Sono con Orazio Fumagalli nel negozio di giornali - e di molte altre
cose - che la figlia Raffaella (presente insieme alla mamma) gestisce a
Verderio Inferiore, sull'angolo fra via dei Tre Re e via IV Novembre.
Sono qui per parlare con lui della locale associazione sportiva,
l'A.S.D. Verderio.Di questa associazione, di cui ancora oggi è presidente, più di quarant'anni fa Orazio è stato ideatore e fondatore. Per raccontare questa storia, non si può quindi che partire da lui e dalla sua passione per lo sport, anzi, per "uno" sport in particolare: il ciclismo.
"Sono nato a Lecco il 7 agosto del 1939, e ho abitato in quella città per due o tre anni, fino a quando mio papà, per lavoro, fu trasferito in un'altra località"
Marco (M) - I tuoi genitori erano di Lecco?
Orazio (O) - No: il papà, Renzo, era di Como; la mamma, Elena Pusinelli, di Nesso, un paesino affacciato sul lago, tra Como e Bellagio.
Orazio (O) - No: il papà, Renzo, era di Como; la mamma, Elena Pusinelli, di Nesso, un paesino affacciato sul lago, tra Como e Bellagio.
PARENTESI: A Nesso c'è uno degli angoli più belli del lago di Como, indegnamente rappresentato dalla foto n.1, da me scattata qualche anno fa. Scusate la divagazione.
M - Che lavoro faceva tuo papà?
O - Era impiegato dell'I.N.G.I.C., l'istituto nazionale gestione imposte di consumo, l'ente incaricato di riscuotere i dazi: era un "daziere". Per questo suo lavoro la nostra famiglia si è trasferita diverse volte.
O - Era impiegato dell'I.N.G.I.C., l'istituto nazionale gestione imposte di consumo, l'ente incaricato di riscuotere i dazi: era un "daziere". Per questo suo lavoro la nostra famiglia si è trasferita diverse volte.
M - Quando sei nato lavorava a Lecco, poi siete venuti a Verderio?
O - Prima siamo andati ad abitare a Civenna, sopra Como, dove c'è la Madonna del Ghisallo. In quel periodo svolgeva l'attività su 5 comuni, forse di più. Aveva in mano: Civenna, Magreglio, Barni, Lasnigo; i tre paesi della Valbrona: Isino, Candalino e Valbrona; e i tre del lago Onno, Vassena e Limonta.
Subito dopo la guerra, nel 1945, è stato nominato Sindaco di Civenna, perché era stato partigiano: nella nostra casa di Paderno, dove ancora vive mia sorella, ci sono gli attestati che riconoscono il suo contributo alla lotta di liberazione.
O - Prima siamo andati ad abitare a Civenna, sopra Como, dove c'è la Madonna del Ghisallo. In quel periodo svolgeva l'attività su 5 comuni, forse di più. Aveva in mano: Civenna, Magreglio, Barni, Lasnigo; i tre paesi della Valbrona: Isino, Candalino e Valbrona; e i tre del lago Onno, Vassena e Limonta.
Subito dopo la guerra, nel 1945, è stato nominato Sindaco di Civenna, perché era stato partigiano: nella nostra casa di Paderno, dove ancora vive mia sorella, ci sono gli attestati che riconoscono il suo contributo alla lotta di liberazione.
M -Hai qualche ricordo, anche se eri solo un bambino, di quei fatti?
O - Ricordo che, quando avevo 4 o 5 anni erano venute in casa le Brigate Nere, o chi per esse, per arrestarlo; mi ricordo che erano vestiti di nero, con i mitra e che erano in tanti. È stato rinchiuso nel carcere di Como. Erano in dieci o quindici là dentro. A lui hanno rimandato per due volte la fucilazione; gli altri li hanno fucilati. È stato liberato dopo che un certo numero di partigiani ha rinunciato alla lotta. A pensach me ven sú la pel de capun.
Negli anni successivi, quando andavo a Como al cimitero monumentale, dove c'è una grande lapide in memoria dei partigiani trucidati, lui leggeva i nomi e poi mi diceva: "lì doveva esserci anche il mio nome".
