giovedì 20 giugno 2013

ROCK A VERDERIO: "LA NUOVA ESPERIENZA". INTERVISTA A FABIO OGGIONI di Marco Bartesaghi

Fabio oggi  (Foto Denise Motta)


Pochi a Verderio non sanno chi sia Fabio Oggioni, classe '61, meccanico ("sempre quel lavoro, purtroppo"). Molti conoscono anche la sua voce, che non risparmia se deve esprimere le sue passioni, soprattutto quelle politiche. Qualcuno in meno sa, però, che questa voce gli è servita, insieme alla chitarra, per fare "rock"negli anni settanta/ottanta dello scorso secolo con un complesso, "La Nuova Esperienza", nato per iniziativa sua e di "Pancho", amico di un paio d'anni più vecchio, vicino di casa.



(Foto Denise Motta)
Intervistare Fabio è uno spasso, un po' perché lo facciamo, io e Giovanna mia moglie, dopo aver cenato a casa sua con Rosi, sua moglie, e la signora Carla, sua suocera; ma, soprattutto, perché lui non fa neanche finta di essere modesto e la sua parlata, metà in italiano e metà in dialetto, è come sempre vulcanica e ricca di espressioni, diciamo così, "schiette", che non possono essere tagliate salvo perdere il gusto del discorso. Mi tocca quindi, decidendo di lasciarle, avvertire che la lettura da parte dei bambini è meglio sia accompagnata da persona adulta.


Marco (M) -Quando dove e come hai imparato a suonare la chitarra?
Fabio (F) - Sono autodidatta, ho cominciato quando avevo 13 o 14 anni, con una chitarra, mi sembra, che aveva comprato mio fratello ma che non aveva mai usato: lui prendeva le robe ma poi non andava avanti. Compravo, come tutti, quei librettini con gli accordi - tre accordi - e ho cominciato così. Maestri zero. La musica era la musica pop degli anni settanta: Genesis , Jethro Tull, ...
 

M - Da solo?
F - Sì, sì, da solo. Mi ricordo di  aver consumato un giradischi, di quelli con la puntina.
Per imparare un pezzo, ad esempio uno di Santana - ta, ta, ta tarata - , ne sentivi due righe
poi spostavi indietro la puntina di due righe e provavi, una volta, due volte e avanti finché era uguale. Purtroppo non so più dove sia quel disco lì, se no vedevi che è consumato ... gli manca un millimetro. D'altronde non c'era il digitale e quindi si faceva così, se no come cacchio facevi?
 

 
Fabio ieri


Giovanna (G) -Non seguivi uno spartito: sentivi e rifacevi ...
F - Sì, sì, ma io tuttora faccio così. Anche ieri sera ho avuto una querelle con quelli con cui suono adesso, che sanno tutti leggere la musica, il più sfigato sono io. Siccome stavamo facendo una canzone che ho imparato io, e loro non sapevano, dovevo spiegargli. Però non riuscivo a dire: è un SI, è un DO, devi passare da un SI a un DO eccetera. No, dicevo: "Cazzo, vai su di una corda e ti sposti in la di tre barrette". E tutti si mettevano a ridere e non capivano; e io: "Cristu, l'è facil: te ve so e te se spöstet". Ecco io sono rimasto quello. Però al nostro livello funziona anche così.
 

M - Che musica ascoltavi allora?
F - Beatles, Emerson Lake and Palmer, Santana, Genesis. Di italiano niente, a parte Guccini che ero costretto. Battisti lo sto sentendo solo adesso.
 

M - E dei chitarristi chi ascoltavi in particolare?
F - Santana, quello dei Deep Purple, ...

M - Dicevi prima che non hai avuto maestri ...
F - No, però andando avanti ho cercato dei punti di riferimento. C'era un chitarrista di Mezzago bravo, faceva parte del complesso "Suono logico", che esiste ancora. Andavo a sentirlo, per osservare la tecnica, per vedere come muoveva le dita e così via. Loro erano i nostri fratelli maggiori, "quelli bravi".
 

