giovedì 27 marzo 2014


IL VERDERIESE ENRICO MEREGALLI, LUOGOTENENTE DI FANTERIA, CADUTO NELLA BATTAGLIA DI CUSTOZA DEL 1866 di Marco Bartesaghi



Atto di morte di Enrico Meregalli nel registro di Verderio Sup.



“Oggi giorno di mercoledì ventotto Novembre milleottocentosessantasei alle ore tre pomeridiane in Segreteria Comunale.
Io sottoscritto Quinterio Andrea Segretario Comunale delegato dal Sindaco alle funzioni di Stato Civile con atto […] sedici dicembre milleottocentosessantacinque avendo ricevuto dal Ministero della Guerra un dispaccio in data del giorno ventisei corrente […] numero settemilanovecentosettantacinque col quale gli richiese di trascrivere copia autentica di un atto in data del giorno 24 prossimo passato Giugno per intero nei Registri di Morte, aderendo alla richiesta fattagli  trascrive l’atto stesso che è del seguente tenore:


 Estratto dell’atto di decesso del Luogotenente Meregalli sig. Enrico iscritto sul registro tenuto dall’Ufficiale d’Amministrazione Signor Serdini Giovanni a pagina numero uno.
Noi sottoscritti Serdini Giovanni Sottotenente Ufficiale d’Amministrazione incaricato della tenuta del registro presso il 30 Reggimento Fanteria dichiariamo che nel registro dei decessi a pagina numero uno trovasi iscritto quanto segue:
 

Atto di decesso del Luogotenente Meregalli Sig. Enrico iscritto al presente registro addì 24 del mese di giugno dell’anno milleottocentosessantasei.
L’anno del signore  Milleottocentosessantasei ed alli ventiquattro del mese di giugno nel Campo di Battaglia  presso Castelnuovo rendevasi defunto alle ore undici antimeridiane in età d’anni trentacinque il signor Meregalli Enrico di religione cattolica Luogotenente alla seconda compagnia del Trentesimo Reggimento Fanteria = nativo di Verderio Inferiore = Circondario di Como = figlio di Giuseppe e Maria Tornaghi =
Ammogliato con = vedovo di = morto in seguito a ferita d’arma da fuoco nella fronte = restato sul campo di battaglia = come consta dalle deposizioni  ed attestazioni delle persone al piede del presente atto sottoscritte.
L’anno del Signore milleottocentosessantasei addì ventiquattro del mese di giugno
Sottoscritto di atto = Firma dei testimoni che accertarono la morte =  F[irma]Cerretelli Amerigo Caporale, [segno di croce] di […] Giuseppe Sala = Per copia conforme = firma della persona incaricata della tenuta del registro G. Serdini Sott. = Visto il Colonnello Comandante il Reggimento
Firmato di […].


Eseguita la trascrizione a termini dell’articolo centosei del R. Decreto quindici novembre milleottocentosessantacinque e muniti del […] il dispaccio e la copia suddetta li ha uniti al volume degli allegati corrispondenti a questo registro.
Ciò eseguito il presente atto viene da me firmato
Quinterio Andrea Segr. Uff. dello Stato Civile Delegato”
(1)


Così nel registro dei defunti del comune di Verderio Superiore è annotata la morte di Enrico Meregalli, luogotenente del 30° reggimento fanteria, 1° Corpo d’Armata, 1a Divisione attiva, Brigata “Pisa”, caduto il 24 giugno 1866, nella battaglia di Custoza.
Quel giorno l’esercito italiano, guidato, nominalmente, da Vittorio Emanuele III, e, realmente,  dal generale La Marmora, si scontrò con l’esercito austriaco, potendo contare su un forte vantaggio sia di uomini che di mezzi di artiglieria. Fu però pesantemente sconfitto,per l’errata valutazione della posizione delle forze avversarie, che si pensavano ancora attestate aldilà del fiume Adige, e per  un’ulteriore  serie di errori commessi dai comandi italiani.
La sconfitta nella Battaglia di Custoza e quella altrettanto grave subita dalla flotta navale italiana a Lissa, in Dalmazia, misero fine alle speranze italiane di conquistare sul campo il territorio veneto, scopo per il quale era stata dichiarata, contro l’Austria e in alleanza con la Prussia, la Terza Guerra d’Indipendenza: dopo Custoza,  i due eserciti si fronteggiarono senza più combattere. Anche le truppe di volontari comandati da Garibaldi che, fra alterne vicende, erano riuscite ad avanzare, conquistando posizioni in territorio alpino e avvicinandosi al Trentino, furono costrette a fermarsi.
Alla fine della guerra l’Italia ottenne comunque l’annessione del Veneto. Glielo cedette La Francia, che lo aveva ottenuto dall’Austria come compenso per il ruolo di mediazione svolto nei confronti della vincitrice Prussia. Un risultato che forse si sarebbe potuto ottenere anche evitando la guerra.


