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lunedì 22 febbraio 2016

LA NATIVITA' DI CASCINA BERGAMINA di Marta Cattazzo







LOCALITA' : Verderio Inferiore
UBICAZIONE : Cascina Bergamina, via delle Brughiere 3
ICONOGRAFIA : Natività
COLLOCAZIONE : portico d‟ingresso,da terra cm. 220
DIMENSIONI : cm. 78 x 98
PROPRIETA‟ : la famiglia Roveda



La natività della cascina Bergamina (foto2010)









 
Visione d'insieme dell' edicola sacra (foto2002)





 DESCRIZIONE
 
Questa tipo iconografico è attualmente alquanto raro da rintracciare, poiché i soggetti a partire dalla seconda metà dell‟Ottocento fino ad oggi sono per la grande maggior parte di carattere mariano, come ho potuto personalmente constatare con il censimento effettuato.
Sebbene la figura di Maria occupi la parte centrale del dipinto, il soggetto è comunque la natività di Cristo e l‟adorazione dei pastori, che si può leggere come una sorta di Sacra Famiglia allargata, specchio della vita comunitaria che regnava nell‟intera cascina, protettrice dunque delle numerose famiglie che vi abitavano.
Il Bimbo, estremamente minuto, giace nella mangiatoia: è l‟attenzione che cattura le figure intorno, ma al tempo stesso sembra trasmettere alla folta gente che lo circonda il ruolo di protagonismo. Sono quasi quei volti, quegli atteggiamenti devoti che ruotano attorno alla figura inginocchiata della Madre, a rispecchiare la devozione popolare di un tempo, in particolare delle donne della corte; mentre S. Giuseppe, ancora sbalordito dall‟evento, forse un po‟ impacciato, preferisce rimanere in piedi ad osservare la scena. E' al limite del dipinto:
al tempo stesso fa parte e non fa parte dell‟avvenimento, tuttavia ricopre il ruolo di padre, di capo famiglia, è il più alto nella scena, è in primissimo piano.
L‟autore della pittura, per quello che si può ancora vedere, non doveva avere una scarsa mano: i volti sono espressivi, le proporzioni sono rispettate, la tavolozza è ricca di differenti tonalità, il chiaroscuro è correttamente disteso un po‟ ovunque.


 
L'androne d'entrata di cascina Bergamina, visto dall'interno (questa cartolina ha viaggiato nel 1959)   


 
Vista esterna di cascina Bergamina


 DATI STORICI INERENTI

Sono ignote le origini della Cascina Bergamina, tuttavia, secondo le osservazioni del signor Guido Roveda, la struttura architettonica con la torre a passante, essendo tipica della seconda metà del Cinquecento, potrebbe far risalire la costruzione originale a quell‟epoca; ma si tratta solo di una supposizione, poiché documenti che certificano l‟esistenza di tale cascina si hanno solo con l‟inizio del Settecento, ovvero col primo rilevamento del Catasto Teresiano effettuato nel 1719 da Carlo VI, dove la cascina già esisteva, presentandosi strutturata come appare attualmente. I proprietari in quel periodo erano gli Annoni, antica famiglia aristocratica milanese, la quale probabilmente possedeva da tempo questa dimora. Gli Annoni vi rimasero fino al 1927 quando vendettero la proprietà ai Gnecchi-Rusconi, più esattamente a Gianfranco Gnecchi (1901-1981) e Antonietta Caccia-Dominioni, i quali si erano da pochi anni sposati.
Il signor Guido Roveda mi informa che ha avuto notizie circa l‟esistenza in passato di una cappellina adiacente al cortile, la quale venne però adibita a locale abitabile probabilmente col passaggio di proprietà dagli Annoni ai Gnecchi.
Riguardo il nome misterioso della cascina, l‟unico significato che ho trovato è stato leggendo alcune righe descrittive della Brianza da un saggio di Cesare Cantù: “La maggior quantità di vacche è ripartita nel nostro territorio in mandrie (bergamine) da 30 a 120 capi, sui grandi poderi, ove tengonsi in ampie cascine” (C. Cantù, Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto, Corona e Caimi editori, Milano 1858, vol. I, p. 362). Bergamine era dunque una denominazione usata nell‟Ottocento e ancor prima, indicante appunto le grandi mandrie di bestiame, sia mucche che cavalli. E‟ possibile che la dimora di via delle Brughiere fu denominata in questo modo ancora ai tempi degli Annoni, i quali possedevano infatti numerosi allevamenti.