M - E invece chi erano i Pholas Dactylus? (1)
F - Un gruppo di Sulbiate.
 

M - Bravi?
F - Sì, ed erano abbastanza famosi. "Gli Evasi" (2), un altro complesso di Verderio, quello di Pippo, Doriano, Chiarino ...facevano riferimento a loro: i "Pholas Dactylus" erano per "Gli Evasi" quello che i "Suono Logico" erano per noi.
 

M - C'era rivalità fra voi e "Gli Evasi"?
F - No, loro erano più vecchi: mi ricordo che quando ero piccolino suonavano nel rustico, dove adesso c'è il centro sportivo. Io, da casa mia, alzavo un po' la tapparella e li sentivo. Quando hanno smesso, noi neanche ci sognavamo di suonare. Erano maggiori di noi ma, a parer mio, dopo eravamo diventati più bravi noi.
 

1974/'75: NASCE "LA NUOVA ESPERIENZA"
M - Quando e ad opera di chi è nata LNE, La Nuova Esperienza?
F - Abbiamo iniziato a suonare, mi pare, nel 1974, '75. L'idea è nata da me e da "Pancho", Antonio Panzeri, quello dell' "Ideal Caffè " (3). Avevamo i tipici sogni dei bambini: "potremmo fare questo e quest'altro, sarebbe bello...". Forse avevamo già la mente da imprenditori, lui del "caffè" io della meccanica, dovevamo fare impresa.


Pancho (Foto Gabriele Aldeghi)

 

M - Però in due non si fa un complesso ...
F - Abbiamo contattato Marco Motta, che studiava pianoforte e aveva intenzione di comprare una tastiera.





 
Marco, a destra, e Fabio


M - E per la batteria?
F -Eravamo diventati amici di un complesso di Paderno d'Adda, il gruppo di Franco Stella. Loro ci hanno indicato Claudio Stucchi, che ha portato la sua batteria nella cantina di casa mia.
Due chitarre, che poi uno doveva adattarsi a fare il basso, una batteria e una tastiera : basta ghe serem ...i Beatles!!
All'inizio, inizio, inizio - questo è uno scoop! - io suonavo il basso, che ci aveva prestato il complesso di Paderno, nell'amplificatore da chitarra; Pancho suonava la chitarra. Dopo poche settimane io mi sono rotto le balle e ho detto "suono io la chitarra", anche perché ero più bravo di Pancho ...
 

M - Posso scriverlo o ...
F - Sì, sì scrivilo pure perché è la verità.
 

M - Che musica facevate?
F - Abbiamo cominciato con il liscio. Ci sarebbe piaciuto fare il Boogie, ma il nostro spirito imprenditoriale ci diceva che per fare cassa bisognava fare il liscio: se non paghiamo gli strumenti come facciamo ad andare avanti? E così nel giro di un anno o due avevamo comprato un minimo di impianto.
 

M - Come avete fatto?
F - Claudio, il batterista ha venduto la moto, aveva il Primavera. Poi abbiamo fatto un po' di debiti, saldati con le prime "paghe". Avevamo comprato robe vecchie strumenti di 10 anni prima; delle casse che facevano pena e che avevamo pitturato con le vernici delle automobili: una pastrugnata. Poi con una stoffa molto elastica, comprata da mia mamma, all'Isam o all'Imec (4), le avevo ricoperte.

I PRIMI CONCERTI
M - Riassumiamo la prima formazione, quella delle origini ...
F - Sì, te la dico anche con i soprannomi: io, Fabio detto "Pomito", perché dicevano che cominciavo già a perdere i capelli; Antonio, "Pancho"; Claudio detto "Negro", per il colore dei capelli, o "Lastra" perché era magro; Marco, non aveva un soprannome. 