La cosa curiosa è che aveva una sorella, la maggiore, che era dalla parte opposta, era segretaria del fascio.
O - Ricordo che, quando avevo 4 o 5 anni erano venute in casa le Brigate Nere, o chi per esse, per arrestarlo; mi ricordo che erano vestiti di nero, con i mitra e che erano in tanti. È stato rinchiuso nel carcere di Como. Erano in dieci o quindici là dentro. A lui hanno rimandato per due volte la fucilazione; gli altri li hanno fucilati. È stato liberato dopo che un certo numero di partigiani ha rinunciato alla lotta. A pensach me ven sú la pel de capun.
Negli anni successivi, quando andavo a Como al cimitero monumentale, dove c'è una grande lapide in memoria dei partigiani trucidati, lui leggeva i nomi e poi mi diceva: "lì doveva esserci anche il mio nome".
La cosa curiosa è che aveva una sorella, la maggiore, che era dalla parte opposta, era segretaria del fascio.
M - Dopo la guerra andavano d'accordo?
O - Sì, sì, ognuno nella sua ideologia. Lei aveva in casa i quadri del duce; suo fratello invece, per l'idea opposta, si era quasi fatto uccidere.
O - Sì, sì, ognuno nella sua ideologia. Lei aveva in casa i quadri del duce; suo fratello invece, per l'idea opposta, si era quasi fatto uccidere.
M - Fino a quando siete rimasti a Civenna?
O - Fino al 1955.
O - Fino al 1955.
M - Qualche altro ricordo?
O - Ricordo che subito dopo la guerra su quelle strade facevano una gara di motociclette, il "Circuito del Lario" ...
O - Ricordo che subito dopo la guerra su quelle strade facevano una gara di motociclette, il "Circuito del Lario" ...
UN CICLISTA FORTE IN VOLATA E NELL'ULTIMO CHILOMETRO
M - Sì, va bene le moto-ciclette, ma Civenna è un posto da bi-ciclette ...
O - Sì, è un posto da biciclette. La mia prima passione è nata alla Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti. A quei tempi, specialmente per il giro di Lombardia, era quasi obbligatorio passare di lì. Allora il pezzo più duro, circa un chilometro dei nove della strada che sale da Bellagio, non era asfaltato.
O - Sì, è un posto da biciclette. La mia prima passione è nata alla Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti. A quei tempi, specialmente per il giro di Lombardia, era quasi obbligatorio passare di lì. Allora il pezzo più duro, circa un chilometro dei nove della strada che sale da Bellagio, non era asfaltato.
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| Colle del Ghisallo. Monumento al ciclista :Vittoria e sconfitta - Trionfo e delusione |
M - Da quelle parti c'è anche il muro di Sormano.
O - Il muro di Sormano lo hanno fatto per un paio di volte al giro di Lombardia, però solo i professionisti. Quest'anno l'hanno inserito per la prima volta dopo forse vent'anni. Però oggi non è la stessa cosa, perché le biciclette hanno rapporti diversi, che permettono di fare più agevolmente anche determinate salite. Allora i rapporti erano pochi e anche la tecnologia ... chi se parla de quarant'an fa ...
O - Il muro di Sormano lo hanno fatto per un paio di volte al giro di Lombardia, però solo i professionisti. Quest'anno l'hanno inserito per la prima volta dopo forse vent'anni. Però oggi non è la stessa cosa, perché le biciclette hanno rapporti diversi, che permettono di fare più agevolmente anche determinate salite. Allora i rapporti erano pochi e anche la tecnologia ... chi se parla de quarant'an fa ...
M -C'era il cambio con le due leve?
O - Sì, prima ancora c'erano le leve, che bisugnava saltà gió da la bicicleta, cambia la róda e via dicendo, tutto legato ai rapporti. Avevano poche velocità: magari davanti solo una stella e dietro tre o quattro. Adesso hanno doppia o tripla moltiplica davanti e otto stelle dietro, che diventano, se davanti ne hanno due e dietro otto, sedici velocità. Vanno proprio dall'estremo, il pignoncino piccolo "così", alla stella 28 o trenta. In salita sembra che camminino ..., poi, siccome fanno tante pedalate al minuto, vanno comunque veloci ... Mentre una volta andavano su con i rapporti pesanti.