 

martedì 15 luglio 2014

ALCUNI MONUMENTI RELIGIOSI IN MEMORIA DELLE VITTIME DELLA PESTE di Marco Bartesaghi

Molti segni -steli, croci, piccole cappelle – sorsero, quasi in ognuno dei paesi del nostro territorio, in ricordo delle vittime delle epidemie di peste che avevano colpito le popolazioni locali nel XVI e XVII secolo. I luoghi prescelti corrispondevano spesso a quelli che, durante le pestilenze, avevano ospitato i malati, i cosiddetti Lazzaretti, o accolto le spoglie dei defunti. 

Vi presento alcuni di questi luoghi, quelli che sono riuscito a rintracciare nei paesi più vicini a Verderio. Non è certamente un panorama completo, ma conto sul vostro aiuto per arricchirlo. Vi invito quindi a segnalarmi i monumenti che ho trascurato e di cui siete a conoscenza o, meglio ancora, ad inviarmi qualche loro immagine e qualche riga sulla loro ubicazione e la loro storia.


VERDERIO




A Verderio, è sicuramente legata alle epidemie di peste la cappella di San Rocco, situata in via Sernovella, angolo via San Rocco. Lo attesta la dedicazione al santo che fu colpito dal morbo mentre assisteva gli ammalati, ebbe la fortuna di sopravvivere e, fin dal Medioevo, è invocato dai fedeli come protettore da questo flagello.
 








La cappella, di cui non si conosce l’origine, ma presente in una stampa di fine settecento, è un piccolo edificio di forme neoclassiche, chiuso da un cancello in ferro. All’interno, sopra un piccolo altare sporgente dal muro, l’immagine del santo composta da piastrelle di ceramica.



Per saperne di più su questo edificio, puoi cercare nel blog l’articolo “SAN ROCCO”, tratto dalla tesi di laurea di Marta Cattazzo, pubblicato il 4 aprile 2010.




Restando in territorio di Verderio, pare che fosse in origine dedicata ai morti di peste anche la cappella dell’Immacolata (o della Madonna degli Angeli), in via per Cornate. Sembra infatti che nell’ottocento fosse conosciuta come Cappella dei Morti, che, al posto dell’immagine di Maria, contenesse un dipinto con le anime del purgatorio e che nelle sue vicinanze fossero stati trovati molti resti umani.
 

Per saperne di più cercate nel blog i seguenti articoli, pubblicati il 20 novembre 2009:
 

- IMMACOLATA o MADONNA DEGLI ANGELI IN VIA PER CORNATE, di Marta Cattazzo;
 

- LA NUOVA CAPPELLETTA DI VERDERIO (CRONACA DOMESTICA), di Ercole Gnecchi Ruscone, articolo scritto nel 1882 per il Giornale di Famiglia;
 

- DICEMBRE 1987:INTERVISTA A DELIA ZAMBELLI di Maurizio Oggioni e Marco Bartesaghi. Delia Zambelli, di Verderio, è l’autrice dell’attuale immagine della Madonna.


ROBBIATE

Nel suo libro “Robbiate: viaggio tra fede e umane vicende”, Maria Fresoli racconta che, dopo l’epidemia di peste del 1524, Robbiate avrebbe potuto avere una cappella dedicata a san Rocco, se la sua costruzione non fosse stata impedita dalle beghe intercorse fra i famigliari della nobildonna, Margherita Ajroldi, che aveva lasciato una somma di 50 lire allo scopo di costruire la cappella e un lazzaretto. 




