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martedì 4 dicembre 2012

I "CANARINI" DI VERDERIO SUPERIORE di Marco Bartesaghi

Questa fotografia appartiene al signor Armando Villa. Sul retro una data, 1939, e un nome, "I Canarini". Così si chiamava la squadra di calcio di Verderio Superiore, composta da ragazzi di sedici/diciassette/diciotto anni, alcuni dei quali provenienti da fuori paese. Di nome, veramente, ne avevano anche un altro, probabilmente meno ufficiale: "i picchiatelli".
Grazie alla memoria del signor Armando, "mascotte" della squadra, è possibile dare un nome a quasi tutti i giocatori.
Prima fila, da sinistra: Mario Mapelli, Primo Colombo, Luigi Villa.
Seconda fila: Mario Besana (Zarel), un giocatore di Villa d'Adda, Angelo Villa.
Terza fila: Guido Sala, Giuseppe Villa (Nisciöla), Ambrogio Villa , un giocatore di Calusco, Fracassetti di Villa d'Adda.


La squadra, non essendoci un campo di calcio a Verderio Superiore, giocava le sue partite e Paderno d'Adda, nei pressi della stazione e della fabbrica di cariole e badili MMM, Metallurgica Martinelli Morbegno.


Per esprimere il loro appoggio alla squadra, iI sostenitori dei "Canarini"avevano a disposizione un inno, di autore ignoto, ma di non modeste pretese:

L'è rivà el Verdé cunt el balun
Bim, bum goal
Gli attaccanti son veloci,
i mediani son precisi
terzini formidabili
e il portiere nazional.

Grazie al signor Armando Villa per la fotografia e la collaborazione.M.B.

martedì 6 novembre 2012

LETTERE DALLA RUSSIA DEL CAPORAL MAGGIORE AMBROGIO VILLA di Marco Bartesaghi

Il caporalmaggiore Ambrogio Villa, partito nel settembre del 1942 per la campagna di Russia, non è mai tornato a casa: è morto il 4 marzo 1943 nell'ospedale sovietico di Vol'sk dove, fatto prigioniero, era stato internato, perché ferito o malato.
Figlio di Angelo e di Francesca Motta, Ambrogio era nato il 14 ottobre 1921 a Verderio Superiore, dove abitava, in via Principale 5, sopra l'osteria (ora bar Sport) gestita dai suoi genitori (1). Aveva tre fratelli: Francesco, Luigi e Armando.
Ambrogio Villa in tenuta da calciatore
 
Sotto le armi era stato chiamato nel 1942. Dopo un periodo di addestramento a Besozzo, in provincia di Varese, in settembre era partito per la Russia, con il 3° Reggimento Bersaglieri.
Besozzo (VA), periodo di addestramento. Ambrogio è il primo in basso a sinistra
Un'altra foto di Besozzo. Ambrogio è il primo a destra.
LE LETTERE
Le lettere qui pubblicate sono conservate dal fratello minore di Ambrogio, Armando (2).
La prima è del 12 settembre 1942 , il momento della partenza per la Russia; l'ultima del 14 dicembre dello stesso anno.

Un documento della Presidenza del Consiglio, di cui parleremo più avanti (3), indica come data delle ultime notizie di Ambrogio il 19 dicembre 1942. Potrebbe quindi esserci stato un altro scritto oltre a quello del 14/12. Così sembrerebbe, anche da quanto affermato dal fratello Armando (4) secondo cui l'ultima lettera, arrivò la vigilia di Natale, e in essa Ambrogio ringraziava per le immaginette della Madonna da distribuire alla popolazione russa, argomento non trattato in nessuno dei testi qui trascritti.
 
Le parole di Ambrogio sono semplici, volte soprattutto a tranquillizzare i famigliari sul suo stato di salute e sul suo morale (sempre alto, se non altissimo: forse queste affermazioni servivano anche a tener buona la censura militare), a gioire e ringraziare per le cose ricevute, a esprimere qualche desiderio. In alcune traspare, mi sembra, il fastidio di non conoscere, se non all'ultimo momento, la propria destinazione e la nostalgia di alcune "cose" della vita quotidiana ("il nostro buon vino").
Leggiamole
Documento n. 1:  12 settembre 1942; cartolina; alla famiglia (5)
"Verona 12 . 9 .42
Carissima Mamma
Il viaggio spero che prosegua bene lasciando Verona ore 16 - Sabato vi saluto ciao abbracci Ambrogio"

Documento n. 2: 13 settembre 1942; cartolina; alla famiglia.
"Brennero li 13
Domenica ore 6 matt.
Lascio l'ultimo saluto dal suolo italiano.
Vostro figlio Ambrogio"

 

Documento n. 3: 18 settembre 1942; cartolina postale; al fratello Luigi (6)
"Carissimo Luigi
Dopo sei giornate di lungo cammino eccomi ora a te con questo mio breve scritto per farti sapere che già sono giunto in suolo Russo ma invece di fare il viaggio attraverso l'Ungheria e la Romania ci hanno portati attraverso la Germania la vecchia [Polonia] (7) ed ora si continua il viaggio in Russia avendo ancora parecchie centinaia di Km da fare per giungere al fronte che ancora non conosciamo sappiamo se sarà più verso il Caucaso oppure in direzione di Mosca nella cui direzione ora ci troviamo cioè a Miusk.
Durante il percorso passando per Varsavia e altri centri abbiamo potuto constatare gli effetti dell'avanzata tedesca osservando tutto ciò che rimane. Assicuro di star bene come spero di te. Ciao Tanti saluti Ambrogio (8)".
Luigi Villa, militare a Trieste come sergente istruttore


Documento n. 4: 25 settembre 1942; lettera; ai genitori
"Carissimi Genitori.
Eccomi di nuovo con questa lettera per darvi mie sempre buone notizie. Vi faccio sapere che dopo dodici giornate di viaggio mercoledì notte sono giunto al posto provvisoriamente assegnato e fino alla partenza per  la vera destinazione rimarremo attendati. Il viaggio è terminato bene e qui con la popolazione ci si trova assai bene.
Dovendo presto raggiungere la destinazione assegnata spero di trovare Giovanni Cassago e Mario Motta con Mapelli Mario e Rino trovandosi non tanto lontano da noi essendo passati di qua pochi giorni prima di noi.
Vi accerto che il morale e la salute sono sempre buone anzi buonissime come così spero di voi e famigliari tutti. Ancora non ho ricevuto vostre notizie  ma spero di averle presto e vi prego quando mi scrivete di mandarmi qualche medaglietta da regalare a questi poveri bambini  che tante ne cercano. Qui il freddo vi è solo verso sera fino al mattino poi in giornata vi è un bel sole disturbato però da un forte vento. Vi faccio pure sapere che verso le 5 - 6 qui è già sera mentre alle 4 del mattino abbiamo già il sole.
Vi prego di salutarmi i parenti la zia Natalina [Tagna] e pure i bambini. Tanti saluti e abbracci Ciao mamma e papà baci ciao Armando vostro Ambrogio.
Salutatemi Luigi e Francesco. Quando scrivete inviate pure busta con francobollo di L.1 (9)
Non stare a pensare Mamma io sto bene dicci al papà di curarsi (10)".


Documento n. 5: 17 ottobre 1942; cartolina postale; al fratello Luigi


"Carissimo fratello
Oggi stesso ricevetti il tuo scritto in data 13/9 nella quale con piacere vi trovai una graditissima tua foto. Apprendo pure con piacere che il cugino Nazzaro è venuto a trovarti. Riguardo al mio avvenire nulla si sa, si pensa che presto si dovrà andare in combattimento ma ancora non vi è il [principio] e ancora dalla linea ci troviamo a circa 20 Km accantonati in casa che non  sono altro che capanne con tetto di paglia e muri di sterco e fango. Riguardo alla mia salute tutto è ottimo e anche il morale è alto. Così spero di te e ti prego di non volerti mai [lamentare] perché alla vita militare si va di male in peggio. Sempre ti ricordo aff. Ambrogio (11)."

Documento n.6: 17 novembre 1942; cartolina postale; a Franco Salomoni (12)
 
Vengo con questo mio breve scritto  per fare a te e compagni auguri di una buona borghesia e di buone feste  [..] Franco assicuro di star bene ma qui sempre si soffre. Dunque speriamo di rivederci presto. Salutami Lina Sala e [...]
Sempre vi ricordo [...] aff. o Ambrogio

Documento n. 7: 23 novembre 1942; cartolina postale; ai genitori.
 
