giovedì 23 gennaio 2014

QUALCHE MESE DI GUERRA. Diario di Renato Di Segni. Prefazione di Fabio Di Segni

Qualche mese fa il signor Fabio Di Segni mi scrisse per chiedermi ulteriori notizie rispetto a un argomento affrontato dal blog, richiesta che, come purtroppo spesso mi capita, non fui in grado di esaudire.
La mail che ricevetti era corredata da un prezioso allegato: un testo, scritto da suo padre, intitolato QUALCHE MESE DI GUERRA Diario di Renato Di Segni (1943 – 1944), racconto delle vicende vissute  da una famiglia di ebrei -Renato, il padre, Fabio, il figlio di un anno, e Nora Lombroso, la madre – in fuga dalla persecuzione nazifascista.
Il 19 luglio 1943, data del primo bombardamento di Roma, e il 4 giugno 1944, data della sua Liberazione, sono gli estremi temporali della storia.
8 settembre 1943, armistizio; 25 settembre 1943, ordine dei nazisti alla Comunità Ebraica di Roma di consegnare 50 kg d’oro entro 48 ore; 16 ottobre 1943 , cattura e deportazione degli ebrei romani; 24 marzo 1944, eccidio delle Fosse Ardeatine: le altre date salienti
In mezzo la vita di tutti i giorni, la ricerca di cibo, di un rifugio sicuro, di documenti falsi, di notizie su amici e parenti  anch’essi in fuga e le previsioni e le speranze sull’arrivo degli alleati e quindi della libertà.
Un diario mai fatto leggere a nessuno e ritrovato dal figlio molti anni dopo la morte dell’autore, avvenuta nel 1974.
Fabio Di Segni mi ha consentito di presentare sul blog il testo di suo padre, finora uscito solo in una edizione privata e pubblicato parzialmente su un numero di “Sette”, supplemento del Corriere della Sera, dell’ottobre scorso. Lo ringrazio infinitamente per avermi concesso questo privilegio.
Fabio mi ha fornito anche alcune notizie supplementari su suo padre e su alcuni personaggi che appaiono nel testo.
Renato Di Segni (1908 – 1974), perse il padre quando aveva 10 anni; nel 1926 trovò impiego come rappresentante e, lavorando, riuscì a conseguire la laurea; dopo la guerra divenne uno dei più stimati agenti di commercio del ramo tessile. 

La moglie Nora Lombroso, oggi ha 93 anni ed è in buona salute.
Emilia e Giorgio Cabrusà sono stati dichiarati Giusti d’Italia; Giorgio Modigliani era fratello di Franco, premio Nobel per l’economia nel 1985.
LE IMMAGINI
Il testo che ho ricevuto non era accompagnato da immagini. Avrei potuto utilizzare quelle sull’argomento rintracciabili sul web, che ne è ricchissimo. Ho invece pensato che quella che Renato Di Segni racconta è una storia d’amore fra un marito e  una moglie; fra loro e il loro bambino e fra loro e tante famiglie che ne condividevano l’amara sorte. Ho perciò deciso di utilizzare i dipinti di Chagall, che dell’amore sono un inno, alcuni particolari che ho fotografato al Museo nazionale del messaggio biblico di Nizza.
AVVERTENZA
Il testo è piuttosto lungo. Per leggerlo dovete cliccare sulla frase “Continua a leggere l’articolo” che trovate subito dopo la prefazione di Fabio Di Segni.









Prefazione
di Fabio Di Segni


Caro Papà,

intitoli il tuo diario come fosse un piccolo episodio durato pochi mesi. Forse neanche tu hai immaginato quanto le tue scelte sempre lungimiranti hanno salvato tutti noi e le future generazioni. Dall' 8 settembre a Malcesine, al 27 giorno dell'oro, a Velletri, a Poggidoro.

La fuga per i campi il 16 ottobre ricorda, più di 1000 libri, l'ineluttabile destino degli ebrei purtroppo sempre perseguitati. Ma traspare sempre la tua tranquillità, la tua saggezza, il tuo sorriso anche in quei terribili momenti.

Un'altra cosa da te insegnata è la "fratelcuginanza": l'avere per i tuoi cugini di tutte le parti un sentimento di fratellanza profonda. Per te Dario, Giorgio, Marcella, Aldo, Arturo, Gabriella sono fratelli, come per me lo sono una generazione dopo: Alberto, Paola, Enrico, Serena, Gigliola.

Quest'anno con i tuoi 100 anni, insieme al tuo "fratelcugino" Giorgio, sei con noi.

 tuo figlio FABIO




QUALCHE MESE DI GUERRA
diario di
Renato Di Segni
1943-1944






Il primo bombardamento a Roma viene effettuato il 19 luglio 1943 alle 11 di mattina. Mi trovo (1) in Via Viminale quando suona l'allarme.

E' l'ennesimo allarme e quasi non ci facciamo più caso. Immediatamente però le batterie antiaeree iniziano il fuoco e cerco rifugio nella cantina di una vicina bottiglieria. E' con me per caso anche Arturo Schunnach (2). Sentiamo dei boati, bombardano gli obiettivi militari degli scali ferroviari.

Dopo una mezz'ora qualcuno ci avverte che è stata colpita la Zecca, forse per errore o forse perché è vicina al panificio Militare. Arturo che abita proprio nella stessa strada, corre via perché teme per sua moglie (3) e per i suoi bambini (4) e raggiunge la casa malgrado che il cessato allarme non sia stato ancora dato. Fortunatamente trova tutti incolumi.

Mia moglie (5) e mio figlio (6) sono già da un mese con i miei suoceri (7) a Malcesine sul Lago di Garda, vicino a Riva.

Il giorno stesso preparo due bauli con tutta la biancheria di casa, e mando i bauli alla Vigna di Velletri, di circa tre ettari che ho comperato da qualche mese. Se i bombardamenti continueranno, anche la mamma (8), Lionello (9) ed io ci trasferiremo alla vigna poiché in campagna si è al sicuro. Mando dal Vaticano un messaggio ad Armando (10) perché penso sia in pensiero e per tranquillizzarlo gli dico che abitiamo a Velletri.

Il lavoro è completamente fermo e perciò il 23 luglio, sabato, decido di raggiungere i miei a Malcesine. Il treno è eccezionalmente affollato ma sono riuscito ad avere un posto in Vagone Letto. Con me viaggia il Federale di Bologna che racconta di non aver potuto parlare con Mussolini e di dover rientrare in Sede perché Bologna è stata la notte precedente violentemente bombardata. Il viaggio dura dieci ore più del previsto e la domenica debbo fermarmi a Verona perché non ci sono mezzi fino all'indomani per arrivare a Malcesine. Il lunedì mattina apprendo con grande gioia della caduta del Fascismo. Arrivo a Malcesine allegrissimo e mi fermo tutto il mese di luglio e tutto agosto, tanto a Roma non c'è nulla da fare. Scrivo a Lionello e a mamma di venire, ma Lionello non vuole saperne perché [teme] che uno sbarco alleato, di cui si parla, possa tagliarlo fuori e allungare la vera liberazione. Passano giorni di incertezza e nel frattempo il 15 agosto anche Milano viene nuovamente bombardata. Sul lago però si sta tranquilli finché alla fine di agosto non arrivano dei contingenti di Tedeschi che requisiscono tutti gli alberghi e fanno da padroni. Nel frattempo gli alleati sono sbarcati in Sicilia e conquistano l'isola in pochi giorni. Il Governo ha dichiarato che la Guerra continua a fianco della Germania.

La sera dell'8 settembre 1943 la radio ci comunica che l'Italia ha chiesto l'armistizio. Abbiamo subito una impressione di sollievo. I Tedeschi sono pochi in Italia, pensiamo per poterci opporre e saranno immediatamente disarmati. Purtroppo però non è così ed avviene esattamente il contrario. Anche a Malcesine i pochi Carabinieri vengono disarmati e ci accorgiamo di passare sotto il dominio nazista. Sono per me giorni terribili. E' meglio restare a Malcesine, magari in qualche paesetto più sperduto, o è meglio andare a Roma o almeno cercare di andarci?

Da Verona arrivano i miei cognati (11) in bicicletta, avvertendo che tutti gli ebrei cominciano a scappare e che sono arrivate delle nuove divisioni tedesche. L'incertezza mi attanaglia. La responsabilità che devo prendermi avendo moglie ed un figlio di un anno è grave. I miei cognati pensano di darsi alla macchia. In ogni modo la situazione non può essere che transitoria e gli Alleati arriveranno prestissimo. Sono già sbarcati sul territorio italiano ed avanzano in Calabria senza trovare forti resistenze. E' più facile che arrivino a Roma e che i Tedeschi si difendano sul Po ed è quindi meglio partire. Ma come? Le corriere non funzionano più. Il telegrafo, il telefono ed i giornali neppure. Le notizie che riceviamo da qualcuno che arriva da Milano sono contraddittorie. C'è perfino chi giura che gli Alleati sono sbarcati a Genova e che sono già a Milano.

Mando un barcaiolo sull'altra sponda del lago e mi faccio fissare una camera in un altro paesetto in alto. Il giorno dopo però una signora che doveva venire con noi con un bambino, si vede arrivare il marito da Milano che la sconsiglia. A Malcesine starà benissimo perché è difficile che la guerra arrivi fin qui. Noi però abbiamo ben altri motivi per andarcene. Tutti sanno in paese che siamo ebrei e perciò dopo avere molto riflettuto decido di partire per Roma. E' il 14 settembre. Ci alziamo tutti alle cinque e mezza della mattina ed è ancora buio. Ci prepariamo, finiamo di chiudere le valigie, una sola grande ed una piccola, dove abbiamo cercato di mettere tutto il necessario più assoluto lasciando una buona metà dei nostri indumenti di cui non sapremo più nulla. Per le pappe di Fabio che deve assolutamente mangiare caldo in ogni evenienza, mi sono provveduto di un fornelletto a spirito e di una boccetta di alcool.

Per ultimo svegliamo Fabio. La nonna gli dà il latte e caricata la nostra roba sulla carrozzina di Fabio, che ci porteremo con noi, ci avviamo alla piazzetta del Porto. Ci accompagna solo papà (12) per non dare troppo nell'occhio. Papà ha deciso che ci accompagnerà fino a Verona.

Veramente partendo, non so ancora se passerò per Verona. So soltanto per sentito dire che i treni funzionano a scartamento ridotto e che sono gremitissimi. Ci dovrebbe essere alle 12 un vaporetto da Castelletto per Desenzano. Da Desenzano prenderò il treno o per Milano o per Verona sperando di trovare in una di queste due città un treno per Roma. Ci sarà. Voci incontrollabili dicono che a Roma ci sono già gli alleati ...

Montiamo nella barca a vela che ci dovrà portare a Castelletto. Circa 10 Km. L'agitazione che mi aveva tenuto in ansia i giorni precedenti prima di prendere una decisione, sparisce appena la barca esce dal porto. Il dado è tratto, ora bisogna arrivare! Aguzziamo la vista per vedere se il piroscafo si vede in lontananza e dopo due ore di navigazione lo vediamo con un sospiro di sollievo. Il primo mezzo regolare o quasi c'è! Alle nove e mezza arriviamo a Castelletto. Ci confermano che il piroscafo partirà alle 11 per Desenzano. Fabio ha dormito tutto il viaggio e sta bene, benché ancora molto raffreddato.