Se quella voluta da Margherita non si poté fare, un’altra edicola sacra, in territorio di Robbiate la sostituisce nel compito di ricordare i morti per la peste. Si trova in via Monterobbio, sulla sinistra salendo, ed è conosciuta come "Madonnina del Cavetto", dal nome del terreno su cui sorge e che fu cimitero per le vittime del morbo. La cappellina, che conserva una statua in gesso rappresentante la Pietà, è relativamente moderna, essendo stata costruita un centinaio d'anni fa.




PADERNO D'ADDA





Oggi è, per tutti, la “chiesetta degli Alpini”, il piccolo edificio sacro a destra del ponte di Paderno d’Adda, all’imbocco della ripida discesa che porta al fiume. In origine però era “l’Oratorio di san Rocco” ed era sorto lì perché, probabilmente, luogo di sepoltura dei morti per la peste. Del resto la l’edificio era comunemente chiamato anche “Chiesina dei Morti”, tanto che con questa denominazione la indicava nel 1912 il parroco di Paderno, raccontando nel Liber Cronicus del suo nuovo altare, proveniente dalla vecchia parrocchiale di Verderio Superiore (1).


Fin dalla seconda metà del XVIII secolo la chiesa è dedicata a Maria e a Santa Elisabetta e il suo nome ufficiale è “Chiesa della Visitazione”.


CALUSCO D'ADDA

 





Una piccola chiesa sulla riva della’Adda, fu fatta costruire nel 1836 dagli abitanti di Calusco, in memoria di coloro che, rifugiatisi in questo luogo per proteggersi dalla peste del 1630, vi trovarono la morte.
 






I ruderi fra i quali gli abitanti avevano cercato riparo dalla malattia, erano quelli dell’antico convento benedettino, dedicato a san Michele, fatto costruire nel 1099 dai signori di Calusco in un loro terreno detto “dei Verghi”: il convento di Vergo.







Sopra l’altare una crocifissione con Maria che, rivolgendo lo sguardo ai fedeli, indica con la mano destra il figlio morente. Ai suoi piedi le anime del purgatorio fra le fiamme.





Il paliotto dell’altare è un quadro ad olio raffigurante una processione che si reca alla chiesetta per commemorare i morti di Vergo.




Sulla sinistra dell’altare, in un affresco, san Rocco, nel consueto abito da pellegrino e in compagnia del cane che, secondo la tradizione, gli avrebbe portato quotidianamente il cibo, durante la malattia.



In questa, come in altre immagini, ad esempio quella di Verderio di cui sopra si è parlato, il volto di san Rocco appare florido e rubicondo come certo non ci si aspetta da chi è stato vicino alla morte perché colpito dalla peste.




AICURZIO



Una cappella, meta di devozione degli abitanti del paese, sorgeva nel luogo di sepoltura dei morti per le epidemie del 1576 e del 1630.
Le loro anime, secondo la tradizione, ebbero il potere, nel 1705, di mettere in fuga le armate austro – piemontese e franco – spagnola, che si fronteggiavano in una delle battaglie per la successione al trono di Spagna.
Questo “miracolo”, il “Miracolo dei Morti”, accrebbe la devozione alla cappella, tanto che, nel 1725, al suo posto venne costruita la Chiesa dei Morti, oggi conosciuta come Santuario di Campegorino. Nel 1787 alla chiesa fu affiancato il cimitero e, nel 1905, il campanile
.





Su quest’ultimo una statua di san Rocco e una di San Sebastiano,entrambi considerati protettori dalle epidemie, ricordano forse l’antica origine dell’edificio sacro. Le immagini dei due santi sono anche dipinte ai lati dell’altare maggiore.





SULBIATE 












Una lapide ricorda a Sulbiate i morti della peste del 1630. 










È posta in una rientranza a sinistra della facciata della chiesa di S. Pietro Apostolo. 
La lapide recita: "QUI RIPOSANO I MORTI DI PESTE DI SULBIATE SUPERIORE -L'ANNO 1660"




Essa è ciò che rimane dell’antica chiesa, in luogo della quale, nel 1931, è stato costruito l’attuale edificio sacro.


