venerdì 7 giugno 2019

L'ADDA NEI DISEGNI DI TELESFORO DAVIDE GASPANI di Marco Bartesaghi








Telesforo Davide Gaspani è un pittore.
Nella sua lunga carriera artistica – è nato nel 1937 – il fiume Adda ha rappresentato una costante fonte d’ispirazione. Ha studiato gli scorci più interessanti, si è soffermato sui particolari delle cose, delle piante, dei fiori. Ne ha tratto dipinti ad olio o a pastello che, a volte, ha popolato di personaggi, reali o fantastici.



Dipinto ad olio di Tefesforo Davide Gaspani


Un giorno, parlando con lui, avevo saputo che conserva ancora un buon numero di disegni ripresi lungo il fiume, perlopiù a matita, tracciati su fogli volanti, tagliati in modo irregolare, di diverse dimensioni. Forse poco più che appunti, utili per realizzare le opere più importanti, ma belli in sé, per la loro immediatezza e la loro sinteticità.

Disegni ispirati al fiume Adda, di Telesforo Davide Gaspani
Con questi disegni e con il permesso del loro autore, ho realizzato il breve filmato che qui vi presento, che ho intitolato “Il fiume Adda nei disegni di Telesforo Gaspani”.





      



https://www.youtube.com/watch?v=pCJGVCBV5z8

mercoledì 5 giugno 2019

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCHETTA - UNA VISITA GUIDATA DA FIORENZO MANDELLI di Marco Bartesaghi
















2 giugno 2019, Festa della Repubblica. 
Fiorenzo Mandelli, il protagonista dell’articolo che sto impaginando, sarà insignito oggi del titolo di Cavaliere della Repubblica, per il suo impegno a favore del santuario della Madonna della Rocchetta. Penso sia un riconoscimento meritato e lo applaudo con molto piacere. M.B.






SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCHETTA - UNA VISITA GUIDATA DA FIORENZO MANDELLI

Il Santuario della Madonna della Rocchetta




l Santuario della Madonna della Rocchetta è senz'altro uno dei luoghi più notevoli che si trovano lungo il corso del fiume Adda. Come lo si raggiunge? Percorrendo l'alzaia, per circa tre chilometri  partendo dal ponte di Paderno; dal cimitero di Porto d'Adda, scendendo per la strada a ciottoli che arriva proprio  ai piedi della scalinata che sale alla chiesa; dal mulino di Paderno d'Adda, imboccando la strada a ciottoli che conduce al fiume e prendendo a destra, dopo qualche decina di metri, il sentiero  che attraversa i boschi e passa dall'acquedotto di Paderno d'Adda. Queste le tre possibilità che conosco.
Il santuario è aperto tutti i sabati e tutte le domeniche. Ma anche negli altri giorni della settimana è facile trovarlo aperto. Per maggiore sicurezza basta telefonare a Fiorenzo Mandelli e chiedere informazioni.

 
Fiorenzo Mandelli

E Fiorenzo è sempre disponibile ad accompagnarvi nella visita e a raccontarvi tutto quello che sa del luogo e dei suoi dintorni.
Quello che segue è il racconto che ci ha fatto durante l'ultima visita:
 

“La nostra chiesa è costruita sui resti di una torre di controllo. Un dottore di Milano, di nome  Bertrando, un benestante che aveva dato un’ingente somma per la costruzione  del Duomo di Milano, aveva  voluto costruire  per sé un luogo sacro. Così, sulle fondamenta di una preesistente torre di controllo, ha fatto edificare questa chiesa e l’ha data ai frati agostiniani. Era l’anno 1386, lo stesso della fondazione del Duomo: sono gemelli”.
 

“Il lunedì di Pasqua – Pasquetta - è la festa del santuario. Tradizionalmente viene celebrata la messa con molti sacerdoti.  Un tempo, al momento dell’Elevazione, dal piazzale esterno partiva un segnale di fumo, in seguito al quale, dall’altra parte del fiume, venivano sparati tre colpi. Era un avviso. Chi era nei dintorni, magari nei terreni a lavorare, sapeva che doveva inginocchiarsi perché era il momento più solenne della Messa”.
 