O - Sì, prima ancora c'erano le leve, che bisugnava saltà gió da la bicicleta, cambia la róda e via dicendo, tutto legato ai rapporti. Avevano poche velocità: magari davanti solo una stella e dietro tre o quattro. Adesso hanno doppia o tripla moltiplica davanti e otto stelle dietro, che diventano, se davanti ne hanno due e dietro otto, sedici velocità. Vanno proprio dall'estremo, il pignoncino piccolo "così", alla stella 28 o trenta. In salita sembra che camminino ..., poi, siccome fanno tante pedalate al minuto, vanno comunque veloci ... Mentre una volta andavano su con i rapporti pesanti.
M - Civenna e la Madonna del Ghisallo sono all'origine della tua passione per il ciclismo. Ma dopo vi siete trasferiti ancora.
O - Sì, e per due anni, dal 1955, abbiamo abitato a Verderio Inferiore; dopo ci siamo spostati a Paderno d'Adda, prima in piazza, in locali attigui al comune, poi in un appartamento vicino alla stazione, dove vivono ancora una mia sorella e due fratelli. Papà aveva l'ufficio a Robbiate e operava su cinque comuni: i due Verderio, Paderno, Robbiate e Imbersago.
O - Sì, e per due anni, dal 1955, abbiamo abitato a Verderio Inferiore; dopo ci siamo spostati a Paderno d'Adda, prima in piazza, in locali attigui al comune, poi in un appartamento vicino alla stazione, dove vivono ancora una mia sorella e due fratelli. Papà aveva l'ufficio a Robbiate e operava su cinque comuni: i due Verderio, Paderno, Robbiate e Imbersago.
M - Prima di addentrarci nello sport, che dovrebbe essere un po' il centro di questa chiacchierata, mi devi ancora parlare dei tuoi studi e del tuo lavoro...
O - Ho frequentato fino alla terza avviamento commerciale. Finita la scuola, su consiglio di mio padre ho fatto gli esami a Como per poter eventualmente fare il suo lavoro: ho preso l'abilitazione, ma non ho intrapreso quella strada. Ho trovato lavoro come impiegato in una ditta di Milano: e qui si innesta il discorso sullo sport.
O - Ho frequentato fino alla terza avviamento commerciale. Finita la scuola, su consiglio di mio padre ho fatto gli esami a Como per poter eventualmente fare il suo lavoro: ho preso l'abilitazione, ma non ho intrapreso quella strada. Ho trovato lavoro come impiegato in una ditta di Milano: e qui si innesta il discorso sullo sport.
M - In che senso?
O - Ho cominciato a fare ciclismo in modo agonistico a 18 anni. Conciliare lo sport con il lavoro a Milano però era un problema: per allenarmi andavo avanti e indietro da Milano in biciclettata ma, in mezzo, c'era anche la giornata di lavoro. Non era facile. Infatti nei primi due anni c'era tanta passione ma risultati … pochi. Poi ho fatto il militare, 18 mesi come si usava allora.
O - Ho cominciato a fare ciclismo in modo agonistico a 18 anni. Conciliare lo sport con il lavoro a Milano però era un problema: per allenarmi andavo avanti e indietro da Milano in biciclettata ma, in mezzo, c'era anche la giornata di lavoro. Non era facile. Infatti nei primi due anni c'era tanta passione ma risultati … pochi. Poi ho fatto il militare, 18 mesi come si usava allora.
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| 1959 - La prima squadra ciclistica dilettantistica di Orazio, la Orenese Serse Coppi. Lui è il quarto da sinistra. Il quinto è Vincenzo Mapelli di Verderio Superiore |
M - Hai dovuto interrompere l'attività agonistica?