 
La prima formazione de "La Nuova Esperienza". Da sinistra, a parte il cane, Antonio "Pancho", Marco, Fabio "Pomito", Claudio "Negro" o "Lastra"


M - E il look?
F - Io, Marco e Pancho vestivamo normale. Anche Salini, che è arrivato poco dopo e l'era un bagaj de l'uratori
Rosi (R) - Salini soprattutto, ma anche un po' Marco erano uomini da "polo".
F - L'unico eccentrico era Claudio, che si vestiva da Punk o da Dark. Si metteva i giubbetti americani tutti gonfi, con i pantaloni larghi e le tasche larghe. Una volta è venuto con una catena con attaccata una sveglia, da comodino, con le due campane sopra ...
 

M - Dove provavate?
F - All'inizio a casa mia. Dopo la morte di Pino, mio fratello, ci siamo trasferiti a casa di Pancho.
 

M - Parliamo dei primi concerti
F - Le prime volte che abbiamo suonato in pubblico lo abbiamo fatto al ristorante "da Remo" (5), portando gli strumenti a mano perché è proprio davanti alla mia officina (che allora era di mio papà e del suo socio). Abbiamo suonato qualche pomeriggio.
 

M - All'aperto?
F - No, sotto la bocciofila. C'erano lì quattro pensionati ...
 

M - Quattro pensionati mezzi addormentati al tavolino ...
 

F - Poi abbiamo fatto una serata, un martedì che era scoperto, alla festa dell'Unità al Parco di Nettuno, anche lì portando gli strumenti a mano.
Ma il debutto vero e proprio è stato a Romentino, vicino a Novara, nel ristorante di un cliente di Pancho, un cenone dell'ultimo dell'anno.
 




M - Quanti anni avevate?
F - Io 16, Pancho due in più, 18.
 

M - Come è andata?
F - Bene, perché eravamo impavidi, incoscienti, senza gna un po' de pagüra. Il repertorio era, si e no di 15 o 16 canzoni. Dopo due ore le avevamo già fatte tutte. Ci hanno cercato la quadriglia    cos'è?. Abbiamo fatto qualche pezzo di rock: ballavano anche quello come fosse un liscio. È andata bene anche perché dopo un po' noi eravamo stanchi, ma loro ubriachi. Poi eravamo giovani e non se la sentivano di trattarci male. E ci avevano pagato anche poco ...
 

M - Ti ricordi quanto?
F - Io no ma Pancho lo sa di sicuro.

M - Come vi chiamavate?
F - Da subito ci siamo chiamati "La Nuova Esperienza".. perché per noi suonare era, appunto, un'esperienza nuova.

INVESTIMENTI E AVVICENDAMENTI
F -Dopo quella prima volta, ci capitava di suonare spesso e quindi ci siamo fatti la strumentazione, l'impianto luci, il furgone. Arrivavamo come dei professionisti, montavamo, suonavamo e via ...
Prima di avere il nostro furgone usavamo quello di Pancho, ed era una vitaccia. Lui tornava dal lavoro alle sette di sera, scaricavamo il caffè, caricavamo gli strumenti, partivamo, installavamo, suonavamo, smontavamo, caricavamo, tornavamo indietro, scaricavamo gli strumenti e rimettevamo su il caffè. Perché avevamo vent'anni e i debiti da pagare, se no due o tre sere di fila di 'sta vita ci avrebbe stroncato.
 

M - Quindi avete comprato un furgone?
F - Sì. Un furgone vecchissimo, dalla Teletra: color carta di zucchero, un disastro. L'ho tirato insieme in officina, lavorandoci il sabato e la domenica: o fa sö de chi ustiat! Non è moltissimo che l'ho buttato, saranno dieci anni. Quando il ragno, arrivato per portarlo via, ha preso la cabina è restato giù tutto il resto: pensa te cuma serem in gir!
Comunque alla fine avevamo proprio tutto, persino la pedana per piazzare la batteria. Tutte cose che in parte ci costruivamo noi, con l'aiuto di qualche amico esperto: le luci, il mixer.
 

M - Fin qui sempre il liscio e sempre voi quattro?
F - Quasi subito si era aggiunto Alfredo Salini, "Fred", di Paderno d'Adda. Suonava la fisarmonica, lo strumento che nel liscio significa il salto di qualità. Lui lo nega, ma i primi tempi se la tirava un po': siccome era l'unico che sapeva la musica, si faceva pagare la benzina come se fosse stato un professionista esterno. Poi ha capito che non era il caso ...
 