BERNAREGGIO








Una colonna in pietra, sormontata da una croce, del 1630, posta su un basamento del 1819, si innalza dalla rotonda all’incrocio fra la provinciale che da Bernareggio porta a Vimercate e la strada per Villanova.
Per la sua posizione in prossimità di un incrocio, è detta “colonna compitale”, dalla parola latina compitum ( trivio o quadrivio in italiano).












È conosciuta come “colonna del Ciavel”, dal nome di chi la fece costruire, Paolo Chiavelli, per ricordare i morti nella peste del 1630.





RONCO BRIANTINO












A Ronco Briantino un piccolo tempietto ottagonale è dedicato “ai morti della Brughiera”. È stato costruito nel 1914 dove già esisteva un monumento in ricordo delle vittime dell’epidemia di peste del 1576.








All’interno un bell’affresco: la “Madonna del Carmine e le anime del Purgatorio”. Tempietto e affresco, restaurati da pochi anni, sono in perfetto stato di conservazione.




L’edificio, in una zona ancora isolata rispetto al resto del paese, è situata  in un prato ed è leggermente più in alto rispetto alla strada che conduce a Carnate. Nel prato, parallelamente alla scalinata d’accesso alla chiesa, una Via Matris Dolorosæ invita i fedeli a meditare sui dolori sofferti da Maria durante la sua vita.








NOTA
(1) Cerca in questo blog: A PADERNO D'ADDA TRE ALTARI DELLA VECCHIA CHIESA DI SAN FLORIANO DI VERDERIO SUPERIORE , giovedì 10 ottobre 2013


DOVE HO TROVATO LE NOTIZIE CONTENUTE IN QUESTO ARTICOLO


Per quanto riguarda Verderio e Ronco Briantino, ho fatto riferimento alla Tesi di Marta Cattazzo, IL LINGUAGGIO DELLE IMMAGINI VOTIVE - Analisi di pitture murali nella devozione popolare della Brianza., 2002. L’intera tesi, che analizza le immagini votive di Lomagna, Ronco Briantino, Bernareggio e Verderio, è consultabile presso la biblioteca di Verderio. Ampi stralci sono stati pubblicati nella rivista I Quaderni della Brianza, n.146, gennaio – febbraio 2003. Molte parti della tesi, riguardanti le edicola sacre di Verderio, sono pubblicate su questo blog. Le trovate sotto le etichette “Marta Cattazzo” e “Immagini sacre”.
 

Per Robbiate ringrazio Maria Fresoli e il suo libro ROBBIATE: viaggio tra fede e umane vicende.
 

Ho trovato le notizie riguardanti Paderno d’Adda  in PADERNO D’ADDA . Storie di acqua e di uomini, Autori vari, 1988, Cornate d’Adda.
 

Ho consultato inoltre i seguenti siti internet:
 

http://www.parrocchie.it/calusco/sanfedele/Calusco/Storia_Calusco.htm
 

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Aicurzio/Santuario_di_Campegorino
 

http://it.wikipedia.org/wiki/Sulbiate
 

http://www.archiviostoricobernareggese.it/SITE/territorio/la-colonna-compitale.html

lunedì 14 luglio 2014

16 AGOSTO, SAN ROCCO di Marta Cattazzo

PROTETTORE: la popolarità di san Rocco nel nostro territorio è dovuta al ruolo che aveva un tempo di intercessore speciale nella guarigione delle malattie epidemiche , in particolare peste e colera. Il suo culto si diffuse ben presto e dovunque rapidamente, specialmente a partire dal XV secolo, a motivo delle continue pestilenze che infestavano la nostra penisola, tanto da oscurare la fama di san Sebastiano, che era invocato per la stessa protezione. Agiva anche nei confronti delle malattie del bestiame e in generale contro le calamità naturali; era pure patrono dei pellegrini, garantiva ai viandanti in difficoltà una speciale protezione. All’inizio del Seicento il suo ruolo di protezione fu oscurato dalla figura di san Carlo, il cardinale della peste per eccellenza. Comunque la popolarità di san Rocco non scomparve m,ai dl tutto.
 


