sabato 29 ottobre 2016

ELENCO DEI NOMI DI UCCELLI CONTENUTI NEL FASCICOLO: “NOTA DEGLI UCCELLI PRESI DA ERCOLE ED ANTONIO GNECCHI ED ANNOTAZIONI”. Considerazioni del dott. Massimo MERATI, direttore del PLIS Rio Vallone.

Il 29 ottobre scorso, ho pubblicato sul blog un articolo imperniato sul contenuto di un fascicolo compilato da Antonio Gnecchi Ruscone, in cui l'autore riassumeva i risultati di caccia ottenuti insieme al fratello Ercole, tra il 1866 e il 1875. 
Dal fascicolo ho ricavato l'elenco dei nomi degli uccelli citati e, per saperne di più, l'ho sottoposto al dott Massimo Merati, direttore del PLIS Rio Vallone. Molto gentilmente il dott. Merati mi ha inviato una tabella dove, ad ogni specie di uccello citato da Gnecchi, ha affiancato un'essenziale scheda conoscitiva. Lo ringrazio di cuore.
Qualche parola sul PLIS Rio Vallone.
Per prima cosa, cosa significa PLIS?
PLIS è l'acronimo di Parco Locale di Interesse Sovracomunale. Quindi è un parco costituito per volontà dei comuni che desiderano farne parte e che, autonomamente, decidono quali aree del proprio terrritorio destinargli, allo scopo di salvaguardarne le caratteristiche naturali e favorire uno sviluppo agricolo equilibrato.

Cascina Bergamina e Cascina Növa fanno parte del territorio di Verderio inserito nel PLIS Rio Vallone


Il PLIS Rio Vallone nasce nel 1992, con un primo gruppo di comuni. Nel 2005 vi aderisce anche il comune di Verderio Inferiore. Pertanto, dopo la fusione che ha dato vita al comune di Verderio, è ques'ultimo ora a farne parte. 
Per saperne di più ecco l'indirizzo del sito del parco: http://www.parcoriovallone.it/


ELENCO DEI NOMI DI UCCELLI CONTENUTI NEL FASCICOLO: “NOTA DEGLI UCCELLI PRESI DA ERCOLE ED ANTONIO GNECCHI ED ANNOTAZIONI”. Considerazioni del dott. Massimo MERATI, direttore del PLIS Rio Vallone.









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venerdì 28 ottobre 2016

DA LODI A VENEZIA IN BARCA A REMI. UN'IMPRESA DEL 1969 DI SILVIO PUCCIO ED ERSILIO CITTERIO

                  


                               



Settembre 1969. Due giovani, Silvio Puccio di Lecco e Ersilio Citterio di Cassago, partono da Lodi con una canoa indiana, a remi, e dopo sette giorni arrivano a Venezia.
Nel video che vi presento, il filmato che girarono con una cinepresa Super 8 e i ricordi, oggi, della loro impresa. Marco Bartesaghi

giovedì 27 ottobre 2016

26 LUGLIO/11 AGOSTO 2016. SIRMIONE - RIVA DEL GARDA - PESCHIERA DEL GARDA A REMI. Diario di bordo di Giovanna Villa.




Per i sessant'anni di Giovanna ho fatto il grande. Le ho regalato una crociera. Questo è il suo diario. M.B.


VACANZA 2016: DAL 26 LUGLIO AL 12 AGOSTO
META: LAGO DI GARDA…più  precisamente giro del lago di Garda in barchetta a remi.


Martedì 26 Luglio
 

Piove abbastanza intensamente quando suona la sveglia, o perlomeno la prima sveglia, la seconda (se ne puntano sempre due per sicurezza),sebbene radio controllata, ha deciso di impazzire proprio oggi:  dice che è "ieri" alle 8,20 anziché "oggi" alle 4,15..boh!
Comunque, Marco va in edicola per consegnare le rese, poi dai Muzio, Roberto e Manu, per poi tornare con loro  qui a casa, caricare i bagagli e partire.
Destinazione lago di Garda.
 

Ebbene sì, riproviamo dopo qualche anno a fare una vacanza  in barca a remi…sono anni ormai che non remiamo ma ci azzardiamo a fare il giro del grande lago di Garda, sperem!
I nostri amici Muzio ci accompagnano a Sirmione: da lì cominceremo il nostro itinerario in senso orario.
 

Sirmione (vedi nota 1)
 
Ore 6,00 non piove più e si vedono sprazzi di sereno che fanno ben sperare. Però i ragazzi, per modo di dire, non arrivano…
 

Partenza effettiva dopo le 7,00.
 

Viaggio piacevole, perché in buona compagnia, e tranquillo, anche se partiamo con furgone privo di un finestrino laterale, quello sopra il portellone, perché incidentato qualche giorno fa.
 

Primo contrattempo della vacanze: al casello dell’autostrada di Trezzo d’Adda non ci viene rilasciato il biglietto d’entrata, chiediamo aiuto tramite apposito pulsante e ci danno indicazione di accostare appena dopo la barriera e andare, attraverso il sottopassaggio, dall’omino al casello in uscita per farci rilasciare il biglietto … fatto!
Viaggiamo bene e arrivati a Sirmione entriamo nel campeggio/residence S. Francesco. Bello, troviamo un posticino adatto alle nostre due tendine, furgone e barca. Ma il lago è mosso e il cielo nuvoloso.
 

 
Uno scorcio della nostra barca, modello Relax (il nome è un programma!) della ditta Janautica di Monza

 
Piantiamo le tende, scarichiamo la barca (per fortuna aiuta Roberto perché io sono un po’ … invecchiata), montiamo gli scalmi….tutto pronto ma il tempo non è dei migliori anche se qualche sprazzo di sole c’è e facciamo anche un bel bagno rinfrescante. Poi pranzo e chiacchiere. Nel pomeriggio giro di prova senza carico …. siamo un po’ scoordinati anche se abbiamo la scusante che il venticello e le onde non favoriscono.
 

Giro di prova



Cena ( prima pastasciutta da campo) e serata molto piacevole con gli amici, ma notte con crampi a polpacci e cosce …. cominciamo bene!

Mercoledì 27 Luglio
 

Vento e nuvole, nuvole e vento con lago molto mosso. Con grande patimento decidiamo di rimanere fermi in questa giornata e andare in gita con Roberto e Emanuela.
Loro smontano la tendina e carichiamo sul furgone tutto quello che non ci servirà più così ce lo riportano già a casa. Andiamo a Desenzano
Il tempo è variabile, molto variabile. Visitiamo Desenzano che è una carina cittadella turistica; lago molto mosso ma arriva il sole.
 

 
Desenzano



Andiamo verso Moniga del Garda e ci fermiamo in una spiaggetta a fare il bagno, pranzo al sacco  e pennichella e poi ancora bagno.
Tutto ok ma quando torniamo al parcheggio troviamo la plastica, che sostituisce il finestrino rotto, squarciata:  non c’è più la macchina fotografica di Marco che sbadatamente è stata lasciata sul sedile (secondo inconveniente delle vacanze … beh i prossimi non li evidenzierò più … potrebbe apparire lamentoso).
 

Per fortuna manca solo quella, che è una macchinetta digitale un po’ vecchiotta e mal funzionante: non è una grande perdita. A noi, però, serviva e, comunque, quando ti derubano ti girano ...Fra l’altro loro non ne ricaveranno granché mentre a noi hanno creato un considerevole danno non potendo fare foto durante la vacanza. Beh, qualche nostro amico/parente, che non dovrà subirne la visione dopo vacanza, sarà felice.
Comunque si torna in campeggio. Roberto e Emanuela ci lasciano, tornano a casa con furgone e noi cominciamo l’avventura avendo, come unico mezzo di trasporto utile, la nostra mitica barchetta/canoa Relax, marca Janautica.
Il tempo sembra ok, speriamo rimanga così anche domani.
 