La battaglia di Custoza si svolge tra il 23 e il 25 giugno 1866. Enrico Meregalli muore la mattina del giorno 24, nell’episodio della presa e della difesa di Mongabbia, monte Cricol e 

 
Disegno di Quinto Cennitratto da "Custoza 1848-1866. Album ..."


Renati, da parte della 1a divisione del 30° reggimento fanteria, comandata dal Generale Onorato Rey di Villarey, anch’egli perito durante la battaglia (2)


Con il Regio decreto del 6 dicembre 1866, Enrico Meregalli fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, “per lo slancio mirabile con cui attaccò le posizioni nemiche, cadendo morto valorosamente nel momento dell’assalto”.
In precedenza, con il grado di sottotenente, per il suo impegno nella lotta contro il brigantaggio, aveva ricevuto due menzioni onorevoli. La prima il 5 luglio 1861, sul Gargano, “per intelligenza, zelo ed attività nell’inseguimento dei briganti” (3). L’altra il 4 marzo 1862, quando nel bosco Palicaro, nei pressi di Bradano (BA), la 17° compagnia del 30° reggimento fanteria, si scontrò con la banda del brigante Crocco, che perse 26 uomini e ne ebbe molti feriti, mentre l’esercito regolare ebbe due morti e sette feriti (4). “Coraggioso ed intelligente, coadiuvò il suo Capitano nel fatto contro i briganti”: queste le motivazioni della menzione (5) 




Enrico Meregalli







Il volto di Enrico Meregalli è raffigurato in una incisione realizzata nel 1878 da Quinto Cenni (6), intitolata “Battaglia di Custoza 1866 (24 giugno). Morte del Generale Rey di Villarey”, in cui la morte del generale occupa il quadro centrale.





La copia qui riprodotta è conservata a Roma presso l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano (7). Un altro esemplare della stampa è rintracciabile a Milano, alla biblioteca del museo del Risorgimento, nel volume “CUSTOZA 1848-1866, Album storico artistico militare. Composto ed eseguito da Quinto Cenni, con testo di Luigi Archinti”.


Il nome di Enrico Meregalli appare anche in una stampa allegorica intitolata “Valorosi della città e circondario di Lecco morti per l'indipendenza d'Italia” (8).



Essa era esposta nella sala del consiglio comunale di Verderio Superiore: mi auguro che trovi un’appropriata collocazione anche in una delle sedi del nuovo comune di Verderio (9).



Al Sacrario dedicato alle battaglie di Custoza del 1848 e del 1866, Meregalli è ricordato in una lapide insieme agli altri caduti.







CONSIDERAZIONI
Questa ricostruzione della figura di Enrico Meregalli, militare di Verderio Inferiore caduto nella III Guerra d’Indipendenza, è lacunosa e me ne scuso.
Ho cercato di rintracciare maggiori informazioni, sia su lui che sulla sua famiglia, ma non ho trovato niente nei registri delle due parrocchie, né in quelli dei due comuni, a parte la notizia della morte, trascritta nel registro di Verderio Superiore.
Incompleta è anche la parte riguardante la carriera militare. Per colmare i vuoti sarebbe stato necessario trovare il foglio matricolare, ma né presso l’ufficio dell’esercito al quale mi sono rivolto, né all’Archivio di Stato di Como, è stato possibile rintracciarlo. 