In attesa di passare il tempo che ci separa dalla partenza, girelliamo per il paesetto mentre il nonno sorveglia Fabio nella sua carrozzina aperta. Ed ecco un fatto nuovo. Laggiù a 200 metri sulla strada maestra si è fermato un camion tedesco ed alcune donne montano. Mi avvicino di corsa. Il camion è diretto a Verona ed il conducente sembra disposto a prendere anche noi. Corro dal nonno, mi carico sulle spalle le valigie, sporte, pacchi e pacchetti e come Dio vuole ci issiamo tutti sul camion che ci porterà a Verona direttamente, con un anticipo di almeno sette ore buone sul previsto e con molta semplicità.

Il viaggio è breve, circa un'ora e mezza, e viaggiando penso che il diavolo non è poi così brutto come si dipinge. I tedeschi, o meglio fra i tedeschi c'è anche della brava gente. Il conducente accetta qualche sigaretta ma rifiuta ogni compenso all'arrivo a Verona dove ci lascia alle 12 circa alla Stazione Centrale. Entro nella Stazione, deposito le valigie e mi informo dei treni. Per Roma non si sa nulla. Sembra che arrivino dei treni ma non direttamente. Si hanno notizie precise o quasi solo per il tratto Brennero-Bologna. Ci dovrebbe essere, fra due ore circa un treno proveniente appunto dal Brennero che viaggia con sei o sette ore di ritardo. Se il ritardo non aumenta o diminuisce sarà a Verona verso le due del pomeriggio. Benissimo, prenderemo con l'aiuto di Dio quello. Intanto andiamo in centro a mangiare ed a fare la pappa per Fabio. All'una e mezza ed anche prima siamo di nuovo alla stazione. Mi accaparro uno dei pochi facchini, promettendogli di farlo milionario, ed attendiamo il treno. Questo arriva alle due e troviamo uno scompartimento quasi vuoto di terza classe. Mi sembra un sogno! Salutiamo papà e partiamo.

I treni sono gremitissimi e forse siamo gli unici ad aver trovato posto a sedere in una vettura molto in testa, consigliata dal solerte facchino. I viaggiatori sono tutti uomini, anzi giovani. Presto ci accorgiamo che sono tutti soldati che raccontano del loro incredibile disarmo e fuga e di come sono diretti alle loro case, tutti in borghese con indumenti dati loro dalla popolazione civile dei rispettivi presidi. La storia di questo disarmo verrà certamente scritta e cercata di spiegare da migliaia di scrittori inutile parlarne. 


In treno riusciamo a fare bene la pappa di Fabio che si comporta da esperto viaggiatore senza mai piangere o dare fastidio. Credo sia l'unico bambino a viaggiare in tutto il treno e le donne si potrebbero contare sulle dita. Il controllore ci fa pagare la multa per la carrozzina, ma in compenso ci dice di aver sentito dire da un suo amico che il cugino capotreno, ha visto qualche viaggiatore a Bologna proveniente da Roma dopo un viaggio di quattro giorni via Adriatico ...... La notizia è consolantissima!

A 10 km da Bologna dopo circa tre ore di viaggio il treno si ferma. A Bologna non può arrivare perché la stazione è stata in parte danneggiata dai recenti bombardamenti aerei ed ancora i binari non sono riattivati. Ci dicono che c'è un tram elettrico per Bologna.

Ci carichiamo tutto sulla carrozzina mentre Nora prende Fabio in braccio e ci facciamo un paio di chilometri fino al tram.

Non c'è. Ne arriva qualcuno ma è talmente affollato che non si può pensare di prenderlo con tutta la nostra roba e la carrozzina per giunta. Finalmente dopo avere atteso una mezz'ora, tre quarti, riusciamo a montare. Il tram però non può arrivare fino al centro della città perché i binari anche qui sono stati colpiti. Di nuovo Fabio in braccio a Nora ed il carico sulla carrozzina le cui leggere balestre mandano sinistri scricchiolii. Ancora due chilometri a piedi ed eccoci finalmente alla Stazione Centrale. Sono le otto di sera e siamo in piedi dalla mattina presto. Non posso dire che siamo molto freschi. Nora però è salda e tranquilla. Fabio invece un po' meno ed ha fame. Urge fargli una pappa. Entriamo nella babelica stazione e finalmente sappiamo che i treni per Roma e da Roma ci sono o almeno ci sono stati. La situazione però può cambiare di ora in ora. C'è un treno che ha un ritardo molto forte proveniente da Milano, pronto in partenza ma è affollato fino sui tetti di soldati. Malgrado la nostra fretta di arrivare a Roma, non ci sentiamo di prenderlo tanto più che sarebbe materialmente impossibile fare la pappa a Fabio in treno con il fornello a spirito, né c'è il tempo di farlo in sala d'aspetto perché il treno è in partenza. Decidiamo quindi di andare a cercare un Albergo vicino alla stazione per mangiare e riposare un po'. C'è un altro treno alle due di notte. Nel caso prenderemo quello.

Per fortuna troviamo camera in Albergo e il ristorante ci serve la cena in camera. Siamo stanchissimi. Al diavolo la partenza questa notte. Dormiamo e domani mattina si vedrà.

Ci svegliamo verso le otto. Mi vesto e corro alla stazione che è proprio di fronte all'Albergo. Il primo treno che passerà per Roma arriverà alle 13 circa con sei ore di ritardo sull'orario. Non c'è da aspettare. Bologna è stata più volte bombardata e noi stiamo proprio vicino alla stazione, probabile obiettivo, abbiamo un po' di fifa ma non c'è nulla da fare. Speriamo bene. Mentre ci prepariamo tranquillamente la valigia, suona la sirena. Ci siamo! L'urlo non è ancora spento che abbiamo già preso Fabio e ci stiamo precipitando in cantina. Mentre siamo per uscire dalla porta, Nora scoppia in una risata. Non è impazzita, si è solo ricordata che sono le dieci e che la sirena è solo quella del segnale orario che da tre mesi non sentivamo e di cui ci eravamo dimenticati! Meno male. Ad ogni modo però è meglio scendere in strada. In una farmacia compro delle gocce per Fabio che ha il naso otturato. Particolare forse secondario ora, ma che allora aveva la sua importanza e che aumentava le nostre preoccupazioni.

Mangiamo al ristorante, leggiamo i primi manifesti ed ordinanze di Kesserling in nome della Grande Germania che assume tutti i poteri in Italia. Alle 13 montiamo in treno. Meno male che troviamo due posti che ci vengono ceduti. Ormai siamo certi di arrivare a Roma. Poco prima è infatti passato un treno proveniente da Roma e ho visto al finestrino Ugo Piperno (13) che viene da Roma e che va a Milano. Nulla di nuovo a Roma dove si aspettano gli Alleati da un'ora all'altra.

Questa volta di donne e bambini in treno c'è solo Nora e Fabio. Ci dicono che i Tedeschi fermano i treni e fanno scendere qualcuno a loro giudizio. Cercano gli ufficiali per internarli. Speriamo bene!

Il viaggio verso Roma procede bene in compagnia di soldati e ufficiali che narrano le loro disavventure di questi giorni. C'è chi viene da Trieste ed ha fatto giorni di strada a piedi, braccato dai tedeschi che in alcune zone hanno preso tutti i soldati e li hanno spediti in vagoni sigillati in Germania. Questo treno invece ed altri viaggiano indisturbati pur essendo il 100% treni di soldati senza biglietto ed in borghese.

Solo a Chiusi abbiamo un brutto momento. Sale un gruppo di Tedeschi armati di fucile mitragliatore, con una faccia satanica ed allo scompartimento vicino al nostro prendono due uomini e li fanno scendere. Gli altoparlanti della stazione gracchiano il tedesco aumentando il nostro orgasmo. Mi sono preso Fabio in braccio ed attendo. Non viene più nessuno e dopo due ore di sosta snervante si parte. Per questa volta siamo salvi! A Roma arriviamo alle 10 di sera circa. Alle 11 c'è il coprifuoco e nessun mezzo per andare a casa. Cerco un albergo vicino alla stazione e ne trovo uno. Telefono subito a casa ma non risponde nessuno. Telefono al sig. Angelo (14). Mi dice che non c'è nulla di nuovo e che mamma e Lionello dormono da zio Ugo (15) per stare in compagnia. Telefono, e sento finalmente la voce di mamma che non aveva naturalmente nessuna notizia di noi da dieci giorni circa.

Nora è stanchissima e prendo per lei una camera separata perché Fabio si sveglia cinque o sei volte la notte e non fa dormire in pace.

La mattina presto mamma e Lionello vengono a prenderci e ci installiamo a casa di mamma. La situazione è incerta. Ormai i tedeschi hanno preso possesso di buona parte dell'Italia e gli Alleati sono sbarcati a Salerno dove combattono accanitamente e tutti pensano che saranno a Roma entro pochi giorni.

I più pessimisti parlano di 20/30 giorni al massimo.

Gli ebrei pensano che i tedeschi non avranno tempo e voglia di pensare a loro tanto più che si dice che gli elenchi nominativi del Ministero dell'Interno sono stati bruciati dal Governo Badoglio e che quindi i tedeschi non hanno modo di fare retate di ebrei.

Piuttosto un'ordinanza invita tutti i giovani a presentarsi al lavoro obbligatorio e comincia quindi l'esodo dei giovani italiani che non vogliono assolutamente presentarsi. Lionello ha un disturbo intestinale. Siccome rientra anche lui nelle classi che si dovrebbero presentare al lavoro, parte per Velletri dove a Morice c'è Marcella (16) e Giorgio (17) con zia Lidia (18).

Molti si rifugiano nelle cliniche e negli ospedali. Qualcuno si fa operare di appendicite pur non avendone bisogno. Si tratta di passare una quindicina di giorni. Tra questi Claudio Di Segni (19) del quale sapremo poi  [che] alcune complicazioni post-operatorie lo porranno per qualche giorno in pericolo di vita. Comunque la mentalità è questa: meglio farsi operare che andare a lavorare con i tedeschi chissà dove, quando qui a Roma fra poco ci saranno gli Alleati.

Il giorno dell'armistizio Franco Pozza (20) si trovava a Frascati, ufficiale, ed è stato disarmato e con tutti gli altri soldati ed ufficiali messo in campo di concentramento. Arriva da Milano Giorgia (21) terrorizzata perché si parla di fucilazioni in massa. Fortunatamente però Franco è fra i pochi reparti che vengono messi in libertà e torna a Milano con Giorgia. Ci racconta prima di partire che Franco è stato messo con altri davanti al muro per essere fucilato ma che un contrordine giunto all'ultimo momento lo ha salvato. La cosa però non è molto chiara perché mancano le notizie dirette e sapremo quello che è stato quando potremo rivederli.

Passano intanto i giorni di settembre. Mi occupo di fare rilasciare per Lionello, un certificato di esenzione per malattia e lo ottengo. Non sappiamo però quello che varrà. Molti partono per l'Abruzzo sperando di passare le linee. Fra questi Massimo Di Nola (22), Ruggero Di Segni (23) e molti altri. Dei nostri Gabriella Modigliani (24) con il marito (25) e la bambina (26) che partono per Castel di Sangro.