Un ultimo dell'anno, Claudio, il batterista, a cui il liscio non piaceva, ci ha dato buca. Per l'emergenza siamo dovuti andare a prenderne uno a contratto. Era bravissimo, senza sapere le canzoni le suonava tutte e ci ha salvato il culo.
 

Claudio è stato sostituito da "Francone", Franco Crippa, di Cornate, quello che 4 anni fa è venuto a rompermi le balle per farmi ricominciare a suonare. Con lui siamo andati avanti un po' di anni ma, per il suo lavoro, che lo teneva, e lo tiene, occupato tutto il giorno, ha dovuto mollare il gruppo.
 

È subentrato Lorenzo Nava di Aicurzio, che è stato con noi fino quasi alla fine. Negli ultimi tempi, quando eravamo un po' scazzati, lui, che era quello che aveva ancora più stimoli, ci ha mandato a cagare e dopo poco il gruppo s'è sciolto.
 

La cosa curiosa è che, quando ho ricominciato a suonare, quattro anni fa, il batterista era Francone, che poi ha lasciato e a sostituirlo è arrivato Lorenzo ... Per due volte la stessa storia ...
Carlo Mapelli, chitarra accompagnamento e voce solista, è entrato nel gruppo nel 1980.



 



R - Avevate anche il mixerista, Lucia Zoia.
F - Sì, prima Lucia Zoia, bravissima, e poi Mariano Scubla.
Cesare Mapelli , "Lucifero", appassionato di elettronica ha costruito un mixer - luci, così abbiamo comparato i fari e le piantane e ci siamo fatti l'impianto luci.
Per un microperiodo ha suonato con noi Mauro Caldirola.  Il problema era che lui, che studiava al conservatorio, era anni luce più bravo di noi. Parlava di sedicesimi e noi figurati
Una volta abbiamo suonato con due chitarre e due batterie: era arrivato Marco Tancini, per qualche mese, e Fabio Motta.

IL LISCIO PER FARE CASSA, IL ROCK PER PASSIONE

F - Dopo il debutto a Novara abbiamo cominciato a fare diverse serate, una quindicina all'anno: suonavamo alle sagre di paese, ai cenoni di capodanno alle feste de "L'Unità", ma anche alle Feste dell'Amicizia, quelle della Democrazia Cristiana, soprattutto nella bergamasca.
 

M - Per le Feste dell'Amicizia cambiavate repertorio?
F - No, non facevamo "Bandiera Rossa" alla fine: l'unica cosa che cambiava era quella.
 

Però c'è stato anche un giallo: un anno, per la terza volta di fila, dovevamo cantare alla Festa dell'Amicizia di Ponte San Pietro. Quando siamo arrivati c'era già un altro gruppo che stava preparando il palco e gli strumenti. Siamo restati di merda. Siccome Antonio era il moroso della figlia di un organizzatore, che era poi quello che ci chiamava a suonare, siamo andati a chiedergli spiegazioni: hanno parlato di un disguido, di un errore. Dopo un po' di tempo è saltato fuori che qualcuno era andato a dirgli che eravamo comunisti e quindi è finita così.
 

M - In queste occasioni suonavate il liscio, immagino. Vi pagavano bene?
F - Figures! Alla Festa de l'Unità di Verderio ci davano, mi pare, 200.000 lire, che scendevano subito a 150 perché passava il "Cereda" e 50 mila lire diventavano sottoscrizione. Dimel prima, te me na de centcinquanta e basta ... Non eravamo grandi affaristi, soprattutto io. Quando dovevamo prendere i soldi andava Pancho, che ci sapeva fare un po' di più, era il ragioniere del gruppo. Ancora oggi ha una latta del caffè con dentro tutti i foglietti con i bilanci e le spese; lu 'l segnava tut: comprato un jack, comprata una spina.
Quando abbiamo finito di pagare i debiti abbiamo abbandonato il liscio e fatto solo rock.