Cena piacevole e tranquilla, poi cominciano lampi e tuoni e nuvoloni neri in rapido avvicinamento. Raduniamo tutto in tenda, comincia a piovere. Sembra un normale temporale, ma, verso mezzanotte, è il diluvio con vento e pioggia torrenziale. La tendina fa acqua da tutte le parti; cerchiamo di ripararci con le mantelle. Verso le 2  il temporale si ridimensiona;  ci organizziamo con teli e abiti asciutti e cerchiamo di dormire.
La sveglia è prevista per le 6,30


Giovedì 28 Luglio
 

Giornata perfetta. Stendiamo tutto il bagnato, smontiamo. Il sole è caldo e asciuga tutto velocemente.



 




Portiamo barca e bagagli in spiaggia, carichiamo e, un po’ agitati, partiamo.
Costeggiamo la riva, superiamo Desenzano e ci fermiamo per un bagno a Padenghe.


Ripartiamo, superiamo una zona di villette sul lago, superiamo il bar chiosco ormai famigliare (dove ci è stata rubata la macchina foto) e verso l’una ci fermiamo per bagno e pranzo: un bel posto con anche una zona all’ombra, che a quest’ora è necessaria. Naturalmente, riposino.
Ore 16 si riparte ma non si rema per molto, superata la punta San Sivino avvistiamo un bel campeggino e decidiamo di fermarci lì per la notte.
 

Sulla riva del lago, pronti alla partenza
 
Il luogo merita: prato, ulivi e altri alberi ombrosi, vista bellissima. Piantiamo la tenda e … a questo punto ci assale una stanchezza infinita dovuta, forse, alla remata a cui non siamo ancora abituati ma anche al troppo sole. Ci scottano le ginocchia, le spalle e a Marco anche la testa fornita di pochi capelli, insomma tutte le parti più esposte al sole mentre remiamo. Io ho anche brividi di freddo ma dopo aver fatto la spesa (Marco si è comprato un cappellino assurdo) e una bella doccia va già meglio e dopo la cena ancor meglio. Si va a nanna presto.


 
Perché assurdo? Elegante e in tinta!

Venerdì 29 Luglio
 

Dormito bene, sveglia presto, sole bellissimo ma il  vento, abbastanza consistente, mette in dubbio la partenza. Ci diamo tempo fino alle 9,30 per decidere, facciamo colazione, raduniamo tutto, ma aspettiamo a smontare.
Verso le nove il vento cala: si può tentare
L’imbarco è stato abbastanza avventuroso: i sacchi hanno rischiato di finire in acqua, lo zaino una “puciatina” l’ha subita ma, una volta partiti, si va abbastanza bene.
 

La Punta di Manerba

Il lago in prossimità della punta di Manerba è piuttosto agitato; per la prima volta indossiamo i il salvagente. Bellissimo spettacolo naturale, superiamo la punta selvaggia e bellissima e poi vediamo una serie di belle spiaggette difficilmente raggiungibili da terra e quindi quasi deserte. Ci fermiamo su una di queste per bagno e piccola merenda poi, con un po’ di timore perché il lago non è propriamente calmo, si riparte. Superiamo la strettoia tra la punta Belvedere e l’isola di S. Biagio …. non riusciamo a goderci bene lo spettacolo. Ci sono troppi motoscafi, moto d’acqua, natanti vari e persone che attraversano a piedi o a nuoto il passaggio tra costa e isola. Raggiungiamo una spiaggia un po’ affollata per pausa pranzo. Un po’ faticoso e rocambolesco lo spiaggiamento ma poi ci troviamo un angolino all’ombra di un oleandro, pranziamo e riposiamo; caffè al bar e si riparte.



 
Isola di Garda

 
Dobbiamo superare l’isola di Garda, tutta la zona è molto, molto bella. Ci dirigiamo verso Salò per trovare un campeggio per la notte. Ma rema, rema, rema di campeggi in riva al lago neanche l’ombra. Sono tutti all’interno. Arrivati quasi a Salò centro, ritorniamo sui nostri passi, anzi, sulla nostra scia e torniamo ad una spiaggia vista passando che ci sembra adatta per trascorrere la notte.
Ci sono già dei pescatori e dei ragazzi vivaci e rumorosi, ma c’è spazio anche per noi e la nostra tendina.
 

 
Campeggio libero di fronte a Salò


Cena tipo picnic, senza cucinare, non era previsto campeggio libero e non abbiamo scorte adatte. Comunque si mangia e appena si fa buio si pianta la tenda e ci gustiamo la bella serata in riva, ma proprio in riva al lago.

Sabato 30 Luglio
 

 Partenza presto dopo splendido bagno mattutino, smontaggio e colazione. 





Arrivati a Salò vorremmo fermarci ma non troviamo un luogo adatto e quindi proseguiamo, superiamo Gardone, dove vediamo due grandissimi e spettacolari Grand’Hotel. Ci fermiamo a Fasano del Garda in una spiaggetta molto carina. Ci sono i gabinetti, l’acqua e, vicino, dei negozi. 
 
Gardone




Fasano


Spesa, bagno e merendina e poi via per Maderno.
Maderno è affollatissima, campeggi e spiagge stracolme e brulicanti di umanità varia. 

 
Maderno


Ci addentriamo, però, sotto il ponte levatoio risalendo il fiume … o perlomeno vorremmo risalire il fiume che però risulta piuttosto in secca e la barca si arena lì. Marco si addentra a piedi perché vorrebbe andare a salutare un nostro cliente che ha casa proprio lì affacciata sul fiume. Torna poco dopo tutto bagnato perché più avanti il fiume è profondo, ha trovato la casa ma il nostro conoscente non c’è, ha lasciato i saluti ai vicini.
 

 
Il ponte sul torrente Toscolano, che collega Toscolano con Maderno


Ripartiamo, fa molto caldo, è afoso. Ci fermiamo a Toscolano, vicino alle cartiere in una spiaggia dedicata ai cani … ce ne sono un infinità. Bagno, aperitivo e acqua gelida … che goduria!
Chiediamo informazioni sul proseguo e sui campeggi ma le risposte sono contrastanti: uno dice “più a nord niente spiagge e niente campeggi..”, un altro:“si, si tranquilli ci sono campeggi” Boh!
Si pranza e riposa in un parchetto ombroso. Verso le 16 si riparte e speriamo in bene.
Fa un caldo terribile, si suda a goccioloni e non si vede a riva nessun approdo utile, solo alcune  spiaggette ma piccole e tendenzialmente private.
Poi su una punta appare un bellissimo campeggio, tutto terrazzato ma, ahimè, irraggiungibile dal lago.
 

Giardini di villa Bettoni a Bogliaco

Io, come mio solito, mi agito e preoccupo: "Oddio, Oddio come faremo…” ma poi eccolo la.. un campeggino carino, carino sul lago con spiaggia adatta al nostro sbarco. Siamo a Bogliaco, frazione di Gargnano
Gestori gentilissimi, conduzione famigliare e c’è posto. Si monta tenda, si fa spesa, doccia, si cucina e cena ecc, ecc.
Domani dovremmo cercare di partire presto perché dovrebbe essere la tappa più impegnativa: vorremmo arrivare a Limone.







