolo" nel suo angolo di mezzodì e ponente .

Nella tratta di tombinatura sopra accennata esistono tre bocchette interrate e coperte di pietra per lo spurgo.

Sortite le acque dal tombino suddetto prosegue il canale nella stessa direzione, poco lontano dal caseggiato e dal giardino della parrocchiale di Verderio Inferiore.

Al principio di questa tratta scoperta esiste un ponticello di legno costruito e utilizzato dal parroco, grazie a concessione precaria accordata dal defunto conte Ambrogio Annoni al parroco sacerdote Villa con lettera del 20/8/1829.

L'ultima accennata tratta del canale ha le sponde in muratura a secco e fondo selciato in ciottoli fino ad arrivare in angolo di ponente a tramontana del giardino parrocchiale, punto nel quale entra nel citato prato Sannazzaro cui serve come irrigazione.

NOTE

1 Pietra dura, compatta, una specie di granito, molto utilizzata nella costruzione di ponti e palazzi

2 Si occupava della gestione dei fondi in nome e per conto del proprietario quando questi era assente, chiamato in dialetto campee o fatur

3 Così si chiamava l'inizio di un ruscello, dove sgorgava l'acqua di una fonte

4 Canale, nel quale passava l'acqua, coperto da lastre di pietra, a volte posto di traverso alla strada a volte posto in parallelo

5 Pietra dura quasi come il granito, usata in lastre

6 Istituzione corrispondente all'attuale Amministrazione provinciale

7 Erano delle pietre piatte usate dalle donne brianzole per lavare i panni, quando ancora non esisteva la lavatrice e l'acqua dei torrenti era pulita
Anselmo Brambilla


La prima parte di questo articolo è stata pubblicata il
26/3/2009. La puoi trovare cliccando sulle etichette Anselmo Brambilla o Roggia Annoni.
Le fotografie sono immagini della roggia scatta te il 30 aprile 2009, in territorio di Verderio Inferiore. (m.b.)

sabato 4 aprile 2009

ESONDAZIONE DELLA ROGGIA ANNONI A ROBBIATE di Maria Fresoli Codara












Immagini della via Pizzagalli, a Robbiate, durante un'esondazione della Roggia Annoni nei primi anni '50 del '900. Queste fotografie furono scattate da Don Emanuele Merlini, parroco di Robbiate dal 1952 al 1986

giovedì 26 marzo 2009

LA ROGGIA ANNONI E SUOI DIRITTI D'ACQUA di Anselmo Brambilla - prima parte -


Nel territorio del Comune di Verderio Inferiore sorge un' antico agglomerato agricolo chiamato la cascina Bergamina. Essendo il territorio di questo paese poco ricco di acqua, per irrigare i prati di pertinenza dell'insediamento veniva utilizzata l'acqua proveniente dal lago di Sartirana, situato alla distanza di circa dieci chilometri.



Dal lago, scorrendo in un cavo artificiale o roggia appositamente costruita, dopo un tortuoso percorso che la porta ad attraversare vari comuni, l'acqua arriva a Verderio Inferiore, dove era appunto usata per l'irrigazione dei prati adiacenti alla cascina Bergamina.


I PRATI DELLA CASCINA BERGAMINA

Il cavo, al periodo della sua costruzione era denominata roggia Verderio, solo dopo il 1727, anno dell'arrivo in paese della famiglia Annoni, assumerà la attuale denominazione di roggia Annoni.

Il flusso d'acqua, non sempre copioso, veniva rimpinguato con le acque che scaturivano dall'ancora esistente sorgente denominata; il fontanone di San Rocco e da quelle del laghetto di Novate. (1)

Anche se quest'ultimo più che un laghetto era da considerarsi un invaso dove l'acqua, attraverso una serie di chiuse, veniva raccolta nei periodi di abbondante pioggia per essere poi usata per l'irrigazione nei periodi di siccità.

Infatti in un atto di vendita del 7/11/1814, rogato da Giuseppe Carozzi, notaio in Milano, si cita un pezzo di terra di pertiche milanesi 30 chiamato il laghetto di Novate. Nome che probabilmente gli derivava dalla memoria di qualche antico specchio d'acqua.