Tutto sembra procedere tranquillamente e pensiamo che i tedeschi si siano dimenticati degli ebrei. Fabio è a letto con una noiosa bronchite che gli dà qualche linea di febbre ed è molto sciupato. Lionello ci manda a dire che a Velletri stanno bene.

 





Quando ecco un fatto nuovo. Una mattina mi sembra il 25 settembre, mi telefona Piero Castelnuovo (27) per avvertirmi che il comando tedesco a mezzo dell'Ambasciata, ha convocato i dirigenti della Comunità israelitica di Roma e li ha avvisati che entro 48 ore dovranno consegnare all'Ambasciata kg. 50 di oro. In caso di inadempienza 300 ostaggi saranno presi e fucilati. La notizia ci riempie di costernazione perché pensiamo non sia facile arrivare a raccogliere kg. 50 di oro in 48 ore, tanto più che gli ebrei di Roma quelli che ci sono ancora in città, non possono essere avvertiti che personalmente o per telefono. Ognuno di noi comincia a telefonare agli amici e conoscenti per fare propaganda. Naturalmente nessuno si esime e il giorno dopo nella mattinata si comincia a raccogliere l'oro alla Comunità. Alberto Pontecorvo (28) è fra quelli che lo pesano, altri fanno una ricevuta. E' una fila continua di gente che affluisce ma l'oro è poco. I primi a rispondere sono i meno abbienti che offrono 5, 10, 50 grammi al massimo. All'una della mattinata si sono raccolti Kg. 20. Ci guardiamo esterrefatti. Come si fa ad arrivare a Kg. 50? Si cominciano a raccogliere anche danari. Alcuni si mettono in giro per comperare l'oro a borsa nera. Lo paghiamo £ 250 al grammo. E' il prezzo del mercato. Con tutto ciò il pomeriggio non si realizzano sensibili progressi. Telefono la sera ad Alberto che mi risponde molto scoraggiato. Passo la notte sognando di oro! oro! oro! Ho portato tutto quello che potevo certo è poco. Poco più di 200 grammi radunando oggettini e catenine. Non abbiamo idea di quanto poco pesano i nostri piccoli oggetti! Ci vogliono dei chili di oro e non dei grammi! La mattina dopo è l'ultimo giorno della raccolta.

Alle 12 si deve consegnare. Alle 10 di mattina siamo a Kg. 35. Fortunatamente cominciano ad arrivare offerte più grosse ed il fondo di cassa è rapidamente salito a qualche milione. Si è già prenotato oro presso tutti i commercianti che lo offrono, con cautela perché la vendita è privatissima da due anni, e si aspetta all'ultimo per comperare quello che manca. Incontro davanti al Tempio Emanuele Sestieri che mi tranquillizza. Gli occorrono subito £ 25.000 per fare l'offerta a nome del fratello assente da Roma e glieli presto io che giro sempre con tutto il mio contante in tasca per ogni evenienza. Alle 11 la Comunità telefonò all'Ambasciata di Germania per chiedere una proroga di qualche ora. Bontà loro l'accordano fino alle 14 dello stesso giorno. Nella prima mattinata intanto io avevo venduto alla Comunità 200 grammi di oro che avevo a parte come investimento benché questo mi costasse molto sacrificio. Alberto si rammarica perché insieme all'oro vengono consegnati molti oggetti anche pregevoli e con essi molto entourage di brillanti ed altre pietre che dovrà essere consegnato a peso di oro mentre si sarebbe potuto recuperare tutto il pietrame con notevole risparmio di valore. Alle 12 finalmente il quantitativo di oro è stato raggiunto e superato di circa tre chili ed il contante avanzato in cassa arriva a circa tre milioni di lire! Alle 14 tutto è portato all'Ambasciata dove una signorina dice di lasciarlo pure, senza naturalmente rilasciare ricevuta.

Tutti dormiamo più tranquilli quella notte. Ci siamo detti che i tedeschi saranno soddisfatti della taglia messa su di noi e ci lasceranno tranquilli tanto più che gli Alleati dovevano arrivare da un giorno all'altro... Si è tutti ricordato che anche a Tripoli i tedeschi si sono contentati di una forte taglia su quella comunità.

L'indomani mattina mi preoccupo di trovare dell'acqua minerale di riserva e una damigiana vuota. Impresa ardua dato che tutti fanno altrettanto in previsione di uno stato di emergenza o di bombardamenti. Mi procurai anche del combustibile solido, una lanterna elettrica perché penso che forse sarà meglio andare alla mia vigna a Velletri nel periodo di emergenza.

Verso le 11 di mattina passo da Arnaldo Calò il quale mi dice che i tedeschi nella mattinata sono andati in forza al Tempio e nei locali della comunità hanno razziato tutto l'oro rimasto, i tre milioni di lire e gli elenchi nominativi che erano stati portati in comunità per avere una nota dei contribuenti per la richiesta dell'oro, oltre la preziosa biblioteca. Il fatto è grave. I tedeschi non mantengono il loro impegno sia pure tacito di lasciarci tranquilli e con le schede nominative in mano possono venire a prenderci in casa, almeno gli uomini. Passo dal Tempio ed ho la conferma che il fatto è vero. Mi precipito a casa di mamma dove ancora abitiamo, ordino di fare le valigie con lo stretto indispensabile. Scappo a casa mia e prendo anche lì qualche cosa. Alle 14 dello stesso giorno, con Fabio febbricitante, Nora e mamma, carichi all'incredibile di pacchi, valigie, ecc. partiamo con il tram per Velletri. Arriviamo dopo un viaggio affollatissimo e ci installiamo provvisoriamente a Morice in casa di Marcella. Siamo tutti terrorizzati per quanto è accaduto però ci sentiamo a Velletri abbastanza tranquilli perché i tedeschi non possono trovarci là e della popolazione e delle autorità italiane non abbiamo ragione di dubitare. Incomincia così la sera del Capo d'Anno il nostro soggiorno a Morice dove ci sono oltre alla famiglia di Giorgio e zia Lidia, la famiglia di Marcello Di Nola (29) ed altri sette o otto ebrei nelle diverse case del Conte Antonelli. I tedeschi intanto a Velletri ed in altri centri cominciano le così dette razzie di uomini. Bloccano cioè le strade e prendono tutti gli uomini che trovano senza distinzione di età, di professione od altro e li avviano al lavoro obbligatorio in trincee e simili, o addirittura li caricano su treni fatti con vagoni bestiame, sigillati e li spediscono in Germania. Di loro non si saprà più nulla.

Gli uomini rimasti, per qualche giorno restano chiusi in casa. Poi, piano, piano escono perché sembra che i tedeschi non si curino più di nessuno.

Noi tutti naturalmente non ci muoviamo dal piccolo villaggio, chiamiamolo così di Morice che dista un paio di chilometri da Velletri e dove non si sono visti ancora i tedeschi. E' un periodo che dura vari giorni nel quale viviamo ossessionati dal pericolo di poter vedere tedeschi ed essere razziati. Ci mettiamo d'accordo per un servizio di vigilanza e di vedetta in cima al campanile della chiesetta per dare l'allarme nel caso compaiono i tedeschi ed al primo allarme ci squagliamo per le vigne muniti del necessario per un eventuale soggiorno, in grotta, di una notte. Abbiamo infatti scovato delle grotte fuori mano dove quando è stato dato l'allarme ci siamo incontrati con decine di giovani dei dintorni tutti lì per lo stesso motivo.

Fabio ha avuto il primo giorno che siamo arrivati la febbre a 40°. Abbiamo chiamato subito il medico ma per fortuna non è stato nulla di grave e sta rimettendosi.

Arrivano da Castelgandolfo dove hanno un villino, Franco Castelnuovo e la famiglia. Il numero dei rifugiati si accresce. I turni di guardia diminuiscono... Non potendo più stare ospiti di zia Lidia, induciamo il Conte Antonelli ad affittarci per £ 600 mensili (Giorgio ne paga 200), un appartamento sotto quello di Giorgio a piano terreno vuoto. Lo ammobiliamo con un tavolo vecchio, tre sedie, alcuni chiodi e due brande: una prestataci da zia Lidia e una comperata a Velletri. Mangiamo bene poiché si trova di tutto e le donne scendono la mattina a Velletri per fare la spesa.

La sera, il giorno, la mattina si sente alla radio con molta circospezione perché è pericolosissimo in quanto proibito, la radio Londra e seguiamo l'avanzata degli Alleati. La presa di Napoli e l'avanzata che continua. Si fanno delle scommesse. Siamo in ottobre ed io scommetto per scaramanzia che prima di dicembre non arriveranno. Tutti gli altri parlano di dieci o quindici giorni al massimo. Mamma e Lionello si trasferiscono alla vigna che è situata tre chilometri oltre Velletri e circa cento metri più in alto di Velletri. Morice invece si trova a trecento metri prima di Velletri e cinquanta metri più in alto. La vigna esattamente si trova alle pendici del Monte Artemisio che domina appunto Velletri. Alla vigna, mamma e Lionello si sono adattati nell'unica stanza di cui dispongo e cucinano con i contadini. In complesso stanno bene.
Ad ogni buon conto mi procuro nei pressi della vigna una camera, anzi due, mobiliate discretamente, per ogni eventualità. Giorgio e Di Nola fanno altrettanto e fissano proprio davanti alla mia vigna. Questi giri di ricognizione e le visite alla mia vigna, le facciamo evitando con cura di scendere a Velletri ma passando attraverso boschi e vigne, sentieri e fossi. L'incontro con i tedeschi potrebbe essere fatale.

La sera del 9 ottobre è Kippur. Facciamo digiuno. Nell'ascoltare la radio sentiamo una trasmissione dall'America che parla di prossimi programmi contro gli ebrei d'Italia ed invita gli italiani a proteggere e nascondere gli ebrei. Si può bene immaginare il cuore che ci facciamo! E' inutile negarlo. Abbiamo paura. L'indomani andiamo a trovare mamma alla vigna e troviamo che sta facendo digiuno. Ha sbagliato di un giorno!

Penso che può venire da un momento all'altro una avanzata degli Alleati e che i tedeschi facciano evacuare la zona. Alla [vigna] ho un buon carretto e pertanto compero un grosso somaro che mi potrà servire a portare con me in caso di evacuazione o di fuga, i due bauli con tutta la mia roba che fin da luglio ho sfollato in vigna per tema dei bombardamenti, e con i bauli eventualmente Fabio, Nora e mamma.

Giorgio entra in società nell'acquisto del somaro. Sono £ 5000 che potranno essere ben spese. Anche lui si preoccupa, come me, dello stesso problema.

Mamma e zia Lidia fanno intanto qualche viaggio a Roma con il tram, che è sempre molto affollato. Tutta o quasi la roba di casa di mamma viene fatta trasportare dal portiere di Via Barsieri a casa sua e anche la mia argenteria me la faccio portare in parte a Velletri dove la facciamo murare sotto il camino della casa del contadino, alla vigna.