Angelo Villa e Francesca Motta, genitori di Ambrogio


"Fronte Russo. Scritta il 23/11/42. Spedita il 25/11/42
Carissimi Genitori
Mi scuserete di questo mio nuovo ritardo, ma che volete sono i continui spostamenti che sempre dobbiamo fare, ancora dopo due giorni di viaggio , sono in camion e spero per domani di essere a posto ma non sappiamo dove. Prima mi trovavo a pochi Km da un fronte e non so in quale ora ci portano.
Vi assicuro che la salute è sempre buona e morale alto, come spero di voi che sono parecchi giorni che non ricevo posta. Vi lascio il mio [...] saluto sperandovi bene. Tanti abbracci a te Mamma Papà e Armando Francesco. Saluti vostro aff. Ambrogio"

Documento n. 8: 27 novembre 1942; lettera; al fratello Francesco
 
"Carissimo Francesco
Dopo una decina di giorni che mi trovavo senza ricevere tue notizie e di famiglia proprio oggi ebbi due tue lettere in data 5 e 9 nov. Dalle quali con grande gioia godo moltissimo sapendoti in buona salute e così pure dei nostri cari parenti e la e la mamma e papa per i quali penso sempre e per loro tanto farei per assicurarli che io sto bene e che quindi non tanto stiano a pensare.
Caro Francesco vedo con piacere che tanto tieni alla promessa che presto andrai a trovare Luigi, quindi io spero che ve la passerete bene in buona compagnia e vi auguro quindi di divertirvi intanto che siete a tempo, e dico questo trovandomi ora pentito di aver passato quelle ultime mia giornate a casa troppo calme mentre avrei fatto meglio a divertirmi un poco e quanto desiderio avrei di provare un poco del nostro buon vino che da tanto non ne provo e sono costretto qui a bere l'acqua della neve sciolta perché ne teniamo [...] sporca per lavarci. Sono molto contento per il pacco che mi avete inviato e che spero in questi  giorni ricevere. Vi ringrazio tanto della roba di lana che mi avete inviato ma più ancora della marmellata e cioccolato, e sarebbero bastate qualche caramella e un poco di cognac per rendere completo il pacco, però non importa tutto va bene e come dice il proverbio meglio un uovo oggi che una gallina domani. Così vi parlo di questo perché mentre prima trovavo di che soddisfarmi ora sono proprio in una zona dove nulla esiste e quindi pensando ai bei giorni di casa, viene sempre il desiderio di quelle cose che spesso non si trovano, e questo lo potrai pure dire tu Francesco che così hai provato. Lascio tanti auguri e bacioni alla mamma e papa, Armando e a te, zia Assunta e Natalina abb. Ambrogio"

Documento n. 9: 7 dicembre 1942; lettera; ai genitori
"Carissimi genitori
Oggi stesso con grande mia gioia ricevetti il pacco da voi speditomi il giorno 14/11/42. Questo mio graditissimo pacco conteneva, n.4 fazzoletti un maglione nero 6 fogli e busta un poco di formaggio una scatola di sardine sott'olio e 4 cacciatori che con grande mio gusto li volli subito gustare.
Unito a questo vi stava pure n. 2 pacchetti nazionali 2 Macedonia e n. 1 di Africa.
Cara mamma non so come ringraziarti di questo tuo grande favore e soprattutto perché proprio mi arrivò il giorno stesso del mio onomastico.
Riguardo a quell'altro pacco ancora non l'ho ricevuto ma spero di averlo a giorni. Ti faccio sapere che senza accorgermi hanno spedito a casa un vaglia di £ 335 cosicché non essendo stato presente alla spedizione mi rimasero in tasca ancora soldi per un totale di £ 250 circa che vi farò pervenire in aggiunta al prossimo vaglia. Spero che quello di ottobre l'avrete ricevuto.
Cara mamma ora non altra novità tengo da dirti se non altro che posso confessare di essere molto contento del pacco che ho ricevuto e riguardo alla salute mia sempre è buona come desidero e auguro per la tua di papà e Francesco, Armando e fratelli tutti.
Spero che le feste di Natale la (13)"

Documento n. 10: 10 dicembre 1942; cartolina; agli zii (14)
cartolina agli zii
 
"Carissimi zii
Finalmente eccomi con questo mio scritto per accertarvi di sempre ricordarvi e accertarvi pure della mia ottima salute come auguro a voi. Tanti saluti e auguri inf. ti abbracci Ambrogio"

Documento n. 11: 14 dicembre 1942; lettera; ai genitori
 
"Carissimi genitori
Eccomi nuovamente con questo mio breve scritto per farvi finalmente certi che ieri sera ho ricevuto il pacco vostro speditomi in data 2/11/42.
Riguardo al contenuto vi era una scatola marmellata, due cioccolate, due buste lamette, 15 fogli e buste, una scarpetta, un paio guanti e passamontagna che come voi dite sono stati spediti da parte vostra, in più una pancera e paio di calze del Fascio femminile che già gli feci una lettera in ringraziamento.
Cara mamma mi parli di aver messo il mio gilè grigio, ma ho constatato che non si trovava e subito ho pensato che forse ti sarai dimenticata, ma non importa, anzi è meglio perché già ne tengo tanta e a sufficienza di roba.
Tanto sono stato contento per la roba che mi hai messo e ancor più per la carta da scrivere e la marmellata e cioccolato.
Ritorno dunque a ringraziarvi e a farvi certi della mia buona salute come desidero e spero di voi tutti e ancor più per il papà e te mamma.
Desidero cara Mamma che non stia a pensare che io sto bene come ti raccomando di non tanto preoccuparti di me.
Per caso aprissero ancora la spedizione dei pacchi fa il possibile di spedirmi non più roba da vestirmi ma bensì qualche cosa da mangiare che tanto ho voglia di provare qualche cosa che abitualmente a casa mi soddisfaceva.
Desidero sapere qualche cosa del cugino Mario che si trova in Africa, non temete fatemi tutto sapere.
Lascio tanti saluti a zia Natalina Assunta e zio Giovanni che sempre ricordo.
Lascio a voi tanti auguri e abbracci uniti da bacioni a Mamma e papà a Francesco e Armando.
Sempre vi ricordo vostro aff. mo Ambrogio"

LE RICERCHE
Per molti anni, finita la guerra, non si ebbero notizie di Ambrogio. Il 24 /12/1986, la Commissione Interministeriale Atti Giuridici Caduti di Guerra, dipendente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (15), chiese al comando dei Carabinieri di Merate di indagare, presso il comune e la famiglia di Ambrogio Alessandro Villa, per sapere se questi avesse dato notizia di sé dopo il 19/12/1942, data della sua scomparsa secondo il "verbale di irreperibilità compilato dal Deposito del 3° Reggimento Bersaglieri". Scopo dell'inchiesta era quello di poter predisporre il verbale di scomparsa e di morte presunta, documento che fu redatto il 7 ottobre 1986 e comunicato alla famiglia e al comune di Verderio Superiore il 5 dicembre dello stesso anno (16).
Verbale di scomparsa di Ambrogio Villa. 5/12/1986

Per avere notizie sulla sorte di Ambrogio, i fratelli rimasti, Francesco e Armando, devono però attendere ancora molti anni: è necessario che prima cada l'Unione Sovietica.
Il 29 ottobre 1993 i famigliari di Ambrogio ricevono dal Ministero della Difesa una lettera (17) che recita:
"In seguito ai mutamenti politici avvenuti nell'Europa dell'Est, è stato concluso, nel 1991, un accordo intergovernativo che ha dato la possibilità a questo Ministero della Difesa di consultare gli Archivi Segreti di Stato a Mosca ove è custodita la documentazione dei militari Italiani, catturati prigionieri, deceduti nei territori dell'ex U.R.S.S. nel corso della 2° Guerra Mondiale e considerati sino ad oggi Dispersi."
La lettera prosegue affermando che tali ricerche hanno permesso di scoprire che il Cap. Magg. VILLA Ambrogio, già dichiarato disperso, era stato catturato dalle Forze Armate Sovietiche e internato nell'ospedale di Vol'sk, una città della regione di Saratov (18), dove era deceduto il 4 marzo 1943.
La lettera prosegue mortificando la speranza che i resti del congiunto potessero tornare a casa:
"La speranza di poter recuperare e rimpatriare i "Resti Mortali" presenta difficoltà difficilmente superabili in quanto i Sovietici hanno sepolto i nostri caduti in fosse comuni unitamente a quelli di altre nazionalità rendendo così impossibile l'identificazione."
e conclude:
"È comunque intenzione del suddetto Commissariato Generale, una volta localizzate con precisione le aree di sepoltura, erigervi dei cippi commemorativi a perenne ricordo del sacrificio dei nostri soldati."


Alla lettera erano allegate tre fotocopie di mappa, utili per individuare il luogo della morte.