M - Cantavate in inglese? Come ve la cavavate con la lingua?
F -. Eh, eh un dramma. I primi tempi, alle Feste de "L'Unità", ogni tanto facevamo qualche pezzo di boogie woogie. Per cantare in inglese ascoltavamo i dischi e quello che sentivamo dicevamo: "uan badaluba balan den bu ciulli fruli onoluli". Fasevem insce.
Questa cosa è durata anche dopo, anche quando c'era Lucia Zoia al mixer, che aveva studiato lingue e quand la me senteva cantà la se desperava, puerina, perché dicevamo di quelle stravaccate...
 

M - Chi di voi cantava?
F - Tutti, meno il batterista. L'unico che se la cavava un po' con l'inglese era Pancho: almeno lui capiva se stava dicendo capra o cavolo.
Da un certo punto in poi Carlino era il cantante ufficiale: lui in inglese era il peggiore. Lucia gli scriveva le parole come le doveva dire, ma non c'era verso. C'era una canzone Dei Raindow che diceva "since yuo be gone": lui la faceva diventare "sergiu de com". La gente che capiva qualcosa chissà cosa diceva.



 
Pancho alla Fiesta Nica (Foto Gabriele Aldeghi)



- Oltre ai pezzi di gruppi già affermati, le cover, a un certo punto avete cominciato a suonare canzoni composte da voi. Come preparavate i testi? Come veniva fuori la musica?
F - SOL, ta.ta.ta tata, passaggio in SI prum prum: questo era il nostro linguaggio. Però venivano fuori delle belle cose che avevano un loro perché. Oggi, anche dopo tanti anni penso che non fossimo stupidi
 

G- Ma come funzionava , tu facevi la musica qualcun altro scriveva le parole,  viceversa ... come?.
F -Guarda, sempre per essere modesto, la musica la facevo quasi tutta io, quasi tutta, e i testi un po' io un po' gli altri.
 

G - Tu trovavi un motivo e poi...
F -Con la chitarra è più facile (con il pianoforte sarebbe ancora meglio), perché si presta meglio a fare sia la melodia che il solo; con il basso è più difficile . Scrivevamo un testo e  poi cominciavamo con la musica. Certo non quadrava subito tutto: la musica è un po' matematica e quindi, anche a pastrugnare, le parole devi farcele star dentro. Allora inserivi una parola, ne cambiavi due finché tutto si metteva a posto.
Ogni canzone era più o meno cosi: brano, stacco, ritornello. La lavoravi come un prefabbricato, o come un Lego: prendevi un pezzo di qua, lo spostavi dall'altra parte, li invertivi e così via.
 

M - Prendevate le mosse  sempre da un testo..
F - No, per certe canzoni veniva l'idea musicale e dopo ci mettevi le parole. Anche Pancho scriveva diversi testi.
 

UN CONCERTO A FAVORE DELL'OSPEDALE DI MERATE
- Raccontami adesso di qualche concerto "memorabile": so, ad esempio, di uno che avete fatto a favore dell'ospedale di Merate.
F - L'iniziativa è nata così. Tutti gli anni, in primavera, portavamo gli strumenti nel prato di Pancho e provavamo le canzoni imparate durante l'inverno. Un anno, sarà stato l' '80 o l' '81, prima che andassi a militare, abbiamo pensato di fare una sottoscrizione per l'ospedale di Merate (non mi ricordo a chi sia venuta l'idea). Agli amici di Verderio Superiore e Inferiore, invitati alle prove, abbiamo fatto la proposta: La Nuova Esperienza sarebbe stata la promotrice e loro avrebbero dovuto collaborare. Tutti hanno aderito, e in seguito lo hanno fatto anche i vecchi del circolo San Giuseppe..
Abbiamo suonato dietro la COOP di Verderio Inferiore e, alla fine sono state raccolte 1.750.000 lire, mi ricordo come se fosse adesso
 

M - Che avete dato all'ospedale di Merate?
F - Sì. L'ospedale ha comprato un eco tomografo, che non ha mai lavorato un giorno, è rimasto in magazzino: non ha mai funzionato una volta!
 