 
San Rocco a Bresciadega, Val Codera


Al santuario della Madonna dei Morti dell’Avello di Bulciago, vi è una grande tela che orna l’altare: la Madonna e il Bambino donano lo scapolare ai santi Rocco e Giobbe,, inginocchiati ai piedi della Vergine, rappresentati come protettori degli appestati (anche Giobbe a volte, sebbene raramente, appariva in queste vesti) e delle anime del purgatorio, le quali, con l’intercessione di Maria, otterranno il paradiso.
ATTRIBUTO PRINCIPALE: piaga sulla gamba
ATTRIBUTO SECONDARIO: cane – col pane in bocca - , vestito da pellegrino, conchiglia, bastone.




 
Statua di san Rocco a Brienno, Como


NOTA BIOGRAFICA: nato da nobile famiglia a Montpellier, in Francia, negli ultimi anni del XIII secolo, si narra che appena venuto al mondo avesse sul petto una croce rossa. Con gesto francescano, appena giovane, diede i suoi beni ai poveri e si avviò in pellegrinaggio a Roma. Infieriva in Europa una terribile pestilenza e Rocco, dove sostava, curava gli appestati, avviando la sua fama di taumaturgo. Contagiato del morbo si era ritirato per morire in solitudine, ma un cane inviatogli da un nobile gli avrebbe recato cibo e leccato la piaga fino a guarigione. Tornato al suo paese, non fu riconosciuto, perché la peste lo aveva trasfigurato, e fu catturato come spia e imprigionato poco prima di morire.
Una scritta, apparsa prodigiosamente sulla parete del carcere, rese noto a tutti che Rocco, finalmente riconosciuto dalla gente grazie alla croce sul petto, veniva designato da Cristo patrono degli appestati.

Brano tratto dalla tesi di laurea di Marta Cattazzo, intitolata: LINGUAGGIO DELLE IMMAGINI VOTIVE - Analisi di pitture murali nella devozione popolare della Brianza.

mercoledì 31 luglio 2013

UN "ANGIOLETTO" ALLA CASCINA MANGINA di Marta Cattazzo


LOCALITA' : Verderio Inferiore
UBICAZIONE : Cascina Mangina, via IV Novembre 25
ICONOGRAFIA : Angioletto o Cherubino
COLLOCAZIONE : sopra una porta, da terra cm. 220
DIMENSIONI : cm. 38 x 40
PROPRIETA‟ : le famiglie della cascina









Immagine originale (2001)





DESCRIZIONE
Questo angioletto dall‟aspetto non completo, è alquanto originale come iconografia. Infatti
non appare, come di consueto, alle spalle di qualche figura di valenza più importante, bensì è
l‟unico protagonista della scena. Mi sono interessata nel verificare se un tempo magari facesse
parte di una pittura più estesa, in realtà fu dipinto solamente questo riquadro.
Originale quindi nella scelta, ma anche nell‟esecuzione effettuata con l‟antica tecnica dello
spolvero: da un supporto cartaceo riproducente il disegno, precedentemente tracciato lungo i
bordi con una serie di fori, si ricalca l‟immagine mediante una tampone sporco di fuliggine,
ovvero si picchiettano i buchi lungo i margini della figura. In questo modo la povere passa
attraverso i fori rimanendo sull‟intonaco fresco. Quindi si prosegue ripassando i bordi con il
colore per poi proseguire con la decorazione interna.
Il pittore avrà avuto a disposizione poche tonalità cromatiche, inoltre era anche alquanto
incerto circa i delineamenti della figura. Tuttavia il risultato dalle caratteristiche naïf sembra
aver perseguito un intento preciso.





LA CASCINA "MANGINA" di Giulio Oggioni


Per completare le informazioni contenute nel testo di Marta Cattazzo, ho chiesto a Giulio Oggioni di scrivere quello che sa sulla piccola Cascina Mangina di Verderio Inferiore. Lo ringrazio. M.B.