Il giorno 7 o 8 non ricordo bene abbiamo una gradita sorpresa. Giungono a Velletri il papà e la mamma di mia moglie. Sono partiti da Verona circa una settimana prima, e noi da circa un mese, cioè da quando li abbiamo lasciati a Malcesine, non sapevamo più nulla. Ci raccontano di aver stimato prudente lasciare Verona e dintorni dove sono troppo conosciuti, consigliati in ciò anche da qualche autorità di Verona che prevede quello che poi succederà. Il fratello più grande di Nora, Sergio, è invece andato a Milano e di là cercherà di andare in Svizzera se sarà necessario. Il fratello più piccolo, Leo, si è invece fermato nel Casentino con la famiglia della fidanzata che pure è fuggita in massa da Verona.

La mamma e il papà tornano a Roma dove si sono sistemati in una pensione. Non è stato facile per loro trovarci perché pochi ancora erano nelle loro case. Dal portiere di Via Sabotino hanno avuto la chiave di casa mia, ma essendo chiuse a chiave quasi tutte le stanze, hanno dovuto dormire i primi giorni del loro arrivo, sul divano e sulla poltrona del salotto! Hanno telefonato al signor Angelo Castelnuovo che ha loro detto che avrebbero potuto trovarci a Velletri ma non precisamente dove. Finalmente dopo cinque o sei giorni hanno trovato a casa Zio Ugo che gli ha dato maggiori dettagli per poterci trovare. La difficoltà nel trovarci ci fa in un certo senso piacere perché pensiamo che sarà ancora più difficile ai tedeschi trovarci se ci cercassero.

Arriviamo così al 16 ottobre. Sabato. Giorno tragico per gli ebrei romani, almeno per quelli che non hanno creduto o non hanno potuto abbandonare le loro case.

All'alba le SS. tedesche (truppe scelte di polizia politica) iniziano una razzia sistematica in tutte le case di ebrei.

Salgono due militi mentre un autocarro si ferma al portone. Poi, tempo venti minuti, tutti coloro che trovano vengono fatti scendere. Presentano un biglietto in italiano nel quale è detto di prendere con sé una valigia a persona, viveri per cinque giorni e una coperta. Prendono tutti senza distinzione di sesso, di età e condizione fisica. Mamme, lattanti, donne incinte, bambini piccoli e grandi, malati, paralitici e uomini. Il solo ricordo di questo episodio mi fa rabbrividire e credo che mi farà questa impressione per tutta la mia vita. Sapremo poi di casi dolorosi e pietosi come quello di una mamma che uscita per prendere il latte e lasciati soli i suoi bambini non li ha più trovati! Di un uomo che sentito bussare si è nascosto in un armadio credendo di essere il solo in pericolo e di avere sentito in quella scomoda posizione che portavano via i suoi bambini con la moglie e la madre. Della famiglia dei Di Cave (30), nostri parenti, che presi in parte si sono sentiti telefonare da altri membri della famiglia i quali alla notizia hanno tranquillamente atteso di essere presi a loro volta per essere tutti vicini.

Scene strazianti di madri urlanti, di malati morti di malattia e di spavento mentre erano portati via, di bambini innocenti strappati al sonno per essere inviati al peggiore dei destini attraverso una serie di tormenti che difficilmente la mente umana può immaginare.

Per fortuna la razzia non ha potuto essere simultanea ed è durata dalle 6 della mattina alle 10 circa. In questo modo moltissimi sono stati telefonicamente avvisati da amici e parenti di quanto avveniva ed hanno potuto mettersi in salvo e nei casi più urgenti rifugiarsi presso vicini.

Solo in quel giorno oltre 1500 persone sono state prese fra uomini, donne e bambini. Dei nostri parenti oltre a tutti i Di Cave, purtroppo hanno preso zio Gino (31), zia Fernanda (32) e Sergio (33). Mario (34) invece non era a Roma ma era in Toscana per non rispondere al bando di chiamata e perciò si è salvato. In complesso hanno preso più donne, bambini e persone anziane, che giovani. Infatti la maggior parte degli ebrei pensava che avrebbero infierito contro gli uomini e particolarmente contro i giovani ma non arrivano a pensare che potessero prendere donne e bambini e per questo sono rimasti nelle loro case.

Penso ancora oggi con terrore che il sabato precedente mamma era stata a Roma ed aveva dormito in casa sua!

Tra gli altri quella mattina hanno preso anche Arturo Schunnach con la moglie e due bambini, a casa loro. Da lui, uno dei pochi che si sono poi salvati, ho avuto qualche altro particolare. I tedeschi sono entrati in casa ed hanno consegnato il biglietto cui ho accennato più sopra. Mentre preparo le valigie mi telefona Amelia (35), la sorella, alla quale dicono di essere stati presi. Pochi minuti dopo il telefono squilla ancora ma i tedeschi prima che possano rispondere tagliano i fili. Vengono fatti scendere in malo modo e caricati sul camion in attesa, e vengono portati, insieme ad altri raccolti in altri punti della città, al Collegio Militare centro di raccolta. Qui i tedeschi domandano chi può provare di essere matrimonio misto. Pena la fucilazione immediata in caso di falsa dichiarazione. Arturo ha sposato una figlia di matrimonio misto, però si è fatta ebrea e tale è rimasta anche dopo le leggi razziali, e così pure sono ebrei i figli. Tuttavia perduto per perduto fa passare la moglie e i figli dalla parte dei misti. I bambini dall'altra parte della sala invocano il loro papà. Dopo finita la divisione anche Arturo viene messo in libertà! Sono passate dieci ore. Non dimenticherà credo quella giornata e le scudisciate che ha preso sulla faccia per avere indugiato un attimo a scendere la valigia dal camion per tutta la sua vita! Pochi altri riconosciuti misti vengono messi in libertà. Gli altri dopo un giorno o due vengono caricati su vagoni bestiame sigillati, e di loro non si saprà più nulla. Nulla che malgrado parenti facoltosi abbiano tentato con tutti i mezzi, tutti gli interventi diplomatici, tutte le strade umanamente impossibili. Si sa solo per il racconto di altri viaggiatori che hanno incontrato il triste treno in qualche stazione, che pianti e gemiti venivano sentiti dai vagoni chiusi. Invocazioni deliranti di acqua! Apriteci! Togliete dai vagoni almeno i morti! Non è leggenda, è storia. Nessuno poteva però avvicinarsi al treno ed i vagoni con il loro carico dolorante non sono stati aperti che a destinazione. Destinazione nota a tutti e dalla quale purtroppo pochi, se non nessuno, tornerà!

 





Tra i conoscenti presi ci sono: la figlia di Marco Del Monte con il marito e due bambini in tenera età. Lionello Alatri (36) con la moglie, la figlia di Giuseppe Caviglia di P.zza Santa Maria Maggiore con il marito ed i figli. Tutti i Della Rocca di Via del Pianto escluso Emanuele. Pierina Veneziani, padre e madre di Marcello Di Nola. Padre e madre di Ugo Valabrega (37), e moltissimi altri che forse adesso mi sfuggono.

A noi a Morice la notizia viene portata da una signora latrice di una lettera di alcuni amici di Marcella che hanno pensato ad informare dell'accaduto. Quasi contemporaneamente nella tarda mattinata arriva la moglie di un nostro collega: Cabrusà Giorgio (38) che abita in un villino a Poggidoro gruppo di case signorili sulla strada Genzano Velletri a km. 2 da Genazzano. Marcella decide di andare con i suoi due bambini (39) provvisoriamente a Poggidoro loro ospiti. Tutti pensiamo che non si può più restare a Morice dove siamo in troppi ebrei e dove ci conoscono come tali. Mandiamo ad avvisare Lionello alla vigna con un contadino perché mandi il carretto con il somaro che comincia ad essere utile. Arriva infatti il carretto verso le due e carichiamo tutto il caricabile. Il carretto parte con zia Lidia per Via Velletri. Noi non ci fidiamo di passare per Velletri. Non si sa mai e la paura fa 90. Andremo quindi a piedi attraverso i boschi e le vigne alla nuova abitazione precedentemente fissata. Ci muoviamo verso le due e mezzo del pomeriggio. Siamo una piccola carovana: Nora, Fabio in braccio a me e Giorgio. Ci accompagnano Marcello e la moglie con due bambini rispettivamente di due e tre anni. Purtroppo piove e piove a dirotto. In una mano tengo l'ombrello e nell'altra Fabio che pesa già oltre 11 chili e che non vuole stare che con me o con la mamma. Fatti un cinquecento metri di salita, la pioggia diventa torrenziale. Giorgio e gli altri vogliono proseguire ad ogni costo ed anche Nora. Io voglio fermarmi per via di Fabio. Ci fermiamo in un casolare noi mentre gli altri proseguono. La pioggia continua. Che fare? Ripartiamo sotto l'acqua che quasi non permette di vedere la strada. Riteniamo che bisogna allontanarsi prima di notte. Non vogliamo passare un'altra notte a Morice. Seguitiamo a camminare quasi alla cieca e ad un certo punto temiamo di aver perduto la strada. Comincio inoltre ad essere stanco e naturalmente nervoso e Nora mi rimprovera di aver voluto lasciare gli altri e di essere rimasti soli in una strada che non conosciamo bene. Non possiamo fare altro. Finalmente riusciamo a vedere in lontananza gli altri che ci hanno preceduto e ci riuniamo a loro. Continua la nostra marcia per un terreno sdrucciolevole, senza strade, quasi alla. ventura e così si continua, continua per delle ore. Circa quattro in tutto e sempre con la pioggia che non ha mai cessato. Finalmente, quasi alle sette, arriviamo a destinazione. Giorgio e i Di Nola si sistemeranno nella casa da loro fissata e noi nell'altra a venti minuti circa di strada dalla nostra vigna. Siamo così da Nannina. Così infatti si chiama la proprietaria della piccola vigna che ci ospita. Ha il marito prigioniero in America ed un bimbo di tre anni e mezzo. Abitiamo in una piccola costruzione primitiva di due piani con una ripida scala esterna che porta in alto. Dormiamo nella stanza superiore, abbastanza ben messa, ma naturalmente senza acqua, senza luce e con molti topi. Mangiamo e cuciniamo nella cucina dei contadini che si trova in una costruzione annessa. Il giorno dopo il nostro arrivo sono a letto con un potente mal di gola. Fabio invece fortunatamente ed anche Nora stanno benissimo. Dalla nostra finestra vediamo tutta la pianura Pontina fino al Circeo, vediamo la valle che da Cisterna porta a Valmontone e vediamo il mare fino ad Anzio. Proprio di fronte a noi l'Isola di Ponza già occupata dagli Inglesi si vede nei giorni più chiari e ci fa pensare che la libertà potrebbe essere vicinissima solo se si avessero delle ali.

Franco Castelnuovo viene a trovarci. Anche lui ha lasciato Morice come tutti gli altri, e si è sistemato con la moglie incinta in una casetta, quasi una capanna in mezzo al bosco. I suoi due bambini con la balia di fiducia li ha lasciati in un'altra casa più in basso e per due mesi non il vedrà quasi più perché vuole che almeno loro siano sicuramente salvi.

Nei giorni seguenti ci occupiamo di fare qualche provvista di generi alimentari, di candele e fiammiferi. Tutto si trova a comperare fuori tessera, naturalmente a prezzi molto superiori a quelli ufficiali nel cosidetto "mercato nero" che ormai impera in Italia dall'inizio della guerra.