Tale pezzo di terra situato in comune di Novate, cantone IV di Santa Maria Hoè, distretto di Brivio, Dipartimento del Lario, veniva ceduto, da Carlo Frigerio, direttore del Demanio del dipartimento dell'Olona, alla cittadina Giovannina Stabilini di Domenico, maritata Delfinoni, come garanzia al prestito forzoso di lire 3000 "sottoscritto" dalla stessa a favore del Governo il 16/11/1813.


La roggia Annoni, denominata in seguito anche rio Vallone, è propriamente un emissario artificiale del lago di Sartirana che venne costruito in forza della concessione fatta il 27/4/1476.




Un piccolo intervento di ingegneria idraulica a scopo irriguo, il canale o cavo come si chiamava fu costruito collegando, attraverso fossi appositamente scavati, depressioni e fossati naturali esistenti, la larghezza andava dai 60 centimetri dei tratti in collina ai 120 dei tratti pianeggianti, la quantità d'acqua era sufficiente a irrigare circa 27/30 pertiche di prati .

LA ROGGIA IN TERRITORIO DI VERDERIO SUPERIORE




L'emissario naturale del lago di Sartirana è la valle della Ruschetta, sancito, dopo aspre e annose contese solo in epoca relativamente recente, dalla sentenza del Tribunale Regionale delle acque pubbliche del 12/7/1926.



La concessione viene fatta il 27/4/1476, atto rogato dal dott. Giorgio Rusca, notaio in Milano, dai signori Lancellotto e Bartolomeo, figli rispettivamente: di Cristoforo e Bastiano Vicomercato, abitanti nel palazzotto fortificato della Cascina, e che all'epoca si definiscono proprietari del lago di Sartirana.

I due concedono al milanese signor Donato Gioccario di Franceschino proprietario della cascina Bergamina, e di vasti appezzamenti di terreno in Verderio Inferiore, Robbiate e paesi limitrofi, l'utilizzo delle acque del lago di Sartirana per irrigare i suoi possedimenti .

" et ab eo lacu extrahere, et derivare ipsas omnes aquae tami fontanilium quaim lacus " " et deinde ad eo lacu extrahere et derivare ipsas omnes aquas tan fontanilium quani lacus et ut supra et eas ducere quo volluerit ipso dominus Donatus el filii ect etiam per quecunique bona ut supra vet lacus "


Con l'obbligo per il Gioccario di costruire a proprie spese il cavo e qualsivoglia struttura per trasportare le acque nei suoi possedimenti. Cavo o canale fatti costruire "con grandissima spesa".

" ac jues conducere el conduri et deiare facere"


Il diritto stabiliva che in tempo d'estate, il Gioccario potesse derivare, (prelevare) dal lago d Sartirana, ogni otto giorni una quantità d'acqua espressa in once magistrali milanesi, iniziando alle vent'uno del sabato fino alle vent'uno della domenica.

Lo stesso giorno 27/4/1476 il Gioccario ottiene, anche in virtù di grandi meriti di mecenate verso la Chiesa, il diritto di passaggio delle acque sui terreni di proprietà della prepositurale di San Pietro in Beolco (2), terreni situati all'incirca nella zona di Robbiate.

La concessione, fatta dal prevosto della suddetta chiesa reverendo Antonio Airoldi di Desiderio, abitante in Milano nella parrocchia di San Fedele di Porta Nuova con atto rogato dal notaio Giorgio Rusca, stabilisce comunque che il Gioccario avrebbe dovuto, a sue spese costruire tutto quanto si rendeva necessario per passare con l'acqua, senza nessun pregiudizio dei diritti della prepositura proprietaria dei terreni su cui passava la roggia.


PONTE SULLA ROGGIA SULLA STRADA PER
CASCINA AIROLDA


I Vimercati, che si dicono proprietari del lago, concedono al Gioccario il diritto al prelevamento di acqua irrigua , mantenendo per loro alcuni diritti e prerogative, sembrerebbe tutto in ordine , ma le cose non vanno proprio così.