M - Come mai?
F - Questo non lo so, però è uno scandalo
 

M - Come fai a saperlo?
F - Me lo ha detto, da poco, uno che lavora all'ospedale.
 

IN UNA "COMPILATION" DI RADIO POPOLARE E IN CONCERTO A PIAZZA DELLA LOGGIA A BRESCIA
F - A un certo punto avevamo conosciuto un giornalista di Radio Popolare, Edgardo Pellegrini, che ci aveva preso in simpatia. Era venuto a sentirci a Verderio, e ci aveva fatto suonare a Pioltello. Grazie a lui una nostra canzone, Azania, è entrata in una compilation di Radio Popolare, un'audiocassetta in cui c'era anche Miriam Macheba (6). Abbiamo avuto i nostri momenti di gloria!



 
Il giornalino "Verderio Oggi" (aprile 1986) dà notizia della cittadinanza onoraria a Nelson Mandela e a Desmond Tutu. Per l'occasione LNE scrisse la canzone Azania, dedicata alla lotta anti apartheid.


M - Azania, che canzone era?
F - Era un pezzo lunghissimo, una decina di minuti, sull'Apartheid in Sudafrica. L'avevamo scritta quando i comuni di Verderio avevano dato la cittadinanza onoraria al Vescovo Desmond Tutu e a Nelson Mandela.
Pellegrini, mi sembra, ci aveva trovato l'ingaggio anche per un concerto a Brescia, in Piazza della Loggia, per il Partito Comunista Marxista Leninista: tre canzoni e poi è arrivato il diluvio universale.
 

 
Concerto di LNE in piazza della Loggia a Brescia. Alle spalle del gruppo il mitico furgone "carta di zucchero".


M - Brescia, una piazza importante ...
F - Abbiamo suonato anche a Milano, in zona Arena, per una grande Festa de "l'Unità": avremo preso 300 mila lire e ne avremo spese 350 per noleggiare l'impianto. Per far vedere che eravamo bravi abbiamo suonato in perdita.
 

CONTRO GLI ORDIGNI E LE CENTRALI NUCLEARI.
F -Poi abbiamo fatto delle iniziative contro i missili nucleari: un concerto a Verderio Superiore, dietro le scuole, e l'altro a Verderio Inferiore. Avevamo costruito un missile con i bidoni di caffè incastrati fra loro e un cono in punta e l'avevamo appoggiato sul palco. Sul tema avevamo anche scritto una canzone, intitolata Pershing 2, il nome dei missili atomici americani.
 

M - Io ricordo anche un'iniziativa contro le centrali nucleari .
F - Sì, nel parcheggio del Circolo San Giuseppe, in occasione del referendum abrogativo del 1987.

VILLA GALLAVRESI PER LA PRIMA VOLTA APERTA AL PUBBLICO. È "LA FIESTA NICA" IN SOSTEGNO AL POPOLO DEL NICARAGUA
M - E la festa Nica?
F - Quella era stata una cosa più strutturata, a cui il complesso aveva aderito. L'iniziativa era stata preceduta da gruppi di studio, con Sandro Origo, sulla situazione creatasi in Nicaragua dopo la vittoria del Fronte Sandinista. La Nuova Esperienza ha partecipato con un concerto.
 


Fiesta Nica (Foto Gabriele Aldeghi)


R - La festa si era tenuta in villa Gallavresi. Non era ancora stata ristrutturata e per la prima volta veniva aperta al pubblico.
F - Oltre al nostro, c'era stato un concerto di pianoforte di Mauro Caldirola. Avevamo noleggiato un pianoforte a coda e l'avevamo messo in un locale con i camini
 

 
Nella foto pubblicata da Verderio Oggi (giugno 1987), l'ingresso di Villa Gallavresi, non ancora sede del Municipio, adobbata per la "Fiesta Nica"



M - Quelli che poi sono scomparsi?
R- Sì. Avevamo creato un bell'ambiente, con tutte le candele accese. Vendevamo anche del materiale che ci aveva fornito il gruppo missionario di Ornago.
 