O - No, no. Nelle varie caserme a cui sono stato destinato (Como, a fare il CAR; Chiavari, alla scuola della NATO; Torino; Milano, Como e Monza, ai distretti), ho sempre avuto con me la bicicletta e nel tempo libero avevo il permesso di allenarmi. Però i risultati erano quelli che erano, perché per potermi allenare di giorno, facevo i turni di marconista di notte: se po' minga fa tót
O - No, no. Nelle varie caserme a cui sono stato destinato (Como, a fare il CAR; Chiavari, alla scuola della NATO; Torino; Milano, Como e Monza, ai distretti), ho sempre avuto con me la bicicletta e nel tempo libero avevo il permesso di allenarmi. Però i risultati erano quelli che erano, perché per potermi allenare di giorno, facevo i turni di marconista di notte: se po' minga fa tót
M - Dopo il militare ... ?
O - Finito il militare ho ricominciato a lavorare, ma io volevo cercare di ottenere qualche risultato con la bicicletta. Allora mio papà mi ha detto: "ti do un anno di tempo: prova" e mi ha dato la possibilità di allenarmi.
O - Finito il militare ho ricominciato a lavorare, ma io volevo cercare di ottenere qualche risultato con la bicicletta. Allora mio papà mi ha detto: "ti do un anno di tempo: prova" e mi ha dato la possibilità di allenarmi.
M - In che categoria correvi?
O - Dai 18 ai 24 anni sono stato dilettante, la categoria prima del professionismo. In questo periodo ho ottenuto 5 vittorie.
O - Dai 18 ai 24 anni sono stato dilettante, la categoria prima del professionismo. In questo periodo ho ottenuto 5 vittorie.
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| Orazio Fumagalli vince a Lurate Caccivio (1961 o '62) |
M - Ricordi qualche gara in particolare?
O - Ne ricordo una con arrivo a Caccivio, dove avevo vinto in solitaria, e poi il giro delle Asturie, in Spagna, del 1964 a cui avevo partecipato con la squadra nazionale italiana. Una gara di 994 chilometri divisi in 9 tappe.
O - Ne ricordo una con arrivo a Caccivio, dove avevo vinto in solitaria, e poi il giro delle Asturie, in Spagna, del 1964 a cui avevo partecipato con la squadra nazionale italiana. Una gara di 994 chilometri divisi in 9 tappe.
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| La squadra italiana al Giro delle Asturie 1964. Orazio è il secondo da destra. |
M - Che tipo di corridore eri? In che cosa eri forte?
O -In volata e nell'ultimo chilometro.
O -In volata e nell'ultimo chilometro.
M - Salita?
O - No, in salita no. Malgrado avessi abitato alla Madonna del Ghisallo, la salita non era il mio forte: arrancavo, facevo fatica. Ricordo però che in un piccolo giro di Lombardia, da dilettante, in cui c'era anche il Ghisallo, il posto dove avevo vissuto fino a 16 anni, ci ho messo l'anima e sono passato per terzo.
O - No, in salita no. Malgrado avessi abitato alla Madonna del Ghisallo, la salita non era il mio forte: arrancavo, facevo fatica. Ricordo però che in un piccolo giro di Lombardia, da dilettante, in cui c'era anche il Ghisallo, il posto dove avevo vissuto fino a 16 anni, ci ho messo l'anima e sono passato per terzo.
M - Una questione d'orgoglio ...?
O - Sì, era legata all'orgoglio. Infatti quelli che erano passati davanti a me poi sono diventati professionisti.
O - Sì, era legata all'orgoglio. Infatti quelli che erano passati davanti a me poi sono diventati professionisti.
M - Che caratteristiche bisogna avere per essere bravi in volata?
O - Beh, più che altro conta lo scatto, la scelta del tempo. Poi devi essere un po' "killer", ecco: regole mia tropp. Allora (adesso forse un po' meno ma anche adesso lo fanno) ti dovevi arrangiare e sgomitare: piuttosto che far passare un altro quasi quasi lo buttavi giù. Non bisognava essere troppo democratici, se no non né vincevi più di gare. Poi bisognava avere delle qualità, una predisposizione naturale. Come per la salita, così vale per la volata.
O - Beh, più che altro conta lo scatto, la scelta del tempo. Poi devi essere un po' "killer", ecco: regole mia tropp. Allora (adesso forse un po' meno ma anche adesso lo fanno) ti dovevi arrangiare e sgomitare: piuttosto che far passare un altro quasi quasi lo buttavi giù. Non bisognava essere troppo democratici, se no non né vincevi più di gare. Poi bisognava avere delle qualità, una predisposizione naturale. Come per la salita, così vale per la volata.