 

Il Sacrario di Custoza
Ho tentato di trovare notizie anche scrivendo una lettera alle persone di cognome Meregalli e Tornaghi (la famiglia della madre) abitanti nei paesi vicini a Verderio. Qualcuno, gentilmente,  mi ha risposto, purtroppo negativamente. Poi mi sono scoraggiato e ho interrotto gli invii.  Spero, pubblicando l'articolo, di avere più fortuna.
Dall'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ho acquistato la fotografia in digitale della stampa della Battaglia di Custoza, con il ritratto di Enrico Meregalli, mentre dalla Direzione Generale per il Personale Militare – Servizio Ricompense e Onorificenze del Ministero della Difesa ho ricevuto le informazioni riguardanti la medaglia d'argento e le altre ricompense assegnategli.





NOTE
(1)    Mie le sottolineature e le parti in grassetto.
(2)    Custoza (1866), Alberto Pollio, Torino 1908. Nel post successivo il brano relativo all’episodio di cui stiamo parlando.
(3)    Regio Decreto, 9 febbraio 1862
(4)    L’Italia nei cento anni del secolo XIX (1801-1900) giorno per giorno, illustrata, 1861-1870.Alfredo Comandini, Antonio Monti, Milano 1918/19
(5)    Regio Decreto, 27 luglio 1862
(6)    Su Quinto Cenni (Imola 1845 – Carate Brianza 1917), incisore specializzato in illustrazioni militari vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Cenni
(7)    Litografia a stampa meccanica, 33x45. Segnatura: (Aroldi III 1-78) Aroldi III(24)A
(8)    Il disegno è firmato Scamonatti

(9)    Il 4 febbraio 2014, grazie al risultato del referendum dell'1 dicembre 2013 che ha promosso la proposta di fusione, i comuni di Verderio Inferiore e di Verderio Superiore sono stati sciolti ed è nato il comune di Verderio.



Marco Bartesaghi

LA PRESA DI RENATI, MONTE CRICOL E MONGABIA, RACCONTATA DAL GENERALE ALBERTO POLLIO NEL LIBRO "CUSTOZA"



Il luogotenente  Enrico Meregalli, di cui si è parlato nel precedente post, perì durante  l'azione militare della Brigata Pisa, che permise all'esercito italiano, nell'ambito della battaglia di Custoza del 1866, di conquistare, seppur per un tempo limitato, il monte Cricol, Renati e Mongabia.

Qui viene pubblicato il racconto di quell'episodio della battaglia, estratto dal libro  "Custoza (1866)", Torino 1908, del generale Alberto POLLIO (1).

Il esto completo è rintracciabile in internet al seguente indirizzo:
archive.org/stream/custoza00pollgoog#page/n11/mode/2up.




NOTA (1) Alberto Pollio (Caserta 1852 - Torino 1914), fu Capo di Stato Maggiore dell'Esercito dal 1908 al 1914; nel 1912 fu nominato Senatore. Studioso di storia militare, scrisse, fra l'altro, un importante studio sulla battaglia di Waterloo.













III GUERRA D'INDIPENDENZA. I FRATELLI GNECCHI ISTITUISCONO UN FONDO A FAVORE DEI CONTADINI FERITI E DELLE FAMIGLIE DEI CADUTI


Nel 1866, in occasione della III Guerra d'Indipendenza, i fratelli Carlo e Giuseppe Gnecchi  misero a disposizione una rendita annua di lire 500 per assegnare  pensioni alle famiglie che, a causa della guerra, avessero subito  perdite o ai militari rimasti feriti.
Il documento che qui viene presentato, conservato presso il Fondo Gnecchi Ruscone dell'Archivio Storico di Verderio (1), è l'atto con cui questa rendita viene costituita. 

Per ora non sono riuscito a trovare documentazione riguardante l'effettiva assegnazione delle pensioni previste. Spero di poter coprire questa lacuna in un prossimo futuro.
Cliccate sulle pagine se volete ingrandirle.
M.B.





TRASCRIZIONE:

Verderio Superiore, questo giorno della Festa Nazionale, 3 giugno 1866.