Il giorno 14/6/1476 in un atto rogato in Sartirana da Giovanni Pietro de Benalis di Paolo, notaio in Milano, i fratelli Pietro e Giovanni Antonio Calchi figli di Galdino, anche a nome del fratello assente Giovanni, abitanti in Sartirana concedono a Francesco figlio di Gioccario, abitante in Milano parrocchia di San Pietro in Cornaredo , il diritto ad estrarre, prelevare e condurre dove vuole le acque del lago di Sartirana.

" et facultatem possendi extrahere de aqua dicti lacus et conducendi ipsam aquam die noctequè ac perpetuo"


Ovviamente come avevano già fatto i Vimercati dichiarandosi proprietari del lago, i Calchi certificano e rivendicano nell'atto il loro diritto di pesca nel lago

" dicto Dominus Calcho juribus suis piscandi et piscari faciendi in ipso lacu" .

Nel giro di due mesi il diritto di acqua viene rivendicato e concesso due volte in forma più o meno uguale, anche se a due persone differenti pur della stesa famiglia, inoltre nell'atto dei Calcho viene rivendicato e sottolineato il loro diritto di pesca nel lago.

Al momento non dispongo di sufficienti informazioni per dirimere la questione, anche se presumibilmente ritengo che non esisteva un vero diritto di proprietà sul lago, ma il tutto era legato a consuetudini o abitudini consolidate nei secoli.

Da non sottovalutare l'elemento legato al prestigio e al potere (o alla prepotenza) detenuto dalle varie famiglie nobili della zona.

Favoriti dalle scelte politiche come la consolidata fedeltà al Duca di Milano, e dalle alleanze strategiche del momento, i Calcho godevano di maggiori fortune e appoggi rispetto ai Vimercati, e quindi può darsi, ma è solo un'ipotesi non suffragata da documenti, che ciò abbia fatto pendere la bilancia dalla loro parte, almeno per quanto riguarda la proprietà del lago e il diritto di pesca.

Nell'atto di concessione sopraccitato del 27/4/1476, i signori Lancellotto e Bartolomeo Vicomercato si riservarono, oltre al diritto di pesca sul lago, quello di estrarre dall'emissario che si andrà a costruire, la quantità di un oncia Milanese d'acqua per l'irrigazione di un loro prato di circa 24 pertiche milanesi denominato Grasso, e anche di poter costruire sul cavo artificiale un edificio da utilizzarsi come mulino.

" et quod teneatur ipse Dominus Donatus levare aquas dieti lacus in fundo dieti privati sine preiuditio adaquandi ipsum pratus"


Diritto al prelievo che venne concretizzato con la costruzione di un incastro derivatore in fregio sinistro della roggia, poco prima di arrivare al convento dei Cappuccini di San Rocco.

Successivamente perduto il diritto di pesca sul lago in favore dei Calchi, e archiviata l'idea di costruire un mulino sull'emissario, specialmente perché le acque che vi scorrevano erano poche e incostanti, ai Vimercati rimase solo il diritto all'estrazione dell'oncia d'acqua, utilizzata per irrigare il prato Grasso.

L'oncia magistrale milanese, usata per misurare la quantità d'acqua derivata dal lago e dalla roggia, è corrispondente alla quantità d'acqua che passa con flusso continuo e a pressione naturale, da un rettangolo alto quattro once e largo tre.

L'oncia base milanese di dodici punti era pari a cm 3,6265, ed era normalmente segnata con tacche sulle paratie di legno poste negli incastri.


PROGETTO DI PONTE SULLA ROGGIA SULLA
STRADA PER CORNATE

Come già detto, non essendo il territorio di Verderio molto ricco di acque, la concessione ottenuta consentiva al Gioccario di sfruttare al meglio i terreni, sia per le coltivazioni di cereali che per la produzione di foraggio.

La concessione viene rinnovata il 23/7/1520 a Benedetto Gioccario figlio di Donato , che voleva modificare a suo beneficio quanto stabilito nel 1476, da tre dei quattro figli di Lancellotto, Agostino, Vincenzo e Lodovico Vicomercato , ai quali toccò in eredità dal padre il prato grasso, con una serie di condizioni .

