sabato 16 settembre 2017

IL PLATANO MONUMENTALE DI VERDERIO di Giorgio Buizza


IL PLATANO

Il platano è una specie arborea molto comune e molto diffusa in Lombardia e nella pianura padana, ma ha una grande adattabilità ai suoli e ai climi ed è quindi diffuso a tutte le latitudini.
Questa specie è stata utilizzata, per la sua rapida crescita, per la sua adattabilità, per la sua forma tendenzialmente globosa, sia per delimitare le proprietà rurali e gli appezzamenti, ma è stata impiegata in passato anche lungo le principali strade nazionali per produrre ombra a beneficio dei viandanti (almeno fino a quando è stato possibile piantare alberi lungo le strade). Le strade si sono poi dovute allargare per l’aumento del traffico e in sostituzione dei filari di platani sono state dislocate un’infinità di tabelloni pubblicitari e sono stese corsie di asfalto, lasciando le strade in pieno sole.


Platano nei pressi di Cascina Bergamina, Verderio

I contadini della pianura, fino al secolo scorso, utilizzavano il platano per delimitare gli appezzamenti e per produrre legname a ciclo breve, 3 – 4 anni, ceduando periodicamente le ceppaie, adattando la coltivazione alla disponibilità dell’attrezzatura che era solitamente una roncola o un mannarino, attrezzi che funzionavano a “braccia”.
I grandi alberi non erano ben visti dai contadini perché producevano troppa ombra sulle coltivazioni che davano alla fine, per colpa degli alberi, produzioni inferiori. Erano invece piantati dai proprietari della terra che ne curavano lo sviluppo per ottenere, con il legname prodotto nel ciclo lungo, una integrazione al reddito e una biomassa utile per il riscaldamento delle case padronali.
Il film “l’albero degli zoccoli” racconta la vita difficile di un contadino liquidato brutalmente dal padrone per aver tagliato un albero per soddisfare un esigenza primaria in un contesto di estrema povertà, cioè fare gli zoccoli per i suoi bambini.
Il platano ha buona confidenza con l’acqua, tanto che il suo rapido sviluppo è legato alla presenza di una falda superficiale, di un fosso, di un fiume. Cresce bene anche sulle sponde dei laghi dove costituisce spesso un carattere distintivo del paesaggio.
Le radici non devono stare sommerse, ma devono potere trovare terreno fresco e umido a pochi metri di profondità. In queste condizioni il platano ha un rapido accrescimento sia in altezza che in diametro del fusto.


COME RICONOSCERE UM PLATANO

Il carattere più evidente è la squamatura della corteccia che si sfalda, con l’invecchiamento, formando placche di cellule corticali morte che poco alla volta si staccano dal fusto principale.
Il fusto del platano, in condizioni normali e di buona vigoria, presenta macchie brune (le parti prossime al distacco), macchie verdastre e grigie (le parti che stanno invecchiando e che si staccheranno dopo alcuni mesi) macchie giallastre o molto chiare formate dalla corteccia nuova, appena scoperta per il distacco delle placche più vecchie. Il tutto forma un disegno molto simile alla tuta mimetica.
 

Un altro albero della Cascina Bergamina, Verderio



Guardando più in alto, il carattere distintivo del platano è rappresentato dai fiori e dai frutti che si trovano quasi sempre nelle parti terminali dei rametti. Quello che si nota di più sono le infruttescenze (insieme di frutti) a forma di pallina di 3-3,5 cm di diametro, rugose, verdastre se acerbe, poi marroni a maturità, che rimangono sull’albero per tutto l’inverno, anche dopo la caduta delle foglie, sfaldandosi poi e liberando i singoli acheni (frutti) quando si forma la nuova vegetazione in primavera.
I fiori sono unisessuali; quelli femminili sono piccole palline picciolate di colore rossastro che accolgono il polline proveniente dai fiori maschili sovrastanti, che sono piccole infiorescenze di colore giallo.
 




Il platano si riconosce poi dalle foglie, palmato-lobate a 3 5 lobi, con inserzione alterna sul rametto, decidue, mediamente coriacee, che raggiungono dimensioni di 25 cm.
I botanici hanno individuato due specie originarie: il platanus orientalis originario del medio oriente e dell’Asia; il platanus occidentalis originario del nord America. Le due specie sono molto simili e molto vicine geneticamente perciò con la vicinanza in vivaio e col passare del tempo si sono incrociate tra loro.
Con molta probabilità i platani presenti nei nostri giardini e tutte le attuali produzioni vivaistiche sono tutti ibridi che vengono denominati platanus acerifolia o platanus hispanica.