Conoscere la sorte subita da Ambrogio era stato, per la sua famiglia, un desiderio di lungo corso. L'averla appresa però è stato, per il fratello Armando che me ne ha parlato, difficile e doloroso: l'idea che si erano fatti era che Ambrogio fosse caduto in combattimento. Sapere invece che la sua morte sia avvenuta in ospedale, per ferite o forse per malattia, lascia supporre che la sua sofferenza sia stata più lunga ed intensa.
NOTE
(1) Per ulteriori notizie sulla famiglia Villa vedi intervista ad Armando Villa su questo blog, sotto l'etichetta : "archivio Armando Villa"
(2) Vedi nota (1)
(3) Presidenza del Consiglio dei Ministri - Comm. Interministeriale Atti Giuridici Caduti in Guerra, Cap. Magg. VILLA Ambrogio Alessandro, Accertamenti per la redazione del verbale  di scomparsa e di morte presunta, 24/12/1985. Copia conservata in Arch. Armando Villa
(4) Vedi nota 1
(5) Lettere alla famiglia sono indirizzate a "Dist.. famiglia Villa Angelo, via Principale 5, Verderio Sup.".
(6) Le lettere al fratello Luigi sono indirizzate a "fante universitario Luigi Villa, 5° Batt. Universitario, 3° Compagnia, Villa Opicina, Trieste".
(7) Fra parentesi quadre le parole incerte.
(8) In un riquadro della cartolina Ambrogio scrive i propri "dati" militari: 3° Regg. Bersaglieri; 3° Batt. Camp.; 2 Comp P.M.124
(9) Queste due frasi sono scritte nell'angolo in alto a sinistra della prima facciata. Il testo è capovolto rispetto al resto della lettera.
(10) Frase scritta sul lato sinistro della prima facciata.
(11) Mittente: Cap. Mag. Villa Ambrogio, 3° Regg. Bersaglieri, Divisione Celere, 3 Batt. 2 Compagnia . [..]40
(12) Indirizzata a "Signor Salomoni Franco, piazza Roma, Verderio".
(13) La lettera si interrompe così. Probabilmente è stato smarrito il secondo foglio.
(14)  Indirizzata a "Dist. Famiglia Villa Giovanni, Cascina Provvidenza, Verderio Sup."
(15) Vedi nota (3)
(16)Presidenza del Consiglio dei Ministri - Comm. Interministeriale Atti Giuridici Caduti in Guerra, prot. n.73405/E/3, Trasmissione verbale di scomparsa e dichiarazione di morte N.18362 ST
(17) Ministero della Difesa - Dir. Gen. Leva - Reclutamento obbligatorio - Militarizzazione  Mobilitazione Civile e Corpi Ausiliari /à Divisione - Albo d'Oro , Prot.N.LEV-7^/252327/StC/URSS. Copia conservata in Arch. Armando Villa
(18) Notizie sulla città di Vol'sk e sulla regione di Saratov rispettivamente agli indirizzi: http://it.wikipedia.org/wiki/Vol%27sk e http://it.wikipedia.org/wiki/Oblast_di_Saratov

LE IMMAGINI DELLA PROPAGANDA E QUELLE DELLA REALTA' di Marco Bartesaghi

Le immagini a colori di questo articolo sono le cartoline inviate alla famiglia dal bersagliere Ambrogio Villa, morto in Russia il 4 marzo 1943.
Le fotografie sono invece immagini, trovate in rete, della ritirata dei soldati italiani dal fronte russo.

















sabato 29 settembre 2012

14 GENNAIO 1945: A VERDERIO SI FA TEATRO di Marco Bartesaghi





I nove personaggi della fotografia sono i giovani attori di uno spettacolo teatrale rappresentato a Verderio Superiore il 14 gennaio 1945. Tutti abitanti in paese, avevano messo in scena un'opera in tre atti intitolata "Ivonnik", forse ambientata in Francia ai tempi della Rivoluzione.




Il retro della fotografia da cui è stato possibile trarre i dati essenziali dell'avvenimento



Grazie ad Armando Villa, uno di loro e proprietario della foto, che ricorda tutti i suoi compagni, è stato possibile conoscere le loro identità.
 

Iniziamo da quelli in piedi. Partendo da sinistra:
 
Luigi Brivio, "Ginu de Pina", classe 1926, abitante della "Casinéta", la cascina Malpensata. Era il regista della compagnia;
 
Pierino Brivio, classe 1928, anche lui della "Casinéta";
 
Armando Villa, classe 1930, della "Curt del Fiuranel" (su di lui, sindaco di Verderio Superiore dal 1955 al 1995, cerca in questo blog sotto l'etichetta "Archivio Armando Villa");
 
Giancarlo Bosisio, classe 1926, cascina Airolda;
 
Edoardo Acquati, classe 1926, cascina Prati;
 
Edoardo Motta, classe 1924, abitante al "casinel";

Quelli accucciati:
 
Giuseppe Villa, classe 1923, cascina Provvidenza, o del Muleta";
 
Renzo Comi, classe 1930. Abitava in piazza Roma dove la sua famiglia,proveniente da Missaglia e conosciuta come "i finestra", gestiva il Circolo san Giuseppe;
 
Primo Colombo, classe 1930, della "curt del Fiuranel".



* Ringrazio il signor Armando Villa per la bella immagine che mi ha messo a disposizione.Ringrazio anche, anticipatamente, chi volesse intervenire per precisare, arricchire o correggere i dati di questo post e chi volesse  fornire altre immagini o notizie del "gruppo teatrale". Marco Bartesaghi

sabato 31 marzo 2012

IL MESTIERE DI SINDACO: ARMANDO VILLA SINDACO DI VERDERIO SUPERIORE DAL 1955 AL 1995 - seconda parte - di Marco Bartesaghi

La prima parte di questa lunga chiacchierata con il signor Armando Villa, per tanti anni sindaco di Verderio Superiore, è stata pubblicata su questo blog il 14 marzo scorso.
Parlare con lui è stato un vero piacere, per la simpatia, la disponibilità a mettere in gioco gli innumerevoli  ricordi di cui è depositario e per la vivacità del suo raccontare.
Lo ringrazio vivamente per avermi concesso questa opportunità e spero di avere altre occasioni di poterlo ascoltare. M.B.





LA FONDAZIONE DEL CIRCOLO ACLI E LA VITTORIA ELETTORALE DEL 1951

Marco - Quando ha iniziato la sua esperienza come amministratore comunale?
Armando - Nel 1951, quando "noi" abbiamo vinto le elezioni ...

M - Per "noi" intende la Democrazia Cristiana?
A - No, era una lista indipendente. Anche perché a Verderio Superiore non si parlava neanche della Democrazia Cristiana. C'erano le ACLI. L'11 aprile del 1948 abbiamo inaugurato il circolo ACLI; il parroco, Don Carlo Greppi ci ha regalato la bandiera; il presidente era Clelia Ponzoni. Quando poi ho cominciato a partecipare e ad interessarmi, hanno voluto che il presidente lo facessi io. Avevo 18 anni. L'11 aprile, per l'inaugurazione, abbiamo fatto una manifestazione. Verderio era il paese comunista per eccellenza: che si facesse qui una manifestazione delle ACLI e della Democrazia Cristiana era un fatto eccezionale. Saranno venuti almeno 20 camion carichi di democristiani e aclisti dei paesi della zona. Si è riempito il paese e allora abbiamo fatto una sfilata per la strada centrale con tanto di bandiere.

1968, ventesimo anniversario della fondazione del circolo ACLI di Verderio Sup.In centro Monsignor Ferraroni. Alla sua destra Clelia Ponzoni; a sinistra Armando Villa


M - Ci sono fotografie di questa giornata?
A - No.

M - Peccato ...
A - Di Verderio ci saranno state 10 o 15 persone, tre o quattro uomini e il resto donne. A guardarci erano in tanti ma a partecipare eh, eh ... perché i comunisti qui erano una forza, e anche piuttosto aggressivi. Noi eravamo in pochi. Ricordo ancora i nomi, ma sono passati tutti a miglior vita: Paolino de la Salette, Severino di Peregai, Mario Mapel, Edoardo Colombo ... C'era anche mio fratello Luigi, che era già sposato e abitava a Carvico, dove poi è diventato sindaco: si era aggregato anche lui per far numero. In tutto saranno state duecento persone. Però come manifestazione era riuscitissima.

M - Mancavano pochi giorni alle elezioni del 18 aprile 1948: chi vinse qui?
A - Qui, nel '48, ha vinto la sinistra. Ma nel '51, alle amministrative, abbiamo vinto noi ...

Giuseppe Cassago, Sindaco di Verderio Sup. dal 1951 al 1955, in una fotografia del 1942


La sera, dopo i risultati, quando ci siamo trovati all'oratorio a festeggiare, avevamo un problema grosso: "e adesso chi fa il sindaco?" Io avevo 21 anni e non potevo, anche se ero l'anima del gruppo. Rodolfo Gavazzi? "No, no, io assolutamente no". Allora abbiamo scelto Giuseppe Cassago, Pineto di Martit, che allora non era ancora sposato ed era un ragazzo abbastanza elegante e anche con un po' di esperienza. Però lui il sindaco non l'ha mai fatto: era autista alla Marelli, sempre in giro per l'Italia a fare consegne. L'ho sempre fatto io, che ero il suo vice: dopo il diploma sono rimasto a casa più di un anno prima di trovare lavoro e tutto il mio tempo lo dedicavo al comune.
Quando sono andato a lavorare alla Lanerossi a Vicenza, il posto da vicesindaco l'ha preso il Luigi Brivio

Rodolfo Gavazzi


M - Quindi Gavazzi non ha mai fatto il sindaco?
A - No, no. E stato consigliere, ma sarà venuto in consiglio 4 o 5 volte in 5 anni ...