“Qui siamo al confine fra tante province: la scalinata è provincia di Lecco, qui – ossia la chiesa – ora è  Monza Brianza, prima era Milano, oltre l’Adda è Bergamo.
Questo  santuario, che è stato costruito ancor prima di quello della Madonna del Bosco, era oggetto di molta devozione.  Tanti anni fa la gente, nel periodo estivo, non andava al mare o in montagna: veniva lungo il fiume, il luogo dove passavano le barche. Il fiume era la vita, poiché dava lavoro,  dava da mangiare. Per questo motivo qui c’era tanta devozione, anche se non è una cattedrale, è una chiesa piccolina, costruita con i sassi. Però, se guardate sull’altare, ci sono tante grazie ricevute.”


La visita all’interno del santuario inizia con la descrizione del Crocifisso posto sulla parete destra. È un crocifisso inconsueto che Fiorenzo ci presenta così:
 

“ Al posto del corpo sofferente del Cristo vediamo i fiori, le stelle, la luna. Come mai non ci sono i chiodi nei piedi e nelle mani? IL Cristo, indipendentemente dal colore della pelle delle persone o dalla religione di provenienza , abbraccia tutti. Dunque il significato di questo  Crocifisso, che può anche non piacere,  è la nostra vita. Che poi essa abbia un inizio e una fine, questo vale per tutti noi. Per il credente però muore il corpo e non l’anima”. 

 
Il Crocifisso del Santuario della madonna della Rocchetta
“Se dovessimo parlare tra di noi della vita e della morte –continua proponendoci alcune sue idee molto personali -  ci sediamo e ne discutiamo. Ma ai bambini piccoli non parlo della morte. È la loro vita che va avanti, è la mia vita che invece va a finire. Gliene parlerò quando sarà il momento opportuno. Mi capita di vedere nel periodo pasquale alcuni genitori o nonni che obbligano i bambini a baciare il Cristo morto. Ma se hanno paura perché li devi obbligare? Aspetta un momentino, gliene parlerai quando sarà il momento. Questo Crocifisso rappresenta la vita, non la morte”.

Le pareti a sinistra dell’entrata della chiesa sono addobbate con rami spinosi di robinia, ritorti per fargli assumere particolari forme e intrecciati con fili di lana rossi, in parte ancora avvolti a formare una matassa.







“Il santuario è circondato da boschi di robinia, una pianta spinosa con cui sono state fatte queste corone che formano l’albero della vita. Il rosso – dei fili – rappresenta il sangue, ma rappresenta anche l’amore. Il santuario si chiama Rocchetta, perché è su una rocca, e questa matassa, che viene usata in tessitura per fare le maglie, è un rocchetto. Il filo è ciò che ci tiene tutti insieme, ci tiene uniti. Qualcuno mi chiede: <>.  Gli spiego che nell’arco della vita la nostra strada non è sempre piacevole a volte troviamo difficoltà, che però si possono superare. Così dico: <>. Qui c'è chi intravvede un pesce, chi una barca: il santuario si trova vicino al fiume, quindi  all’acqua. Addirittura, se girato, qualcuno vede uno scudo: l’Adda è sempre stato un confine fra lo stato veneto e quello milanese. In questo contesto di luogo sacro, è stata creata questa opera con materiale del posto"






Lungo l’alzaia, sia arrivando da Lecco che da Milano,  si trovano dei simboli segnavia, una freccia o una cintura. Qual è il loro significato?

“Sono i segnali del Cammino di Sant’Agostino, di cui il Santuario della Rocchetta fa parte. La cintura ricorda la Madonna della Cintura a cui Agostino era particolarmente devoto. Sua mamma, Monica, che poi è diventata  santa, pregava sempre la Madonna. Alla fine Lei  le è apparsa, si è tolta la cintura e gliel’ha data affinché l’indossasse.
Monica pregava la Madonna soprattutto per suo figlio Agostino, che si è convertito a 33 anni e da giovane non era per niente un santo. Ai ragazzi delle scuole dico che era un po’ un birichino, in realtà era un donnaiolo”.

 

Il Cammino di Sant’Agostino è un  percorso che, nel nome del santo dottore della chiesa tocca vari santuari mariani disegnando idealmente, una rosa stilizzata le cui radici sono in Africa, nei luoghi della gioventù del santo, il gambo unisce le città di Monza, Milano, Pavia e Genova, le foglie si estendono verso est e ovest , lungo le province di Monza e Brianza, Milano, Varese e Bergamo.
In Brianza il Cammino inizia e finisce  a Monza, è lungo 415 chilometri e tocca 25 santuari. Il Santuario della Madonna  della Rocchetta lo si raggiunge il 14° giorno di cammino, nella tappa di circa 32 Km che inizia da Madonna del Bosco  e termina al Santuario della Madonna del Lazzaretto a Ornago.