UNA SOSTA E LA RIPRESA COME CICLOAMATORE
M - Da tuo papà avevi ottenuto un anno di tempo. Come è andata a finire?
O -Alla fine dell'anno mi ha detto " varda, lasa perd", lascia perdere. E infatti l'anno dopo ho smesso, ho cominciato a lavorare e mi sono sposato. Poi ho ripreso a correre, negli anni settanta, ma a un livello meno agonistico.
O -Alla fine dell'anno mi ha detto " varda, lasa perd", lascia perdere. E infatti l'anno dopo ho smesso, ho cominciato a lavorare e mi sono sposato. Poi ho ripreso a correre, negli anni settanta, ma a un livello meno agonistico.
M - In quale categoria?
O - Cicloamatori. Ho ripreso a fare gare, ma più corte rispetto al passato: al massimo 70, 75 chilometri.
O - Cicloamatori. Ho ripreso a fare gare, ma più corte rispetto al passato: al massimo 70, 75 chilometri.
M - Hai ottenuto qualche buon risultato?
O - Ho vinto una quindicina di gare, fra cui, nel 1971, il campionato italiano individuale di regolarità che si era disputato a Oggiono.
O - Ho vinto una quindicina di gare, fra cui, nel 1971, il campionato italiano individuale di regolarità che si era disputato a Oggiono.
M - Le gare di regolarità sono un po' particolari: puoi cercare di spiegare in cosa consistono?
O - Ti davano da fare un percorso, ad esempio di 75 km, diviso in tre settori - pianura, misto e salita - di diversa lunghezza. Tu sapevi l'ora di partenza e quella di arrivo: basta. Per ciascun settore era stabilita una media oraria che dovevi rispettare.
O - Ti davano da fare un percorso, ad esempio di 75 km, diviso in tre settori - pianura, misto e salita - di diversa lunghezza. Tu sapevi l'ora di partenza e quella di arrivo: basta. Per ciascun settore era stabilita una media oraria che dovevi rispettare.
M - Non potevi andare né più forte, né più piano ...?
O - Esatto. Però non potevi misurare la media con uno strumento , dovevi prepararti una tabella e seguire quella
O - Esatto. Però non potevi misurare la media con uno strumento , dovevi prepararti una tabella e seguire quella
M - Come?
O - Dovevi regolarti con la pedalata. Ogni pedalata, a seconda del rapporto che usi, ha un certo sviluppo in metri. Quindi tu sai che con un tot di pedalate al minuto puoi fare un determinato percorso. In pratica, una settimana prima della gara andavi a vederti i percorsi e fissavi dei paletti, dei paletti mentali intendo; per dire: una pianta particolare, una colonnina, una casa, un distributore di benzina. Poi venivi a casa facevi una tabella e provavi: provavi i rapporti, i pezzi e così via
O - Dovevi regolarti con la pedalata. Ogni pedalata, a seconda del rapporto che usi, ha un certo sviluppo in metri. Quindi tu sai che con un tot di pedalate al minuto puoi fare un determinato percorso. In pratica, una settimana prima della gara andavi a vederti i percorsi e fissavi dei paletti, dei paletti mentali intendo; per dire: una pianta particolare, una colonnina, una casa, un distributore di benzina. Poi venivi a casa facevi una tabella e provavi: provavi i rapporti, i pezzi e così via
M - Ma chi stabiliva se eri "regolare" o no?
O - Lungo il percorso c'erano dei controlli a sorpresa. Tu non li vedevi, ma loro ti prendevano il tempo. Sapevano che il corridore "numero tot." doveva passare da quel punto a una certa ora, un certo minuto e un certo secondo: per ogni secondo che sgarravi ti assegnavano una penalità. Chi ne accumulava di meno vinceva.. In questa specialità, come cicloamatore, una volta ho vinto il campionato italiano individuale, un'altra quello lombardo a coppie.