M - Com'era la situazione del comune quando siete diventati maggioranza?
A - Era molto difficile. Su proposta di Gavazzi chiedemmo un'ispezione della prefettura, che constatò un debito di 4 milioni. La tesoreria, che era presso la banca Briantea, minacciava di non pagare gli stipendi perché il comune non incassava soldi. Per pagare le pendenze economiche dovemmo accendere un mutuo.

M - Ha un'idea del perché si fosse giunti a quella situazione?
A - L'amministrazione che ci aveva preceduto, una giunta di sinistra formata da comunisti e socialisti, aveva impostato la politica economico -  finanziaria del comune sul contributo che avrebbe dovuto versare la famiglia Gnecchi. Allora pagavano la tassa di famiglia i commercianti, gli esercenti, i quattro o cinque del paese, e la famiglia Gnecchi. Sennonché quest'ultima si era opposta davanti alla Commissione Provinciale e al Consiglio di Stato.

M - Perché?
A - Perché sosteneva di abitare a Milano, ed in effetti era così. Ma, a parte che l'amministrazione di sinistra non era certo di suo gradimento, c'era anche il fatto che il sindaco Paolo Rota era un tecnico dello Scatolificio Ambrosiano, fabbrica che si era trasferita qui durante la guerra, e fra i consiglieri comunali c'era un Passaquindici, uno dei proprietari dello scatolificio stesso. Essi erano in aperto contrasto con la famiglia Gnecchi che, anche per questo motivo, aveva deciso di opporsi alle richieste economiche del comune.
Quando siamo diventati maggioranza noi, il ricorso era ancora pendente in Consiglio di Stato. Allora io sono andato a parlare a Vittorio Gnecchi ...

M - Come mai lei e non il sindaco?
A - Negli anni precedenti i Gnecchi avevano fatto affidamento su di me, attraverso il Beretta, che era il loro agente di campagna, perché li tenessi informati su quanto succedeva in paese..

M -?!?
A - Perché nel 1945 - '46 - '47, i comunisti locali erano, almeno a parole, abbastanza agitatini, in particolare nei confronti dei Gnecchi. Alcuni motivi di malcontento, poiché erano tutti loro inquilini, erano giustificati. Prima della guerra, un certo Decio di Robbiate e un'altra persona qui di Verderio, erano operai fissi della famiglia Gnecchi e facevano manutenzione negli edifici di loro proprietà. Via loro - andati in pensione o mandati via, non lo so - non è più stato fatto niente, per cui le stalle cadevano, le porte non chiudevano e così via. Per questo i contadini ce l'avevano un po' con la famiglia: hanno lanciato qualche minaccia, hanno buttato le vanghe oltre il cancello della villa e c'è stata qualche litigata con l'amministratore. Poi le sparavano anche grosse: dicevano che in viale Rimembranze, dove ad ogni caduto nella guerra del 15 - 18 era dedicato un albero, alcune piante erano già assegnate a quelli che avrebbero impiccato ...

M - Chi lo diceva?
A - Era una minaccia che correva così, nell'aria: "lì tachem su 'l Vittori, la tachem su l'Alesander". Vox populi, però molto terra a terra diciamo ... perché, in sostanza, era tutta brava gente. Comunque i Gnecchi temevano ...

- Quindi lei è stato mandato a parlare con Vittorio Gnecchi, per invitarlo a cambiare atteggiamento nei riguardi dell'amministrazione, data l'esistenza della nuova maggioranza. Cosa ha ottenuto?
A - Niente. È stata una delusione: lui mi ha detto che la pratica ormai era in mano all'avvocato, il dottor Lanfranconi e che loro non si occupavano più di niente. Ho telefonato a Lanfranconi che è stato irremovibile: "abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato e non se ne parla più".

M - Che tipo era Vittorio Gnecchi?
A - Era un generoso ... Dicevano che se lo trovavano per strada e gli chiedevano un aiuto, lui era un generoso. Però in quegli anni lì ormai, lui e sua moglie erano anziani. Vivevano in questa benedetta villa, accendevano il camino e basta ... forse non avevano liquidità o forse, lo ripeto, erano ormai troppo vecchi, non so.
Comunque il ricorso è andato avanti al Consiglio di Stato e naturalmente abbiamo perso. Quindi abbiamo dovuto riorganizzare l'imposta di famiglia tassando tutti, operai e contadini. Il primo anno sono arrivati 60 o 70 ricorsi perché nessuno voleva pagare.

VERDERIO SUPERIORE NEI PRIMI ANNI CINQUANTA

M - Su quali altre entrate poteva contare il comune?
A - Oltre all'imposta di famiglia c'era quella di consumo. Quando sono diventato sindaco, l'INGIC, la ditta che aveva l'incarico di riscuotere il dazio, aveva un contratto a canone fisso e si impegnava a versare un milione all'anno al comune. Quello che incassava in più, poco o tanto, era suo. Una delle prime cose che ho fatto è stato cambiare il contratto, introducendo la percentuale -  loro trattenevano il 12% , il resto andava al comune - e fissando dei minimi di riscossione. Il milione di entrata è diventato subito due milioni Per avere altri soldi dovevamo ricorrere alla prefettura o ai mutui.
Nel '51, per ripianare il debito che avevamo trovato, abbiamo acceso un mutuo. Contemporaneamente ne abbiamo aperto anche un altro, di cinque milioni, per asfaltare la strada per Cornate.

Via Principale, quando c'erano ancora i ciotoli

M - C'erano ancora i ciotoli?
A - I ciotoli in centro e "fuori" la strada sterrata. C'era gente di Cornate che si fermava all'osteria e brontolava: "L'è ura de finila cun chela strada chi!" Gente che viaggiava in bicicletta.
La situazione del municipio poi era incredibile ....In un appartamento, grande, abitava il segretario con moglie e due figli: si chiamava Marchetti, era stato mandato via dal Veneto perché epurato alla caduta del regime fascista. Il suo ufficio si confondeva con l'abitazione: ogni tanto entrava la moglie a prendere aria; il telefono era unico. Del resto il segretario aveva ben poco da fare: dané ghe n'eren mia e quindi ... I segretari dopo di lui hanno sempre avuto casa fuori.
In un'altra parte dell'edificio abitava il dottor Zampaelli. Quando gli abbiamo chiesto di lasciare libero l'alloggio si è offeso e, dopo qualche anno, ha lasciato anche la condotta.
Poi c'erano ancora due famiglie sfollate dalla curt di Beneditte, crollata anni prima, e le aule scolastiche ...

M - Insomma, un condominio ...
A - Sì, un condominio. Per il Comune c'era l'ufficio del segretario, quello dell'impiegato e la sala del Consiglio Comunale. Il sindaco non aveva un suo spazio: io mi mettevo nella sala del Consiglio, per rimarcare che il sindaco doveva avere qualcosa, ma era tutto lì.
La nostra prima amministrazione ha cominciato a rioccupare gli spazi e, negli anni seguenti, abbiamo migliorato anche l'esterno.

Il palazzo municipale di Verderio Superiore


M - Oltre al segretario chi lavorava in comune?
A - C'era un impiegato; bidello non c'era ... no anzi, con l'amministrazione precedente c'era la bidella, Melania, con il marito che faceva il messo. Poi lei è andata in pensione, lui è morto e noi abbiamo preso il figlio, Cassago Antonio, che ha fatto il messo per noi per tanti anni. L'abbiamo fatto diventare anche vigile, ma per quel ruolo non aveva nessuna preparazione. Ecco quello era il comune di Verderio in quegli anni là..

M - Ma Verderio Superiore era il più povero dei paesi della zona?
A - Poverissimo ...

M - Anche rispetto a Verderio Inferiore?
A - Tutti e due non si muovevano. A Verderio Inferiore il sindaco era Gianfranco Gnecchi. Ecco un episodio: quando sono diventato sindaco, nel '55, mi sono dato da fare per la costruzione di una casa in edilizia popolare. Il decreto di concessione dell'Istituto Case Popolari di Como, invece che a Verderio Superiore è arrivato a Inferiore. Quando ho avuto la notizia sono andato un sabato pomeriggio a Como in casa del senatore Martinelli - una casa popolare, povera, con un corridoio buio - che allora era ministro del commercio estero, per dirgli cosa era successo "Ma come invece di averla noi che l'abbiamo chiesta, la casa è andata a Verderio Inferiore?" Poi, in prefettura, ho incontrato Gianfranco Gnecchi che invece protestava per l' assegnazione della casa: lui non voleva spender soldi per comperare il terreno, che doveva essere messo a disposizione dal comune. "Ben venga"-  ho detto - "ce la prendiamo noi, senza far tanta fatica". Invece, Franco Airoldi, che era l'applicato del comune di Verderio Inferiore, morto recentemente, anche lui democristiano, quando ha sentito il suo sindaco che non voleva la casa ha protestato: "che Verdé de Sura, la ca la se costrues a Verdé de Sott". Così a noi l'hanno data solo l'anno dopo ed è quella che c'è sulla via per Cornate, subito dopo il ponticello della roggia Annoni: sei appartamenti, piccoli perché poco era il terreno: comunque era la prima casa che si costruiva a Verderio.