***

Terminata la descrizione dell’interno del santuario, ci avviamo verso la cisterna tardo-romana.
“Qui, fino a qualche anno fa, era tutto bosco. A un certo punto, proprio al centro, il terreno ha cominciato a cedere. Il parco Adda Nord, che ha messo gran parte della cifra, e i comuni di Paderno e Cornate hanno stanziato 240 mila euro per finanziare il lavoro di due archeologhe che hanno portato alla luce la cisterna. Io ho avuto il piacere di seguire la loro ricerca giorno per giorno”.


PER CONTINUARE LA VISITA GUIDATA CLICCA SU "CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO".


lunedì 3 giugno 2019

COSTRUZIONE PONTE SULL'ADDA A IMBERSAGO - 1900

Ho acquistato queste fotografie qualche anno fa al mercatino dell'antiquariato di Imbersago. La didascalia su ognuna delle foto è: "Costruzione ponte sull'Adda a Imbersago - 1900". Successivamente, allo stesso mercatino, ho trovato una copia della terza fotografia in cui è specificato che il ponte fu costruito nel settembre del 1900.
Purtroppo, non avendo trovato niente sulla stampa locale dell'epoca, non ho altre informazioni riguardanti questa esercitazione militare. Se qualcuno trovasse altre  notizie me le faccia avere. Grazie, M.B. 












lunedì 18 marzo 2019


BIBLIOTECA COMUNALE DI VERDERIO
LA SCIENZA NEL 3° MILLENNIO
L’Uomo e l’Ambiente
Primo ciclo di conferenze 2019
 



Venerdì 29 marzo 2019
Ore 21.00

. PRESSO LA SCUOLA PRIMARIA "COLLODI" DI VERDERIO


AMICO ALBERO: RUOLI E BENEFICI
DEL VERDE IN CITTÀ
Alessio FINI


Università degli Studi di Milano
 


Ciclo di conferenze promosso dalla Biblioteca Comunale di Verderio, grazie alla collaborazione scientifica gratuita dei professori Gabriella CONSONNI e Giuseppe GAVAZZI, dell’Università degli Studi di Milano.
 

domenica 17 marzo 2019

VERDERIO 3 FEBBRAIO 2019. POSA DELLE PIETRE D'INCIAMPO IN RICORDO DEI FRATELLI MILLA filmato di Denise Motta


Il 3 febbraio scorso, per ricordare Amelia, Laura, Lina, Ferruccio e Ugo Milla, il comune di Verderio, ha posato cinque "pietre d'inciampo", in via ai Prati, in prossimità dell'edificio dell' "Aia".

In questa casa essi abitarono dalla fine del 1942 al 13 ottobre 1943, quando soldati tedeschi arrestarono Ferruccio e Ugo.

Amelia, Laura e Lina, che quella sera erano riuscite a sfuggire alla cattura, furono arrestate qualche giorno dopo a Milano.

Dopo un periodo di detenzione a San Vittore, il 6 dicembre i fratelli Milla, che erano ebrei, furono deportati ad Auschwitz, dove  l'11 dicembre, il giorno del loro arrivo, furono assassinati nella camera a gas.

In questo filmato, realizzato da Denise Motta, la cerimonia della posa delle pietre.

Questo è l'indirizzo Youtube del filmato:
https://www.youtube.com/watch?v=S8tWtyAPNfs&feature=youtu.be



                         

venerdì 15 marzo 2019

"LA VITA È BELLA. Acquarelli & Chiacchiere di un pittore della domenica". Il nuovo libro di Francesco Gnecchi Ruscone











“LA VITA È BELLA. Acquarelli & chiacchiere di un pittore della domenica” è il nuovo libro di Francesco Gnecchi Ruscone, il terzo, dopo quello dedicato al suo contributo alla lotta di Liberazione dal fascismo e l'altro dove racconta, rispondendo alle domande  di Adine Gavazzi, le storie legate alla professione di architetto (1).