1° Sia concessa al predetto Benedetto di derivare acque del lago di Sartirana e condurle nei suoi possedimenti di Verderio attraverso il cavo già costruito ma non possa modificarne il corso senza previa e nuova concessione....

2° I Vimercati si mantengono il diritto ad estrarre dalla roggia o cavo attraverso apposito incastrino un'oncia d'acqua per irrigare un loro prato denominato grasso (...) acqua da prendere un giorno ogni dodici (...) nei giorni di apertura dell'incastrino posto all'inizio del cavo.

3° Durante il tempo di chiusura dell'incastro posto all'inizio del cavo o roggia i Vimercati possono utilizzare tutte le acque provenienti da scoli e sorgenti o filtranti attraverso la chiusa.

4° Che quando le acque predette venissero meno , in periodi di secca, il signor Benedetto sia esonerato da ogni obbligo e i Vimercati possano prendere non l'oncia prescritta ma quello che viene.

5° Lo scavo del cavo e le altre opere siano a spese del Gioccario

6° Che la proprietà del cavo o alveo sia e rimanga dei Vimercati

Per aumentare il flusso d'acqua della roggia, in alcuni momenti quasi inesistente, venne invece aperto nel 1600, da tale Luigi Magno, subentrato al Gioccario nella proprietà dei terreni e della cascina Bergamina, il denominato fontanone di San Rocco.

Con atto rogato dal notaio di Milano Albano de Albani, l'11/9/1600, l'aulico Cesareo Luigi Magno compra da tale Giò Angelo Albani, un pezzo di terra sul quale farà costruire un fontanile denominato successivamente di San Rocco.

Inoltre acquisisce il diritto di passaggio su un pezzo di terra a proprietà collettiva usata come pascolo dalla comunità di Merate.

Il pezzo di terra, denominato la Brughiera, di pertiche una e tavole 4, secondo le misurazioni dell'Agrimensore pubblico Antonio Bonfante , venne ceduta al Magno per lire 38 imperiali dai Sindaci rappresentanti la comunità di Merate.

La terra non diventava di sua proprietà ma otteneva, con la convenzione di cessione stipulata, il diritto di transito di un cavo per congiungere le acque del fontanone alla roggia, e la possibilità di piantare sulle sponde del canale delle piante, salici, pioppi, onici e altro, per mantenerle solide.

Addirittura si prevedeva di utilizzare l'acqua per far funzionare un mulino da costruirsi a "beneficio de Nobili e de altri uomini della Comunità di Merate", costruzione che però non si fece.

In virtù di questa antica convenzione la comunità di Merate rinnovava ogni trent'anni la concessione del diritto di transito delle acque al proprietario del fontanone di San Rocco, diritto durato circa fino al 1970 decaduto per mancanza di richiesta di rinnovo della stessa
.

Il prato Grasso, dai Vimercati, passa il 26/4/1632 sotto forma di liquidazione della dote a tale Anna Figini, vedova senza figli di Gerolamo Vimercati, la quale successivamente lo cede il 18/10/1634 al Giureconsulto Pietro Antonio Calco del fu Genesio abitante nella parrocchia di San Stefano in Brolo in Milano.

Circa un secolo dopo i Calchi lo vendono, l'8/10/1732, al conte Melchiorre Riva Andreotti, che subentra anche nel diritto di derivazione dell'oncia d'acqua per irrigare il famoso prato che all'epoca veniva identificato, non chiaramente come prato grasso ma come "prato di San Rocco o il campo che era al prato".

Questa non corrispondenza dei nomi del prato titolato al diritto di prelievo, fu il pretesto, che i Calchi proprietari del lago , utilizzarono nel tentativo di sospendere la derivazione della suddetta oncia d'acqua a favore del Riva Andreotti proprietario del contestato prato.

Nel frattempo, dopo vari passaggi, la Bergamina con i prati adiacenti per un totale di circa 300 pertiche di terreno era stata venduta dai fratelli Antonio e Carlo Mainoni figli di Antonio abitanti in Verderio Inferiore, al conte Giacomo Antonio Annoni.