Domenica 31 Luglio
 

Sorpresona! Cielo nero di nubi e soprattutto vento pazzesco. Lago con onde da mare mosso e poco dopo comincia a tuonare e piovere ben forte.
Questa volta però ci organizziamo, mettiamo mantella sopra la tenda e raduniamo nei sacconi impermeabili tutto ciò che non deve bagnarsi. Temporale superato indenni ma impossibile uscire con la barca. 










Quindi gita a Gargnano, a piedi naturalmente. E’ vicino e la passeggiata è piacevole, anche se ogni tanto ci prendiamo un acquazzone. Visitiamo il paese che è proprio carino e pranziamo al ristorante con piatto forte: coregone.




 
Villa Bettoni a Bogliaco


Torniamo in campeggio, il cielo è diventato azzurro, azzurro, ma il lago è ancora bello mosso. Nel tardo pomeriggio fa proprio freddino … Marco rinuncia a fare il bagno!
Letture e relax poi cena. Iniziano ancora i lampi, lontani ma intensi. Ci si organizza per affrontare un temporale notturno che, naturalmente, arriva, ma non è eccessivo.
Puntiamo la sveglia alle sei perché domani vogliamo comunque partire.



Lunedì 1 Agosto
 

Ore 5,15. Maledizione piove ancora.
Poi, verso le 6 e mezza, smette e il lago sembra anche sufficientemente tranquillo. Bene, smontiamo, prepariamo, colazione, paghiamo campeggio e decidiamo, nonostante giornata molto ma molto incerta di partire.
Appena in acqua ci accorgiamo che è peggio del previsto: si rema a fatica, onde alte e frequenti, imbarchiamo acqua.
Fatte poche centinaia di metri vediamo una spiaggetta di fianco al centro nautico Bogliaco e approdiamo con fatica.
 




Migliorerà, ci diciamo, e ci mettiamo tranquilli a leggere appoggiati al muro di cinta pieno di belle piante di capperi.
Poco dopo arriva una signora che deve raccogliere proprio quei capperi. Ci spiega come sceglierli e come fare per conservarli, poi ci racconta delle limonaie che suo padre curava per un signore locale. Il lago di Garda forniva di limoni i paesi del nord, Germania soprattutto. Parliamo con lei anche di bicicletta e canoa perché appassionata di entrambe.
Beh, alla fine, ci dice “da esperta”che “tranquilli il lago migliora, migliora” ed effettivamente sembra più calmo.
Sembra, però, solo sembra. Appena ci rimettiamo in barca, fatte due remate ci accorgiamo che è anche peggio di prima. Onde alte che si infrangono sulla barchetta e ci danno un instabilità paurosa e, quindi, dopo pochi metri cerchiamo di raggiungere un'altra spiaggia.
Ahimè! Che disastro. Marco riesce a scendere, anch’io scendo ma appena appoggio i piedi a terra un onda molto violenta e dispettosa sommerge barca e bagaglio. Salviamo il salvabile … il mio zaino con cellulare è tutto bagnato ma lo recuperiamo, gli occhiali cadono in acqua e li do per persi.
Cerchiamo di mettere i remi in barca ma è un po’ problematico, si imbarca acqua. Con estrema fatica issiamo la barca sulla riva che è sassosa e in forte pendenza.
Per fortuna  i danni sono pochi, ritrovo anche gli occhiali. Mi viene però, e rimane, un forte dolore alla schiena oltre alla preoccupazione per il proseguo dell’impresa.
Perlomeno questa spiaggia è bella, grande e si può raggiungere il paese facilmente per cui ci piazziamo qui e aspettiamo di vedere il decorso della giornata, Mah!
Stiamo lì sonnacchiosi per un po’ di tempo, poi, verso mezzogiorno il lago sembra calmarsi. Ci mangiamo una pizzetta e partiamo.
 

Gargnano

Va un po’ meglio anche se il lago è ancora molto increspato e con onde, diciamo, lunghe.
Ma andiamo avanti abbastanza tranquilli; superiamo Bogliasco, Villa e Gargnano. Ci fermiamo un attimo a sistemare i sacconi a cui si sono decisamente allentate le legature e poi via verso l’impervia zona con grandi strapiombi e senza approdi possibili. Per fortuna il tempo sembra finalmente clemente e la superiamo alla grande; questa parte di costa è molto affascinante.
Subito dopo l’ultimo “angolo” o meglio punta: una splendida spiaggetta. Ci fermiamo in quest’angolo di paradiso, un po’ affollato ma molto bello, facciamo una bella nuotata. Parliamo con una signora veronese incuriosita dal nostro andare: cosa facciamo, da dove veniamo, dove andiamo ...
Il lago è in buona: ripartiamo e affrontiamo un altro tratto strapiombante e senza approdi. Improvvisamente il lago incomincia ad incresparsi e poi, velocemente, ad agitarsi. Vediamo, abbastanza vicino, quello che sembra l’inizio di un paese e con notevole sforzo raggiungiamo una pedana di cemento che entra nel lago. Siamo praticamente all’interno di un circolo velico/nautico, chiediamo se possiamo lasciare lì la canoa e non ci dicono di no. Purtroppo però la mia schiena è fuori gioco. Non riesco a sollevare nulla e Marco deve un po’ cavarsela da solo. Povero!
Comunque siamo arrivati a Campione del Garda, che non è proprio un paese, ma un “agglomerato” turistico/sportivo non molto bello, pensato per accogliere i windsurfisti in grande numero. Dovrebbe esserci un area camper attrezzata. In effetti ci sono bagni e docce, ma non c’è di certo la possibilità di piantare la tenda.
Purtroppo il mio cellulare ha subito qualche conseguenza dalla “puciatina” in acqua del mattino. Ricevo e faccio telefonate ma non sento e non mi faccio sentire … utile eh!?!  Comunque, inserendo il viva voce, risolvo provvisoriamente il problema. Confesso che questo imprevisto, mi scoccia un bel po’ per cui mi metto a trafficare: lo smonto, lo asciugo, lo asciugo … una, due, forse tre volte e voilà: riprende le sue funzioni. Intanto Marco è alle prese con altro problema: fame, visto poi che oggi non abbiamo pranzato. Lui si mangia un panino, io sono troppo agitata perché questo posto non mi piace per la notte e sono già le 17… Però il lago si è calmato e allora via, si parte e si affronta anche quest’ultima parte “dirupante”, cioè, molto bella ma senza approdi.

Il lago si mantiene tranquillo e si prosegue bene nonostante la stanchezza e un po’ di preoccupazione ma, alla fine, dopo un ultimo sperone: eccolo un bellissimo campeggino. Siamo a Limone, ce l’abbiamo fatta!
 

Foto del lago dal nostro posto tenda


Chiediamo un posticino per la tendina e fortunatamente i gestori, anche se non c’è neanche una piazzola libera, sono molto disponibili e ci offrono una parte di piazzola davanti ad una roulotte momentaneamente disabitata, facendoci pagare anche meno. Benone! Fra l’altro siamo in un angolino molto bello, fronte lago.
 




Ci accampiamo, bagno gelido: è cambiato il clima e la temperatura  dell’acqua. Doccia, spesa, cena e poi a nanna abbastanza presto, domani dovremmo arrivare a Riva del Garda: dovremmo, se tutto va bene.

Martedì 2 Agosto
 

Partiamo abbastanza presto da questo bell’ angolo di lago, dispiace un po’. Ci fermiamo a Limone su una grande spiaggia. “parcheggiamo” in un angolo la nostra barchetta e facciamo i turisti. 




Limone è molto carina ma anche molto, molto turistica. 