LA CASCINA "MANGINA" di Giulio Oggioni

La piccola cascina “Mangina”, aveva altri due nomi: san Giorgio e“delle rose”. Si trova a Verderio Inferiore, alla fine di via IV Novembre.
 

La cascina Mangina


Non si conosce il primo proprietario. Si sa solo che la costruzione fu terminata nel 1923 e, come risulta dal rogito di Andrea Pirovano, il 23 dicembre 1926 fu venduta da un notaio a cinque famiglie: Pirovano, Stucchi, Mapelli, Frigerio e Sirtori.
Ogni famiglia aveva la cucina a pianterreno e le altre camere, al primo e al secondo piano, raggiungibili con  una scala in muratura posta sul lato sinistro della cascina e affacciavano ad un balcone con ringhiera in ferro.
Sul retro dell’edificio c'era un cascinotto che apparteneva alla famiglia Stucchi. Sul muro della cucina della famiglia Sirtori era dipinto un bellissimo angioletto.



Un'immagine della famiglia Pirovano
 

domenica 23 dicembre 2012

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO


Disegno di Marta Cattazzo

giovedì 28 giugno 2012

CAPPELLA DEDICATA A "ROSA MYSTICA" A VERDERIO SUPERIORE IN VIA SANT AMBROGIO di Marta Cattazzo

LOCALITA' : Verderio Superiore
UBICAZIONE : via Sant Ambrogio
ICONOGRAFIA : Rosa Mystica
COLLOCAZIONE : su un muro prospiciente un edificio
lungo la strada, da terra cm. 138
DIMENSIONI : cm. 85 x 165
PROPRIETA' : le famiglie dell'abitato confinante





Immagine originale (foto 2002)







Immagine originale (foto 2002)

1 - P. Batoni Madonna con Bambino, immaginetta con preghiera sul retro

2 - R. Papaldo, Rosa Mystica, particolare, Verderio Superiore

Particolare (foto 2002)

DESCRIZIONE
Questa pittura eseguita su ceramica è una tecnica particolare e soprattutto molto resistente nel
tempo agli agenti atmosferici, poiché non è a diretto contatto con la superficie murale, dalla
quale può assorbirne l'umidità; inoltre la pittura su ceramica, venendo cotta nei forni, rimane
inalterata nel tempo.
Si tratta dunque di un'opera eseguita da un artista professionista, considerando la finezza della
pittura oltre al livello di committenza, una ricca famiglia proprietaria della maggior parte del
territorio di Verderio. 
L'immagine scelta ha come soggetto Maria quale Rosa Mystica, ovvero Rosa tra le rose, e
come tale sembra sbocciare nella sua delicata bellezza tra la corona e insieme aureola di fiori
che la indica quale regina. Come si può osservare dal confronto, la figura della Madonna è
una chiara citazione di un dipinto di Pompeo Girolamo Batoni (1708-1787), pittore originario
di Lucca che si formò osservando le pitture di Raffaello e aderendo in parte al neoclassicismo,
osservabile impronta nella compostezza di questa immagine. La tela di Batoni era infatti
riportata su un'immaginetta (fig. 1), gentilmente concessami dalla signora Delia Zambelli, in
cui è visibile un particolare delle figure.
Colpisce la sorprendente precisione con cui l'autore Papaldo l'ha riprodotta, negli sguardi
di tenerezza tra Madre e Figlio, in un'iconografia di autentica Vergine Eléousa. Ha riportato
fedelmente perfino le pieghe del manto e l'abito, inoltre la mela in mano al Bambino, simbolo
del verso: “frutto del tuo seno Gesù”. A differenza dell'originale ha inserito la corona di rose.