Quale nostro voto per il buon esito dell'imminente guerra nazionale, assegniamo il reddito di una cartella di lire 500 di rendita annua dello stato a costituirsi le seguenti pensioni da assegnarsi giusta le disposizioni seguenti ai contadini che ora si trovano sui nostri fondi di Verderio Superiore, Verderio Inferiore e Cornate.
1° – La vedova di un estinto in causa della guerra avrà l'annua pensione di lire 150 fino a tanto che un di lei figlio maschio abbia raggiunto l'età di 20'anni. Da quest'epoca la pensione sarà ridotta a lire 80.
2° – La madre vedova a cui venisse estinto un figlio a causa della guerra, avrà una pensione annua di lire150. Quando abbia  altro figlio maschio dell'età d'anni 20 od oltre, la pensione sarà ridotta a lire 80.
3° – Morendo la vedova o la madre vedova di cui sopra, la pensione, se ancora in corso, passerà ai figli delle medesime che non avranno ancora compiuto i 20 anni, finché abbiano raggiunto quest'età.
4° - Le vedove contemplate negli articoli 1° e 2° passando a seconde nozze riceveranno per una volta tanto la somma di lire 150, restando poi dal giorno del matrimonio sospesa la pensione.
5° - Il Soldato, la Guardia Nazionale e il Volontario che in causa della guerra perdesse un piede od una mano riceverà una pensione annua vitalizia di lire 150. Chi per la medesima causa fosse reso assolutamente impotente a qualsiasi lavoro, avrà una pensione dalle lire 100 alle lire 150 secondo il […].
6°- Qualora il reddito della cartella di lire 500 annue non venisse esaurita dalle pensioni ai nostro contadini, nella misura sopra […], il residuo sarà destinato e proporzionalmente ripartito in analoghe pensioni agli altri abitanti bisognosi di questo comune.






7° - Le pensioni contemplate nel presente atto non sono inscrivibili sopra [danno?] nostra proprietà o bene , tali venendo costituite e tali ritenendosi accettate. L'ammontare complessivo di esse non potrà mai eccedere il reddito della cartella di lire 500 facendosi all'occorrenza proporzionali riduzioni. Indipendentemente dal reddito della cartella di lire 500, destinato alle pensioni come sopra, costituiamo i seguenti assegni da soddisfarsi con altri fondi speciali ed a favore di qualunque abitante bisognoso di questo comune.
8° - Al padre a alla madre, purché non pensionata come all'articolo 2 od ai genitori di un estinto a causa della guerra verrà corrisposta per una volta tanto la somma di lire 200.
9° - A chi sarà fregiato della medaglia al valor militare saranno sborsate lire 150, a chi sarà menzionato onorevolmente sarà dato un dono di lire 50.

Sono invitati i genitori dei soldati assenti a dare ai loro figli analoga notizia di tali disposizioni, aggiungendo fervorosi consigli all'adempimento di ogni loro dovere.
Il presente atto viene deposto presso questa segreteria comunale per norma e garanzia degli aventi interesse.
Per Carlo e Giuseppe Fratelli Gnecchi
firma Giuseppe Gnecchi

 Nota
(1) Archivio Storico di Verderio, Fondo Gnecchi Ruscone, segnatura 1.3.1.2.2





domenica 9 marzo 2014

CHE DESOLAZIONE! TRAFUGATO ANCHE APOLLO DALLA FONTANA DI MELEAGRO di Marco Bartesaghi








Prima era toccato a Venere, che occupava l’apertura a destra dell’arco principale;











poi al cane che azzannava il cinghiale, nella scena di caccia al centro dell’arco.










Ora è stata la volta di Apollo, il dirimpettaio di Venere, ad essere rubato da qualche maledettissimo individuo, alla ricerca di suppellettili da vendere o da piazzare nel giardino della sua villetta.


Il parco di Meleagro nella seconda metà degli anni ottanta

Tanti anni fa il manufatto era ricoperto da vegetazione, per lo più rovi pungenti, e solo avvicinandoti fino a toccarlo ti rendevi conto di essere davanti a una fontana, riuscivi a vedere le statue di Atalanta e Meleagro impegnati nella caccia al cinghiale, sotto l’occhio vigile della dea Diana, e a intravvedere, ai lati, Venere e Apollo.
 

Affascinava, la fontana che abbiamo chiamato “di Meleagro”, perché abbandonata, nascosta e difficile da raggiungere.
Ma rattristava
anche, perché abbandonata, trascurata, invisibile e impossibilitata a compiere il compito, che le si addice, di accogliere il viandante che entra a Verderio provenendo da Paderno e dal suo ponte.
Allora, in molti, anch’io, ci siamo impegnati a farla conoscere, a valorizzarla.
 

Negli anni recenti l’amministrazione comunale l’ha ottenuta, insieme al parco che l’accoglie, in comodato dal proprietario: finalmente sarebbe stata fruibile da tutti.
 