La casa popolare di via per Cornate


M - Ne parla come di un grande avvenimento ...
A - Il problema della casa era urgente. Negli anni precedenti la gente si accatastava: in poco spazio vivevano più nuclei famigliari. Poi le esigenze sono cambiate. La gente ha cominciato a lavorare fuori ed emigravano tutti: Verderio era in fase di decremento della popolazione. Per me era una sofferenza fisica vedere che la popolazione diminuiva: da 1100 che eravamo siamo arrivati a 900. Non se ne poteva più.

1955: INIZIA LA LUNGA AVVENTURA DI SINDACO

M - In quali circostanze lei diventò sindaco?
A - Ero stato via per lavoro per tre anni. Quando sono tornato ero ancora consigliere. Cassago era stanco di fare il sindaco e si è dimesso. Siamo andati in consiglio e sono stato eletto io. Era il 1955, le elezioni successive sono state fatte nel 1956

M - Nel '56 sapeva già che in caso di vittoria avrebbe fatto il sindaco?
A - Sì.

M - Vi siete presentati come DC?
A - Sì, era la prima volta. Ma c'erano anche degli indipendenti, perché non se la sentivano di dirsi democristiani ...

1957 -Armando Villa con Don Antonio Molteni al rinfresco in occasione del trasferimento di quest'ultimo alla parrocchia di Barlassina


M - Lei a quali personaggi della DC faceva riferimento?
A - Io non avevo la tessera. Ho partecipato una volta a un congresso della Dc e a sentire gli insulti che si davano, le offese che si facevano, m'era passata la voglia di fare sia il democristiano che il politico.
Quando sono diventato sindaco, attraverso il parroco, Don Antonio Molteni, ho conosciuto l'onorevole Martinelli. Poi ero in contatto con Repossi, anche lui deputato, e con il segretario provinciale Borghi. Martinelli l'era de destra, Borghi de sinistra. Ricorrevo a Borghi per i rapporti con la prefettura, a Martinelli per i mutui e per i finanziamenti dal ministero.
Per le opere da realizzare non si poteva prescindere dal contributo del prefetto, era lui che gestiva i fondi ricavati dal Casinò di Campione e li elargiva ai comuni che ne avevano bisogno.

On. Martinelli


M- I famosi fondi di Campione che quando ero consigliere non capivo cosa fossero ...
A - Sì, ne abbiamo presi parecchi, noi: fin dalla prima opera fatta a Verderio. Una volta all'anno, mediamente, andavo in prefettura, con un progettino steso dal geometra Penati. Ghe disevi: "Penati met le un prugetin". Un esempio. Noi potevamo impegnare, supponiamo, 5 milioni. Penati preparava un progetto di 10, ad esempio per mettere a posto la strada della Sernovella. Io lo presentavo al prefetto, che generalmente, dava un contributo del 50%. Quando si faceva il progetto esecutivo si riduceva la spesa, mettiamo, da 10 a 7milioni. Cinque li dava il prefetto, due li mettevamo noi e si realizzava l'opera. Questo era il sistema che utilizzavamo.

ACQUA E LUCE, I PROBLEMI PIÙ URGENTI

M - Quali i problemi più urgenti che dovette affrontare?
A - L'acqua e la luce. Fino alla fine della guerra tutti andavano a prendere l'acqua alla fontana sull'angolo del comune.

La fontana sull'angolo del municipio.


M - Tutto il paese?
A - Tutti, tranne le tre osterie. Dopo la guerra sono stati fatti alcuni allacciamenti, ma l'acqua che arrivava in paese era troppo poca

M -Proveniva tutta dalla Fonte Regina?
A - Sì che era di proprietà Gnecchi, data in gestione a un privato.
Per avere una quantità maggiore abbiamo cercato accordi, prima con Paderno d'Adda e poi con Verderio Inferiore
A Paderno ci eravamo allacciati sopra il cavalcavia della ferrovia, prima di entrare in centro. Verderio Inferiore, aveva un pozzo e avevamo chiesto di pescare da quello. Il sistema però non funzionava perché l'acqua che arrivava dalla Fonte Regina vinceva la pressione di quella di Verderio Inf e stava in equilibrio..
Ci siamo collegati anche con il pozzo della centrale ENEL. Prima siamo stati noi a rifornirli, poi, quando hanno scavato il pozzo, abbiamo chiesto di poterne avere noi da loro. Ma anche in quel caso c'era il problema della pressione e per ricevere quel po' d'acqua bisognava chiudere la Fonte Regina.

M - Il pozzo vicino a cascina San Carlo, a Verderio Sup, non c'era ancora?
A - Dopo, è stato fatto dopo ed è servito a poco. Siamo andati a 130 metri di profondità ma di acqua ce n'era poca. Per avere qualcosa in più abbiamo fatto il collegamento anche con Merate.
Poi siamo riusciti ad avere la gestione della fonte Regina: pagavamo un canone alla famiglia Gnecchi - non mi chieda quanto perché non mi ricordo -  e in cambio avevamo la gestione. Eravamo subentrati a un privato, l'agente dell'INGIC, che abitava a Robbiate e riscuoteva l'imposta di consumo di Robbiate, Paderno e Verderio Superiore.

Il pozzo San Carlo ripreso da via Manzoni. Alle sue spalle la cascina San Carlo


M - La gestione diretta vi rendeva le cose più semplici?
A - Sì, ma con i Gnecchi non era sempre facile. Quando abbiamo fatto il collegamento con l'acquedotto di Merate ho ricevuto una letteraccia dall'architetto Aldo Gnecchi, perché ci eravamo presi la libertà di collegare la Fonte Regina all' acquedotto di Merate, senza la loro autorizzazione. Io sinceramente non ci avevo pensato.

M - Ci furono conseguenze?
A - No, l'avevano fatto per dire: "siamo noi i padroni".
La Fonte Regina è un' opera bellissima: un'area di una decina di pertiche, su una collina che sale dietro l'ospedale di Merate. E' un bosco rado, dove ogni tanto si trovano dei pozzi non molto profondi , due o tre metri, collegati uno all'altro: le sorgenti. L'acqua veniva intubata e condotta in un serbatoio più in basso, molto ampio, sotto una collinetta. Verso l'uscita  passava in un altro serbatoio, dentro il quale si poteva fare la potabilizzazione, e dal quale usciva la conduttura che poi raggiungeva Novate, Robbiate, Paderno d'Adda e, infine, Verderio Superiore e Inferiore. Essendo falde superficiali, se pioveva tanto c'era abbondanza d'acqua; se non pioveva,scarsità. In cima alla collina viveva un contadino con abbastanza bestiame: un fattore d'inquinamento della fonte.

M - L'altro problema urgente era la luce ...
A - Nel 1951 quasi tutte le cascine erano senza luce. E poi c'era il problema dell'illuminazione stradale.
In tutto, nel centro abitato, c'erano tre o quattro centri luminosi: sull'angolo della villa, vicino al platano; in piazza Sant Ambrogio; all'incrocio con Verderio Inferiore e uno subito dopo il falegname, il Giuvanela, prima di uscire dal paese. Prima di arrivare al cimitero, il Belusch, un consigliere comunale socialista della vecchia amministrazione, aveva attaccato una luce al muro della sua casa, che c'è ancora adesso e appartiene alla stessa famiglia, per dare un tantino di luce a chi arrivava da Cornate.
Quando ero andato a parlare a Vittorio Gnecchi del ricorso per l'imposta di famiglia, gli avevo chiesto un contributo per l'illuminazione stradale, ma capii che per lui il problema era inesistente: "A cosa serve la luce in strada? I carretti hanno le lampade pendenti; chi va in bicicletta in stazione ha la lampadina davanti; chi va a piedi non ha bisogno della luce: a cosa serve la luce per strada?"
Quando poi abbiamo deciso di intervenire sull'illuminazione stradale mi sono rivolto al senatore Falck che ci ha dato un contributo di 100 mila lire.

M - Lavoro, attività amministrativa e famiglia: un bel impegno per lei ....
A - Quando tornavo dal lavoro andavo in comune, e alla sera, quando andavo a letto pensavo ai problemi del comune. Li c'era il segretario Ponzoni, che di giorno si perdeva in chiacchiere e quando arrivavo io c'era tutto da fare. Con lui non si riusciva a combinare niente . Era una brava persona, ma si perdeva in chiacchiere. Quando si ammalava facevo venire il segretario di Osnago, Caglio, e dopo di lui quello di Casate: con loro, in quindici giorni, riuscivo a fare quello che l'altro non faceva in un anno. Queste cose qui non le sa nessuno, è la prima volta che ne parlo. Una volta avevo detto al segretario di preparare una lettera per i comuni di Paderno e Cornate perché mi aiutassero ad asfaltare la strada del Bachetin, quella che da Porto arriva Paderno. Cornate e Paderno avevano asfaltato i loro tratti di strada fino al confine con noi. Mancava solo il nostro pezzo. La gente che viaggiava su quella strada mi rompeva le tasche, voleva la strada asfaltata, però i soldi il comune non li aveva. Allora ho chiesto di mandare questa lettera perché ci aiutassero ad asfaltare, in quanto l'esigenza non era degli abitanti di Verderio, ma era soprattutto di quelli di Paderno, che andavano a lavorare all'ENEL, e di quelli di Porto diretti alla stazione di Paderno.. Il segretario però non scriveva, perché era in contrasto con il comune di Paderno: l'ho dovuta scrivere io. Cornate ci ha detto sì. Paderno no.