O - Lungo il percorso c'erano dei controlli a sorpresa. Tu non li vedevi, ma loro ti prendevano il tempo. Sapevano che il corridore "numero tot." doveva passare da quel punto a una certa ora, un certo minuto e un certo secondo: per ogni secondo che sgarravi ti assegnavano una penalità. Chi ne accumulava di meno vinceva.. In questa specialità, come cicloamatore, una volta ho vinto il campionato italiano individuale, un'altra quello lombardo a coppie.
COPPI, EDDY MERCKX E IL MILAN
M - Bartali o Coppi?
O - Coppi, sono un coppiano. Anche se Bartali mi piaceva, però sai "l'uomo solo al comando" era caratteristico. E poi l'ho visto in un paio di occasioni transitare proprio su a Civenna.
O - Coppi, sono un coppiano. Anche se Bartali mi piaceva, però sai "l'uomo solo al comando" era caratteristico. E poi l'ho visto in un paio di occasioni transitare proprio su a Civenna.
M - E di quelli che sono venuti dopo?
O -Penso che dopo il migliore sia stato Merckx, Eddy Merckx
O -Penso che dopo il migliore sia stato Merckx, Eddy Merckx
M - Lui vinceva sempre ...
O - Sì, lui vinceva sempre, era un fenomeno, per dire: c'era un traguardo volante che ti faceva guadagnare 10 centesimi? lui doveva vincere ...
O - Sì, lui vinceva sempre, era un fenomeno, per dire: c'era un traguardo volante che ti faceva guadagnare 10 centesimi? lui doveva vincere ...
M - Oltre al ciclismo, hai mai fatto altri sport?
O -Così, a livello di paese ho giocato a calcio. Sai, nei paesi c'erano le fazioni, gh'era el Milan e gh'era l'Inter. La Juve meno, 'ché l' è rivada dopu. Io ero, e ancora oggi sono, un po' tifoso milanista. Fra me e un mio compagno c'era la sfida, lui era interista. Poi lui è andato avanti, è diventato professionista e ha giocato prima nel Lecco, quando questo era in serie A; e poi nel Napoli e in altre squadre. Si chiamava Glauco Gilardoni, era di Civenna; è morto 4 o 5 anni fa; aveva un paio d'anni meno di me. Mi ricordo che una volta il Lecco aveva battuto l'Inter 2 a 1: Glauco, che era ala sinistra, aveva segnato i due gol del Lecco.
O -Così, a livello di paese ho giocato a calcio. Sai, nei paesi c'erano le fazioni, gh'era el Milan e gh'era l'Inter. La Juve meno, 'ché l' è rivada dopu. Io ero, e ancora oggi sono, un po' tifoso milanista. Fra me e un mio compagno c'era la sfida, lui era interista. Poi lui è andato avanti, è diventato professionista e ha giocato prima nel Lecco, quando questo era in serie A; e poi nel Napoli e in altre squadre. Si chiamava Glauco Gilardoni, era di Civenna; è morto 4 o 5 anni fa; aveva un paio d'anni meno di me. Mi ricordo che una volta il Lecco aveva battuto l'Inter 2 a 1: Glauco, che era ala sinistra, aveva segnato i due gol del Lecco.
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| Glauco Gilaredoni con la maglia del Lecco (Wikipedia) |
L'ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA DI VERDERIO INFERIORE
M - Ci siamo dilungati sulla tua passione per lo sport, soprattutto il ciclismo. Ora concentriamoci su Verderio e sulla società sportiva che hai fondato, l'A.S.D. Verderio...
O - Diciamo prima di tutto che, all'inizio si chiamava A.S. Verderio Inferiore. In seguito , per cercare di coinvolgere "i cugini" di Verderio Superiore, l'abbiamo chiamata solo A.S. Verderio. Più tardi ancora, per un discorso fiscale legato al CONI, è stato aggiunta la parola "dilettantistica": così adesso si chiama A.S.D. Verderio.
O - Diciamo prima di tutto che, all'inizio si chiamava A.S. Verderio Inferiore. In seguito , per cercare di coinvolgere "i cugini" di Verderio Superiore, l'abbiamo chiamata solo A.S. Verderio. Più tardi ancora, per un discorso fiscale legato al CONI, è stato aggiunta la parola "dilettantistica": così adesso si chiama A.S.D. Verderio.
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