Il tempo passa lentamente ed ora non abbiamo più neppure conforto della radio e dobbiamo contentarci delle notizie che ci portano da Velletri.

Nel frattempo nei paraggi sono giunte altre famiglie di ebrei e facciamo delle visite. Facciamo anche qualche partita a carte e di quando in quando qualcuna delle donne va a Roma per avere notizie.

A Roma sembra che tutti si siano alla meno peggio sistemati e che i comitati segreti di liberazione aiutino a procurare a chi ne ha bisogno dei documenti falsi. Angelo Castelnuovo mi fa sapere di avere la possibilità di ottenere due carte di identità false. Infatti mandiamo mamma a Roma e ritorna con due carte del Comune di Napoli perfettamente falsificate con i dati in bianco. Pensiamo di alterare anche le carte annonarie e per avere un nome facilmente trasformabile ci chiameremo d'ora in avanti SEQUI. Con una carta di identità in regola con altro nome ci sentiamo più tranquilli. A Roma intanto continuano le retate di uomini. La mamma e il papà di Nora vengono a trovarci nella nuova residenza e si trattengono anche due o tre giorni. Nel frattempo, siamo quasi alla fine di novembre, arriva a Roma Leo il fratello di Nora dal Casentino. Hanno ritenuto di potere meglio nascondersi in una grande città poi nel piccolo paese dove risiedevano, erano ormai conosciuti come ebrei.

Il Governo Repubblicano di Mussolini, annuncia con la stampa che tutte le proprietà artistiche degli ebrei debbono essere denunciate e verranno confiscate. Ho ancora tutti i miei titoli industriali nella cassetta di sicurezza della Banca, a Roma. Bisogna toglierli dalla cassetta e pertanto mando Nora a Roma, per ritirarli. Spero che alla Banca non facciano difficoltà ad aprire la cassetta benché sia intestata a me e a Lionello.

Ad ogni buon conto mi decido nella mattina di accompagnare Nora al tram a Velletri lasciando Fabio alla nonna. Scendo quindi con una buona mezz'ora di strada a Velletri per la prima volta dopo ben due mesi! Che curioso effetto mi fa vedere tanta gente! E sopratutto vedere i tedeschi mi dà un certo senso di disagio..... Arriva il tram affollatissimo. Mi secca mandare Nora a Roma sola e all'ultimo momento salgo anche io. E' intanto passata Nannina per la quotidiana spesa a Velletri, e avvertirà lei mamma. Arrivati a Roma, entro furtivamente nell'ufficio privato del Direttore della Banca che è mio amico, e apro la cassetta togliendo tutti i miei titoli. In giornata li consegno a mio suocero e poi riparto con Nora per Velletri. Anche questa è fatta ed è andata bene. Tutto sembra facile ora che è passata ma allora il solo incontro con qualche conoscente che avesse voluto tradirmi e sarebbe finita.

Passano così altri giorni abbastanza tranquilli. Mi dedico ai lavori di campo per ingannare il tempo. Faccio qualche passeggiata, vado alla vigna evitando sempre con cura le vie maestre, dove si potrebbero incontrare tedeschi sempre alla caccia di uomini da far lavorare.

Non ho preoccupazioni finanziarie per fortuna, perché da mesi tengo sempre un buon gruzzolo in contanti con me. Guai se non fosse stato così.

Il 5 dicembre viene a trovarci Leo e facciamo una buona mangiata di fettuccine alla vigna.

Il giorno appresso mi arrischio a fare un'altra gita a Velletri. Ho un conto corrente al Banco di Roma e voglio vedere che cosa si può fare. Incassarlo, mi dicono all'Agenzia di Velletri, è impossibile perché tutti i conti correnti da settembre sono bloccati per tutti.

Si può però convertire il libretto in due libretti al portatore evitando così l'eventuale confisca agli ebrei. Faccio telefonare a Roma e faccio l'operazione nella mattina stessa a Velletri. Mentre sto per tornare mi raggiunge trafelata Nannina latrice di un laconico biglietto di Nora che dice: "Attenzione - torna subito - pericolo per i 45" (i quarantacinque sono gli ebrei).

Siamo costernati! Che sarà successo? Ci affrettiamo al ritorno. Da Roma, è arrivato mio suocero per informarci della pubblicazione di un decreto che dichiara tutti gli ebrei italiani nemici, ne ordina l'internamento in campo di concentramento e dichiara sequestrati a favore dei sinistrati dai bombardamenti tutti i loro beni immobili e mobili. Ci sembra la fine. Ora non sono più soltanto i tedeschi a cercarci ma anche gli italiani, non solo ma le nostre case sono in loro balia e possiamo aspettarci da un momento all'altro il sequestro della vigna. Papà (40) ha portato tutti i miei titoli che sono nominativi da qualche mese, perché li firmi per vedere se è possibile venderli. Leo e papà ripartono per Roma.

Il giorno successivo provvedo a sistemare i miei affari alla vigna e faccio venire mamma a dormire con noi. Lionello invece andrà in una capanna di pecorari ancora più in alto. Solo.

Giorgio e Marcello Di Nola sono andati via dalla nostra zona già da qualche giorno. Sappiamo che si sono sistemati bene a 10 chilometri da Velletri in pianura ma non sappiamo esattamente dove. La prudenza non è mai troppa e l'indirizzo preciso non si dà a nessuno!

Viene a trovarci Cabrusà da Poggidoro per incarico di Giorgio. Questo infatti ha incontrato a Velletri un agente di P.S. che io conosco da qualche anno perché  prima era a Roma nel nostro quartiere un certo Lolito, e vuol sapere da me se ci si può fidare. Rispondo affermativamente ed intanto Cabrusà, molto gentilmente, mi dice che vicino al suo villino a Poggidoro c'è un appartamento vuoto, libero, e mi consiglia di trasferirmi laggiù dove nessuno all'infuori di lui mi conosce.

Ormai non possiamo più stare dove siamo. Chiunque sapendoci ebrei potrebbe denunciarci e saremmo finiti. Viviamo in continua trepidazione.

Credo che al fronte o davanti a qualunque pericolo non avrei paura ma ora si tratta di ben altro! Possono venire a prendermi e portarmi via con madre, moglie e figlio. Sospettiamo tutto e di tutti. Non dormiamo più e non ci azzardiamo più ad uscire di casa. Dobbiamo quindi prendere una decisione. Spedisco mamma a Roma a parlare con il padrone della casa di Poggidoro. Torna con il contratto fatto a nome di Sequi ed il giorno dopo mamma e Lionello partono con il carretto e con tutte le nostre valigie. Noi li seguiremo fra qualche giorno appena avranno sistemato alla meno peggio l'appartamento che è completamente vuoto. Dalla vigna mandiamo le brande con i materassi. Cabrusà ci presterà un vecchio tavolo e quattro sedie. L'indispensabile è così a posto.

Il 12 dicembre ci trasferiamo anche noi. Ritorniamo così fra il mondo civile. Infatti ora abbiamo acqua in casa e luce elettrica! Ci fabbrichiamo a tempo perso degli sgabelli di legno per completare l'arredamento ed iniziamo la nuova fase di vita. Ci presentiamo ai proprietari dei villini vicini come signori Sequi sfollati da Napoli in seguito ai bombardamenti. Mi faccio fare a Velletri dei regolari biglietti da visita e della carta intestata e cerco come meglio posso di sembrare napoletano. In verità non ne ho l'accento ma sono stato molti anni all'estero!
Poggidoro è una strada maestra o quasi. E' più facile andare a Roma e mi arrischio qualche volta ad andarci. Nulla di nuovo.

Gli alleati sono a Cassino ma non possono passare data anche la cattiva stagione. Abbiamo di nuovo la radio da sentire in casa Cabrusà che ci aiuta molto in tutto e seguiamo gli avvenimenti bellici più da vicino.

In uno dei miei viaggi a Roma ho incontrato qualche ebreo. Tutti hanno dei documenti e tessere annonarie in perfetta regola, naturalmente false. Ci sono varie strade per ottenerle ma bisogna stare a Roma e cercare la via migliore e la più economica.

In quanto alle carte di identità di Napoli mi consigliano di non adoperarle perché le autorità le hanno riconosciute false e quindi non c'è da fidarsi. Come fare? Ho conosciuto vicino alla vigna un avvocato di Velletri, l'avv. Cavicchia, ottima persona che sa chi siamo ma di cui ci si può fidare. Vado da lui a Velletri per vedere se fosse possibile ottenere qualche cosa in Comune. Mi consiglia di recarmi al Comune e dichiarare di essere sfollato da Napoli e di non avere le carte annonarie. Al Comune mi accompagna la moglie dell'avvocato stesso. Una svelta signora, molto intelligente. La prima signorina alla quale mi rivolgo mi dice che non avendo documenti che provino la mia identità devo andare a parlare con il Capo Ufficio. Ci vado con una certa fifa. Se va male mi denunceranno e mi consegneranno ai tedeschi... Fortunatamente il Capo Ufficio è amico dei signori Cavicchia, mi fa qualche domanda e poi dietro garanzia della signora Cavicchia che coraggiosamente afferma di conoscermi bene come il Dott. Sequi di Napoli, mi concedono tutte le carte annonarie per cinque persone, il permesso di residenza e l'iscrizione anagrafica con il diritto di ottenere seduta stante la carte di identità. Vittoria! Ritorno trionfante a Poggidoro. Adesso sono a tutti gli effetti legali il Sig. Sequi e famiglia, ed i documenti sono perfettamente in regola e gratis per giunta quando a molti altri a Roma sono costati fino a cinquantamila lire e in molti casi ricatti e complicazioni.

Per giunta mando a Roma Noretta che ritorna portandomi una lettera della Ditta Zingone che concede al sig. Sequi la rappresentanza per il Lazio, mettendo così a posto anche la mia posizione di lavoratore. La lettera mi viene autenticata dal Comune di Velletri con l'autorizzazione che da qualche giorno è necessaria.

Giorgio viene a trovarci e ci invita a pranzo. Alla sua casa si arriva per un pezzo con il tram e poi a piedi. Sono molto ben messi in una moderna casa colonica ed hanno perfino il bagno!

Passiamo allegramente il Natale in casa di amici a Poggidoro e passiamo il Capo d'Anno in casa dei buoni Cabrusà, con Leo che è venuto a trovarci. L'ultimo dell'anno però abbiamo avuto una sorpresa non troppo gradita. Sono arrivati dei tedeschi in riposo ed hanno requisito tutte le case libere di Poggidoro. Sono però molto tranquilli e facciamo anche amicizia con qualche ufficiale gentile che abita in casa di Cabrusà. Facciamo particolarmente amicizia con un soldato polacco incorporato per forza con i tedeschi dei quali parla apertamente male. Si chiama Casimiro ed è a quanto sembra molto intelligente. Prima della guerra faceva il meccanico. Lo rivedrò a Roma in luglio avendo disertato per combattere con gli A (41).

I. tedeschi sanno che siamo sfollati da Napoli, e che i bombardamenti hanno distrutto la nostra casa e sono perciò per la maggior parte gentili con noi. Solo una sera un sottufficiale ubriaco entra in casa e ce ne vuole del bello e del buono per farlo uscire. Lo accompagno finalmente fuori promettendogli di andare a bere con lui e solo l'intervento del buon Casimiro mi toglie d'impaccio poiché spianandomi la rivoltella addosso l'ubriaco non voleva assolutamente lasciarmi andare.