In quest'ultimo libro sono raccolti i disegni ad acquarello a cui si è dedicato, avvicinandosi agli ottant'anni e alla fine della sua attività professionale, quando ha dovuto “inventare qualcosa da fare per riempire il mio tempo: non ho mai conosciuto le gioie del dolce far niente: ne ho sempre solo temuto la noia”


Tre libri, tre epoche della vita, tre argomenti completamente diversi. Cosa hanno in comune? Lo stile del loro autore, la sua arte di avanzare con  passo leggero (devo spiegarmi meglio? allora la dico così: la sua arte di non tirarsela) che credo sia evidente nei tre brani che ho trascritto.

Della sua partecipazione alla Resistenza, nel primo libro, scrive, con una nota di autoironia: “... il mio contributo personale è certo modesto: l'organizzazione di qualche lancio, il rilievo di una linea di fortificazione che in definitiva non è mai neanche stata guarnita, mesi di inattività causati da una mia mancanza di prudenza, la partecipazione alla insurrezione di Milano, che in sostanza è solo consistita nell'accettare la resa di nemici scoraggiati e rassegnati, tutto questo non è materia da farci su un'Iliade”
(2)

“Alla mia età si sente un forte richiamo di affinità e simpatia per chi ha voglia di raccontare le sue storie: l'anziano del villaggio nell'ombra fresca dei rami di un banyan o il resgiô della cascina davanti al paiolo della polenta, nel camino”,dice nel secondo (3).

Ne' “La vita è bella”, il nuovo libro, scrive: “Se da questo libro dovrà uscire un mio profilo, vorrei rappresentasse qualcuno che vuole condividere con il suo prossimo sguardi sui momenti felici, spargere incoraggiamento e buon umore, almeno fra chi, come me, cerca il bello fra le piccole cose”(4).





***

“C'è in questi acquarelli di Gnecchi Ruscone qualcosa che ci riporta indietro nel tempo, quando il frastuono del mondo non era ancora arrivato a distrarci a ogni ora del giorno e della notte”. Sono parole di Susanna Tamaro, che del libro ha scritto la prefazione, intitolandola “Un piccolo mondo antico".
 


Paesaggi, dove l'orizzonte è chiuso da profili di montagne o di colline, da filari di alberi o da una riga blu scuro di mare.
 



"CALA ROSSA A FAVIGNANA", pagg. 42-43


Paesaggi abitati da vari animali, per ricordarci “che non siamo gli unici abitanti di questo giardino fiorito” (Susanna Tamaro).

***

Ogni acquarello è  accompagnato dalle  “chiacchiere”, un breve racconto, che ne spiega il contesto o si concentra sul “personaggio principale”:
 

“Molti importanti scienziati sostengono che non sono le cicogne a portare i bambini alle mamme; finché non avremo prove certe del contrario dobbiamo crederlo. Questi bellissimi uccelli... ecc.”.
 

 
"LA VISTA DAL NIDO DELLE CICOGNE", pagg. 64-65


Altre "chiacchiere" sono in versi, brevi poesie, alcune dedicate alla moglie Lola, la compagna di una vita, mancata qualche anno fa:
 

Ardi, Peonia
nel sole di un mattino di Maggio,
danzando tra piume ondeggianti
di alti bambù.
Io siedo,
rana su una foglia di loto,
muto per tanto splendore.

 
Per Lola, 10/6/1982 (5)

 
"PEONIA", pagg. 66 - 67


Per deformazione personale, ho cercato se fra i disegni ce ne fosse qualcuno riguardante Verderio. L'ho trovato. È l'ultimo, intitolato ALLODOLE:

“Il paesaggio che ho dipinto è la ricostruzione idealizzata di un paesaggio reale della mia infanzia: i prati intorno alla cascina Bergamina, la casa di mio padre […]. È il ricordo di una mattina lontana: dovevo avere dieci o dodici anni ed ero uscito a passeggiare nei prati, senza una meta precisa. A un certo punto mi sono sdraiato sull'erba […]. Totalmente rilassato, udivo le allodole, altissimi puntini vibranti, trillare componendosi nel fruscio dell'acqua scorrente nella chiusa di una roggia, vedevo la lucentezza del cielo inquadrato dalle creste nitide  di Grigne e Resegone sopra l'ondeggiare leggero delle cime dei pioppi, [...]”
 