Purtroppo i primi ad approfittarne sono stati i ladri: che gli venga un accidente!!!

sabato 8 marzo 2014

LA "COOPERATIVA DI CONSUMO SAN GIUSEPPE" DI VERDERIO SUPERIORE di Beniamino Colnaghi


Nell’era moderna lo sviluppo della cooperazione è andato avanti di pari passo con la crescita economica, sociale e culturale dei soci cooperatori e di tutti gli individui coinvolti. Ci furono tentativi di realizzare concretamente queste nuove società, basate sulla cooperazione, prima nei nuovi territori americani, poi nelle campagne inglesi verso la fine del Settecento e poi ancora in Francia. In seguito si svilupparono iniziative di cooperazione, in particolare in Germania, dove, verso metà Ottocento, nacquero le Banche Popolari e le Casse Rurali, con lo scopo di far accedere al credito artigiani e contadini. Ma l’anno che più di ogni altro è ricordato come l’inizio del movimento cooperativo è il 1844. La prima vera cooperativa organizzata nacque dunque quell’anno a Rochdale, sobborgo di Manchester, in Inghilterra, per iniziativa di un gruppo di operai tessili che già allora diedero vita ad uno statuto, espressione degli obiettivi cooperativi, le cui finalità di fondo ancora oggi sono un punto di riferimento per milioni di cooperatori in tutto il mondo.
Le prime esperienze cooperative in Italia ebbero inizio con alcuni anni di ritardo rispetto all'Inghilterra e trovarono sviluppo soprattutto al nord, dove operavano le Società Operaie e le Società di Mutuo Soccorso. Gli ultimi decenni dell’Ottocento videro svilupparsi piccole esperienze in ambiti locali che si potenziarono negli anni successivi. La Federazione delle Società Cooperative Italiane nacque a Milano nel 1886, durante il primo congresso dei cooperatori italiani, “vi emergono in varia misura orientamenti liberali, cattolici, radicali, operaisti, socialisti, scrive Zangrandi”. Durante il 5° congresso tenutosi a Sampierdarena nel 1893 la federazione assunse la denominazione di Lega nazionale delle Cooperative. L'importanza e lo scopo della Lega è da ricercare nella capacità che, attraverso essa, ebbero le diverse imprese iscritte di far sentire la propria voce, le proprie ragioni e i loro interessi comuni in ambito nazionale, anche se i governi conservatori di fine Ottocento si dimostrarono sospettosi verso qualsiasi esperienza che comportasse un ampliamento della democrazia.





Con queste premesse e finalità in Brianza sorsero numerose cooperative, sia politicamente unitarie sia di matrice cattolica o di esclusivo orientamento socialista.

Già dagli anni Trenta del Novecento, in piazzetta Roma a Verderio Superiore era attiva un’osteria. Una delle tante, in quell‘epoca. Ne era proprietaria la famiglia Pozzoni, detta Tampen, che la gestiva grazie all’impegno diretto dei suoi componenti. Nei primissimi anni Quaranta l’osteria era condotta da Mario Pozzoni e da sua moglie Aldina. La gestione diretta si protrasse fino ai mesi estivi del 1945, quando la famiglia Pozzoni affittò i locali alla “Cooperativa di consumo a responsabilità limitata San Giuseppe”, fondata nel 1945, pochi mesi dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. L’atto costitutivo della società venne redatto dal notaio Luigi Stella di Nesso, provincia di Como, e sottoscritto davanti allo stesso “in una sala al primo piano del palazzo comunale di Verderio Superiore”. Prima di elencare i nomi dei fondatori, riterrei importante e storicamente corretto evidenziare il fatto, almeno così è parso allo scrivente, che tutti coloro che parteciparono alla fondazione della “San Giuseppe” lo fecero con spirito unitario e nel solco della dichiarazione del Zangrandi, ossia tutti gli orientamenti politici e culturali dell’epoca, usciti vittoriosi dalla lotta contro il fascismo, vennero rappresentati. Per confutare questa affermazione basterebbe leggere i nomi dei fondatori e conoscere le pagine più significative della storia della prima metà del Novecento di Verderio Superiore.