 
Limone


C’è un mercatino eccezionalmente pieno, non si riesce neanche a camminare … abbandoniamo subito. Facciamo un giro tra le viette del paese, uscendo anche un po’ dal circuito classico perché è veramente affollato e poi ritorniamo in spiaggia che troviamo molto, ma molto affollata.
Molti bagnanti, materassini, bambini e ragazzi giocanti e sguazzanti. La cosa rende difficile l’uscita dal golfetto. Rischiamo anche un incidente internazionale con signore su materassino.
Si rema bene fin dopo mezzogiorno e poi ci ferma in una piccola ma, molto, molto bella spiaggia. Si fa una nuotatina, si mangia, si riposa, si legge. 





Il lago è agitatino ma verso le 17 decidiamo di partire comunque e ci va bene. La zona è bellissima: rocce a strapiombo sul lago, colori dell’acqua splendidi e che variano gradazione a seconda della luce e della profondità.




 Ambiente molto selvaggio e naturale, tranne le gallerie della strada litoranea, che in alcuni tratti è posta ad altezza lago.
Quando giungiamo a Riva del Garda è già piuttosto tardi, ma sappiamo che ci sono parecchi campeggi.
Ma … c’è un piccolo problema: sono pieni.
Il primo a cui chiediamo è proprio in centro. Il proprietario, molto sgarbato, mi dice in modo schifato: “Completo” (Campeggio Bavaria: pubblicità negativa): forse non eravamo all’altezza della sua clientela (ma il campeggio è proprio brutto!) Un altro è troppo all’interno così  proseguiamo verso Torbole.
 

 
Riva del Garda


Ci sono dei campeggi con accesso lago, ma il cancello è chiuso e puoi accedere solo con un codice se sei cliente, quindi, non si riesce a diventare clienti perché non si riesce ad accedere per chiedere di diventare clienti eh,eh,eh. Il cancello è munito di citofono: suono e risuono, ma nessuno risponde.
Riesco ad entrare, sfruttando la disponibilità di alcuni campeggiatori che stanno rientrando e mi fanno passare  con loro. Però alla reception: “niente, non c’è posto”. Insisto un po’ dicendo che rimaniamo solo una notte e abbiamo bisogno di pochissimo spazio. Niente da fare e per di piùmi invita ad uscire dall’entrata principale: devo fare un lungo giro per ritornare al lago. Trovo Marco completamente infreddolito perché rimasto a mollo tutto il tempo ad aspettarmi.
Decidiamo di campeggiare lì fuori in un angolino un po’ riparato. Ci stiamo organizzando quando una delle signore che ci ha fatto entrare nel campeggio viene ad offrirci, presa da pietà, una pastasciutta e una doccia calda. Ringraziamo moltissimo ma preferiamo rimanercene qui tranquilli.
Comunque, quanto accaduto, mi fa riflettere: i campeggiatori hanno ancora lo spirito del vero campeggiare accogliente e socializzante ma molti proprietari dei campeggio no, non lo hanno mantenuto; non dovrebbe succedere che chi arriva la sera non venga lasciato entrare se è a piedi o, come nel nostro caso, in canoa anche perché ci sono sempre degli angolini, che non possono essere considerata piazzole ma che possono essere usate in caso di emergenza..… ma, così è.
Ceniamo belli coperti perché fa frescolino e quando è buio piantiamo la tenda e dormiamo bene e tranquilli.



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martedì 25 ottobre 2016

16/29 AGOSTO 2013. A REMI DA COMO A NOVATE MEZZOLA A LECCO. Diario di Bordo di Giovanna Villa.

Nel 2013, io e Giovanna abbiamo fatto un'altra "crociera", quella volta sul lago di Como. Anche in quel caso lei ha tenuto un diario che ho pubblicato sul blog al seguente indirizzo, dove, se vi interessa, lo potete cercare:





sabato 24 settembre 2016

La Commissione Biblioteca di Verderio 

presenta


26 ACQUARELLI DELL'ARCH. FRANCESCO GNECCHI RUSCONE IN MOSTRA A MILANO



Sono un pittore della domenica di novantadue anni, che ha cominciato a dipingere dopo i settantacinque.
Chi me lo fa fare?
È un gradevole passatempo  che potevo innestare sulla familiarità con il disegno acquisita facendo per oltre mezzo secolo l’architetto: imparare a controllare luce e colore era una nuova sfida affascinante.
E così era la scelta di cosa rappresentare.
L’evoluzione proposta da Darwin ha fatto dell’homo sapiens un animale gregario: viviamo in comunità progredite nei secoli dal branco alla metropoli: una comunità funziona tanto meglio quanto più si regge su una solidarietà fatta non solo di norme e tradizioni ma anche di sentimenti, progetti e azioni personali miranti al benessere, alla felicità di altri.  Non posso quindi dipingere solo per evitare a me la noia di ore vuote: un dipinto, se qualcuno lo vede, diventa inevitabilmente un messaggio.
Esistono certo temi importanti: molti ideali, miti, drammi o anche incubi hanno ispirato capolavori ma per fortuna io ho in prevalenza sogni sereni con sprazzi occasionali di buffa assurdità: questi intendo offrire come immagini su cui posare con piacere lo sguardo al risveglio. Chi vorrebbe aprire gli occhi sull’Urlo di Edvard Munch? Ecco quindi montagne e fiori, alberi e colline, fiumi e golfi nel sole, uccelli o animali in movimento, vita naturale e serena.
Populismo applicato all’arte? Kitch bucolico? Benissimo!
Anche i nani di Biancaneve in gesso colorato danno felicità agli abitanti di qualche giardinetto suburbano.
Vorrei che i miei quadretti rappresentassero, se non un inno, almeno una canzonetta alla struggente bellezza della vita.


Francesco Gnecchi Ruscone


1866 - 1875 NOTE DI CACCIA DI ANTONIO GNECCHI RUSCONE di Marco Bartesaghi











Tra il 1866 e il 1875, Antonio Gnecchi Ruscone tenne nota, in un piccolo fascicolo, degli uccelli uccisi da sé e dal fratello Ercole, nelle loro frequenti battute di caccia. Il fascicolo, cm 14 X cm 18, di carta azzurrina, ma con copertina rossa, legato con un filo di cotone, ha le pagine numerate da 1 a 18, a partire dalla terza facciata; è intitolato: “Nota degli uccelli presi da Ercole ed Antonio Gnecchi ed Annotazioni” e ora appartiene al signor Alberto Gavazzi, di cui Antonio era bisnonno.
Il teatro delle imprese venatorie dei due fratelli è soprattutto il territorio di Verderio, ove essi trascorrevano le vacanze estive, nella villa che la loro famiglia aveva ereditato da Giacomo Ruscone e che in precedenza era stata di proprietà dei marchesi Arrigoni. Per alcune prede uccise altrove il cronista specifica il luogo; nel testo è anche annotata, quando capita, la presenza di altre persone.








Eccone la trascrizione:


“Nota degli uccelli presi da Ercole ed Antonio Gnecchi ed Annotazioni” di Antonio Gnecchi.
 



Pagina 1

1866
Anno 1°

Presi dall’Ercole
 
Collo schioppo presi (1)
6 Passere
 
Colla civetta (2)
11 Pettirossi
 
Col solo vischio
1 Stellino
 
Totale 18 uccelli


Annotazioni
(1) Il 1866 fu primo anno che Ercole adoperò lo schioppo. Aveva 16 anni, ma non aveva la licenza di caccia, e le prime passere furono prese nel giardino di Verderio collo schioppo dell’Eugenio.
(2) Andavamo a civetta collo zio Carlo.
 


 
Pettirosso, Oasi le Foppe, Trezzo d'Adda, Foto Fabio Oggioni (F.O.)