"ALLODOLE", pagg. 112 - 113

***


Non sono affatto da trascurare, a mio avviso, anche gli schizzi a matita presenti nel libro, frutto di un'antica abitudine dell'autore di portare con se nei viaggi, nelle vacanze e  nelle brevi gite, un piccolo notes su cui fissare paesaggi o scene di vita che meritavano di essere ricordate. 
“Da quell'abitudine – afferma Francesco - ho imparato a scegliere un'inquadratura, a riconoscere una gerarchia tra gli oggetti che, riprodotti, avrebbero costituito l'immagine”.
 









***

Il modo più semplice per acquistare il libro è quello di affidarsi a internet. Non sono di certo io però che vi può insegnare come, dato che ho dovuto farlo fare a mia moglie.

NOTE
(1) - Missione “Nemo”. Un'operazione segreta della resistenza militare italiana 1944 – 1945, Milano, 2011; Francesco Gnecchi Ruscone, Storie di Architettura, conversazioni con Adine Gavazzi, Milano, 2014.

(2) Missione “Nemo”, pag.118


(3) -  Storie di Architettura, pag. 17. Banyan:  è una pianta sempreverde diffusa nel subcontinente indiano. La sua caratteristica più evidente sono le radici aeree che, partendo dai rami e raggiunto il terreno, si trasformano in altrettanti tronchi, allargando così la superficie coperta da ogni albero. Wikipedia . Resgiô: è l'anziano, il capo della famiglia contadina.


(4) -  La vita è bella, pag. 16.


(5) -  La poesia "Peonia"nel libro è pubblicata sia in inglese, la versione originale, che in italiano.

 

sabato 9 marzo 2019

"FINO A QUI NOI SIAMO", la mostra di Elena Mutinelli a Milano



Dal semibuio di un elegante bistrò si accede alla luce intensa della galleria Après – coup, dove la scultrice Elena Mutinelli espone una trentina di opere (29, per la precisione) in una mostra intitolata  FINO A QUI NOI SIAMO.


Sculture in creta, in marmo, in travertino, in resina; tavole scolpite e poi dipinte; disegni a matita o china; un dipinto ad olio.


Elena Mutinelli, Di nuovo Saturno, 2018, terracotta patinata





Corpi. Corpi nudi che si mostrano, che si affiancano,  che si incontrano. Corpi che generano altri corpi.

Elena Mutinelli, Nell'arena, 2015, olio su tavola scolpita
Richiami alla cultura classica: Orfeo e Euridice che si allontanano dall'Ade;  i personaggi di Poros e Penia, rispettivamente  padre e  madre di Eros, la nascita e il compleanno di Venere, la morte del centauro.

Elena Mutinelli, Orfeo e Euridice, 2016, argilla bianca






















Elena Mutinelli, La nascita di Venere, 2015, terracotta patinata
Sono i temi di Elena, la sua arte, la sua poetica

“Il mio lavoro vuole ripercorrere le tappe della tensione forte dell'uomo tra la vita e la morte. Una sorta di pellegrinaggio nell'anima, in cui egli è rappresentato alle prese con le intenzioni quotidiane dell'esistere nel gesto, nel frammento del suo stesso corpo o di altro cui sta per divenire.
In questa frammentarietà quotidiana taluni cercano di conoscere un volto che gli appartiene ma che, immediatamente dopo, diverrà altro. È il mutamento, la metamorfosi che prende forma nella mia opera: un ricongiungersi a sé stessi in un divenire dentro di sé e nell'altro.
Più o meno visibilmente, il mito è chiamato in causa per la sua straordinaria attualità. 
Mito che ripercorro attraverso la penna di Rilke e attraverso i suoi occhi che sanno vedere l’irrevocabilità dell’essere….
Leggendo le Elegie Duinesi, tante immagini vengono alla luce per la scultura: infinite maschere, sfumature e Orfeo, cantore che riesce a vedere e a sentire le cose non per come si mostrano ma per come si offrono nella loro intimità.
La bellezza degli angeli di Rilke è magnifica, ma non conosce mutamento, è  immutabile, non è metamorfosi. Non è l'immagine del nostro essere.
Nell'angelo il poeta esprime  la nostalgia per  una bellezza  che l'uomo, nella sua caducità e nel suo non permanere,  tocca e conosce, ma  non può raggiungere.


