venerdì 30 luglio 2010

QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO di Giovanni Bertacchi





QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO
di Giovanni Bertacchi


 


Rema tu, figlio. Giunti che saremo
a mezzo il lago, metterai la vela,
e così lieto io correrò sospinto
dal tuo braccio e dal vento. Oh nel percorso
de' miei dì faticosi io meritai
quest'ora di riposo; ed anche voglio
veder da vivo come andrà la barca
quando non sarò più. Rema, figliuolo.
Non è degno dell'uom questo passare
comunicando all'acque, alle montagne
una fluente illusion di moto?


Noi così navigando entro i dorati
nimbi del sole beveremo il nostro
vin di Bellagio, pieno di memorie.
Oh, le amate memorie! Or che sul mesto
lago degli anni miei cala dimessa
la breva dei tramonti, il cuor s'apprende
ai primissimi dì, quasi volesse
mancando l'avvenir, moltiplicarsi
dentro il passato la fuggente vita.
Sedendo in ozio qui, come un fanciullo
non esperto del remo, io tra i ricordi
rivivo ai sensi dell'infanzia, quando
nelle belle domeniche d'estate
scendea col padre alla consueta
pesca a Pescallo. Barca non passava
nella serenità fresca dell'alba
e solo di lontan qualche comballo
che usciva dalla notte e che seguiva
le lunghe rotte verso l'alto lago.


MANDELLO VISTA DA ONNO

Ma presto un vago e palpitante suono
rompea quei sonni: erano le lontane
campane di Varenna, ed altre ancora
che salian dalle sponde, uscian dai monti,
tenere e meste, semplici e soavi
come i racconti dell'infanzia. Oh, credi
quelle voci non tacquero più mai;
e se pur non le udiì, se pur fu muta
sul mio labbro la fede, io mi sorpresi
più d'una volta, poi, chiuso in un muto
raccoglimento, come se qualcosa
parlasse qui, come se mi cantasse
un'ostinata avemaria del cuore.


S'andava muti, cauti, fendendo
il fior dell'acqua a pena. Io vedo ancora
l'onda verdastra nei riflessi cupi
dei castagni, innanzi il sole, e ancora
provo quel senso d'umidore ed ombra.
Riodo il fiotto singhiozzante e rotto
contro i banchi di pietra e contro i fianchi
del tacito battello. A mezza costa
una piccola strada, ora nascosta,
ora scoperta, tutta a salti e svolti,
correa verso Limonta, e mi ricordo
d'una solinga cappelletta a cui
quel nessuno mirabile che vive
nel concorso di tutti, alimentava
la fiammella ogni dì. Poi si piegava
verso i paraggi di Lierna, ed era
una gioia per me veder dai grembi
dell'acqua uscire in luccicanti guizzi
agoni e trote e temoli d'argento.


PESCATORI A BELLANO

Ei fu così ch'io mi nutriì nel cuore
la passion del lago, esercitata
di giornata in giornata e d'uso in uso.
Questo ramo del Lario a poco a poco
fu mio, ed io fui suo, come sedotto
dalle lente malie d'una corrente
dolcissima. Così quando il rovescio
piombò sulla mia casa, io mi trovai
con pronti sensi e preparato cuore
poeta del mio lago e pescatore.


E vissi in questa cerchia alta e profonda
di monti che s'immergono, di muti
paeselli tuffati, ove i romori
si spengono su l'acqua; ove di notte
i lumi bassi tremano specchiati
in guizzi lunghi, e dove un senso lento
d'assorbimento penetra la vita;
amai negli anni questo mondo breve
e pure intimo tanto, in mezzo al noto
alternar delle breve e dei tivani,
calcolando il mio tempo in sul fedele
comparir delle vele all'ore usate.
Qui, dove l'acqua si ripete sempre
su le ghiaie e le arene, entro le mute
darsene, fra le mobili carene
delle barche alla riva, e, quasi avvolta
nel giro istesso delle sue canzoni,
par che imprigioni i giorni entro una cerchia
d'immutati ritorni.

