giovedì 11 luglio 2013

LA PIÙ ANTICA RAPPRESENTAZIONE ICONOGRAFICA DEGLI ZINGARI. Maestro del Medio Reno 1417 - 1419. Articolo di Angelo Arlati




 Articolo di Angelo Arlati, pubblicato dalla rivista ROM - SINTO, n. 15 novembre 2012



"Correndo l'anno di Cristo 1417 ecco che cominciano ad apparire uomini brutti, neri e cotti dal sole. Indossano vesti sudice e sono lesti nel rubare, soprattutto le donne. Commerciano cavalli, ma la maggior di loro va a piedi. Le donne cavalcano giumenti con i loro bambini". Così il geografo e orientalista tedesco Sebastiano Münster in una pagina della sua "Cosmographia Universalis", Basilea 1545, descrive i primi zingari giunti in Germania all'inizio del XV secolo.
 
Proprio in quegli anni una famiglia di zingari viene ritratta in un'opera di un anonimo artista tedesco che costituisce verosimilmente la più antica rappresentazione iconografica di un gruppo zingaro. L'opera è la Crocifissione del cosiddetto Maestro del  Medio Reno datata 1417 - 1419. Si tratta di una pala d'altare proveniente dalla chiesa di S. Pietro di Francoforte ed ora conservata alla Städelsches Kunstinstitut della medesima città.

MAESTRO DEL MEDIO RENO - Crocifissione 1417 - 1419  - Städelsches Kunstistitut Francoforte. Nel cerchio rosso la famiglia di zingari.

Il gruppo occupa una piccola sezione nell'angolo destro superiore del quadro. Vi si scorge una figura di donna a cavallo dai caratteri iconografici tipicamente zigani. Ha carnagione scura (v. descrizione di Münster) che contrasta con i visi chiari dei personaggi femminili, quali la Madonna, le Pie donne, la Veronica; ha in testa un foulard tipico delle donne zingare attuali da cui esce una ciocca di capelli corvini (v. Journal d'un Bourgeois de Paris, 1427: "le donne avevano i capelli neri come la coda di un cavallo");ma soprattutto porta gli orecchini a forma di un grande anello (Cronica di Bologna, 1422: "et poi portavano le anella a le orechie"), sconosciuti alla moda dell'epoca e presenti nelle opere artistiche solo nei paggi dei re Magi; indossa una camicia ed è avvolta in un ampio mantello nel quale trova posto un bambino. Al suo fianco cavalca un uomo di cui si intravede solo la testa con un ampio cappello a punta a larghe tese..

 
Particolare. La famiglia di zingari

L'iconografia ci mostra l'abbigliamento femminile originario, semplice ed essenziale, che è giunto quasi intatto fino a noi: una camicia, un foulard, una veste lunga, gli orecchini. Da notare però che qui il copricalo della donna è un semplice panno di stoffa (l'odierno diklo, segno delle donne onorate e sposate). Si trasforma nel corso del Quattrocento in un turbante di stoffe arrotolate e nel cinquecento in un copricapo intrecciato di vimini a forma circolare (bern).
Il gruppo colpisce per un'altra particolarità: a differenza degli altri personaggi che gravitano e per così dire convergono attorno al Calvario, i nostri si muovono in direzione opposta, indifferenti a ciò che accade, anzi è come se stessero fuggendo. Qui l'artista ha forse voluto inserire il tema della maledizione divina, secondo cui gli zingari sarebbero stati condannati al nomadismo per colpa di un fabbro zingaro che avrebbe forgiato i chiodi per crocifiggere Gesù (v. Giovanni  Aventino  in Annales Boiarum, 1522). Se così fosse sarebbe una conferma dell'arcaicità del racconto.
L'attenzione dell'artista, rivolta quasi esclusivamente alla donna (l'uomo è solo abbozzato) ci dice che fu soprattutto l'aspetto e l'abbigliamento esotico delle donne a colpire gli osservatori del tempo. Inoltre la presenza del bambino è un altro tocco magistrale di questo straordinario pittore non solo sul piano realistico ma soprattutto religioso-simbolico, poiché quello della zingara col bambino non solo sarà uno dei temi più frequenti nella storia dell'arte, ma si rivestirà di sacralità nella rappresentazione della maternità (Il soldato e la zingara di Giorgione; La zingarella del Correggio; Maternità zingara di Amedeo Modigliani); plasmerà la scena della Fuga in Egitto di numerosi artiti (Andrea Ansaldo, Gian Giacomo Barbelli, Simone Cantarini, Anton Maria Vassallo, Des Remaux, Guercino, Giovanni Battista Passeri, Francesco Del Pedro) fino alla raffigurazione di vere e proprie Madonne zingare (La Madonna col bambino ovvero La zingarella di Tiziano; La Madonna zingara di Joso Bužan, la Vierge Tzigane di Otto Müller, ecc).
Ci riempie quindi di stupore la precocità di questo artista renano che in pochi centimetri di tela ci restituisce una straordinaria istantanea di un gruppo zingaro di 6 secoli fa e una sintesi storico-culturale degli zingari, al pari dei migliori antichi cronisti e molto meglio di tante opere del giorno d'oggi prive di interesse e destituite di fondamento. In particolare ci fa riflettere  come gli zingari fin dal loro arrivo entrino a far parte  della cultura e della storia europea ed è un monito alla maggioranza dei critici d'arte che tendono ad ignorare questo importante "tema" artistico, facendo un grave torto, proprio loro, a pittori come Bosch, Bruegel, Caravaggio, La Tour, Leonardo, Giorgione, Boccaccino, Tiziano, Carreggio, Guercino, Hals, Magnasco, Callot, Rembrandt, Manet, Matisse, , Renoir, Corot, Courbet, Dongen, Bouguereau, Teniers, Williamson, Gemito, Longhi, Piazzetta, Kubin, Poliakoff, Campigli, Modigliani, Dalì, Lautrech, Rousseaux, Van Gogh, Doré, Picasso e a centinaia di altri grandissimi artisti che hanno ritenuto degne di essere elevate ad arte le istanze del popolo rom

L'EVOLUZIONE DEL COPRICAPO

Inizio secolo XV: il semplice fazzoletto

 Metà secolo XV: turbante di fasce arrotolate

Inizio secolo XVI: armatura circolare di vimini

Secolo XX: foulard

Angelo Arlati







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