Elena Mutinelli, Fino a qui noi siamo, 2018, terracotta patinata
Ho rubato a Rilke le parole “Fino a qui noi siamo”, per la visione forte che mi offrono. Le ho date come nome a una mia opera e ora le ho usate per il titolo di questa mostra.
Oggi abbiamo paura del bello come del terribile. Siamo alla mercé dei linguaggi che ci allontanano dall’attenzione, dall’ascolto, dalla compressione e  anche dal tempo necessario per filtrare tutto questo.
Rilke ci insegna a vedere, a scoprire l'ostilità delle cose, a guardare in faccia la paura e a sconfiggerla  con la scrittura”
.



La mostra è allestita nella galleria Après-coup Arte di Milano, in via privata della Braida 5. Resterà aperta fino al 29 marzo e può essere visitata dal martedì al sabato, dalle  9.30 alle 22.00.

Una lunga intervista a Elena Mutinelli è pubblicata su questo blog al seguente indirizzo:
https://bartesaghiverderiostoria.blogspot.com/2018/11/elena-mutinelli-una-scultrice-verderio.html


RAFFRONTI FRA POTATURE di Giorgio Buizza



Il 30 dicembre 2017, circa un anno fa, è stata eseguita la potatura del platano di Verderio.
Insieme al platano della Villa Sommi Picenardi a Olgiate, è uno dei platani più prestigiosi della Provincia di Lecco, con oltre 32 metri di altezza e circa 30 metri di diametro di chioma; circonferenza del fusto 565 cm. Differenza non da poco: il platano di Olgiate è di proprietà privata, quello di Verderio è sulla strada pubblica, è di proprietà comunale ed è visibile da tutti in ogni momento.
L’albero è ubicato al centro di una rotonda attorno alla quale transitano migliaia di auto e autocarri ogni giorno; non è quindi un luogo sperduto tra campi e boschi.
Al termine della potatura l’albero appariva come nella immagine n° 2 cioè con la chioma molto simile alla condizione iniziale (Immagine n° 1), senza drastiche riduzioni di dimensione, senza aver effettuato tagli di grandi dimensioni, sempre deleteri e pericolosi per la salute dell’albero.



1 - Prima della potatura (da E)



2 - Dopo la potatura (da W)

Ad un osservatore poco attento l’albero sembra uguale a prima; sono invece stati asportati numerosi rami secchi, anche di grosse dimensioni, incombenti sulla strada e sono stati eliminati alcuni rami interni valutati in soprannumero o malamente indirizzati, o ricadenti nelle parti basse della chioma fino ad interferire con il passaggio dei veicoli.

























3a e 3b Tree climber al lavoro

La potatura, finalizzata a garantire la sicurezza del transito e la buona conservazione dell’albero, ha impegnato 4 operatori climber per una intera giornata con l’ausilio di una piattaforma aerea. Sono stati asportati circa 10 q.li di materiale legnoso, verde e secco.




















































4-5-6-7 Tree climber alla ricerca dei rami da tagliare
 
Secondo un pensiero fortemente radicato e diffuso, derivante dal tempo in cui la potatura era una delle poche possibilità di ricuperare legna per scaldare la casa, molti sono convinti che la potatura sia un modo per rinforzare l’albero.
Non è vero.
Precisiamo che stiamo trattando di alberi ornamentali, non di alberi da frutto. Per questi ultimi la potatura serve a selezionare i frutti per averne meno ma di migliore qualità e dimensioni. Le piante da frutto, infatti, dopo trenta anni di produzione, sono considerati vecchi e vengono sostituiti.
Nonostante gli sforzi dei tecnici più competenti e avveduti e delle imprese più serie e preparate, permane la tendenza a privare le piante di tutte le ramificazioni terminali, con i rami segati in posizione più o meno mediana, grande quantità di legname da smaltire o da bruciare, apertura di grandi ferite che devono essere poi rimarginate, privazione di tutte le gemme già formate nella stagione precedente e eliminazione di buona parte delle riserve accumulate, invito ai parassiti ad entrare e a fare danni irreparabili.
Tutto ciò per l’albero non è una condizione favorevole né utile, ma fonte di stress perché si devono utilizzare molte energie per rifare tutto da capo in tempi brevi, quando a primavera i germogli dovrebbero essere pronti a germogliare e invece devono essere rielaborati da capo.
Le prime foglie di un albero potato in modo eccessivo e scorretto compaiono alcune settimane più tardi rispetto al normale ciclo vitale, perciò l’albero è costretto a svolgere un lavoro stressante e ritardato quando potrebbe invece iniziare da subito l’azione di cattura della C02 e l’azione fotosintetica con l’effetto collaterale di rilasciare ossigeno.
Le due cose non sono di secondaria importanza perché oltre agli alberi non ci sono altre entità al mondo in grado di svolgere queste funzioni e, viste le condizioni ambientali dei tempi nostri, l’attività degli alberi dovrebbe essere potenziata anziché castrata da potature inutili o eccessive.