 ***







 Pagina 2
  
1867
Anno II°
Uccelli presi dall’Ercole collo schioppo
4 Passere (1)    3 Stelline     1 Fringuello    1 Saltimpalo
1 Pettirosso
 
Colla civetta
3 Cinciallegre (2)    2 Pettirossi    1 Codirosso    1 Reatino
1 Tuino
 
Uccelli presi colla gabbia nascosta
17 Passere
 
Uccelli presi colla tagliuola
1 Passero
 
Totale 36

Annotazioni
(1) Due passere furono prese con una sola schioppettata
(2) Una cinciallegra la demmo al Peppello Dubini che la tiene in gabbia.



Pagina 3

1868
Anno III°
Uccelli presi dall’Ercole col fucile (1)
57 Passeri    3 Dardanelli    8 Capineri    3 Saltimpali
4 Codilunghi    7 Codirossi    3 Rampichini    3 Tordine
1 Cardellino     3 Cinciallegre     2 Fringuelli    1Pettirosso
8 Stelline    6 Allodole    1 Tordo    1 Galgetta (?)
 
Uccelli presi da Antonio col fucile (2)
7 Stellini
 
Colla tagliuola
2 Passeri
Totale 120

Annotazioni
(1) Fu il primo anno il (sic) cui l’Ercole prese la licenza di caccia. In quest’anno andammo un po’ a caccia a Carugo, dove andammo collo zio Carlo e la zia Amalia.
(2) Fu il primo anno che adoperai lo schioppo, e solamente negli ultimi dì della vacanza. La prima schioppettata fu giusta e presi uno stellino, che fu poi imbalsamato. Avevo 11 anni.




 
Rampichino, Oasi le Foppe, Trezzo d'Adda, foto F.O.

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I FRATELLI ERCOLE E ANTONIO GNECCHI RUSCONE
 

Ercole e Antonio erano, rispettivamente, il secondo e il quinto figlio di Giuseppe Gnecchi Ruscone (Milano, 1817 – 1893) e di Giuseppina Turati (Busto Arsizio, 1826– Verderio, 1899).

Ercole Gnecchi Ruscone


 Ercole nasce l’8 giugno 1850 a Milano, dove muore il 2 dicembre 1931.
Impegnato, come il fratello maggiore Francesco, nell’industria serica, di cui gli Gnecchi Ruscone erano fra i protagonisti in Italia, entra nel mondo della finanza quando, nel 1878, la famiglia decide di interrompere la gestione diretta delle proprie attività industriali e di sciogliere la ditta “Figli di Antonio Giuseppe Gnecchi”.
Appassionato di numismatica, si dedica soprattutto allo studio e alla collezione di monete medioevali ed è autore di diversi libri sull’argomento. Con Francesco, anch’egli cultore di questa disciplina, è fra i fondatori, nel 1888, della Rivista Italiana di Numismatica e, nel 1892, della Società Numismatica Italiana. Tra il 1902 e il 1903 Ercole vende la sua collezione di monete, mettendola all’asta presso L&L Hamburger, numismatici di Francoforte.
Nel 1878 sposa Maria Sessa, figlia dell’imprenditore Carlo Sessa, da cui avrà sei figli.
A Paderno d’Adda, dove dal padre aveva ereditato Villa Giglio, è sindaco dal 1898 al 1905.
Legato da forte amicizia con don Carlo San Martino (Milano, 1844 – 1919), è suo stretto collaboratore sia nel circolo Alessandro Manzoni, che il sacerdote fondò nel 1882, che nel Pio Istituto Pei Figli della Provvidenza. Di questa istituzione educativa, fondata da don Carlo nel 1885, Ercole fu presidente del consiglio di amministrazione dalla sua fondazione al 1910.



 
Antonio Gnecchi Ruscone



 Antonio nasce a Milano l’11 febbraio 1857 e muore, sempre a Milano, il 29 novembre 1937.
Si dedica alla conduzione dei fondi agricoli della famiglia, quello di Becchignano, di proprietà della madre, e quello di Cologne Bresciano, del padre, che in seguito alla morte dei genitori riceverà in eredità.
Dal padre eredita anche una parte dei beni di Verderio, fra cui la villa ex-Arrigoni, che frequenterà soprattutto negli ultimi anni di vita e che, dopo la sua morte, passerà al figlio Alessandro.
Il 24 maggio 1881 sposa Caterina Rossi, figlia di Alessandro Rossi, industriale della lana di Schio (Lanerossi), da cui avrà quattro figli.






LA PASSIONE PER LA CACCIA

Se con il fratello maggiore, Francesco, Ercole condivide la passione per la numismatica, con il minore, Antonio, condivide – “in grado superlativo”, specifica lui stesso – quella per la caccia.
La coltivano fin da bambini, insidiando i passeri, sul terrazzo della casa di Milano, prima utilizzando una scopa, poi cercando di attirarli in una gabbietta con semi di miglio per esca o di schiacciarli sotto un mattone azionato da una cordicella. Hanno però qualche successo solo quando si affidano a piccole tagliole, che modificano, dopo aver fatto le prime vittime, allo scopo di mantenere in vita le prede catturate.
Il passo successivo, nella loro esperienza venatoria, è la caccia ai pettirossi con la civetta. Questa serviva da richiamo: i pettirossi sentendola avrebbero dovuto avvicinarsi, posarsi sulle aste su cui era  spalmato il vischio e rimanere appiccicate. Antonio ed Ercole  praticavano  questo tipo di caccia durante le vacanze a Verderio, accompagnati da un contadino- cacciatore.  Un corteo di spettatori, composto da famigliari, amici e qualche domestico, li seguiva, osservava  da lontano le loro operazioni e occupava i periodi di attesa, spesso assai lunghi, recitando il rosario.



 


I primi tentativi con un fucile li fanno nel giardino della villa di Verderio, di nascosto dai genitori ma con la complicità del “fattore”, che si presta a caricare l’arma: un vecchio fucile dello “zio Giovanni” con  “quella bella canna bresciana luccicante, quei belli acciarini alla romana, quella selvaggina scolpita ad intaglio sul calcio …”. Ercole spara, Antonio ha il ruolo di “bracco”: i passeri, che sono il bersaglio, se ne vanno incolumi mentre è la guancia del cacciatore a subire dolorosamente le conseguenze della sua inesperienza. Proprio quando decidono che un ulteriore insuccesso avrebbe significato l’abbandono della carriera venatoria, colpiscono la preda: “fummo cacciatori”, scrive con enfasi Ercole, ricordando questo primo successo.
In un negozio di antiquariato di Milano, comprano il loro primo fucile: una vecchia arma ad avancarica, con canna “lazzarina”, che ha un difetto che la rende assai pericolosa: un’ampia saldatura nelle vicinanze della culotta, sfuggita all’esame superficiale cui l’hanno sottoposta i due sprovveduti al momento dell’acquisto.


Una foto attuale del giardino della prima villa di Verderio che fu della famiglia Gnecchi, quella che in precedenza era stata dei Marchesi Arrigoni

Non hanno ancora l’età per prendere la licenza; Ercole, il più grande, spara perciò i primi colpi in spazi privati: i vigneti della filanda di Turro e, durante le vacanze, il giardino della casa di Verderio. Qui passano ore e ore, tanto al sole che sotto la pioggia, attendendo che gli uccelli si fermino su alcuni grossi gelsi, per potergli sparare. Le loro vittime sono perlopiù passeri. Quando si azzarderanno ad uscire dal giardino per andare a sparare nel bosco, accompagnati dal guardaboschi Caneti, festeggeranno la loro prima beccaccia.
Dopo il primo fucile, ne seguì uno a doppia canna. Poi entrambi si dotarono di un’arma a retrocarica Lefancheux ed in seguito di una a percussione centrale 5].