ATTENZIONE!!! PER LEGGERE IL TESTO COMPLETO VAI AL SEGUENTE INDIRIZZO:



ORRIBILE DELITTO DI VERDERIO. DUE DONNE BARBARAMENTE ASSASSINATE. Versi del cantastorie Domenico Scotuzzi. Musica e voce di Fabio Oggioni

La sera del 26 marzo 1913, a Verderio Inferiore, furono accoltellate Luigia Sottocornola e la sua domestica, Francesca Pochintesta. L'assassino, prima di allontanarsi, diede fuoco alla casa.
Questo duplice assassinio, che fu uno dei fatti di sangue più crudeli di quell'anno, suscitò, non solo in paese, molto scalpore e il asuo ricordo fu tramandato anche attraverso l'opera dei cantastorie.
Per saperne di più sul delitto leggi il post successivo a questo.

Domenico Scotuzzi. Archivio A.I.C.A /De Antiquis





Uno di loro, Domenico Scotuzzi, scrisse i versi che vi presento e che l'amico Fabio Oggioni (1) ha musicato ed ha accettato di interpretare. Il testo risale a poco dopo il delitto: il foglio non contiene una data, ma dalle parole della penultima strofa si capisce che è stato scritto prima del processo (agosto 1914) e prima che il colpevole ammettesse di non avere complici (28 maggio 1913).






Fabio Oggioni










PUOI ASCOLTARE LA CANZONE CLICCANDO SUL SEGUENTE INDIRIZZO YOU TUBE:

http://www.youtube.com/watch?v=v0brrePdFq8


O CERCANDO IN :
bartesaghivideostory











Sentite o buona gente il gran delitto
Commesso da un birbante un dì a Verderio,
Ed ora l’assassin piange pentito
Nella prigion il caso suo ben serio,
Or la giustizia scoperto ha già il mister
E l’assassino e complici andranno prigionier.

Un giorno verso sera l’assassino
Sotto mentite spoglie d’impiegato,
Si presentò alle donne in quel Villino
E falsi documenti ha presentato,
e a quelle donne lui franco gli parlò
E un memorandum falso dell’Orobia presentò.

Diffatti incominciò la discussione
Ed un contratto volle stipulare,
E per darsi maggior forza e più ragione
Carta da bollo lui mandò a comprare
Da un contadino che bene l’osservò
Ed il birbante il viso con cura mascherò.

Appena l’assassino fu sicuro
Che i contadini non potean sentire,
Levò un coltello, e con lo sguardo oscuro
Quelle due donne cominciò a colpire,
E per la prima la padrona assassinò
La serva poi raggiunse3, ed ella pur scannò.

Dopo compiuta la carneficina
Con gran cinismo si mise a frugare
Fra i mobili, le stanze e la cucina
Tutti i gioielli volle ancor rubare,
Mentre le vittime del suo brutal livor
Forse ancora in vita chiamavano il Signor.



Disegno di Fabio Oggioni




Dopo , il malvagio senza alcun pensiero
Per far sparire le prove del misfatto
E chiudere il delitto in un mistero
La Villa di Verderio ha incendiato,
La fiamma immane ad un tratto divampò
E le due donne uccise ancor carbonizzò.

I contadini accorsi con premura
Ne spensero l’incendio e tra il rottame
Trovarono la prova ben sicura
Del gran delitto commesso dall’infame,
E la Giustizia sul luogo si portò
E con scrupolosa cura l’inchiesta incominciò.

Venne prima arrestato un suo parente
Credendo che lui fosse l’uccisore,
Ma poi riconosciuto innocente
Dai Delegati e dal Procuratore,
Ed or contento si trova in libertà
Lieto che il malfattore punito alfin sarà.

Or l’assassino trovasi inquisito
E i complici saran certo arrestati
I barbari autor di quel delitto
Dalla Giustizia saran ben condannati,
Nel duro carcere dovran certo espiar
La colpa del delitto che voller consumar.

Ed or giovani tutti che ascoltate
Non vi lasciate indurre a tentazione
La roba altrui sempre rispettate,
Questo è il dover di tutte le persone,
La vita è sacra a tutti o miei lettor
Ed il delitto piomba tutti nel disonor.

NOTA
(1) Su questo blog trovi un'intervista a Fabio Oggioni, intitolata: Rock a Verderio: "La Nuova Esperienza". E' stata pubblicata il 20 giugno 2013 e la trovi sotto l'etichetta musica.