Visione d'insieme dalla strada (foto 2002)
DATI STORICI INERENTI
La costruzione di questa edicola sacra fu l'adempimento di una Grazia Ricevuta da parte diuna partoriente della famiglia Gnecchi, la quale si è salvata da un parto gemellare con cui stava rischiando la vita. Scelse lei stessa il luogo preciso dove far erigere la santella, così come il soggetto e la tecnica di esecuzione.
Il muro sul quale è collocata segnava un tempo il confine di proprietà Gnecchi, poiché limitava l'attuale Parco di Nettuno, un tempo giardino privato della ricca famiglia.
Testimonianza della signora Attilia Pirovano: “La devozione popolare davanti a questa immagine fu molto viva fino agli anni '50-'60, dopo di che andò spegnendosi a causa dell?intenso traffico lungo la strada adiacente”.

Marta Cattazzo

lunedì 13 febbraio 2012

MADONNA CON BAMBINO o REGINA PACIS A CASCINA SAN CARLO di Marta Cattazzo

LOCALITA': Verderio Superiore
UBICAZIONE: Cascina San Carlo (Casina del Curat), via San Carlo 6
ICONOGRAFIA: Madonna con Bambino o Regina Pacis
COLLOCAZIONE: portico; a destra del vano scale; da terra cm. 180
DIMENSIONI: cm 78x140
PROPRIETA': privata; la corte





Fig. 1 Immagine ridipinta (foto 2001)





DESCRIZIONE
L'immagine della Madonna risulta essere stata dipinta direttamente sopra la precedente, come mi ha confermato lo stesso autore Garzotti, il quale sostiene di non aver cambiato l'impostazione sottostante, poiché aveva l'intento di ritoccare unicamente i colori. Purtroppo mi è stato impossibile recuperare una qualsiasi documentazione fotografica  a riguardo, per fare un esatto confronto, quindi dovrò esclusivamente basarmi sulla presente santella.
I colori sono decisi, accesi con una predominanza di toni blu, probabilmente meno accentuati nella precedente versione.



fig. 2 Immaginetta raffigurante la Regina Pacis con Bambino


Iconograficamente l'immagine della Regina Pacis, come reca la scritta sottostante, è confrontabile con quella di un'immaginetta molto simile (fig. 2) come impostazione frontale sia della Vergine che del Bambino, il quale compare con la medesima inclinazione del corpo verso sinistra e il braccio opposto teso con il ramoscello di ulivo in mano.

fig. 3 Immagine originale di un'edicola di Bernareggio , particolare
Anche un'edicola che era a Bernareggio (fig. 3) presentava qualche analogia con questa di Verderio: gli sguardi rivolti verso l'osservatore, al quale va oltretutto l'invito alla pace, il  Bambino in braccio alla madre, sempre con un braccio reclinato e l'altro teso col rametto di ulivo, sebbene in questo caso il figlio fosse sul fianco di Maria.
Si potrebbe parlare dunque di uno schema abbastanza rigido dell'atteggiamento dei due corpi, ma non eccessivamente poiché può trattarsi indifferentemente di un busto come di una figura intera.





DATI STORICI INERENTI
La cascina fu realizzata dalla parrocchia in quanto necessitava di una nuova casa colonica.
Essa occupa infatti il terreno che faceva parte del beneficio parrocchiale. Il complesso consta di tre corpi: uno ad uso abitativo, gli altri adibiti a rustico, insieme formano una corte a T.
Il più remoto accenno circa la Cascina S. Carlo si trova nel Liber Chronicus redatto da don Luigi Galbiati (1847-1923) e risale al 1905; vi si parla di costruire un edificio “di 24 locali più le stalle, i ripostigli, ecc.” per spitare i “Coloni del Parroco” che, per mancanza di spazio, si erano dovuti rivolgere alla famiglia Gnecchi per avere delle abitazioni in affitto. Il capomastro risultò un certo Luigi Picciotti. L'atto formale di consegna della casa colonica
risale al 1907.
A quei tempi l'edificio era denominato Cascina S. Luigi. In seguito, quando nel 1923 a Don Luigi successe come parroco don Carlo Greppi (nato nel 1876), la cascina prese il nome attuale.
Per quanto riguarda la datazione della santella originale collocata nel portico della cascina, si può ipotizzare che, poiché la casa fu voluta dal parroco, un'immagine sacra difficilmente potesse mancare: il dipinto originale, quindi, potrebbe risalire esattamente al 1907.
Altra ipotesi potrebbe far coincidere la data della pittura al 1912: quell'anno, infatti, un fulmine colpì violentemente la casa in questione e un "Per Grazia Ricevuta" venne deposto presso la Grotta della Madonna di Lourdes situata fuori dalla chiesa parrocchiale, come ringraziamento degli abitanti della cascina per non avere subìto gravi danni. Anche questo fatto, avvenuto cinque anni dopo la costruzione dell'edificio, potrebbe aver spinto i residenti a voler dipinta l'immagine mariana a protezione della cascina e delle famiglie che vi abitavano.
La devozione a questa immagine è ancora viva, poiché segue la tradizione di soffermarsi davanti a recitare il rosario e partecipare alla messa un giorno del mese di maggio

