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| Il polittico di Giovanni Canavesio, della chiesa parrocchiale dei Saanti Giuseppe e Floriano di Verderio |
Un trekking quindi, ma che noi preferiamo chiamare Route, termine francese traducibile in “Strada”, che per gli Scout indica solitamente un cammino di più giorni, effettuato con zaino in spalla, con pernottamenti in tenda e un tema che cerca di dare un senso unitario all'itinerario.
La nostra è stata quindi la “Route del Canavesio”. Avremmo dovuto vedere molte delle opere di Canavesio, ma come capirete dal racconto di Giovanna, per un motivo o l'altro non tutte le visite previste sono state poi realizzate. Pazienza: dello spirito scout fa parte anche l'idea che non sia tanto importante la meta raggiunta, quanto la strada percorsa. Oltre a questa giustificazione ce n' è un'altra: cosa si può pretendere da due giovani scout di 64 e 61 anni? M.B.
LA "ROUTE" DEL CANAVESIO diario di Giovanna Villa
VACANZE 2017
Piccola premessa:Questo è stato un anno molto impegnativo ed esisteva la possibilità che non riuscissimo a fare le nostre vacanze estive per cui visto che siamo partiti siamo particolarmente contenti.
Cosa faremo in queste vacanze? Ideona di Marco, naturalmente: Route del Canavesio.
Canavesio? Chi era costui?
Giovanni Canavesio di Pinerolo, 1450-1500 più o meno, dati poco certi, è il pittore che ha realizzato la pala d’altare della parrocchiale di S. Giuseppe e S. Floriano a Verderio.
Per ora tutto quello che so del programma vacanze è questo. Non ho voluto sapere nulla in anticipo e quindi, sarà tutta una sorpresa.
Mercoledì 16 agosto
Si parte da casa a piedi con zaino in spalla: ore 6.18 treno da Paderno D’Adda
Zaini preparati cercando di portare l’essenziale per i primi dieci giorni.
Poi, Dio volendo, faremo qualche giorno al mare e il necessario per questo secondo periodo l’abbiamo infilato in un borsone e consegnato ad un nostro cliente che passa l’estate in Liguria per conservarcelo fino al nostro arrivo.
| Verderio 16 agosto 2017, alba |
Partiti da Paderno, arriviamo a Milano Porta Garibaldi ma dobbiamo andare in stazione Centrale. Primo contrattempo: in metrò la fermata di Centrale è chiusa nella nostra direzione. Si deve passare oltre, scendere alla fermata successiva e tornare indietro.
Facciamo i biglietti che nei giorni scorsi non siamo riusciti a fare perché non abbiamo trovato una biglietteria aperta e online siamo troppo poco pratici.
Destinazione La Brigue, nostro punto di partenza per il Tour. Previsto cambio treno e sosta a Torino.
Ancora la tecnologia non ci favorisce: troviamo le obliteratrici non funzionanti ( 2 su 3) e al treno il portellone si apre solo a metà. Marco sale ma quando sto per salire mi si chiude del tutto addosso, riesco comunque a salire ma giunge immediatamente il controllore che mi sgrida abbastanza violentemente: quando si sente suonare un dlin dlon non si deve salire perché loro stanno provando la chiusura e apertura. Io replico che non ho sentito il campanello e lei si altera ulteriormente perché è impossibile che non abbia sentito … va beh, mi prendo l’ulteriore rimprovero ma io dicevo di non averlo sentito e non che non fosse stato suonato. Comunque si parte, niente di grave.
A Torino, prima delusione. Galleria Sabauda chiusa, eran aperta ieri, ferragosto, e chiusa oggi, no comment. Lì era prevista la prima tappa Canavesio; in questa pinacoteca è presente un polittico antecedente all’opera di Verderio.
| Il polittico del Canavesio, conservato alla Galleria Sabauda di Torino, che non siamo riusciti a vedere.Proviene, probabilmente, dalla chiesa di Notre Dame des Fontaines di Briga. |
Poi torniamo in stazione, mangiamo i nostri panini e prendiamo il treno per Cuneo. A Cuneo di corsa si prende trenino per Ventimiglia. Scendiamo a La Brigue.
Inizia l’avventura.
Ci dirigiamo verso il paesino e lo visitiamo
| La Brigue, è stata una cittadina italiana fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando è passata alla Francia |
Attendiamo l'apertura dei negozi per acquistare il pane: 2 baguette naturalmente, siamo in Francia!
Imbocchiamo rue Canavesio e cerchiamo il sentiero che ci porterà a Notre Dame des Fontaines.
Percorso più lungo e faticoso del previsto o perlomeno del ricordo che ne avevo. Sappiamo già che non riusciremo a visitarla perché già chiusa stasera e domani aprirà troppo tardi: secondo appuntamento con Canavesio mancato.