PRIORITÀ ASSOLUTA: FAR CRESCERE IL PAESE

A - Ma la priorità assoluta, per me, era che il paese si sviluppasse. Desideravo che il comune crescesse e che crescesse la popolazione. Solo così si giustificavano i servizi. Un impianto sportivo? Se g'ò mia i bagaj de fa giuga?  E lo stesso vale per la scuola ... Se invece c'è una popolazione anche il servizio si giustifica.
Bisognava incrementare la popolazione e quel sentimento lì mi mi angosciava ... Quando ero fuori paese  e mi chiedevano: "di dove sei? sei sindaco di Verderio? Che popolazione ha?" Rispondevo: "Fra i due Verderio siamo in 2000". Ghe disevi mia che serem mila; ghe disevi che in du Verderi serem in domila, qualcosa più di duemila. Che sindaco sono io - mi dicevo - di un paese di 900 abitanti che vanno via tutti? Giuro, mi sto confessando

M - Ma cosa impediva lo sviluppo? Ho degli appunti di una conferenza, organizzata dal suo successore, Fernando Bosisio, in cui lei parlò della sua quarantennale esperienza di sindaco, si ricorda? Disse, fra l'altro, che il problema, alla fine degli anni cinquanta, era che la famiglia Gnecchi non vendeva i terreni in suo possesso e quindi il paese non poteva crescere ...
A - Sì, lo confermo. Era tutto bloccato perché gli eredi non si mettevano d'accordo. A un certo punto, cosa sia avvenuto all'interno della famiglia non lo so, il principe Gironda, un componente della famiglia, ebbe la delega a trattare e allora ...vendeva anche le mutande. Addirittura è arrivato a vendere nello stesso giorno lo stesso terreno a due persone diverse. Vendeva tutto a tutti.

M- Ma chi comprava?
A - Prima i coltivatori che avevano lavorato i terreni. Poi sono venuti quelli da fuori: uno di Monza che ha costruito in via San Rocco, dietro la vecchia farmacia,e poi ha venduto parte dei terreni a un'impresa di Bergamo che ha costruito in via Sala. Poi un certo Bonelli ha comprato i terreni dietro il parco. Dopo Gironda, la famiglia Gnecchi diede l'incarico di vendere ad un altro suo membro, il dott. Carlo Gnecchi, commercialista con studio a Milano.
Però, perché si costruisse, erano necessari strumenti urbanistici adeguati, e il "Piano di Azzonamento" in vigore non lo era, perché prevedeva di costruire in un "cerchietto" intorno al centro storico, lasciando tutto il resto agricolo. Allora ho dato al' ingegner Corti l'incarico di predisporre un "Piano di Fabbricazione"

M - In che anni siamo?
A - Immediatamente, prima del 60, sicuramente. Corti però ha preparato un Piano di Fabbricazione che ricalcava il Piano di Azzonamento: uno sviluppo molto intensivo intorno al centro storico e tutto il resto agricolo. Non mi piaceva.

M - Tutto da rifare?
A - Sì. Quando abbiamo conosciuto l'architetto De Giacomi, che era in rapporto con la famiglia Gnecchi, o forse più con il Gironda, l'erede che vendeva tutto, abbiamo affidato a lui l'incarico e lui si è offerto di farlo gratis.

M - Gratis?
A - Sì. Siccome però non lo portava avanti, per stringere i tempi, Giulio Oggioni, il geometra Motta, Franco Colombo ed Elio Sala, assessori i primi due e consiglieri comunali gli altri, abitanti di Verderio, andavano nel suo studio di Monza ad aiutarlo: chi tirava le righe, chi colorava, chi disegnava, eccetera ... Qualche volta avevano l'appuntamento, andavano giù e non trovavano nessuno, c'era la porta chiusa.
Tutto per cercare di portare a casa questo Piano Regolatore. Finalment l'è riusi a fal. Era stato pensato per 3000 abitanti, ma in regione l'hanno tagliato, ridotto. Però intanto avevamo portato a casa un documento.

M - Questo strumento, se non sbaglio, era ancora un Piano di Fabbricazione. Il primo piano regolatore, invece, è quello del 1985 che è in vigore ancora adesso?
A - Sì il primo è quello e l'ha fatto l'architetto Redaelli, che era già tecnico di Verderio Inferiore e aveva elaborato il loro PRG. Redaelli aveva concepito il nostro piano per tremila abitanti, la regione lo ridusse a più o meno 2000. Però, andando personalmente in regione, avevo ottenuto, per le case in zona agricola e lontane dal centro abitato, la possibilità di aumentare la volumetria ... tre o  quattro edifici che avevano bisogno di ampliarsi, delle eccezioni indicate nel piano.

M - L'opposizione giudicò il piano regolatore eccessivamente espansivo. Naturalmente lei non era d'accordo ...
A -  No, il piano non era troppo espansivo. Adesso capisco la ragione per cui non si debba andare più in là di tanto, mi rendo conto ... Però allora bisognava dare la possibilità di costruire. Io la vedevo così, solo quello avrebbe permesso al paese di vivere ...

LA FOGNATURA

M - Nel lunghissimo tempo in cui è stato sindaco, quali sono le più importanti opere realizzate e i più significativi obiettivi raggiunti?
 A - Partiamo dalla fognatura. Con il sindaco Zoia di Verderio Inf siamo stati in ballo 10 anni per fare la fognatura. Noi avevamo ottenuto dallo stato un mutuo di 15 milioni a tasso zero, partendo dal presupposto che il segretario Ponzoni avrebbe convinto Zoia a farla insieme e arrivare fino alla loro cava.

M - Che è dove adesso c'e il depuratore?
A - Sì, dove c'è il consorzio dei quattro comuni. Zoia diceva di sì ma poi non se ne faceva niente. Allora abbiamo comprato una "cavetta" di 500 metri quadrati in territorio di Verderio Inferiore, subito dopo il nostro confine. Pensavamo di utilizzarla ma sotto c'è tutta roccia e non disperde e quindi l'abbiamo abbandonata (tra l'altro adesso sembra che andrà persa per usucapione, perché il proprietario che ce l'aveva venduta, essendo inutilizzata, ha continuato a coltivarla). Quando ci siamo accorti che questa cava non disperdeva, abbiamo tenuto fermo il mutuo, sperando che Verderio Inf. ci permettesse di collegarci al loro collettore. Invece non dicevano di no, non dicevano di sì, così non abbiamo speso il mutuo, che quindi è stato annullato, e non abbiamo risolto il problema.

Enrico Zoia, sindaco di Verderio Inferiore dal 1961 al 1973


M - Qualche mese fa ho intervistato Zoia e gli ho chiesto se andavate d'accordo. Lo chiedo anche a lei.
A -Mica tanto, mica tanto ...

M -Lui mi aveva detto di sì..
A - Sì. Però sulla fognatura mi ha tenuto fermo fino a che ho perso il mutuo. Sono andato anche a casa sua una volta con il segretario ... il segretario spingeva... dopo l'è 'nda in cunsili ma gh'è sta nient de fa: siamo rimasti senza soldi e senza fogna ...

M - Perché secondo lei c'era questa resistenza?
A - Verderio Inf. non si muoveva perché non voleva che gli arrivasse la nostra acqua. D'altro canto anche Robbiate e Paderno se ne strasbattevano perché tanto la loro acqua andava in giù per conto suo. Quelli messi male eravamo noi perché tutto il terreno di fianco alla casa di Martit, dove c'è la farmacia, era sempre allagato: quando pioveva si riempiva d'acqua ...

M - Se non sbaglio, Verderio Sup. si può dividere in due parti: una che assorbe l'acqua e l'altra no. È giusto?
A - Sì. Da la cà di Martit fino a Cornate - ma anche tutto il terreno a venire dalla cascina Airolda - è argilloso e non assorbe niente. Infatti quella zona è tutto piena di fossati. Qui invece, dove abito io, la parte ovest del paese, il terreno è ghiaioso - c'era anche una cava -  e assorbe bene.
Però quel depuratore che c'è adesso lo dobbiamo ancora al sottoscritto.

Depuratore in territorio di Verderio Inf., costruito in consorzio dai due comuni di Verderio, da Robbiate e da Paderno d'Adda


M - Mi racconti...
A - Era tutto fermo e non si riusciva a sbloccare la situazione. A un certo punto ho deciso di impegnarmi in prima persona sull'argomento baipassando il presidente del consorzio. Prima ho parlato con i comuni di Sulbiate e Bernareggio chiedendo di far partire il loro collettore da Verderio invece che da Bernareggio, e portare così anche la nostra acqua a Vimercate. Sembrava si potesse fare ma poi il genio civile di Milano ha dato parere negativo, per via dell'insufficiente portata dei tubi. Allora cosa ho escogitato per avere il depuratore? Ho fatto personalmente la domanda al ministero per avere il contributo, l'ho inoltrata e solo a questo punto ho avvisato della mia iniziativa gli altri tre comuni, Verderio Inf, Robbiate e Paderno..

