sabato 9 aprile 2011

RICORDI DEL DOTTOR FEDELE ARNALDO ZAMPARELLI di Giulio Oggioni

Quando nel 1861 venne fondato il Regno e proclamata l'Unità d'Italia, il territorio nazionale non corrispondeva a quello attuale: mancavano il Veneto, il Friuli - Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige; mancava anche Roma e quanto rimaneva dello Stato Pontificio. Il 1861 non è  quindi la fine né l'inizio di un percorso, bensì un'importante tappa per il raggiungimento di un traguardo, conseguito grazie a impegnative scelte politiche, militari e diplomatiche.Insieme a questa Unità, frutto di quei fattori "alti", ne è stata prodotta un'altra, non in antitesi a quella ma che, anzi, di quella rappresenta, a mio avviso, il collante, il cemento. E' il risultato degli spostamenti di uomini e donne che hanno lasciato le loro regioni e paesi di nascita, per raggiungerne altre e altri, per un tempo breve, lungo o illimitato; spinti dal bisogno di lavorare, dall'esigenza di studiare o per trovare un amore o semplicemente, e più recentemente, per turismo.Questo blog partecipa alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia occupandosi innanzitutto di questo secondo aspetto, e, focalizzando come sempre la sua attenzione su Verderio e i suoi dintorni, raccoglie e racconta storie di persone e di famiglie che qui sono venute o da qui sono partite e che hanno dovuto compiere lo sforzo, comune a tutti gli immigrati/emigrati, di accettare e farsi accettare.
M. B.

RICORDI DEL DOTTOR FEDELE ARNALDO ZAMPARELLI di Giulio Oggioni
Parlare del dottor Zamparelli equivale a raccontare quasi sessant'anni di storia di Verderio.
Dal 1934, il nostro paese potè contare sulla capacità di un giovane dottore alle prime armi e in cerca di esperienza, Fedele Arnaldo Zamparelli, che rimase in servizio fino al 1978.
Era nato il 5 settembre del 1901 a San Leucio di Sannio, in provincia di Benevento, e si era laureato in medicina a Napoli nel lontano 1927.
Foto tessera del dott. Fedele Zamparelli
 
Proveniva da una famiglia di medici, sia da parte di padre come da parte di madre e, nel 1928, suo padre durante un congresso medico a Benevento, conobbe il dottor Edoardo Berla che operava all'ospedale di Merate. A lui lo affidò.
Di ritorno, il dottor Berla lo portò al freddo nord un giorno d'inverno con la neve, affidandogli qualche supplenza, prima a Cernusco Lombardone, poi a Verderio, quindi a Bernareggio, Ronco, Carnate, Bellusco, Mezzago, Ornago, Bellagio e Mandello Lario.
Il suo primo impatto con le famiglie contadine, secondo una sua diretta testimonianza, fu traumatico, poiché loro parlavano solo il dialetto e lui non capiva neppure una parola.
Dopo qualche settimana, girando con il calesse, imparò a conoscere di più la gente e a comprendere non solo le loro malattie ma anche i problemi familiari ed ereditari che, in fondo, erano le cause principali delle malattie.
Tutto questo fino al 1934 quando gli fu affidato l'incarico di medico condotto per Verderio.
Non avendo casa, fu ospitato nei locali del palazzo comunale e, più tardi, prese a servizio una donna, Gina, Angela Motta, che gli fece da governante e da madre.
Zamparelli nei pressi del ponte di Paderno
Dopo la guerra faceva visita agli ammalati su una vecchia bicicletta e molti ricorrevano alle sue cure nell'unico ambulatorio comunale che si trovava in via Rimembranze, poco prima di arrivare alla chiesa parrocchiale, oggi sala civica comunale a lui dedicata. Durante le fitte nebbie invernali, finiva sempre per perdere la strada e trovarsi in posti sbagliati. Una vera sofferenza per un medico che arrivava dal sole caldo di Napoli.
Dai vari libri su Verderio, riportiamo integralmente alcune sue esperienze, messe per iscritto dopo una mia breve visita a San Leucio di Sannio presso la sua casa paterna, dove si era ritirato con la sorella e i nipoti, medici pure loro, qualche anno prima di lasciare questo mondo.
In un suo scritto raccontò: "Dopo l'8 settembre del 1943, si aprirono i campi dei prigionieri e tutta la nostra zona fu invasa da questi poveri ragazzi sbandati i quali furono accolti con tanta carità cristiana nei vari cascinali. Molti di loro si ammalarono e parecchi ricorsero alle mie cure". Curare gli ammalati era un rischio perché i tedeschi fucilavano tutti coloro che li proteggevano. "Un giorno, due di loro bussarono all'ambulatorio e la povera Maria, spaventata, aprì la finestra che dava sul giardino e mi invitò a scappare. Io, invece, andai loro incontro sorridendo. Avevano solo bisogno delle mie cure: da un occasionale incontro amoroso avevano ricevuto un regalino... In cuor mio benedissi la "signorina" e tirai un sospiro di sollievo" .
Maria Motta in Acquati era la sua infermiera, energica quanto bastava ma molto brava e gentile. Sembrava una donna d'altri tempi e parlava quasi sempre in italiano anche con i contadini del paese.
In un'altra occasione il dottor Zamparelli fece attendere nientemeno che il re di Spagna, Alfonso XIII, allora in esilio in Italia, che era venuto a Imbersago per i funerali della madre del principe Pio Falcò. Il medico arrivò con un'ora di ritardo sul visto di tumulazione della nobildonna, perché era stato trattenuto da un parto difficile.