DICEMBRE 1879: UNA GIORNATA DI CACCIA SUL LAGO DI MANTOVA 

Divenuti cacciatori esperti, Ercole e Antonio, oltre alla consueta attività in Brianza, partecipano a battute di caccia in luoghi più lontani. Nel “Giornale di Famiglia” il resoconto di una di queste, svoltasi sui laghi di Mantova, è affidato alla penna di Ercole 6]



A Mantova il diritto di caccia (come quello di pesca e di raccolta delle canne) sui tre laghi che circondano la città - Superiore, Inferiore e “di mezzo” - veniva appaltato dal Comune, che ne era proprietario, a un privato, che, a sua volta, lo affittava a una società di cacciatori, che ne diventava detentrice esclusiva: solo i suoi soci potevano praticare la caccia sui laghi e la regola era fatta rispettare da un assiduo servizio di sorveglianza.
La società, periodicamente, organizzava battute di caccia a “rastrello” – “a restello”, nel testo di Gnecchi - alle quali era permesso ai soci invitare alcuni amici.
Il 21 dicembre 1879 Ercole e Antonio ricevono da Gino Dolcini, loro amico mantovano, l’invito a partecipare ad uno di questi eventi, portandosi 4 fucili e molte cartucce con pallini n.6.


Mantova, dal suo lago
La decisione di accettare l’invito, la partenza, la presentazione agli altri cacciatori e la descrizione della notte antecedente l’ avventura occupano la prima parte del racconto. Dopodiché Ercole ne descrive lo svolgimento.
Ogni cacciatore aveva a disposizione una piccola barca, con la quale doveva disporsi lungo un’unica fila, nella posizione stabilita da un sorteggio. All’ordine del “capo caccia”, le due barche alle estremità della fila si muovevano, seguite dalle altre, costeggiando le rive, verso destra e verso sinistra. La selvaggina veniva così costretta in una sacca ad U, che si trasformava in una ad O, quando il capo caccia, giudicando sufficientemente abbondante la messe raccolta, ordinava la “chiusa”. Le barche cominciavano allora  a muoversi verso il centro, restringendo il cerchio fino a un diametro di un centinaio di metri .A questo punto gli uccelli si levavano contemporaneamente in volo, passando sopra i fucili spianati dei cacciatori, che ne facevano strage. Un’alternativa consisteva nello spingere la selvaggina contro una riva, piuttosto che chiuderla nel cerchio in mezzo al lago.
Durante lo svolgimento della caccia, ogni partecipante doveva ubbidire meticolosamente ad alcune regole, pena l’allontanamento immediato: doveva sparare solo sul suo lato sinistro, per evitare le contestazioni su chi avesse colpito la preda; era vietato sparare a filo d’acqua, per non colpirsi a vicenda; le barche dovevano stare, fra loro, a distanza di un tiro di fucile; al capo caccia era dovuta obbedienza assoluta. Due carabinieri al seguito delle barche, verificavano il corretto comportamento dei partecipanti.
Durante la giornata descritta furono effettuate 6 chiuse, tre al mattino e tre dopo la pausa colazione.
Oltre alle folaghe, le più numerose, nelle “chiuse” si trovavano anatre, garganelli e altri “selvatici” non specificati.
 

 
Folaghe, fiume Adda, foto mia (e si vede)


Nelle pause fra una chiusa e l’altra i cacciatori sparavano a degli uccelli, conosciuti a Mantova con il nome di fisolini, e, dalle nostre parti, secondo Ercole, che però non ne sembra molto sicuro, come taratole: piccole anatre che passano la maggior parte del tempo sott’acqua, tanto che Gnecchi le definisce come un anello di congiunzione fra gli uccelli e i pesci. Per colpirle il cacciatore, che le aveva viste immergersi, doveva stare pronto con il fucile puntato verso il punto da cui presumibilmente sarebbero riemerse.
L’abbigliamento dei cacciatori mantovani: giacche di lana con pelliccia interna; berrette di pelliccia che scendevano ai lati per coprire le orecchie e il collo; stivali di feltro molto grosso, che coprivano tutta la gamba; altri, in alternativa, toglievano le scarpe e infilavano i piedi in sacchi di lana e di pelliccia.
Le barche erano colme di paglia di fieno. I cacciatori vi si infilavano e poi si coprivano con ampi mantelli.
La giornata di caccia ebbe esito scarso, a giudizio dei partecipanti mantovani. Eccellente invece secondo i fratelli Gnecchi, abituati a ben più scarsi bottini in Brianza, dove, già allora, capitava di tornare la sera senza neanche una preda.



GARE DI TIRO AL VOLO A MILANO E VERDERIO
 

Oltre alla caccia vera e propria, i fratelli Gnecchi si dedicavano allo sport del tiro al volo, partecipando a gare di tiro al piccione e alla quaglia. Era attivo soprattutto Antonio, il cui nome è presente più volte, negli anni ottanta e novanta dell’ottocento, nei resoconti delle gare, pubblicati dalla rivista “Caccia e corse”.
 

 
Minuta dell'articolo per il "Giornale di Famiglia", conservata presso l'Archivio Storico di Verderio


Il Giornale di Famiglia, riporta la cronaca di una gara di tiro al piccione, organizzata da Francesco Sessa, il primo febbraio del 1880, a Milano, nel giardino di villa Cosmo, poco fuori Porta Genova.
La manifestazione comprendeva una partita di tiro “ai piccione Mezzanotte”, un marchingegno, precursore del moderno piattello, che prendeva nome dal suo inventore, Luigi Mezzanotte.
Si trattava di una piccola girandola di latta a quattro bracci - “elice” - con un foro al centro, nel quale far passare la punta di un perno. Quando questo veniva fatto ruotare dallo strappo di una corda, che in precedenza gli era stata avvolta intorno con molti giri, l’elice prendeva il volo, diventando bersaglio per i tiratori partecipanti alla gara. L’utilizzo di questo strumento permetteva di salvare la vita di un considerevole numero di piccioni e di risparmiare molto denaro nell’organizzazione delle gare.
 

 
Pubblicità del "piccione Mezzanotte" sulla rivista "La Caccia", 10 agosto 1881


 
Ercole, cronista della giornata, non trascura un fatto di costume, riconducibile, mi sembra, all’arte di “imbucarsi”: all’esterno del perimetro di gara, quindi del parco della villa, si era radunato un gran numero di cacciatori che sparava ai piccioni sfuggiti ai concorrenti, i quali si lamentavano perché su di loro piovevano pallini, anche a forte velocità 7].

***

Il 12 settembre 1881 gli Gnecchi furono promotori, a Verderio, di una gara di tiro alla quaglia, organizzata per raccogliere fondi da mettere a disposizione per la costruzione dell’Asilo di Paderno d’Adda.
In origine, per questo scopo, si era pensato a una “Gran Fiera di Beneficenza”, che avrebbe coinvolto tutta la popolazione. La siccità, che aveva imperversato in quell’anno, aveva sconsigliato però di gravare sulle tasche, già misere, dei contadini e di optare per la gara di tiro, che avrebbe coinvolto “signori”, i cui portafogli erano meno sensibili alle condizioni meteorologiche.
Si iscrissero Francesco, Giuseppe e Rodolfo Sessa; Battista e Felice Vittadini; Alessandro Gallavresi; Alessandro Vanotti; Perego D. Antonio; Ercole e Antonio Gnecchi.
Battista Vittadini si aggiudicò la gara di tiro a 3 quaglie, Felice Vittadini quella “Americana”. A Francesco Sessa andò il “premio della maggioranza relativa”, forse per la terza gara in programma: “poules libere con passeri”.
La manifestazione durò dalle ore 12½ alle 16½ e fruttò all’erigendo asilo un contributo di £350, comprensivo del ricavato di una lotteria di duecento numeri, venduti al prezzo di una lira cadauno.
Sia ai vincitori delle gare che a quelli della lotteria, furono assegnati, come premi, oggetti d’arte 8].