Nella foto n° 2 si vede il platano, a potatura conclusa, la sera del 29.12.2017; la giornata si è chiusa con uno spettacolare tramonto che ha consentito di apprezzare, oltre le forme, anche i colori (ma questo è solo un dettaglio). Pochi sono in grado di riconoscere che l’albero è stato potato, anzi, potato correttamente. Qualcuno si sarà certamente lamentato perché la potatura non viene ben percepita.

Si viene poi colti da un senso di tristezza nel vedere eseguire le potature di alberi belli, vigorosi, sani con le modalità che predispongono l’albero a formare situazioni di criticità future, ad ammalarsi, ad accogliere parassiti di varia natura e a restare senza foglie per le prime settimane della prossima stagione.
Siamo tutti immersi in aria inquinata, subiamo limitazioni alla circolazione, al riscaldamento, ecc. ma, nonostante tutto questo, ci permettiamo di sprecare foglie, germogli, parti di chiome degli alberi che avrebbero la possibilità di riequilibrare, almeno in parte, le emissioni nocive soprattutto di CO2 ma anche di catturare le polveri sottili, il pulviscolo di varia natura, e di ridurre le ondate di calore estivo con ombra e frescura all’interno delle zone edificate.
Nelle due foto seguenti sono rappresentati due esempi di potature fatte senza criterio e con poco rispetto per la fisiologia dell’albero







8-9 Platani privati della parte più periferica e più importante della chioma

I raffronti possono continuare anche con altre specie presenti e frequenti nelle nostre strade urbane. Nelle due foto seguenti si vede un ippocastano, di proprietà privata, lasciato allo sviluppo spontaneo e quasi “dimenticato” ripreso in inverno e in estate. Si può dire sia più largo che alto, tanto la chioma si è distribuita spazialmente, regolata dalle leggi della natura, dal patrimonio genetico della specie e dalle condizioni ambientali specifiche di quel luogo. I giardinieri non ci mettono mani e motosega da decenni e questo è, per lui e per tutti noi, una fortuna.



10-11 Portamento naturale di ippocastano cresciuto in assenza di interventi correttivi

Questo albero ha subìto le medesime sollecitazioni di vento e bufera degli altri alberi della città, ma non ha fatto una piega, non si è spezzato un ramo, alla faccia di chi consiglierebbe una drastica potatura per (presunte) ragioni di sicurezza.
Pur essendo confinato in uno spazio piuttosto modesto, ma sufficiente per le sue esigenze, ha prodotto un apparato radicale talmente ampio da potersi mantenere in piedi nonostante il vento e da poterlo alimentare per la produzione dei numerosissimi fiori primaverili e di tutto il fogliame di cui si riveste nella stagione estiva.
L’amministrazione pubblica, invece, pensa di gestire il patrimonio arboricolo riducendo periodicamente le chiome come mostrano le immagini seguenti; i posteri accerteranno che gli alberi sono diventati insicuri e pericolosi per la pubblica incolumità ed avranno fondati motivi per abbatterli.




12-13 Potatura drastica e dannosa su ippocastani




A questo punto sorge spontanea la domanda: si possono fare potature decenti che garantiscano la sicurezza e non penalizzino la salute dell’albero?
Dopo aver descritto il platano di Verderio indichiamo un altro bell’esempio, sempre in ambito urbano, per un albero secolare di olmo.
L’albero, attorno al quale sono state eseguite opere per la riorganizzazione del parcheggio pubblico, è stato assoggettato a potatura che ha comportato il sacrificio di qualche ramo debole, di qualche ramo cariato, o in soprannumero, ma ha conservato la gran parte dei rami, degli apici e delle gemme. A primavera potrà riprendere a vegetare immediatamente e ci farà compagnia per molti anni ancora.


14  Razionale potatura su un albero centenario di olmo
Lecco, 10 febbraio 2019                Giorgio Buizza – dottore agronomo