M - Quando l'aveva già mandata?
A - Sì, prima l'ho inviata al ministero, poi li ho avvisati. E' arrivato il contributo e abbiamo realizzato l'opera.

LA SCUOLA ELEMENTARE

A - Anche quella della scuola elementare è una storia da raccontare. Abbiamo fatto il progetto, e trovato il finanziamento del ministero, 15 milioni. Avevamo previsto la costruzione lì dove poi è stata realizzata, un terreno di  proprietà Gnecchi.  Pensavamo che non ci fossero problemi, per cui siamo andati tranquilli a chiedere che ci cedessero l'area. Sennonché Luisin del Bura, uomo di fiducia della famiglia, giardiniere e custode della villa, su quel terreno produceva verdure, per la famiglia Gnecchi, nei periodi che risiedeva qui, e anche per sé. Pertanto la risposta fu negativa.

In corrispondenza della porta d'entrata, il nucleo originario della scuola elementare; a sinistra, con quattro finestre, un primo ampliamento; sulla destrala "palestrina" aggiunta negli anni novanta del secolo scorso.

M - Ma dopo ci hanno ripensato?
A - No, abbiamo dovuto fare l'esproprio. Tra l'altro, noi gli avevamo offerto 500 mila lire; la perizia per la pratica di esproprio ha stabilito invece un valore di 450 mila lire e, ovviamente, gli abbiamo dato 450 mila lire.

M - Per il comune è stato un risparmio
A - No, perché abbiamo ritardato la costruzione di qualche anno e i 15 milioni che sarebbero bastati non erano più sufficienti. Abbiamo trovato una ditta di Torre de' Busi disposta a realizzare la scuola ma voleva tre milioni e mezzo in più. Per trovarli abbiamo fatto "salti mortali", che è meglio che non gli descriva.

M - Di che anni stiamo parlando?
A - Prima metà degli anni sessanta.

LA SCUOLA MEDIA

A - Per alcuni anni abbiamo avuto anche la scuola media a Verderio. Per pochi anni ma l'abbiamo avuta.

M - Dov'era?
A - In comune. Avevamo ristrutturato il palazzo e sistemato lì le aule. Quella che era la casa di Zamparelli è diventata la segreteria e la presidenza; due aule erano a pianterreno, altre tre all'ultimo piano. Il resto era occupato dagli uffici comunali.
Attraverso  mio fratello Luigi, che era sindaco a Carvico, ho avuto un contatto con il ministro della pubblica istruzione, Giovanni Battista Scaglia, di Bergamo, e abbiamo avuto la scuola media.

M - In che anni?
A - Settanta /settantacinque. Fino a quando è partita quella di Robbiate.

M - Era coinvolto anche Verderio Inferiore?
A - Loro erano scettici. Prima hanno aderito, convinti che non saremmo riusciti ad ottenerla. Quando è arrivata la notizia che era stata concessa, sono diventati contrari.
Avevamo ricevuto l'autorizzazione a luglio con la condizione che  attrezzassimo la scuola entro ottobre. Lavagne, banchi cattedre ...  tutto. A ottobre siamo partiti.

M - Perché una scelta di questo tipo? Non fu solo una questione di orgoglio di paese?
A - No, ha avuto successo perché sia a Verderio Superiore che a Verderio Inferiore tanti ragazzi, anche se c'era già l'obbligo, non frequentavano le scuole medie. Solo alcuni andavano a Cornate e altri a Merate. Con la scuola qui in paese la situazione si è risanata.

LA FARMACIA, LA BANCA, IL TRASPORTO ALUNNI, L'INFORMATIZZAZIONE DEGLI UFFICI E IL GRUPPO ANZIANI

A - Negli anni in cui sono stato sindaco abbiamo ottenuto anche di avere una farmacia, la cui prima sede è stata il negozio dove adesso c'è il giornalaio, e la Banca Briantea, che in un primo tempo era solo tesoreria, a piano terra del comune.

Nel 1981 - 82, abbiamo dato inizio all'informatizzazione degli uffici comunali, acquistando un computer che il comune di Bellusco aveva sostituito con i PC. Era un cassone pesantissimo che abbiamo dovuto issare fino al primo piano con un camion con il braccio. Siccome il segretario non era d'accordo, per andare a prenderlo a Bellusco abbiamo aspettato che andasse in ferie. Nella nostra zona solo Robbiate aveva già il computer.

Negli anni sessanta abbiamo attivato il servizio di trasporto per gli alunni delle elementari. Serviva soprattutto per gli abitanti delle varie cascine: la Fuggitiva, l'Alba, La Salette, l'Airolda. L'incarico di autista era stato affidato al signor Remo Cavalmoretti, titolare del ristorante "da Remo". Per un po' di anni l'ha fatto lui, dopo è subentrato Nunzio. Il mezzo usato era un pulmino 600, acquistato di seconda mano.
Il gruppo anziani, attivo in questi anni nelle attività di volontariato, si è costituito negli anni in cui ero sindaco. Avevo copiato l'dea dal comune di Ronco, il cui sindaco, Cantù, era un mio amico molto bravo e pieno di iniziative.

M - Qualcosa che le rincresce di non aver realizzato?
A - ?!?

M -Non le viene in mente niente? Qualcosa che si è pentito di aver realizzato?
A - No, non mi pare ... Di errori ne avrò fatti sicuramente, però ...

M - Riformulo la domanda: qualcosa che preferirebbe che non ci fosse a Verderio. Ricordo che una volta mi aveva confessato che una certa cosa avrebbe preferito che non fosse stata costruita. Dopo glielo dico ..
A - No, me lo dica...

M - La casa dell'ufficio postale, di fronte al municipio ...
A - A sì, il palazzone lì...

M -Sbaglio?
A - No è vero, e vero, perché è stato fatto proprio su un fazzoletto di terra. È stata una delle poche volte che ho convocato la commissione edilizia -  non c'era mai niente da vedere. Zamparelli, che era membro di diritto in quanto ufficiale sanitario, e gli altri componenti della commissione hanno dato parere favorevole e allora io, mio malgrado, ho concesso il permesso. Tra l'altro rispetto al progetto originario sono andati su di un piano in più.
Mi ricordo che la considerazione che facevo è che era un fazzoletto di terra, e l'hanno occupato fino all'ultimo millimetro. Lei ha ragione: "così" avrei preferito che non venisse costruito. Però se fosse stata un edificio meno impegnativo .... Il progettista era il Corti, che era il nostro tecnico. Insomma non è che mi trovi pentito, ma non l'avevo visto molto bene. Però la commissione aveva dato parere favorevole, non ero andato contro.


1964 - Il dottor Zamparelli con il Cardinale Giovanni Colombo e il sindaco Villa


I RAPPORTI CON LE OPPOSIZIONI

M - Quando lei era sindaco c' erano ancora il Partito Comunista e  il partito Socialista. Andavate d'accordo?
A - Mica tanto, mica tanto. Con i vecchi (c'era il suocero di Bruno Mapelli, diventato poi sindaco di Verderio Inferiore), dell'età dei miei fratelli, con loro si poteva ancora dialogare: qualche sparatina ma nessuna azione. Con altri, ad esempio l'Aldeghi, Pippo, con lui era impossibile ... E' quello che mi ha fatto la prima denuncia, per la casa costruita in via Principale: per calcolare la volumetria, avevano inglobato l'area dove adesso c'è il parcheggio dietro la scuola materna: allora mi hanno denunciato. Poi mi hanno denunciato Bartesaghi, Dozio e Oggioni, ma la cosa è finita nel cestino. Poi è stata la volta Giulio, Rino e Guastamacchia: questi hanno provocato un ispezione perché avevano detto che ero coinvolto personalmente in costruzioni, insomma non facevo solo il sindaco  

M - Intende quella volta che avevano mandato una lettera anonima ai carabinieri? Ricordo questa storia perché lei mi aveva chiamato, insieme a Dozio e a Maurizio Oggioni, perché sospettava che fossimo stati noi della minoranza a mandare la lettera. Ma noi le rispondemmo che le lettere anonime non erano nel nostro stile.
A -Insinuavano che io avessi avuto questa casa per aver favorito la costruzione della zona industriale. Siccome la zona industriale era stata gestita da un commercialista di Paderno, che aveva messo in piedi l'immobiliare Vella, quel Vella è diventato Villa. Per l'ispezione era arrivato un ingegnere nominato dal tribunale di Lecco insieme al maresciallo dei carabinieri. Con questo avevo sempre avuto un buon rapporto; invece quella mattina lì era arrivato tutto impettito: "qui c'è qualcuno d'arrestare", sembrava volesse dire.
È stata un'indagine abbastanza approfondita. Sono arrivati alla mattina, si sono chiusi nell'ufficio tecnico e hanno voluto vedere tutte le licenze edilizie. Per tutti i lavori, piccoli o grandi, che ho fatto c'erano le pratiche edilizie approvate, per cui sono passato indenne, ma se avessi fatto qualcosa mi avrebbero incastrato. Invece, dopo che è saltato fuori quel nome, Vella - "ah Vella, Vella Vella, non Villa!" -  è andata a finire in niente.
In qualche occasione avevo detto che, per sviluppare il paese, sarei stato disposto a fare anche carte false: lo dicevo perché vedevo Verderio Superiore morire e provavo invidia per i paesi intorno che invece "sparavano fuori", si ingrandivano. E allora se veniva uno a dire: "costruisco", porco boia gli mettevo giù il tappetino: "Vediamo cosa si può fare, cosa dobbiamo fare" eccetera. Questo era il mio sentimento. Ero animato solo dal desiderio di far crescere il paese. Invece qualcuno può aver pensato che avessi degli interessi personali.