A Roma i miei suoceri non hanno documenti in regola. Bisognerebbe procurarglieli e penso di fare al Comune di Genzano quello che ho fatto a Velletri per me. Li faccio venire a Genzano ma la cosa non riesce. Il Funzionario non può credere che tre persone della stessa famiglia siano fuggite senza portare nessuno un documento che provi la loro identità. Ai primi di gennaio arriva da Roma Sergio, l'altro fratello di Nora. Racconta che il 6 dicembre dopo aver visto la legge contro gli ebrei ha deciso di portarsi in Svizzera insieme ad un suo cugino Raul Forti (42). Ha passato bene a Bergamo e a Milano i mesi precedenti ma ora amici e parenti lo consigliano di andarsene in Svizzera. Con diecimila lire a persona trovano una guida che acconsente di accompagnarli attraverso la frontiera, di contrabbando. Riescono infatti dopo molte ore di marcia, a passare il confine ma quando si presentarono al posto di frontiera svizzera non acconsentono a farlo restare. Fanno rimanere in Svizzera il cugino Forti che è più anziano ed indisposto ma a lui dicono di non poterlo ospitare essendo troppo giovane. Il povero Sergio deve quindi rifarsi la strada del ritorno, esposto ai fucili delle guardie confinarie e dopo essere passato per Milano ha deciso di venire a Roma dove giunge dopo un viaggio fortunosissimo perché i treni, stante i bombardamenti non funzionano quasi più.

Ora è a Roma e si sistema alla meglio con i suoi.

 






La mattina del 22 gennaio (43) vado a Roma partendo verso le sei e mezzo. Parto con Cabrusà che deve comperare il lettino per il suo primo bambino che dovrà nascere fra una quindicina di giorni. Io vado a Roma perché  è stato ordinato il censimento della popolazione di Roma e l'ordinanza dice che chi non sarà censito a Roma non potrà più entrare in città e trasferirvisi. Voglio vedere che cosa si può fare, tanto più che ho saputo che Giorgio e i Di Nola, sono rientrati a Roma perché  ormai gli alleati possono arrivare da un giorno all'altro e la zona può essere evacuata forzatamente, pericolo questo che non voglio correre. A Roma, per il permesso di soggiorno, occorrono pratiche lunghissime e lunghe file alla Questura.

Incarico mia suocera di darmi la pratica e nello stesso tempo di cercarmi una casa mobiliata a Roma per ogni evenienza. Ne vado a vedere anche una o due ma occorre un portiere fidato poiché venendo da fuori Roma senza permesso di soggiorno, c'è il rischio di essere avviati con tutta la famiglia ai campi degli sfollati o al Nord dove certo non vorrei andare.
La mattina in tram abbiamo sentito qualche colpo lontano di cannone ma abbiamo pensato ad esercitazioni o a contraeree.

Alle 11 prima di ripartire per Velletri, vado a trovare Fanny (44) che sta in clinica dove si è dovuta operare per la seconda volta.

Mi dice che Dario (45) abita con Achille (46) in una camera mobiliata e che sta bene. Zia Pia (47) è sola in una casa di amici.

Bianca (48) in convento, Mario (49) in un altro posto. Naturalmente nessuno dà l'indirizzo preciso neppure al suo più caro amico o parente.

Alle 11 passo dall'ufficio e la portiera mi dice di aver sentito alla radio che gli inglesi sono sbarcati a Nettuno!

Le notizie che circolano sono tante che non do molto peso alla notizia.

Salgo in tram per Velletri alle 13 e qualche amico che incontro mi conferma la stessa notizia.

E' però troppo presto per rallegrarsi, può non essere vero ed è meglio non farci soverchie illusioni. In tram trovo anche Cabrusà che ha con la cameriera e molti pacchi oltre al lettino smontato che a stento riesce a far salire sul tram gremitissimo.

Si parte e fino a Grottaferrata tutto va bene.

Al bivio di Grottaferrata (non si passa per Ciampino perché in mattinata la linea è stata bombardata), il tram si ferma.

Manca la corrente.

Ci avviamo a piedi verso Marino ed intanto si fa notte.

Ormai tutti parlano dello sbarco ed abbiamo fretta di arrivare a casa.

A Marino per fortuna il tram riprende la sua corsa ma ad Ariccia cessa definitivamente il servizio.

Sono ormai le 9 di sera ed abbiamo impiegato tutta la giornata ad arrivare a 30 chilometri da Roma!

Gambe in collo in molta compagnia e ci avviamo a piedi per coprire i 15 chilometri di strada che ci separano da Poggidoro.

Sentiamo intanto che Velletri è stata violentemente bombardata nella mattina e che ci sono stati molti morti.

Siamo in ansia per i nostri ed affrettiamo il passo.

In due ore siamo a casa dove tutti ci attendono a loro volta in pensiero per noi.

Fortunatamente non è successo nulla. Sanno dello sbarco ma mancano notizie precise.

Hanno visto lontano sul mare qualche centinaio di navi che eseguivano lo sbarco ed il tuono del cannone.

Gli ufficiali tedeschi sono tranquilli. Dicono che presto gli alleati saranno buttati a mare. La sera stessa un comunicato ufficiale tedesco annuncia lo sbarco e che sono state prese le necessarie misure da parte del maresciallo Kesserling.

Nella notte il cannoneggiamento si intensifica e vediamo a circa sette chilometri da noi, le batterie tedesche che fanno un fuoco di inferno.

Sul mare i proiettili traccianti danno l'impressione di fantastici fuochi d'artificio.

Nelle prime ore del mattino arrivano dei carri armati tedeschi e i soldati stanchissimi entrano in casa nostra e dormono profondamente per delle ore sulle nostre poche sedie o in terra.

Nella giornata si sistemano nell'appartamento sotto il nostro mascherando alla meglio i loro carri, il che ci preoccupa assai essendo sempre ben visibili dall'alto.

Infatti nel tardo pomeriggio mentre assisto alla manovra di un camion che deve entrare nel cancello di un villino, un aereoplano passa bassissimo e ci mitraglia all'improvviso.

Per fortuna non mi colpisce. L'ho scampata bella!

In ogni modo siamo tranquilli. G1i alleati non possono tardare. Abbiamo soltanto il pericolo che ci facciano forzatamente evacuare ma ad ogni buon conto a Poggidoro mi sono portato carretto e somaro alloggiandolo in un sottoscala e nel caso potremo partire con quello.

Intanto si avvicina il giorno della nascita del bambino di Cabrusà ed andiamo a Genzano per fissare la levatrice che ci assicura il suo intervento.

Velletri è stata effettivamente molto bombardata ed è quasi distrutta.

Noi prendevamo il pane a Velletri ma ormai non lo danno più.

Le cose cominciano quindi a mettersi male perché dobbiamo adoperare la poca farina di riserva.

Cabrusà ha una motocicletta ma il giorno dopo lo sbarco arrivano alcuni ufficiali tedeschi che senza tanti complimenti la requisiscono.

Siamo così isolati da Roma perché i tram non funzionano più. Una macchina tedesca parte per Roma ed uno dei nostri vicini va con loro. Possiamo così mandare notizie ai genitori di Nora e raccomandarli di fissarci una casa a qualunque costo per ogni evenienza.

Il terzo giorno una batteria antiaerea si piazza dietro la nostra casa e fa un fuoco di inferno contro gli aereoplani che passano. Intanto cominciano ad arrivare dal mare le prime cannonate. Ai primi colpi pensiamo si tratti di errore, ma ben presto ci accorgiamo che sparano proprio verso il nostro gruppo di case. In una si è installata una stazione radio e forse cercano di colpirla. I colpi però sono radi e ci facciamo presto l'abitudine. Se non colpiscono in pieno non fanno gran danno. Si sente prima il fischio e poi lo scoppio. Se si è fuori ci si butti ventre a terra. Passano così alcuni giorni. A volte le cannonate da ambo le parti sono spaventose. In altre ore i cannoni tacciono. Non pensiamo ancora a partire. Gli alleati prima o poi arriveranno e andare a Roma a piedi o con il carretto è pericoloso per via dei bombardamenti che bloccano tutte le strade.

Continua così per qualche giorno ma intensificandosi la pioggia di colpi che cadono vicini a noi. Ci decidiamo ad andare a Genzano per vedere di ottenere dal Comando Tedesco almeno tre posti per le donne ed i bambini facendo presente che abbiamo una donna incinta. Nulla da fare!

Il nostro somaro ha bisogno di essere ferrato. Andiamo a Genzano ma i negozi sono ormai tutti chiusi perché arrivano anche in città molti colpi di artiglieria e qualche isolato bombardamento aereo.

Comunque con l'aiuto dell'agente Lolito riusciamo a convincere un maniscalco ad aprirci e ferrarci il somaro. Siamo andati Lionello ed io.

Sono le 11 di mattina. Lionello si avvia verso Poggidoro con il somaro mentre io mi fermo per parlare con il proprietario di un camion che sta caricando la sua roba per Roma. Mentre sto cercando di persuaderlo a darmi un passaggio per Nora e Fabio sento crepitare la mitraglia. Sono aerei che sparano. Entro in fretta all'imboccatura di una grotta da vino e sono appena entrato quando cadono le prime bombe. Non è possibile spiegare la sensazione che si prova sotto il bombardamento aereo. E' un finimondo. Case che crollano, feriti che urlano, bestie impazzite che fuggono con tutti i carretti.

Si ha l'impressione di un fato inesorabile al quale non si possa sfuggire. Sono in tremenda ansia per Lionello che deve essere stato sorpreso proprio in strada. Il bombardamento dura pochi minuti. Appena cessato esco dal rifugio. A tre metri dall'imboccatura una serranda è contorta per il solo spostamento dell'aria. Il palazzo vicino a quello dove stavo è crollato! Anche questa volta l'ho scampata bella. Inforco la bicicletta e corro verso Poggidoro.

Per la strada interrotta a metà vedo un carretto da vino sepolto sotto la terra con tutto il cavallo ed il carrettiere morti. Più avanti altri morti. Arrivo trafelato a Poggidoro. Dio sia lodato, Lionello è arrivato sano e salvo!

La sera la moglie di Cabrusà partorisce un maschietto! Per fortuna la levatrice è venuta.

La battaglia sembra calmarsi e passiamo così qualche altro giorno. La quarta notte dopo il parto della Cabrusà, il bombardamento riprende terribile ed i colpi ci arrivano da tutte le parti. Cabrusà viene ad avvertirmi che ha portato fuori di casa la moglie ed il bimbo piccolo e li ha rifugiati in una trincea. Fa un freddo cane. Li convinco a tornare a dormire. Meglio morire sotto le bombe che di polmonite.