Quindi il conte Andreotti indirizzerà lamentele e rimostranze a questi ultimi, subentrati nella proprietà della Bergamina, e nella titolarità della concessione del diritto d'acqua attraverso la roggia , onde rivendicare tale prerogativa.

Il conte Annoni per molto tempo si rifiuta di prendere in considerazione le rimostranze, non potendosi accettare ne dimostrare che il famoso prato sia lo stesso citato nei due atti, inoltre ribadisce che erano circa 17 anni che non veniva aperto l'incastrino di derivazione dell'acqua.

Per calmare letteralmente le acque e dare a ciascuno il suo, si decide di indicare una persona di fiducia di entrambe le parti in causa, che faccia da mediatore e prepari una proposta di accordo.

Allo scopo viene indicato il marchese Francesco Casati il quale alla fine presenta una proposta di accordo che viene accettata da entrambi i contendenti e assunta come una convenzione il 5/8/1755, vidimata dal dottor Giò Battista Bianchi notaio in Milano, la quale stabiliva quanto segue:

" Il conte Annoni, titolare delle ragioni d'acqua e proprietario del cavo artificiale o roggia, si riserva il diritto di aprire il suo incastrone vicino al lago di Sartirana per estrarre in tempo d'estate acqua dal detto lago, e utilizzarla mediante la detta sua roggia all'irrigazione dei suoi prati e terreni detti della Bergamina situati nel territorio di Verderio Inferiore.

Due ore dopo terminata l'operazione di derivazione e chiuso l'incastrone ad opera dell'Annoni, sarà lecito e concesso al detto signor conte Andreotti derivare per giorni otto susseguenti le acque "colatizze".

Le poche acque di scolo del lago che scorrono blandamente in quantità minima nella roggia anche quando è chiuso l'incastrone, come abbasso resta spiegato sul secondo capitolo.

I "colatizzi" che decadono in modo naturale da detta roggia, possono essere dal conte Andreotti , utilizzati per l'irrigazione di detto suo prato o di parte di esso, come meglio potrà servirsene per mezzo del detto suo incastrino derivatore, situato sulla sponda sinistra della roggia.

Inoltre potrà utilizzare tutte le acque che in modo naturale, dalla roggia attraverso il tombino o sotto il ponte arrivino allo stesso prato, senza che però possa lo stesso conte Andreotti , fare o far fare sul corso di detta roggia ripari, incastri o sbarramenti di qualsivoglia natura per attirare o derivare al detto suo prato le acque di scolo scorrenti.

E' pure lecito e concesso allo stesso conte Andreotti derivare nello stesso modo, dal mese di marzo a tutto ottobre di ciascun anno, per otto giorni al mese in ciascuno degli otto mesi stabiliti, iniziando dal giorno uno e fino al giorno otto incluso, anche le acque di altri eventuali colatori che possano cadere in detta roggia sia provenienti da sorgenti o da scoli dei terreni.

Restando inteso però, che l'utilizzo delle acque con la derivazione di detti "colatizzi", sia provenienti dalle sorgenti che da scoli, mai possa farsi dal detto conte Andreotti, nel periodo di apertura della paratia detta incastrone, e comunque durante l'uso delle acque da parte del conte Annoni .

Potrebbe accadere che per necessità proprie, il conte Annoni, si trovi nella condizione di far aprire detto incastrone di Sartirana proprio nel tempo che fossero incominciati, o che dovessero incominciare gli otto giorni come sopra assegnati al conte Andreotti.

In tal caso dovrà posticiparsi l'utilizzo della derivazione degli stessi "colatizzi", iniziando due ore dopo che sarà chiuso il medesimo incastrone, e continuando con altrettanti giorni sino al compimento degli otto stabiliti.

Non è e non sarà permessa al conte Andreotti, nessuna variazione del fondo di detta roggia per modificarne le condizioni di irrigazione."