 IL PLATANO MONUMENTALE DI VERDERIO

Il platano della Rotonda di Verderio è tra i pochi platani monumentali contenuti nell’elenco degli Alberi monumentali della Provincia di Lecco; tra questi è l’unico radicato in uno spazio aperto, pubblico, sempre accessibile. Tutti gli altri platani (elencati nella nota in calce) fanno parte del patrimonio arboreo di Ville private o visitabili solo occasionalmente.




I parametri dimensionali del Platano di Verderio, misurati nel 2016, sono:

  • Altezza m 34,50.
  • Circonferenza del fusto (misurato a 1,30 da terra) cm 550 pari a un diametro di cm 175.
  • Diametro medio della proiezione della chioma 30 m circa.
Le origini del platano di Verderio, al momento, non sono note: non si sa quando è stato piantato né da chi, perché in quella posizione, come è stato allevato. Si deduce che, nonostante sia stato esposto ai molti rischi derivanti dalla sua posizione sul bordo di una strada, non ha mai subito gravi incidenti o gravi manomissioni. Probabilmente in gioventù ha subìto alcune potature, anche di una certa entità, ma la sua buona salute e la buona disponibilità idrica gli hanno consentito di rimediare alle ferite causate dai tagli e riprendere a vegetare vigorosamente mantenendo una sagoma quasi naturale evitando il formarsi di cavità e marciumi del legno.





Prima che, per sveltire la circolazione dei veicoli, fosse realizzata la rotonda (a cura della Provincia di Lecco – 2004) l’incrocio tra via S. Ambrogio, via per Paderno e via dei Prati era regolato da un semaforo.

 
L'assetto stradale prima della costruzione della rotonda


Il Platano era sul lato destro della strada proveniente da Paderno, molto vicino al limite della strada e al semaforo. In Largo della Battaglia c’erano alcune zone asfaltate, ma gli spazi di parcheggio erano relativamente ristretti mentre erano prevalenti le superfici a prato.
 




Sotto la chioma del platano era posizionata la stele in granito, sormontata dalla croce, a ricordo della Battaglia di Verderio avvenuta il 28.04.1799 che vide contrapposte l'armata austriaca, comandata dal generale barone Vukassovich, e l'armata francese, alla cui testa trovavasi il generale Sérrurier. 




 
Il platano al centro della rotonda e la stele della Battaglia di Verderio sulla sinistra

 
Una seconda lapide, più recente, anch’essa murata in Largo della Battaglia ricorda la deportazione da Verderio ad Auschwitz dei componenti della Famiglia Milla, uccisi - perché ebrei - l’11.12.1943.

Il Platano era sicuramente presente alla deportazione dei Milla; non si sa se fosse già presente anche alla battaglia di Verderio: probabilmente no.
 

Per verificarne con maggiore precisione l’età bisognerebbe praticate un piccolo forellino di 2/3 mm per una lunghezza pari almeno al raggio cioè di almeno 85 cm.  Anziché effettuare una indagine invasiva, con qualche rischio di infezione, è preferire continuare a fantasticare sulla sua età e sulle sue origini.
 

Nonostante le numerose ricerche d’archivio, non si hanno immagini del platano giovane o giovanissimo: si possono quindi fare solo delle supposizioni in base alle sue dimensioni. 

E’ certo che dal 1996 al 2016 la circonferenza del fusto è aumentata di 42 cm corrispondenti a un incremento medio di diametro di circa cm 0,67 all’anno. Sembra nulla ma, tradotto in peso, l’incremento annuale distribuito su tronco e rami, corrisponde a qualche quintale di legna che ogni anno si accumula sottraendo grandi quantità di CO2 dalla nostra aria inquinata; con il progressivo sviluppo si incrementa anche la monumentalità del soggetto.
Considerate le dimensioni e con qualche larga approssimazione si può datare la nascita del Platano all’inizio del 900. Potrebbe dunque avere 120 -130 anni.
 

Trattandosi di un albero tra i più comuni e consueti del territorio lombardo nessuno ha pensato di annotare e documentare la sua presenza; ora, viste le dimensioni raggiunte e la sua ubicazione, il platano è diventato un’attrattiva e un punto di riferimento nel paesaggio della Brianza ed anche un richiamo di grande interesse botanico, paesaggistico e culturale.
 

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LA STRUTTURA DELL'ALBERO


Per ammirare la struttura dell’albero e la sua disposizione spaziale è preferibile un’osservazione nella stagione invernale, dopo la completa caduta delle foglie. 