IL REFERENDUM PER LA FUSIONE DEI DUE COMUNI

M - Una domanda un po' lunga, mi scusi. Durante il suo ultimo mandato si svolse il primo referendum per la fusione fra i comuni di Verderio Superiore e Inferiore. Il suo partito, la DC, era ufficialmente favorevole alla fusione, però alcuni esponenti locali si schierarono per il NO e furono fra gli artefici del fallimento dell'ipotesi unificazione. Lei si schierò per il SÌ, ma molti dei favorevoli alla fusione, io fra questi, giudicarono il suo impegno perlomeno tiepido: sembrava fosse favorevole con la testa, la ragione, ma non con il cuore, il sentimento. Cosa pensa di questo giudizio?
A - Sì, lei tocca un tasto vero. La ragione per cui ero freddo è che temevo che il Municipio, le scuole, la posta ... andasse tutto a Verderio Inferiore. Qui noi diventavamo una frazione. La persona che doveva andare in posta per riscuotere la pensione, doveva andare a Verderio Inferiore e domani questa gente mi avrebbe maledetto, avrebbe detto: "Cosa t'è venuto in mente a te di mandarmi fino là?" Era questo che mi disturbava.


M - Però poteva anche non andare così. Non è detto....
A -Il palazzo comunale era logico che andasse a Verderio Inferiore; la posta anche, la nostra è lì in quel posto dove bisogna fare 5 o 6 gradini ...
Poi la scuola, che sarebbe andata di fianco alla palestra, perché Verderio Inf. ha fatto 3000 progetti per costruirla là. Un altro disagio per la gente.
Io la vivevo così, personalmente avevo questi dubbi. Vedevo l'opportunità, la necessità di andare all'unificazione però...

M - Mi ricordo, prima ancora che si decidesse la data del referendum, un' assemblea in cui lei aveva parlato dell'unificazione come di una cosa utile, necessaria ...
A - E' vero, è vero. Però sentivo angoscia, che tenevo per me, per il fatto che non avremmo portato una miglioria spicciola al cittadino di Verderio Sup., anzi lo avremmo costretto a dei disagi.

M - Ma la soluzione trovata in seguito per la scuola le piace?
A - Sì. Sinceramente mi pare vada bene. Poi, averla mantenuta a Verderio Sup.  per me è una felicità.
Io ero contrario anche ad andare a Robbiate con la media. Piuttosto, pensavo, facciamo d'edificio nuovo a Verderio Inferiore ma facciamo la scuola per noi. Perché vedevo Ronco Briantino, che ha la scuola media per conto suo e tira via diritto e la scuola va bene per i ragazzi

L'edificio scolastico di Verderio Superiore e Inferiore: la parte nuova, a sinistra, saldata ad angolo retto a quella vecchia


M - Scuola materna, elementare, media sempre a Verderio. Non sarebbe diventato un mondo troppo ristretto? Troppo domestico? Per le mie figlie andare alle medie a Robbiate ha significato una certa apertura
A - Sì, può essere. Può essere, non posso negarlo, però io vedevo bene anche la scuola media qui, tanto dopo i ragazzi si agitano, si muovono per conto loro. Io la pensavo così, però non mi sono mai azzardato a tirar fuori questa idea.

SINDACO PER QUARANT' ANNI, CONSIGLIERE COMUNALE PER CINQUANTA
 

M - Quanto è durata la sua carriera di Sindaco?
A - Quarant'anni, dal 1955 al 1995. Quella di Consigliere Comunale cinquanta. Si ricorda quando gli ho chiesto di guardare in archivio comunale la data del mio primo consiglio? Volevo fermarmi a 50 anni giusti: lei mi ha detto che il mio primo consiglio era stato in aprile del 1951, in aprile del 2001 mi sono dimesso.

M - Non ha mai pensato di andare oltre, di avere incarichi in provincia, regione o in parlamento? Non ha mai ricevuto offerte in questo senso?
A - No, io andavo volentieri a lavorare e facevo volentieri il sindaco perché ambivo, desideravo immensamente migliorare l'immagine del paese. Di riflesso poi sarei stato approvato anch'io.

M -Quarant'anni. Un periodo lunghissimo. Cosa voleva dire essere sindaco in un paese come Verderio negli anni cinquanta e cosa ha voluto dire dopo?
A - Guardi, negli anni cinquanta e sessanta la gente si rivolgeva al sindaco per tutto: mi sono dovuto interessare per le esenzioni dal servizio militare, per i ricoveri. Chi aveva bisogno di qualcosa andava dal sindaco. 

1966 - Consegna delle onoreficenze di Vittorio Veneto ai combattenti dele prima guerra mondiale


Ricordo che per venire incontro alle esigenze di famiglie particolarmente disagiate, avevamo rilasciato dei libretti di lavoro per bambine che non avevano ancora compiuto i 14 anni. La legge lo permetteva solo in casi eccezionali.

Abbiamo anche rimesso in piedi una mutua, gia esistente negli anni precedenti e poi abbandonata. Era aperta ai contadini , che erano tanti, e agli esercenti: dietro il versamento di una quota annuale, garantiva il rimborso della retta ospedaliera e delle spese per le visite specialistiche, in anni in cui l'assistenza sanitaria gratuita non era ancora stata estesa a tutti. La regia di questa operazione era del comune, ma la gestione era affidata ad un apposito consiglio.

Certo, per i problemi economici, non potevo intervenire, perché non c'erano i mezzi. A un certo punto il segretario mi ha convinto a prendere l'indennità di carica (così come mi ha convinto a iscrivermi alla DC per appoggiarmi ai ministeri e compagnia bella). Mi ha detto: "Per aiutare chi ha bisogno è necessario disporre di una certa somma: se lei prende l'indennità di carica, con quei soldi possiamo aiutare le persone"  Abbiamo fatto così: io firmavo il mandato e poi i soldi li gestiva Salvatore Montana, il ragioniere. Quando c'era qualcuno da aiutare, negli ultimi anni soprattutto gli stranieri immigrati, si attingeva da quel fondo.
Abbiamo usato quei soldi anche per altre cose. Un esempio. Per guidare il pulmino della scuola Nunzio Villari aveva bisogno di una patente speciale. L'ha fatta con l'indennità del sindaco perché non si poteva fare una delibera per pagare la patente a un dipendente.

M - In seguito fare il sindaco è stato diverso?
A - In seguito le responsabilità si sono mantenute, ma il suo ruolo si è sgravato da tutte quelle cose lì.

M - I momenti più belli?
A - Non lo so. Io godevo di quello che realizzavo, perché erano cose che desideravo, non tanto per  me quanto per la popolazione. Godevo per l'incremento della popolazione, quando firmavo nuovi certificati di residenza o di  trasferimento di residenza. Dottori, ingegneri eccetera: godevo perché Verderio si riempiva di gente di cultura, con capacità professionali di un certo livello, che avrebbe arricchito culturalmente il paese. Tutto questo mi faceva un immenso piacere. Così come il sentire che si diplomavano i ragazzi che sono venuti dopo di me.

M - I momenti più brutti?
A -  Le denunce che avevo ricevuto, e di cui abbiamo già parlato, che mi lasciavano abbastanza turbato.

A sinistra l'ampliamento del cimitero di Verderio Superiore realizzato fra il 1995 e il 2000


M - Nei suoi successori dove ha visto o vede continuità rispetto alle sue amministrazioni e dove invece c'è più discontinuità?
A - Guardi, non vedo male, non vedo niente di negativo.
Bene Bosisio: sua la realizzazione dell'ampliamento del cimitero, sua l'idea di affidare la progettazione a un tecnico "nuovo" e abbiamo visto il risultato.
A lui si devono anche i primi passi verso la scuola elementare unificata: l'accordo di programma con Verderio Inferiore e una prima bozza di progetto.
Nella sua prima amministrazione avevo visto che il Colnaghi aveva capito come ci si deve muovere per rincorrere i contributi e gli aiuti. Vedo che le cose si fanno bene, con una certa accuratezza Sono stato recentemente in comune e ho visto come sono stati organizzati gli uffici: lavorano con la testa, mi piace...