Facciamo amicizia con un altro ufficiale tedesco che acconsente a portare a Roma Lionello con una valigia. Penso di salvare qualche cosa e sopratutto raccomando Lionello di portarmi la mia bicicletta. Lionello parte e ritorna il giorno dopo. L'auto tedesca lo ha portato solo a Tivoli ma lì ha trovato un mezzo di fortuna ed è arrivato a Roma. Ritorna in bicicletta. Offro ai contadini del luogo il carretto ed il somaro in regalo se mi portano a Roma i miei bauli ma nessuno accetta. La strada è sempre mitragliata dagli aerei e di notte non si può viaggiare per via del coprifuoco. Andiamo alla ricerca di una abitazione più riparata e troviamo una casa disabitata, un paio di cento metri più in alto, nel bosco. Nel caso ci trasferiremo lì. Intanto la luce elettrica viene interrotta per la distruzione degli impianti. A Velletri non c'è più nessun abitante ed i tedeschi hanno fatto man bassa in tutte le abitazioni e in tutti i negozi e si spartiscono da buoni amici il frutto del saccheggio. Le cannonate aumentano di intensità ma non c'è modo di andare a Roma se non con qualche macchina tedesca. In tal caso si deve lasciare tutto e non si troverà più nulla di nulla. Lionello non vuole partire. Preferisce le bombe ai pericoli che si corrono a Roma e non ha tutti i torti! Abbiamo saputo che Roma pullula di spie ed ebrei denunciati vengono immediatamente presi.

Con tutta questa ira di Dio cerchiamo di passarcela meglio che possiamo e partecipiamo a qualche riunione serale organizzata dai tedeschi nei villini requisiti. Ce li teniamo buoni perché  è la sola fonte per avere del pane e qualche altra cosa da mangiare. Per fortuna gli ortaggi sono abbondanti sul luogo ed i tedeschi hanno ammazzato un grosso maiale, preda bellica, e ci offrono qualche pezzo.

Qualcuno viene da Roma a piedi e ci segnala che il tram funziona ancora da Roma a Grottaferrata. Finalmente la sera del 9 febbraio un soldato tedesco cogliendo l'occasione che il superiore è rimasto ferito in giornata ed è ricoverato in ospedale, mi propone di portarmi a Grottaferrata la mattina dopo alle sei dietro compenso di millecinquecento lire ed una bottiglia di liquore.

E' così che l'indomani mattina montiamo in macchina Nora, mamma, Fabio, io e la mamma di Cabrusà. La Signora Cabrusà con il neonato partiranno con altra macchina il giorno dopo. Cabrusà e Lionello restano per salvare il salvabile e non lasciare il villino in balla dei tedeschi. Il viaggio avviene con molta trepidazione ma senza incidenti. Abbiamo solo paura che non ci facciano entrare a Roma, senza permesso. D'altra parte non possiamo dire di essere romani. Troviamo il tram a Grottaferrata e come Dio vuole arriviamo a Roma perfettamente.

Nel frattempo mio suocero ha fissato un appartamento in Viale Parioli a nome di Sequi dove ci installiamo con un sospiro di sollievo. E' finito il pericolo dei bombardamenti. Ne comincia però uno più grave. Speriamo bene. Ad ogni buon conto io non uscirò mai o quasi da casa. Riprendiamo qualche contatto con amici e parenti. Vicino a noi è nascosto Sergio Piperno con la famiglia. I miei suoceri abitano pure nella stessa via e vicino abita mio cugino Ing. Tazzoli (50) che è ariano e la cui casa ci servirà di rifugio in caso di pericolo.

Un'altra fase comincia. Ci mettiamo in contatto con i nostri amici Cremona ai quali diamo le tessere annonarie intestate ancora a Di Segni perché facciano i prelevamenti per noi. Vengo informato che l'amico Gasparri (51) fa parte dei comitati segreti. Vado a trovarlo e mi mostra i resoconti dei partigiani che opereranno contro i tedeschi.

Ho l'impressione che sia un po' imprudente... Nel suo studio incontro Aldo (52) e Gastone Piperno (53). Quest'ultimo si fa chiamare avv. Muscolino ed ha una parte importante nei comitati segreti.

Sei giorni dopo il nostro arrivo mi telefona Cabrusà per avvisarmi di essere arrivato a Roma anche lui e che Lionello è pure partito all'alba con il carretto e dovrebbe arrivare in serata. Passiamo alcune ore di trepidazione. Fortunatamente anche Lionello ci telefona dalla periferia che è arrivato. Ci racconta poi a casa che la notte prima una bomba ha preso quasi in pieno il villino di Cabrusà dove abitava anche lui. Una bomba di aereo che ha colpito e distrutta mezza casa lasciandoli vivi per puro miracolo. Non essendo più possibile restare, ormai senza casa, hanno deciso di tornare. Per la strada vicino a Ciampino è stato sorpreso da violenti mitragliamenti ed è anche questa volta vivo per miracolo. Inoltre si è fatto circa quaranta chilometri a piedi perché il carretto, che andava solo a passo d'uomo, era sovraccarico. La fortuna ha voluto così salvarci tutti ed anche la nostra roba.

Ha solo avuto una certa difficoltà a passare il posto di blocco poiché volevano mandarlo con tutto il carretto al campo degli sfollati di Cesano ma poi è riuscito a convincere l'agente di guardia a lasciarlo passare.

Ora che siamo tutti uniti e non abbiamo più la preoccupazione di morire sotto le bombe, cominciano altre preoccupazioni. A Roma siamo entrati, ma essendo sfollati da Napoli, e poi da Velletri, non possiamo a rigore restare in città senza ottenere un permesso di soggiorno senza del quale possiamo essere invitati a lasciare Roma entro le ventiquattro ore ed essere inoltrati al Nord o in uno dei terribili campi di sfollati. Cerco di procurarmi questo permesso ma è impossibile. Da qualche giorno non lo rilasciano più per nessun motivo. Mi denuncio comunque alla Questura per essere in regola almeno in parte e tanto più che il portiere dello stabile lo farebbe lui in difetto.

Come da ordinanza, di recente stabilita, i nostri nomi vengono uniti a quelli degli altri inquilini nella nota che è in portineria. Mi accorgo in questa occasione di aver commesso un errore a conservare il nostro nome cambiando solo il cognome che poi è molto simile al vecchio. Infatti Nora, Renato, Noemi, Lionello e Fabio Sequi sono troppo riconoscibili. Non è però più possibile cambiare e quindi pazienza. D'altra parte abbiamo già fatto una grande fatica ad impararci bene le nostre generalità.

La casa che abbiamo affittato è molto confortevole. Abbiamo stanza da pranzo, salotto, camera da letto e bagno con scaldabagno elettrico. Per cucinare il gas non c'è perché  manca il carbone. Ci provvediamo di un fornello elettrico e un po' di carbone ed andiamo avanti bene. Con le tessere di Velletri il pane non ce lo danno a Roma. Usufruiamo però di alcune tessere false che mi fa ottenere Gastone Piperno, alias Muscolino.

Con Aldo Piperno, Achille e Dario ci vediamo qualche volta per un pocherino. Abitano tutti verso Corso Trieste e possiamo andarci senza passare per le strade del centro, sempre pericolose per via che si può essere riconosciuti da qualcuno e per via delle razzie che sono saltuarie ma frequenti. A proposito di razzie funziona un servizio telefonico di segnalazione. Quando in qualche strada i tedeschi o i fascisti fanno retate subito qualcuno telefona: Come stai? Ti sei rimesso dal raffreddore? Bada che oggi tira molto vento ed è meglio che non esci! Riguardati.....

 





Anche a Roma si incontrano degli amici ma nessuno dice mai dove abita all'altro. I Piperno fanno un po' eccezione ma naturalmente per pochissimi fidati parenti.

Febbraio ed i primi di marzo passano tranquilli. La tranquillità è naturalmente relativa perché non ci abbandona mai un senso di oppressione, di timore per quello che può accadere da un momento all'altro. Ad ogni picchiata del campanello di casa trasaliamo e ci guardiamo esterrefatti. I parenti che frequentano la nostra casa sanno che debbono fare una suonata convenzionale per non allarmarci. Nel palazzo dove abitiamo decidono di consacrare la casa al Sacro Cuore della Vergine con una cerimonia particolare alla quale parteciperanno tutti gli inquilini. Naturalmente noi non dobbiamo esimerci e Vi partecipiamo. Una sorpresa però ci attende poiché fra gli invitati notiamo Pamphilia Prizi una nostra vecchia vicina di casa. Come la penserà? Potrà farci la spia? Prima che la cerimonia sia finita spariamo alla chetichella. Speriamo non ci abbia visti, ma per qualche giorno viviamo più preoccupati che mai! Sapremo poiché ci ha regolarmente riconosciuti e che avrebbe voluto venirci a dire che era a nostra disposizione per qualunque occorrenza!

Mi trovo dopo una serie di telefonate e di appuntamenti convenzionali con mio cugino Giorgio Di Segni (54). Mi racconta che la notte del 16 ottobre erano quasi tutti a casa loro e che sono scappati perché  avvertiti telefonicamente. Mi racconta ancora che a casa tutti lavorano in oggetti da regalo per aiutare il bilancio familiare. Io non ho ancora preoccupazioni finanziarie e mi astengo da qualunque lavoro che mi obbligherebbe a girare più del necessario per non morire di inedia.

Tanto io che Lionello infatti usciamo sì e no due volte alla settimana e qualche ora di sera al buio prima del coprifuoco. La mattina facciamo tutti i lavori domestici, diamo la cera, facciamo le stanze e lucidiamo tutto per bene. Nel pomeriggio leggiamo e dormiamo. Girare è sempre più pericoloso. Hanno preso Saverio Coen in Piazza Colonna, Giorgio Fano (55) e molti altri ebrei. Tutti per spiate fatte da fascisti.

Il 23 marzo vado da Gasparri a trovarlo per vedere se è possibile avere un permesso di soggiorno magari falso. Mi dice che poche ore prima un gruppo di tedeschi che transitava per via Rasella è stato colpito da bombe a mano lanciate da una finestra. Trenta soldati tedeschi sono rimasti uccisi. Tutta la zona è stata circondata e tutti gli uomini trovati nei pressi arrestati. Scappo a casa più che di corsa. Il giorno dopo il giornale pubblica che per rappresaglia i tedeschi hanno fucilato trecentoventi persone detenute per motivi politici. E' la tragedia delle Fosse Ardeatine. Trecentoventi uomini, tra i quali qualche ragazzo, sono stati prelevati a Regina Coeli dicendo loro che sarebbero stati avviati al lavoro obbligatorio. Sono stati portati con dei camions sulla Via Ardeatina, fatti inoltrare in una cava di pozzolana e mitragliati con i polsi legati uno all'altro. Mitragliati a scaglioni obbligando i nuovi scaglioni a salire sui cadaveri dei primi caduti, in modo da formare un cumulo gli uni sugli altri. Poi la grotta viene fatta saltare dopo aver cosparso i cadaveri di una sostanza adesiva per renderli in ogni caso irriconoscibili. La mente umana non potrebbe pensare nulla di più spaventoso. Il giorno appresso gira clandestina una nota approssimativa degli uccisi. Fra essi ci sono oltre centocinquanta ebrei arrestati soltanto perché tali. Di nostra conoscenza purtroppo Giorgio Fano, Saverio Coen, Alberto Di Nepi (negoziante di tappeti) e molti altri.

La città riporta una impressione di dolore e di disgusto ma non c'è nulla da fare. I tedeschi sono delle vere belve ed in questo momento sono i più forti. Non ci rimane che chiuderci ancora di più in casa.