PONTE PEDONALE A BELLANO


In questa lunga
costumanza di cose umili e chete
io solitario misurai la vita
su immutabili vie. Remai per anni
e per anni pescai, riconsumando
ora per ora le distanze usate,
congiunto all'acqua dall'aereo filo
de' miei ricordi e della tirlindana.
Vidi passarmi e ripassarmi innanzi
la soave Malgrate, il masso grigio
del Margon dirupato, il piombo in faccia
del San Martino e la pacata scena
del seno di Parè. Le cento volte
mi spinsi alla solinga Onno nel lungo
sonno dei pomeriggi, e impresi poi
la paziente traversata al porto
di Mandello. Io vidi queste cose
senza guardarle. Queste lente scene
m'entrarono nei sensi inavvertite,
mentre badavo al remo ed alla pesca,
e divennero amore. A volte anch'io,
ma di rado, perché non so tradire
l'opera mia, dimenticai la lenza
guardando a sera il luminoso sbocco
di Valmadrera, e la superba Grigna
- Dio, che grandezza! - tutta quanta accesa,
e il Resegone con le sue giogaie
soffuse di viola. (Io, veramente,
dicea color di ruggine, ma un giorno
la buona madre tua, da questa barca,
accennando, esclamò: - Guardate i monti,
che color di viola! - e da quel giorno
dissi viola anch'io...)

LIERNA, LA RIVA BIANCA


Beviamo un sorso.
Or pel tuo vecchio è tempo di parole,
ed io voglio brindar dal mio battello
alla vita che vidi, al buon lavoro
che animò questi luoghi insin da' tempi
della mia giovinezza. Erano i neri
opifici del ferro ed i mulini
e le strade lassù per la vallata
tormentate dai carri; era il giulivo
picchiar dei magli e l'esultar dell'acqua
lieta di uscire dai lunghi ozii dell'alpe
e d'entrar nel lavoro e nella vita:
era, in altri dintorni, il roco, eguale
rullio delle filande, e, su quel ritmo,
la dolente canzon delle fanciulle
che sembra, così lenta e così lunga,
la mesta litania della fatica.
Ma cari sovra tutto al nostro cuore
gli affaccendati sabati di Lecco,
a cui gran gente convenia dai borghi
della Brianza e della Valtellina.
Il mercato adunava uva, granaglie,
poma, castagne ed odoroso alloro
sotto natale. Addio, vecchi barconi
che giungevate carichi di bene,
che viveste passando e aveste nome
dai santi antichi e dai paesi amati!
Quanti aspetti del lago e quante luci
vedeste voi nel consueto andare?
Il grande azzurro delle luminose
mattinate di vento, il lividore
delle nebbie d'inverno, le bonacce
a chiazze grigie, a lamine d'acciaio,
e le sconvolte collere dell'acqua
verde, striata da canute spume.
Qual fu il vostro destino? Andare, andare,
e preparare i vivi alla partenza
cui m'avvicino anch'io.

BELLAGIO


Versane un sorso,
versane un sorso ancora. Ecco, io ti lascio
questi ricordi, e se la tua ventura
vorrà che per lunghi anni li senta
al par di me, mi sembrerà da vero
di non essere partito e di restare,
come un giorno sognai, viva e tornante
rondinella tra il Barro e il San Martino.


E non dimenticarti di Lucia.
Quando seppi di lei la prima volta,
quasi ne innamorai. Nelle mattine
di primavera, uscivo col gran libro
pei dintorni d'Acquate. Ai dì festivi
per le sagre, a Ballabio, a Valmadrera,
fra le allegre brigate e le fanciulle
che invitavano a i balli, alle canzoni,
mi sentivo lontano, o pur sul volto
di qualche bella, con lo sguardo assorto,
pareami quasi di cercar l'aspetto
d'una povera assente: ed era lei,
la Cìa di Renzo. Ne le terse notti
di plenilunio io mi trovai sovente
giù, verso Pescarenico, seduto
a veder la mia bella Adda partire,
e pensavo che anch'essa era partita,
e partita di là, con un dolore
noto soltanto  a chi crescea tra i monti,
con un addio che basterà per sempre
e per tutti quassù. Povera Cìa!
Io mi struggevo della forza iniqua
che l'avea tribolata e - debbo dirlo? -
un giorno che il poeta era in campagna
al Caleotto ed io l'accompagnavo
sulla lancia a diporto, osai parlargli
come il cuor suggeriva: - A me doveva
esser promessa, a me quella Lucia!

LEO FRA IL S.MARTINO E IL MOREGALLO


L'avrei ben io difesa... - Ed accennai
dalla parte dello Zucco. - Egli sorrise;
ed io, più franco, seguitai per poco
quelle mie confidenze. - "Oh, molte volte,
solcando il lago ai giorni della festa,
io pensai di condur col mio battello
su pel Lario natìo tutte le belle
che i suoi mesti poeti hanno cantato:
Lida, Bice, Lucia, Rina del Falco,
di condurle così, liete e stupite,
a sentire le campane, a prender l'onda
del battello a vapore, a ristorarsi
dal dolor, dall'amore: e immaginavo
d'aver meco a remar quell'Arrigozzo
ch'io non so ricordar senza che i fiotti
mi rivibrin nell'anima, gemendo
come un singhiozzo."