LE IDEE DI ANTONIO GNECCHI RUSCONE SU COME AFFRONTARE I PROBLEMI DELLA CACCIA

Antonio Gnecchi Ruscone




Oltre a praticare assiduamente la caccia, non solo in pianura, ma anche in montagna, dove, in particolare, insegue il camoscio e il gallo cedrone, Antonio Gnecchi si interessa ai problemi ad essa connessi e interviene con sue proposte alle discussioni, in corso negli anni ottanta dell’ottocento. Queste si concentravano sulla necessità, per il Regno d’Italia, di giungere ad una nuova legislazione, che superasse la frammentarietà ereditata dal passato e cercasse, per quanto possibile, di mettere d’accordo gli interessi contrapposti degli agricoltori e dei cacciatori.
Possiamo conoscere le posizioni di Antonio da un articolo che nel 1881 scrisse per il giornale “Caccia” (o “La caccia”), ma che finì sul “Giornale di Famiglia” perché, dice, “prevenuto dal Congresso dei Cacciatori” 9].




Il testo prende le mosse dalla constatazione che andare a caccia, già allora, non era più come una volta, quando i cacciatori tornavano sempre a casa con carichi invidiabili e non con il carniere vuoto, come capitava spesso ai tempi in cui egli scriveva.
Le cause di tanta differenza?
Certamente la diminuzione dei boschi e l’aumento delle aree coltivate, ma, dice lui saggiamente, “è meglio lasciar che si lamentino i cacciatori” piuttosto “che periscano di fame tanti poveri diavoli”.
Un altro fattore che rendeva più difficoltosa la caccia rispetto al passato era il gran numero di chi vi si dedicava: “ora ne incontri uno ad ogni passo”. E anche i contadini facevano la loro parte: “di buonissima ora, assieme alla vanga si portano un arnese che chiamano fucile, e se, durante il lavoro, capita qualcosa, certo non se lo lasciano fuggire”.
Scartata come ridicola l’asserzione che fra le cause dell’impoverimento della selvaggina si dovesse includere il perfezionamento degli strumenti della caccia, Antonio si concentra su quelli che sono per lui i motivi principali di tale fenomeno: l’imbecillità delle persone, la legge vigente e la poca sorveglianza sui cacciatori da parte delle guardie preposte.



Il primo aspetto, quello dell’imbecillità, lo affronta con due stringati ma efficaci esempi:
“Se, arrivate in maggio, pongo poco, cinque coppie di quaglie, si lascian tutte quante nidificare ne avrete al minimum alla fine di Agosto 250, quindi una ogni 400 m.q. Se invece, come sempre succede, l’avidità di guadagno e l’egoismo di taluni fanno sì che di 5 coppie ne rimangan una o nessuna vedrete come non si sarà fatto altro che avere il minor numero di selvaggina possibile. Lo stesso avviene in quei luoghi dove taluni imbecilli hanno il coraggio di tirare ad una pernice sul nido e di farsi colle uova una buona frittata”.
Nel resto dell’articolo Antonio, dopo aver esposto alcuni criteri generali, elenca le norme da lui concepite che, a suo avviso, inserite in una nuova legge e rigorosamente applicate, “in meno di una mezza dozzina d’anni” avrebbero permesso di conseguire i due principali obbiettivi: “i cacciatori si divertirebbero a loro piacimento e gli agricoltori non avrebbero più a lamentarsi”.
È possibile, si domanda, dividere nettamente gli uccelli utili all’agricoltura - gli insettivori - da proteggere, da quelli dannosi - i granivori - cacciabili? È molto difficile, afferma, perché quasi sempre gli uccelli sono sia insettivori che granivori. Perciò ritiene che una legge che voglia accontentare sia gli agricoltori che i cacciatori - “Cerere e Diana” – non si debba basare sulla distinzione fra specie di cui è permessa la caccia e altre di cui è vietata, bensì su criteri più generali – “i grandi principi” – e debba prendere le mosse dall’assioma che “gli uccelli sono benefici all’agricoltura”.
Queste, per punti, le sue proposte:
  

1-proibizione dell’uso di reti, fino a che non si fosse verificato un notevole aumento della popolazione di uccelli. Comunque, dopo la fine della proibizione, si sarebbe dovuto tenere molto alto il prezzo della licenza per il loro uso. Perpetua invece la proibizione di lacci, archetti, ecc. Per i trasgressori multa di lire 500 e proibizione a vita di cacciare in qualsiasi modo.
 

 2-In tutte le province del Regno permessa la caccia con il fucile, dal 15 agosto all’1 marzo.
   

 3- Multe salatissime e divieto perpetuo di caccia a chi la praticasse nei periodi proibiti e a chi tenesse in casa uccelli da richiamo, reti o fucili senza avere la licenza dell’anno precedente. Divieto perenne di svolgere il loro commercio ai pollaioli che detenessero e vendessero uccelli in tempo di caccia non permessa. Diritto dei sindaci di sporgere denuncia per le violazioni di cui sopra.
 

 4-Concessione ai carabinieri e alle guardie [guardia caccia?] di trattenere buona parte delle contravvenzioni emesse.
 

 5- Porto d’armi solo per le armi da difesa e non per quelle da caccia.
 

 6- Diritto dei proprietari di impedire qualsiasi tipo di caccia sui propri terreni. Multa di lire 20, riscossa dai proprietari, e ritiro degli arnesi di caccia per i trasgressori muniti di licenza. Multa presumibilmente più elevata, ma nel testo non è chiaro, per quelli che ne fossero sprovvisti.
 

Non sono riuscito a trovare notizie sulla partecipazione di Antonio Gnecchi Ruscone alle attività delle associazioni venatorie nel corso della sua vita. Questo articolo del “Giornale di Famiglia” lascia però supporre che questa partecipazione ci sia stata e sia stata piuttosto attiva.

CACCIA E COLLEZIONISMO ORNITOLOGICO: GIUSEPPE GNECCHI RUSCONE E  IL CONTE ERCOLE TURATI

Fin dai primi decenni nel XIX secolo, ma con una lunga coda anche nel ventesimo, si sviluppò un vivo interesse per il collezionismo ornitologico fra personaggi dell’aristocrazia e dell’alta borghesia imprenditoriale, accomunati anche dalla passione per la caccia.

Giuseppe Gnecchi Ruscone
Giuseppe Gnecchi Ruscone (Milano, 1885 – Cologne Bresciano, 1966), figlio di Antonio, realizzò nel corso della sua vita una collezione di circa 400 uccelli, la maggior parte dei quali cacciati da lui stesso e perlopiù provenienti dal nord Italia.
La collezione è ora conservata dal Civico Museo di Storia Naturale di Brescia, al quale Giuseppe la donò insieme ad una preziosa serie di volumi illustrati di storia naturale 10].




L’interesse di Giuseppe Gnecchi per l’ornitologia si espresse anche attraverso numerosi articoli apparsi, nel corso degli anni, sulla Rivista Ornitologica Italiana e con la pubblicazione, insieme a Edgardo Moltoni, dell’opera in quattro volumi Gli uccelli dell’Africa Orientale Italiana 11].