VERSO LA FINE DELL' "ESPERIENZA"
F - La "Fiesta Nica" è stato l'ultimo battito di cuore di quello che restava del complesso ...
 

M - Come finisce "La Nuova Esperienza": per stanchezza, per scazzi, perché?
F - Soprattutto per stanchezza. C'è stato un periodo che, per riuscire a diventare bravini, provavamo tre sere alla settimana. Lavoravamo molto ed era una gran fatica, non avevamo neanche il tempo per andare a morosa, sunavem semper. Due o tre prove poi la domenica in giro.
LNE è finita anche perché è finito l'entusiasmo, la voglia di inventare cose nuove. Però sentiamo la versione di Rosi, che forse è quella più giusta.
R - A un certo punto davano la colpa alle donne che il complesso si era disfatto, io ho sempre sostenuto che non fosse vero. D'altra parte c'erano altre cose che cominciavano a interessare: Antonio, ad esempio, si era messo a fare Karate e, in seguito, si è dedicato anche al trial. Quindi ha abbandonato la musica.
M -Quando vi siete sciolti?
F -Mi sembra nell'89.
R - Sei sicuro? Nel '91 avete suonato ancora, al nostro matrimonio ...
 

M - Non avete litigato però?
F - No, litigato no. Lorenzo è andato via un po' incazzato. Però siamo restati sempre in buoni rapporti, tant'è che adesso suoniamo ancora insieme. Proprio ieri sera gli ho detto: "te Lorenzo te stacà la spina". Ha ribadito che eravamo noi che volevamo suicidarci e non aveva voluto saltare dal ponte insieme. Infatti lui, a parte qualche sosta, è andato sempre avanti a suonare.
 

M - Dopo La Nuova Esperienza, come è continuato il tuo rapporto con la musica?
F - Ho interrotto fino al 1995, ho suonato per un anno, ho smesso ancora e ripreso nel 2009 con il complesso "La Ciurma", dove, casualmente, dopo trent'anni ci siamo trovati ancora io "Fred" e Lorenzo
 

M - E cosa fate?
- Tutte cover. Però mi piacerebbe, visto che adesso siamo in tre, riproporre le nostre canzoni. L'ho accennato a Lorenzo. Potremmo prenderne in mano una e suonarla: con gli strumenti di adesso e noi che siamo tecnicamente più bravi, potrebbe uscire una buona cosa. Anche per le registrazioni oggi è tutto più semplice e di miglior qualità: riesci a farlo perfino con la macchina fotografica.
 

M - Quindi pensate di riprendere le vostre canzoni e magari registrarle?
F (7)- Non si sa mai, non è da escludere. Certo non è che ci si creda più tanto alle cose che allora cantavamo con entusiasmo, però ....



NOTE

(1) http://www.ondarock.it/italia/pholasdactylus.htm
(2) Sul complesso de' Gli Evasi" puoi leggere "Vennero "Gli Evasi", e poi "I Cleptomani": i complessi musicali a Verderio", .in:
http://colnaghistoriaestorie.blogspot.it/2012_06_01_archive.html
(3) Ditta di torrefazione e importazione caffè, in via San Rocco 1, Verderio Superiore
(4) Aziende tessili, rispettivamente di Verderio Superiore e Paderno d'Adda
(5) Ristorante, specializzato in cucina mantovana, in via Sernovella 26, a Verderio Superiore
(6) http://it.wikipedia.org/wiki/Miriam_Makeba



(7) Fabio, oltre ad aggiustare le macchine, suonare la chitarra, andare in montagna, dipingere ad acquerello, è fotografo naturalista, dedito soprattutto alla ripresa di uccelli. Puoi veder le sue immagini al seguente indirizzo:
http://birdphotobrianza.blogspot.it/






Marco Bartesaghi


1 commento:

  1. simpaticissima questa intervista!!! denny

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