Arrivati scopriamo che non c’è acqua. Niente fontana anche se Marco giura che l’altra volta c’era … fra l’altro il luogo si chiama Notre Dame des Fontaines ma la “fontaine” non c’è: ingannevole.
Cerca che ti cerca troviamo una piccola sorgente, un po’ scomoda da raggiungere ma che ci offre acqua bevibile. Riempiamo le bottiglie, montiamo tenda, cuciniamo abbondante pasta che ci servirà anche per la cena di domani, ceniamo sui “tavoloni dei giganti”… altissimi e massicci.
Poi nanna dopo aver fatto conoscenza con un rospone immenso.
***
Giovedì 17 agosto
Sveglia ore 5. Smontiamo e sistemiamo gli zaini.
È troppo presto, come previsto, per visitare la chiesa di Notre Dame, completamente affresacta da Canavesio. Non ci resta che ricordare quello che avevamo visto qualche anno fa.
Prima di partire Marco va alla sorgente per fare il rifornimento d’acqua necessario per la giornata ma, amara sorpresa, la sorgente non butta più, completamente asciutta. Aiuto!!!
Non possiamo fare a meno dell’acqua, cambiamo leggermente itinerario: invece di imboccare subito il sentiero andiamo sulla strada asfaltata fino a Bens, piccolo agglomerato di case, dove speriamo di trovarla. Fortunatamente lungo la strada, che è circondata da lussureggianti orti, troviamo, nonostante l’ora mattutina, una signora a cui chiediamo dove trovare dell’acqua da bere; naturalmente nel perfetto francese ... ossia a gesti). Lei, gentilissima ci fa riempire tutte le nostre bottiglie, bottigliette e tanichetta. 4 litri e mezzo, dovremo farcela bastare.
Il peso aumenta e cominciamo la salita su una mulattiera non sempre bella. Finché arriviamo in punto in cui attraversiamo un allevamento di pecore e capre. Ahimè siamo circondati da cani abbaianti e ringhianti.
Una mezza dozzina di cani da pastore bellissimi ma arrabbiati. Stanno facendo il loro lavoro, ci vedono come pericolo ma noi dobbiamo solo passare. Non appare nessun pastore, pian piano mantenendoci tranquilli oltrepassiamo il loro raggio d’azione.
La mulattiera si trasforma in un bel sentiero e saliamo, saliamo, saliamo … con un po’ di fatica ma non troppo per ora. Ci fermiamo in un tratto panoramico per un break con barretta cereali e polase rigenerante(!?!).
L’ultimo tratto per giungere alla carreggiata militare è proprio duro, molto, molto faticoso.
Ci arriviamo e scopriamo che su questa sterrata passa di tutto: biciclette, moto, fuoristrada, gipponi, quad di tutte le dimensioni. Son rumorose e impolveranti.
Verso le 14.00 arriviamo al passo del Tanarello, 2040m, e ci fermiamo a pranzare e riposare. Poi, ultimo strappetto dopo sali e scendi, sali e scendi, raggiungiamo la cima del monte Saccarello, 2201 m.
| La cima del monte Saccarello. m.2201 |
Bella vista sia sul versante francese che su quello italiano.
Continuiamo fino ad un’altra cima con una grande statua del Cristo Redentore (non molto bella) e poi ci dirigiamo verso il rifugio Sanremo, meta per la notte.
Lungo la strada incontriamo una bella e grande casa con una comitiva di ragazzini in bicicletta. Osiamo chiedere se hanno dell’acqua da darci e fortunatamente ce ne possono dare una bottiglia da un litro e mezzo. Qui in giro non ci sono né fonti né altro per cui, grazie a Dio, ce ne regalano un po’ .
| Il rifugio Sanremo |
Arriviamo al rifugio. È chiuso. Ci sistemiamo fuori, su un piccolo pianoro di fianco all’edificio. Comincia a tirare un vento freddo. Ci laviamo, cambiamo e indossiamo tutto ciò che abbiamo a disposizione per affrontare la notte che si prospetta fredda.
Montiamo la tenda, mangiamo sfruttando la luce dell’ultimo sole e vediamo passare un paio di camosci (ci pare).
Cala il sole e comincia il grande concerto di campanacci delle bellissime mucche bianche che pascolano li vicino. Ci godiamo la stellata magnifica e andiamo a dormire nella speranza che anche i nostri vicini bovini si addormentino. I campanacci invece non ci abbandonano mai , continuano a suonare per tutta la notte. Abbiamo scoperto che le mucche non dormono di notte! Beh, un po’ noi dormiamo comunque, quando la stanchezza prende il sopravvento.
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