martedì 13 settembre 2011

MADONNA DI CARAVAGGIO DELLA "CURT DI BENEDITT" di Marta Cattazzo

LOCALITA' : Verderio Superiore
UBICAZIONE : Curt di Beneditt, via Fontanile 12
ICONOGRAFIA : Madonna di Caravaggio
COLLOCAZIONE : portico d'ingresso, da terra cm. 241
DIMENSIONI : cm. 61 x 90
PROPRIETA' : le famiglie della corte








Immagine ridipinta (foto 2001)


DESCRIZIONE
Il soggetto in questione era tra Ottocento e Novecento uno dei più rappresentati, soprattutto fino la metà del secolo scorso, sia perché il santuario di Caravaggio era piuttosto vicino e meta di numerosi pellegrinaggi che lo rendevano particolarmente caro alla gente, ma anche perché l'iconografia della contadina col suo falcetto e il fascio d'erba rendeva singolarmente familiare e domestico l'evento soprannaturale.
Inoltre era diffusa l'usanza di molte famiglie contadine, le quali tornate da una visita ad un santuario mariano, credevano opportuno far dipingere vicino alla porta di casa l'immagine della Madonna che in quel santuario si onorava, quasi a voler conservare presso di sé un po' della potenza protettrice dell'icona venerata. L'edicola sacra in questione, collocata molto in alto, è costituita dal dipinto su un pannello di compensato e da un'ampia porzione di parete verniciata con una tonalità celeste molto accesa, che attirando la vista del passante, lo condiziona a sollevare lo sguardo verso l'alto.
L'immagine, dai colori più delicati, viene così risaltata: propone l'iconografia più tradizionale e diffusa dell'apparizione di Caravaggio, caratterizzata dalle due figure ai lati, il fiume con l'alberello di rose al centro e sullo sfondo il santuario.





DATI STORICI INERENTI
Questa è un altro tipico esempio di dimora compatta, ovvero a corte chiusa. Le mura di queste abitazioni, infatti mantengono la struttura originale di secoli passati, pur con alcune modifiche.
Il suo nome deriva addirittura dalla credenza che qui un tempo vivevano i frati Benedettini.
Passando al dipinto, le signore che risiedono qui mi testimoniano che “ci fu sempre stata la pittura con la Madonna di Caravaggio però cambiò diverse volte: verso gli anni „50 fu dipinta dal signor Arturo Aldeghi di Meda, poiché quella che c'era era divenuta ormai illeggibile; quindi, intorno agli anni „70 furono ritoccate le parti mancanti da alcuni ragazzi della corte, Felice e Cristina Colombo, infine nel 1986, poiché l'immagine era
ancora scomparsa fu fatta fare su un supporto di legno da Valerio Garzotti”.
Per quanto riguarda invece la devozione ricordano che “al mese di maggio veniva il prete a dire la Messa, allora le donne allestivano l'altarino con il pan d'acqua, i fiori e i lumini; inoltre, quando passava la processione per i litanéi, c'era l'usanza di lasciare al prete le offerte della corte oppure, chi non poteva permetterselo, poneva in un cesto alcune uova”.
Questa tradizione la troviamo uguale anche a Bernareggio.

Marta Cattazzo