Zamparelli, a destra, con il cardinale di Milano, Giovanni Colombo, e il sindaco di Verderio Superiore, Armando Villa
"Rimasi male per i rimproveri", scrisse il dottore, "ma felice per aver aiutato una nuova creatura a venire al mondo".
Non si può chiudere questa pagina di storia senza raccontare qualche aneddoto curioso capitato al medico, come quello alla fine degli anni Sessanta, quando prese la patente e, ancora inesperto, continuò le lezioni di guida facendosi spesso accompagnare da un'altra persona di grande fiducia.
Quando si sentì sicuro per la guida, decise di comprarsi una "600" per recarsi dagli ammalati da solo. Si racconta che le prime volte quando arrivava a qualche incrocio si fermava, scendeva dall'auto per andare a vedere se arrivava qualcuno dall'altra parte, risaliva e ripartiva. Un'operazione possibile solo in quegli anni nei quali, durante la giornata, le macchine che passavano in paese si potevano contare sulle dita di una mano.
Non divenne mai un "Nuvolari" del volante, ma imparò a cavarsela da solo. Si ricorda che, in una sera d'autunno piovosa, qualcuno sentì chiamare aiuto. Era il dottor Zamparelli che con la sua auto era finito nel terreno fangoso ai lati della strada. Con il badile e delle fascine di legna sotto le ruote lo aiutarono a riportare l'auto sulla strada e ripartire. Proseguì instancabile, verso i suoi ammalati che lo attendevano.
Erano anche gli anni delle grandi rapine di Milano, memorabile quella di via Osoppo, e proprio in città, il capo della squadra mobile e questore era il fratello del nostro medico, il dottor Paolo Zamparelli, ancora oggi ricordato come uno dei più efficienti funzionari che contrastava la già crescente malavita.
Da ricordare anche domenica 23 gennaio 1972 quando una associazione di giovani di Verderio Superiore denominata "Verderio Giovane", conferì al medico Zamparelli una pergamena di benemerenza e una medaglia d'oro per meriti umanitari e di fedeltà alla nostra comunità. La cerimonia si svolse nel comune di Verderio Superiore, alla presenza di tutte le autorità dei due paesi. Sul viso si leggeva la sua grande emozione e, con le lacrime agli occhi, ringraziò la numerosa popolazione presente. Con lui, e per lo stesso motivo, vennero premiate altre due persone: la sua infermiera, Maria Motta che lo aveva assistito per quasi quarant'anni e una giovane ragazza, Clelia Ponzoni, segretaria della associazione cattolica ACLI, appena nata con lo scopo di assistere sindacalmente i lavoratori. Grazie a lei, molti anziani contadini, in quegli anni, ottennero l'assegno pensionistico.
Dai contadini, il dottor Zamparelli, era considerato ormai di casa e riceveva in pagamento polli, salami, conigli e qualche uova. Erano le uniche disponibilità economiche di allora.
Come già detto, erano gli anni in cui le malattie non avevano un nome ben preciso e il medico, oltre a diagnosticarle, doveva capirne la provenienza studiando la famiglia stessa.
Motivo di tante malattie erano anche le condizioni di vita di allora: basti pensare quanto poco si faceva per la cura della persona!
Il fatto poi di vivere quasi costantemente a contatto con le bestie della stalla aggravava la situazione sanitaria e igienica della famiglia e per il medico, il dottor Zamparelli, questa condizione andava considerata quando veniva chiamato al capezzale di qualche paziente senza riuscire a diagnosticare chiaramente i sintomi della malattia.
Il medico doveva fare la diagnosi da solo perché non c'erano le specializzazioni di oggi e inoltre all'ospedale si andava solo per casi molto gravi.
Zamparelli era l'unico medico per i due paesi e continuò instancabilmente la sua opera fino al 1971, quando andò in pensione, restando però ancora fino al 1978 per esercitare l'assistenza ai più bisognosi e carenti di mezzi finanziari.
Non più autosufficiente, negli ultimi anni si ritirò a Portici, presso la casa della sorella e dei nipoti, uno dei quali era cardiologo all'ospedale Cardarelli.
Si spense il 15 giugno del 1990 proprio a Portici, cittadina appena fuori Napoli.