In aprile un bombardamento aereo colpisce i sifoni dell'acqua. Nelle case quindi manca l'acqua e nelle strade vicine, specialmente nei quartieri alti ad ore prestabilite c'è una gran fila. Si fa buona la damigiana che ho comperata in settembre. Con Lionello facciamo le file e qualche volta siamo costretti ad arrivare fino ai quartieri di Prati per trovare l'acqua. Ogni giorno corvée. Pazienza ormai è primavera e gli alleati arriveranno. Se poi non dovessero arrivare più e si fermassero a Cassino, limitando così la campagna italiana, saremo costretti ad andarcene nel Nord perché  ormai le delazioni aumentano tutti i giorni ed il pericolo di essere denunciati è sempre più forte. Una taglia di tremila lire per ogni ebreo denunciato è stata promessa dai fascisti e non manca chi non vuole approfittarne. A dire il vero la maggior parte della popolazione italiana è con noi solidale e fa di tutto per aiutarci. Anche la Chiesa ha fatto moltissimo e tutti i conventi sono pienissimi di ebrei nascosti.

Neppure i conventi sono però matematicamente sicuri perché qualcuno è stato violato dai tedeschi che hanno preso anche in questi numerosi ebrei ed antifascisti.

La polizia tedesca ha i suoi uffici in Via Tasso e questo nome rimarrà sempre tristemente famoso. Per far parlare i sospetti vengono usati i più raffinati mezzi di tortura. Ai tedeschi non sono secondi i fascisti che collaborano con loro e nella città si rende tristemente famosa la cosidetta banda Kock. Una banda di malviventi al servizio del Governo Fascista che ha preso stanza in una certa Pensione Jaccherini dove gli arrestati sospetti di essere partigiani o membri di associazioni segrete o ebrei, vengono razionalmente torturati con strappo delle unghie dei piedi, percosse scientifiche per le quali sono adibiti dei boxeur di professione, frattura di ossa e via di seguito. In qualche caso anche i denti vengono strappati. Decine di persone, che l'arrivo degli alleati ha poi salvato, hanno raccontato questo e ne hanno portato le visibili prove altrimenti si potrebbe credere a storie del Medio Evo.

In maggio anche Loris Gasparri viene preso dalla suddetta banda di repressione antifascista. Sappiamo che alla pensione Jaccherini lo hanno mezzo accoppato di pugni. Gli hanno fratturato alcune costole e che giace nell'infermeria di Regina Coeli più morto che vivo. La sua presenza di spirito e l'aiuto degli amici liberi lo salveranno. Infatti si fa portare una boccetta di sangue in infermeria. Lo ingoia e naturalmente lo ributta fuori dando la sensazione di essere agli estremi. Il medico lo visita, ma mangia la foglia. Comunque non lo tradisce ed ordina che sia ricoverato in una clinica privata. Sarà così salvo.

Vicino a noi abita il Prof. Cassuto la cui figlia (56) è fidanzata con Claudio Di Segni. Andiamo qualche volta da lei a giocare a bridge. Diamo un appuntamento a zio Ugo e zia Amelia che non abbiamo più visto da settembre. Sono tutti e due molto sciupati e sono molto in pena per Gabriella, il marito e la bambina di cui non hanno mai avuto nessuna notizia. Saranno riusciti a passare le linee ? Saranno vivi? Ecco gli angosciosi e terribili interrogativi per i genitori.

La fine di maggio si avvicina e gli alleati hanno iniziato la nuova grande offensiva a Cassino. Questa volta speriamo sia quella buona. Non perdiamo nessuna trasmissione della radio inglese o di quella dell'America. Gli alleati avanzano... Travolgono tutte le difese. A Roma si vive in ansietà. Può darsi che la città non venga rìsparmiata, può darsi che gli uomini vengano presi in massa ed essere portati al Nord. Speriamo bene. Questi comunque sono pericoli comuni a tutti ed a noi non fanno molta paura. Gli alleati arrivano a Velletri e si sente tuonare il cannone. Gli alleati si sono congiunti con le truppe della Testa di ponte di Anzio. A Velletri e Valmontone si fermano forse per tirare il fiato e passa qualche giorno. Il sabato 2 giugno alla radio in casa del Prof. Cassuto sentiamo che le difese di Velletri hanno ceduto. Siamo quindi arrivati al punto culminante. Difenderanno Roma? Dovremo passare dei brutti giorni? Andiamo a casa di Tazzoli alle otto e mezza di sera e vediamo passare una fila interminabile di automezzi tedeschi. Forse è la ritirata? Non può essere, sarebbe troppo bello! Agli angoli delle strade vengono piazzati dei cannoni. Brutto segno. Viene annunciato il coprifuoco alle diciannove di sera ma sembra che nessuno ci faccia caso. La domenica mattina nulla di nuovo. I telefoni però non funzionano più e la luce elettrica neppure. Buon segno? Nel pomeriggio ricominciano a passare le truppe tedesche, non sappiamo però nulla perché non si sente la radio e non c'è telefono. La sfilata continua fino a notte. Sembrano molto stanchi però passano molto ordinati ed i cannoni sono sempre piazzati agli angoli della P.zza Ungheria. La sfilata alle nove finisce. Si sentono però ancora degli spari di rivoltella e quindi è meglio non uscire per non buscarsi qualche pallottola. Andiamo a dormire. Alle quattro mi sveglio perché  mi sembra di sentire in strada dei rumori. Domando a mamma che cosa c'è e se sono arrivati gli alleati. Mi sembra nel dormiveglia di sentire una risposta negativa e mi riaddormento sfiduciato. Alle cinque e un quarto sento di nuovo rumore. Mi vesto e con me Lionello e mamma. Scendiamo in strada, arriviamo a Piazza Ungheria ed ecco da lontano apparire dei soldati. Corriamo incontro a loro come impazziti insieme a centinaia di altre persone. Sono loro! Sono gli americani della quinta armata che avanzano in dispositivo di sicurezza. Urliamo, urliamo come pazzi, ci abbracciamo, forse piangiamo. Sono arrivati ed è questo il più bel giorno della mia vita, è la libertà dopo sei anni di oppressione e dopo nove mesi di tragedia!


NOTE
(1) Renato Di Segni (di 34 anni all'epoca dei fatti narrati): l'autore (nato a Roma il 22-10-1908,  morto a Orbetello il 15-8-1974)
(2) Arturo Schunnach (di 38 anni): cugino primo, figlio di Gemma Di Segni, sorella del padre dell'autore
(3) Lidia Cacurri (di 39 anni): moglie di Arturo Schunnach
(4) Laura e Lionello Schunnach (di 8 e 5 anni): figli di Arturo Schunnach
(5) Nora Lombroso (di 22 anni): moglie dell'autore
(6) Fabio Di Segni (di 1 anno): figlio dell'autore
(7) Giulio Lombroso e Amelia Vitta Zelman: suoceri dell'autore
(8) Noemi Pace (di 60 anni): madre dell'autore
(9) Lionello Di Segni (di 28 anni): fratello dell'autore
(10) Armando Di Segni (di 30 anni): fratello dell'autore, emigrato in Brasile dal 1940
(11) Sergio e Leo Lombroso: fratelli della moglie dell'autore
(12) Giulio Lombroso: suocero dell'autore
(13) Ugo Piperno: rappresentante, collega dell'autore
(14) Angelo Castelnuovo: titolare dell'ufficio dove lavorava l'autore
(15) Ugo Di Segni (di 54 anni): fratello del padre dell'autore
(16) Marcella Misani: cugina prima, figlia di Lidia Pace, sorella della madre dell'autore
(17) Giorgio Modigliani: marito di Marcella Misani
(18) Lidia Pace: sorella della madre dell'autore
(19) Claudio Di Segni (di 22 anni): cugino primo, figlio di Ugo Di Segni, fratello del padre dell'autore
(20) Franco Pozza: marito di Giorgia Misani
(21) Giorgia Misani: cugina prima, figlia di Lidia Pace, sorella della madre dell'autore
(22) Massimo Di Nola: collega e amico dell'autore
(23) Ruggero Di Segni (di 34 anni): cugino terzo dell'autore, figlio di Tranquillo, figlio di Salomon Leone, figlio di Angelo, fratello di Abramo, bisnonno paterno dell'autore
(24) Gabriella Di Segni (di 24 anni): cugina prima, figlia di Ugo Di Segni, fratello del padre dell'autore
(25) Gino Modigliani (di 29 anni): marito di Gabriella Di Segni
(26) Serena Modigliani (di 1 anno): figlia di Gabriella Di Segni
(27) Piero Castelnuovo: cugino secondo dell'autore, figlio di Anselmo, figlio di Flaminia Menascì, sorella di Sara,  nonna paterna dell'autore
(28) Alberto Pontecorvo: cugino primo, figlio di Pia Pace, sorella della madre dell'autore
(29) Marcello Di Nola: parente di Massimo Di Nola
(30) Roberto Di Cave: cugino secondo dell'autore, figlio di Alfonsa Castelnuovo, figlia di Flaminia Menascì, sorella di Sara, nonna paterna dell'autore
(31) Gino Pace: fratello della madre dell'autore
(32) Fernanda: moglie di Gino Pace
(33) Sergio Pace: cugino primo, figlio di Gino, fratello della madre dell'autore
(34) Mario Pace: cugino primo, figlio di Gino, fratello della madre dell'autore
(35) Amelia Schunnach (di 45 anni): cugina prima, figlia di Gemma Di Segni, sorella del padre dell'autore
(36) Lionello Alatri: negoziante di tessuti a Via degli Astalli
(37) Ugo Valabrega: genero di Alberto Pontecorvo
(38) Giorgio Cabrusà: collega e amico di Giorgio Modigliani
(39) Enrico e Paola Modigliani: figli di Marcella Misani
(40) Giulio Lombroso: suocero dell'autore
(41) gli Alleati
(42) Raul Forti: primo cugino acquisito, figlio di Costanza Lombroso, sorella del padre della moglie dell'autore
(43) è l'anno 1944
(44) Francesca Tosti: moglie di Dario Pontecorvo
(45) Dario Pontecorvo, cugino primo, figlio di Pia Pace, sorella della madre dell'autore (dal 1999 ha adottato Fabio Di Segni, figlio dell'autore, il quale ne ha assunto il cognome, oltre ad aver assunto anche il cognome della madre)
(46) Achille Volterra, amico dell'autore
(47) Pia Pace, sorella della madre dell'autore
(48) Bianca Modigliani moglie di Mario Pontecorvo
(49) Mario Pontecorvo, cugino primo dell'autore, figlio di Pia Pace, sorella della madre dell'autore
(50) Ing. Tazzoli: parente della moglie dell'autore
(51) Loris Gasparri: medico dentista, amico dell'autore
(52) Aldo Piperno (di 35 anni): marito di Leonita Di Segni, cugina prima, figlia di Leone, fratello del padre dell'autore
(53) Gastone Piperno (di 36 anni): fratello di Aldo Piperno
(54) Giorgio Di Segni (di 34 anni): cugino primo, figlio di Olga Di Segni, sorella del padre dell'autore
(55) Giorgio Fano: suocero di Paola Modigliani, figlia di Marcella Misani
(56) Luisa Cassuto (di 19 anni)

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