Si nota che l’albero è strutturato su due branche principali che si formano ad una forcella a circa 6/7 m di altezza; le due branche di analogo diametro e vigore si sviluppano poi in altezza e in larghezza con rami secondari e terziari fino alla parte distale (periferica) della chioma. La formazione della forcella è il risultato di una prima, antica potatura (o rottura della punta) che ha snaturato/modificato la sagoma dell’albero che avrebbe dovuto svilupparsi su un unico fusto centrale.
Successivamente gli interventi di contenimento sono stati modesti o se ci sono stati nelle parti basse del fusto, sono stati controllati dallo sviluppo successivo che ha rimarginato e coperto le ferite originate dai tagli, impedendo ad eventuali parassiti di entrare all’interno dell’albero e avviarne il deperimento.


 
Si può osservare come i rami non si sviluppano orizzontalmente in modo rettilineo, ma ad archi successivi: quando un ramo sta diventando troppo pesante e rischia di spezzarsi per il troppo peso, la punta ricurva verso il basso viene abbandonata e, da una ramificazione intermedia, riparte la crescita di un grosso ramo che progressivamente si inclina sotto il suo peso ed assume la conformazione ad arco. Questo andamento ad archi successivi è ben visibile nelle parti basse della chioma dove la lunghezza dei rami sub/orizzontali raggiunge la non comune misura di una quindicina di metri.
 

L’albero si regola da sé nel suo sviluppo, cercando di ottimizzare le risorse: luce solare, sali nutritivi e acqua nel terreno, CO2 da catturare, in cambio di ossigeno da eliminare dopo aver trattenuto e immagazzinato il carbonio a formare lignina e cellulosa. Per questi motivi l’albero continua a crescere ad allungare i rami, a metter nuovi germogli, a irrobustire la struttura portante, incrementando il diametro del fusto e dei rami.
 

Fino a quando potrà ancora crescere? Fino ad esaurimento delle risorse disponibili oppure, fino a quando la traspirazione delle foglie sarà in grado di richiamare dal terreno la soluzione nutritiva.
 

Tutti i viventi hanno un ciclo vitale con un inizio e una fine. A volte sono gli agenti esterni (temporali, fulmini, vento, carico di neve, rotture di grossi rami con conseguente ingresso di parassiti) a provocare il precoce invecchiamento e a rendere instabile l’albero. Molto spesso sono i danni provocati dagli scavi e dalle inutili potature fatte dai giardinieri a mettere in crisi il delicato equilibrio del sistema e a provocarne l’invecchiamento precoce.


LA ROTONDA
 

La rotonda è stata progettata e realizzata anche tenendo conto della presenza del grande albero attorno a cui è stata costruita con un adeguato contorno di terreno entro cui tenere ancorate le radici. La rotonda è stata dotata di impianto di irrigazione proprio per garantire al platano, non più accompagnato da un fosso, le migliori condizioni per la sua crescita. I lavori stradali sono stati superficiali e non hanno interessato le radici principali dell’albero che si diffondono nel terreno profondo ben oltre il perimetro dell’aiuola con le rose.
Per connotare la monumentalità dell’albero l’aiuola è stata dotata anche di proiettori che illuminano dal basso in assenza di foglie, fanno risaltare la struttura e l’articolazione della chioma e richiamano l’attenzione di chi transita nelle vicinanze.
La stele della Battaglia è stata spostata in posizione più defilata rispetto all’albero, ma anche più visibile.
Dal 2004 ad oggi l’albero non ha mostrato sintomi di deperimento o di sofferenza e, concluso il cantiere per agevolare la circolazione, ha ripreso a crescere vigorosamente.
 


A SINISTRA:Primavera 2004 – Cantiere per la realizzazione della rotonda. A DESTRA: Estate 2004 - Inaugurazione della Rotonda alla presenza del Sindaco B. Colnaghi, del Presidente della Provincia di Lecco V. Brivio e di tanti cittadini.
A SINISTRA: Inverno 2007. A DESTRA: Inverno 2016

A SINISTRA: Estate 2016. A DESTRA: Inverno 2017

COSA FARE PER CONSERVARE BENE L'ALBERO
 

La rotonda e i veicoli che la percorrono, oltre ad essere fonte di inquinamenti vari (aria, rumore) costituiscono anche un elemento di salvaguardia e protezione del monumento arboreo, che risulta difficilmente avvicinabile. Spesso la monumentalità genera curiosità con il conseguente calpestio sulle radici da parte di coloro che vogliono vedere l’albero da vicino, toccarlo e inciderne la corteccia, pensando di passare alla storia: tutte queste manipolazioni rappresentano l’inizio della fine dell’albero.
E’ opportuno però che al platano siano garantite alcune attenzioni per conservarlo in buona salute. Se ne ricordano alcune qui di seguito.