Cittadini di Verderio in visita al dott. Zamparelli, al suo paese natale.

L'ultima volta che alcuni cittadini di Verderio gli fecero visita, era in vacanza nel suo paese natio, San Leucio di Sannio, con tutti i suoi familiari e si fece grande festa. Fu anche un momento per ricordare i suoi sessant'anni a Verderio e, alla sera, prima del commiato li abbracciò con le lacrime, consapevole che non li avrebbe più rivisti, dicendo: "Tra voi ho avuto momenti di grande soddisfazione. Ho condiviso con le famiglie gioie e dolori e nel mio cuore ho ancora la nostra Verderio, dico nostra perché, permettetemelo, appartengo ancora a voi".
Questa bellissima frase è il suo testamento: nonostante siano passati molti anni, molta gente lo ricorda sempre con grande affetto e lo considera ancora un cittadino di Verderio.
A Verderio Superiore gli è stata dedicata una Sala Civica; a Verderio Inferiore una nuova via del centro, sul confine dei due paesi.

Giulio Oggioni

5 commenti:

  1. Mia bisnonna era Zamparelli di San Leucio e in famiglia ho sentito parlare del cugino questore e forse anche del fratello. Vorrei saperne di più un albero genealogico. Mio nonno era Giovanni Zollo figlio di una Zamparelli e sposò una Genovese. Io vivo a Genova e sono in gran parte genovese ma vorrei saperne di più sui miei avi Zamparelli di cui mio padre da poco morto spesso mi parlava. Cordiali Saluti Maria Grazia Zollo.

    RispondiElimina
  2. Aggiungo che la mia posta elettronica è albaligustra@libero.it. Ancora Cordiali Saluti. Maria Grazia Zollo

    RispondiElimina
  3. Sono l'Avv. vincenzo De Lucia e vivo a San Leucio del Sannio. Quale Presidente della locale Pro Loco "Casali dei Collinari" sono interessato a conoscere ed approfondire dettagli della vita del dott.Fedele, fratello del Prefetto Paolo. Stiamo preparando per l'anno prossimo la rievocazione della storia di questa nostra importante famiglia.

    RispondiElimina
  4. buongiorno, sono la nipote di Paolo Zamparelli.Fedele Zamparelli era mio zio, lo ricordo molto bene quando veniva a San Leucio Del Sannio a trovare mia nonna, Virginiza Zamparelli ( mio nonno purtroppo non l'ho conosciuto ) . Ricordi di bambina: zio Fedele arrivava con la sua 600. portava sempre il cappello ed era un uomo minuto. Lo ricordo con grande affetto, aveva sempre una favola da raccontare a noi bambini

    RispondiElimina
  5. buongiorno, sono la nipote di Paolo Zamparelli.Fedele Zamparelli era mio zio, lo ricordo molto bene quando veniva a San Leucio Del Sannio a trovare mia nonna, Virginiza Zamparelli ( mio nonno purtroppo non l'ho conosciuto ) . Ricordi di bambina: zio Fedele arrivava con la sua 600. portava sempre il cappello ed era un uomo minuto. Lo ricordo con grande affetto, aveva sempre una favola da raccontare a noi bambini

    RispondiElimina