NAVIGAZIONE IN CENTRO LAGO


Figlio, in tal sequela
di fatiche e di sogni io son vissuto,
e col pensier di questo mio passato
io così me ne andrò. Giunto al paese
del Patrono invisibile, piegato
nel suo cospetto, io gli dirò: - Signore,
dal mio vecchio battello in questo punto
approdo al porto della vostra pace.
Io non vi reco a mio vantaggio alcuna
riconoscenza di vigneti o campi
coltivati da me; solo vi reco,
se ben contai, le mie settantamila
miglia di remo. Vogator devoto,
tessei le annate con la vecchia spola
dall'una riva all'altra, e feci un lungo
lungo viaggio, come voi volete
che sia la vita, rimanendo sempre,
come vuol fedeltà, sempre in un luogo.

ONNO DA MANDELLO


Viaggiai nel silenzio; accesi a tempo
la lampada notturna ed obbedii,
se talor mi sorprese a mezzo il corso,
anche al voler della tempesta. Io fui
prode quanto bastò pel mio dovere
e insiem prudente, come piace a voi.
Poco, invero, pregai; ma io sentivo
che pregavan per me le cento squille
della vallata e indugiai sospeso
lungo le strade ad ascoltar le voci
che uscian velate dalle porte chiuse
delle chiese campestri. Anche, talora,
nella raccolta settimana santa
da questo lago mio mesto d'ulivi
con lo sguardo del cuore io ricercai
gli uliveti non visti ed i pensosi
laghi di Galilea.
VARENNA


Fui parco a mensa,
ma, leal verso me, verso la parte
che voi mi concedeste, io non lasciai
niun mio sano appetito insoddisfatto.
Bevvi tutto il mio vino, ed ebbi in uso
d'alzarlo prima verso il dolce sole:
finii tutto il mio cibo, e se il tapino
venne su l'uscio a domandar gli avanzi,
gliene diedi del nuovo. Ecco, Signore,
la mia parte di bene: or se ciò basta
alla vostra indulgenza, all'amor vostro,
accogliete anche me nella felice
terra del buon riposo, e qualche volta
date un'occhiata al povero battello
ch'è rimasto laggiù. Dite a mio figlio
che ne regga con fede i lunghi corsi
alimentati di ricordi, e fate
ch'ei senta ognora la presenza mia,
come s'io fossi un tacito pilota
seduto in poppa a benedir passando
i monti antichi, l'adorato lago.


BELLAGIO E LENNO




*Giovanni Bertacchi e questa sua poesia meritano qualche riga di presentazione. Ma sono in vacanza, ci penserò quando ritorno. Ciao a tutti. M.B.

4 commenti:

  1. Sto scrivendo una serie di racconti relativi a località del lago di Como. Prossimamente scriverò di Bellano e del suono della Tirlindana o Dirlindana.
    Ti chiedo se viene ancora suonata ogni sera tra le 21,30 e le 22, com'era era in auge dal 1816 per annunciare l'inizio del coprifuoco.
    Grazie anticipate.
    Cordiali saluti.

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  2. Marco Bartesaghi8 settembre 2010 05:34

    Mi risulta che la tirlindana sia uno strumento per la pesca: un lungo filo con le esche che viene calato nell'acqua srotolandolo dalla barca e poi, lentamente, ritirato. Per questo non capisco in che senso potesse essere "suonato" prima del coprifuoco. Marco Bartesaghi

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  3. Credevo lo sapesse,visto che ha scritto la poesia su Bellano. Della Dirlindana o Tirlindana ne parla anche Andrea Vitali in quasi tutti i suoi romanzi(circa 10) ambientati tutti a Bellano.
    Grazie lo stesso; lo chiederò al medico-scrittore.
    A parte tutto questo, trovo questo blog interessante per la parte storico/poetica.
    Bellagio, Mandello, Lierna, Varenna, Bellano, sono tutte località che toccherò nel mio escursus storico sulle antiche fortificazioni romane e medievali.

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  4. Marco Bartesaghi10 settembre 2010 05:35

    Gentilissimo Marshall,
    la poesia su Bellano non è mia, è del poeta Giovanni Bertacchi. Mifaccia sapere cosa le risponde Vitali e, se può, mi tenga informato sul suo libreo.
    Il mio indirizzo è marco.bartesaghi@libero.it.
    Grazie, Marco Bartesaghi

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