  • Programmare il regolare funzionamento dell’impianto di irrigazione che deve fornire, soprattutto nella stagione calda, un adeguato apporto di acqua per consentire all’albero di mantenere attiva la “pompa naturale” che fa salire la soluzione nutritiva fino alle gemme e ai rami più alti posti a 35 m di altezza (pari al 12° piano di un edificio residenziale);
  • Mantenere adeguate condizioni di “nutrimento” attraverso le radici che si devono poter espandere nel suolo in proporzione alla dimensione della chioma, eventualmente aggiungendo modiche quantità di sostanza organica (letame maturo) o concime di altra natura distribuito in superficie tra i cespugli di rose della rotonda;
  • Astenersi dal fare cose strane come potature drastiche, contenimento della chioma, taglio delle cime, taglio di grossi rami, scavi in prossimità delle radici;
  • Garantire lo spazio adeguato alla circolazione stradale accorciando i rami che penzolano sulla sede stradale per prevenire rotture provocate dagli autocarri in transito;
  • Rimuovere eventuali rami secchi presenti all’interno della chioma per evitare che cadano sulla sede stradale e sui marciapiedi;
  • Spiegare ai cittadini di Verderio (ma non solo a loro) il valore ambientale e culturale del Largo della Battaglia, felice sintesi di natura, storia, cultura.
Il platano della rotonda potrà continuare a crescere bello sano e vigoroso e diventare l’orgoglio dei cittadini di Verderio che vorranno prendersene cura, oltre che un elemento di richiamo per i tanti appassionati che apprezzano le bellezze naturali.

COME VALORIZZARE IL "MONUMENTO"
 

  • Sottoporre a verifica l’impianto di illuminazione dal basso (già esistente) predisponendo l’accensione nella stagione autunnale/invernale in orario serale, da dopo la calata del sole fino alla mezzanotte di ogni sera. L’illuminazione notturna assume un fascino particolare in assenza di fogliame in quanto mette in evidenza la struttura dell’albero e le sue ramificazioni. L’albero illuminato acquista un fascino particolare se osservato da lontano;
  • Disporre alcune frecce segnaletiche lungo le strade principali con l’indicazione del “Platano monumentale” che stimoli l’interesse dei turisti in transito nei confronti del Monumento Vegetale e, come effetto collaterale, a visitare il centro di Verderio;
  • Disporre in Largo della Battaglia una tabella che spieghi il valore dell’albero, le sue caratteristiche, le sue dimensioni e, per quanto possibile, le sue origini e la sua storia;
  • Riportare sul sito web del Comune tutte le notizie, le ricerche, gli studi riguardanti il platano;
  • Predisporre un pieghevole a stampa da distribuire nei punti di informazione della cittadinanza (sedi municipali, biblioteca, luoghi di ritrovo, edicole, esercizi pubblici, associazioni, ecc.) con le informazioni riguardanti il platano;
  • Organizzare visite didattiche per la conoscenza dell’albero con gli alunni delle scuole elementari e medie;
  •     Organizzare momenti celebrativi e culturali in Largo della Battaglia nelle vicinanze del Platano.

9 Settembre 2017 - Giorgio BUIZZA


NOTA
Gli altri platani monumentali censiti in Provincia di Lecco sono a:

  • Bulciago (proprietà privata Villa Taverna);
  • Casatenovo (giardino pubblico Villa Facchi);
  • Imbersago (proprietà privata Villa Castelbarco);
  • Merate (proprietà privata Villa Cornaggia);
  • Olgiate M. (proprietà privata Villa Sommi Picenardi);
  • Sirtori (proprietà privata Villa Besana);
L’altro platano pubblico censito in Provincia nella giardino di Villa Rosa sede del Comune di Molteno è morto recentemente a seguito di infezione provocata da cancro colorato (Ceratocistis platani).

Meritano inoltre una segnalazione:
Il platano monumentale dei 100 Bersaglieri di Caprino Veronese (VR) - 15 m di circonf. del fusto.
Il platano monumentale di Curinga (CZ) – 20 m di circonferenza, con grande cavità del fusto in grado di ospitare una decina di persone.



* Su questo blog, altri articoli riguardanti il platano monumentale di Verderio si trovano cliccando sull'etichetta "Giorgio Buizza" 
** Immagini relative ad altri platani di Verderio: http://bartesaghiverderiostoria.blogspot.it/2009/07/platani-verderio.html

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