PONTE SULLA ROGGIA SULLA
STRADA PER CORNATE

Oltre ai fatti qui sopra trascritti, la suddetta convenzione ne contiene altri che per non appesantire troppo la descrizione qui si danno in forma ridotta, in forza dei quali è fatto divieto al conte Andreotti di derivare acqua sia dalla roggia Annoni sia dal Lago di Sartirana a pregiudizio del conte concessionario.

Viene accordato al conte Annoni di servirsi, qualora ne avesse necessità dell'incastrino di derivazione utilizzato dall'Andreotti per irrigare il prato Grasso.

Si riserva il diritto il conte Annoni di fare modifiche sia all'imboccatura del ponte dove si trova la paratoia detta incastrone, che al cavo che immette nella roggia, cosi come anche al tombino di accesso all'incastrino utilizzato dal conte Andreotti per derivare le acque al prato grasso.

Quanto stabilito dalla convenzione vigeva principalmente per otto mesi, durante i quali le acque del lago mantenevano più o meno livelli normali, tenendo conto del loro utilizzo per l'irrigazione.

Per i mesi invernali, quando le precipitazioni piovose erano molto intense e il lago si alzava di livello, anche per l'assenza di irrigazione, si convenne di aggiungere alcune postille per evitarne la tracimazione con conseguente allagamento dei terreni.

Al conte Andreotti nella stagione invernale, per smaltire le acque di piena sia del lago che della roggia, veniva concesso di alzare la porta dell'incastrino al livello di due once , anziché della concordata una in modo di favorire il deflusso delle acque.

Allo scopo di eliminare ogni discrepanza di intendimento fra le parti vengono incaricati dei periti per adattare l'incastrino, e per stabilire l'elevazione della porta di passaggio dell'acqua alla quantità di once due.

I periti Agrimensori Carlo Francesco Cerri e Carlo Antonio Arosio, furono delegati dai conti Annoni e Andreotti sia per posizionare le soglie delle due prese d'acqua, sia per determinare l'altezza della paratoia dell'incastrino, come risulta dalla relazione che i due ingegneri rilasciano agli interessati il 28/2/1756.

Il mantenimento della roggia dal suo inizio, all'incastrone in fregio al lago di Sartirana sino ai prati di Verderio, viene eseguito ad esclusivo carico della proprietà Annoni.

La quale provvede pure alla manutenzione di tutte le sponde della roggia stessa e degli edifici sulla medesima, ad eccezione di quelli per i quali venne indicato nella seguente descrizione a chi spetta tale onere.

Questa proprietà ha altresì il diritto di godere delle acque di scolo derivanti da gran parte del paese di Verderio Inferiore per irrigare il prato denominato di San Nazzaro situato sui propri fondi.

Tale diritto (presunto) appartiene alla famiglia Annoni per antica consuetudine, non essendovi alcun documento che ne sancisca la legalità giuridica riferisca al diritto suddetto.



Fonti

La maggior parte delle informazioni che mi hanno permesso di ricostruire la storia e il percorso della Roggia Annoni sono tratte dai documenti del Fondo - Gnecchi - Ruscone.

Cartella - Roggia Annoni - Fascicolo 390 - 391 - 392 - 395 - 407 - 410

Cartella e fascicoli conservati e in via di catalogazione e recupero, nel costituendo Archivio comunale di Verderio che ho potuto consultare grazie alla disponibilità e gentilezza del Sindaco Alessandro Origo , che sentitamente ringrazio

Inoltre ringrazio la Signora Maria Fresoli in Codara di Robbiate per le notizie che mi ha trasmesso e per le fotografie della esondazione della roggia che accompagnano questa ricerca

Archivio Storico di Stato - Como - Fondo prefettura - Cartella 122
Fondo prefettura - 1292

Questo articolo è stato pubblicato dalla rivista Archivi di Lecco, annoXXVI, N. 2-3, Aprile-Settembre 2003

Anselmo Brambilla 4/11/2002



1 Specchio d'acqua cancellato dalle ruspe nell'indifferenza generale nei giorni 10/11 febbraio 1981

2 Antica Chiesetta annessa ad una villa padronale situata in comune di Olgiate Molgora

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