***

Era zio di Ercole e Antonio Gnecchi Ruscone, in quanto fratello della loro mamma Giuseppina, il conte Ercole Turati (Busto Arsizio, 1829 – Milano, 1881), industriale cotoniero, l’uomo che formò la più ricca collezione d’uccelli mai raccolta in Italia e una delle più importanti al mondo.
Iniziò la sua collezione all’età di quattordici anni, destinando in un primo tempo alla conservazione solo le prede delle sue battute di caccia, e la arricchì nel corso della sua vita anche con l’acquisto di esemplari provenienti da tutto il mondo e l’acquisizione di intere collezioni: alla sua morte la raccolta constava di più di 22.000 esemplari.



Ercole Turati in un ritratto ad olio
Ercole Turati ebbe cura di dare carattere scientifico alla sua raccolta, cercando la collaborazione dei maggiori studiosi d’Italia e del mondo.
Sostenitore, fra i primi in Italia, delle tesi di Darwin, non si limitò a conservare i due esemplari classici per ogni specie - maschio e femmina - ma , affinché potesse essere il più possibile documentata la variabilità, raccolse anche esemplari giovani, i pulcini le uova oltre a soggetti  caratterizzati da varie anomalie. Ad esempio, la serie rappresentante il merlo comune (merula volgari) era composta da non meno di 50 esemplari 12].
Dopo la sua morte, avvenuta il 30 agosto 1881, i figli Emilio 13] e Vittorio donarono la collezione al Comune di Milano perché la destinasse al Museo Civico di Storia Naturale 









Della donazione, così scriveva, non nascondendo il suo entusiasmo, Antonio Stoppani, direttore del museo dal 1882 al 1891, in un opuscolo intitolato: “Sulla necessità di un ampliamento del Museo Civico di Storia Naturale di Milano” 14]:“Ma il colmo del suo attuale ingrandimento lo toccò d’un salto il Civico Museo nel 1884, quando fu decisa dal Consiglio Comunale l’accettazione della splendida Collezione ornitologica Turati. Si disputa ancora, se questa raccolta, la quale dicesi costata all’illustre collettore un milione di lire, pareggi soltanto o superi quella famosissima del museo di Londra. Per numero non saprei; ma per  bellezza e freschezza di esemplari, la supera certamente. Basti dire intanto che questa collezione conta in oggi circa 22 mila esemplari, rappresentanti 8000 specie; quattro quinti delle specie  conosciute! Aggiungi 600 scheletri, intercalati a fianco delle rispettive specie imbalsamate, poi 600 pelli ancora da montarsi …”






Per poter accogliere la Collezione Turati, l’ampliamento della vecchia sede, in Palazzo Dugnani, a cui accennava Stoppani non sarebbe però stato sufficiente. L’Amministrazione Comunale, rinunciò quindi al progetto da tempo in discussione e optò per la costruzione del nuovo edificio nei giardini di via Palestro.

Particolare della facciata del Civico Museo di Storia Naturale di Milano, con l'insegna dedicata alla Raccolta Turati
Della raccolta Turati rimangono ora poche centinaia di pezzi. Gli altri bruciarono nell’agosto del 1943, nell’incendio provocato dal bombardamento del museo.

Civico Museo di Storia Naturale di Milano. Busto in bronzo del Conte Ercole Turati, realizzato dallo scultore Francesco Confalonieri (1850 - 1925), inaugurato il 18 aprile 1898.

APPENDICE: FRANCESCO GNECCHI RUSCONE, IL FRATELLO “NON-CACCIATORE”






Per il numero di dicembre del 1878 del “Giornale di Famiglia”, Ercole Gnecchi chiede al fratello Francesco di collaborare con un articolo sulla caccia 15].
Francesco non se la sente e risponde con una lettera in cui spiega che, pur capendo la passione della caccia negli altri, non l’ha mai provata in sé; chiede allora ad Ercole di accontentarsi di alcuni disegni, realizzati negli anni addietro, copiandoli qua e là da diverse riviste illustrate.
Racconta poi di alcune disavventure capitategli nelle poche esperienze di caccia vissute proprio con il fratello: quando lo seguì dalle parti della Chiesa di Verderio superiore alla ricerca  di “quel famoso uccello che era stato veduto chissà da chi” e si ritrovò con la faccia nel fango e gli abiti completamente imbrattati, o quando, “alla cava”, stette, sempre con Ercole, tre ore sotto la pioggia in attesa di una lepre che non si fece vedere; e, ancora, quando sparò, unico colpo della sua vita diretto verso esseri viventi, ad almeno un centinaio di passeri appollaiati su un grande gelso, e non ne colpì nemmeno uno.
Conclude che la caccia, per lui, non è che un “barbarissimo divertimento”.




Questi alcuni dei suoi disegni.



- Là, copriti per bene il collo e le orecchie, ... guardati bene di non stancarti troppo, di non prender freddo, di non bagnarti i piedi e soprattutto ... portami tanta selvaggina!



- Decisamente ho avuto torto a prender meco il cane di mio nipote; ha tutta l'aria di sapere che il suo padrone è il mio erede ...


- Vuoi ammazzare una lepre? ... Niente di più facile ... le spalle così ...la mano qua ... si mira là ... tac! ...
- Ma dimmi papà, non ci vuole anche la lepre? ...


- Ah! Poveretto me! Ho dimenticato a casa le cartucce ...

NOTE
Attenzione! I numeri fra parentesi tonde contenuti nel fascicolo di Gnecchi, si riferiscono alle sue annotazioni "a piè" di ogni pagina del fascicolo. Fra parentesi quadre e in nero i numeri delle note a fine testo compilate da me.

1] Nel testo, alcune somme sono errate: fra parentesi quadre e in rosso le somme esatte.

2] Così nel testo: forse intendeva scrivere cinciallegre.

3] Cifra cassata nel testo.

4] Nella pagina 18 era previsto un indice del fascicolo che però non risulta compilato.

5] Le notizie sulle prime esperienze di caccia sono tratte da due articoli scritti da Ercole Gnecchi Ruscone per il “Giornale di Famiglia”:
 - Memorie di caccia, fasc. 369, 9 maggio 1875;
 - La passione per la caccia, fascicoli 660 – 661, 28/11 e 5/12 1880. La minuta dell'articolo  è conservata presso l'Archivio Storico di Verderio, faldone 44, n. 56/5

Il Giornale di Famiglia era una pubblicazione interna alla famiglia Gnecchi Ruscone, tenuta in vita dal 1868 agli inizi del novecento. Conteneva cronache familiari, articoli d'arte, letteratura e scienza, racconti, storielle comiche e giochi enigmistici. Compilato a mano, su fogli formato 16X23 cm, aveva cadenza settimanale.

6] Giornale di Famiglia, Ercole Gnecchi, Una Caccia sul Lago di Mantova, fascicoli 613 bis – 614, 4 /1 e 11/1 1880.  La minuta dell'articolo è conservata presso l'Archivio Storico di Verderio, faldone 45, n.59/44.

7] Giornale di Famiglia, Ercole Gnecchi,Tiro al piccione alla Villa Cosmo, fascicolo 618, 1880. La minuta dell'articolo è conservata presso l'Archivio Storico di Verderio, faldone 45, n. 59/29.

8] Giornale di Famiglia, Ercole Gnecchi, Tiro alla quaglia – cronaca domestica, fascicolo 702, 1881. La minuta dell'articolo è conservata presso l'Archivio Storico di Verderio, faldone 43, n.16. 
Nell'Archivio Storico di Verderio anche la minuta dell'articolo: Dall'album di un tiratore, Antonio Gnecchi, faldone 45, n. 59/3.

9] Giornale di Famiglia, Antonio Gnecchi, A proposito del Congresso dei Cacciatori, fascicolo 719, 1882.  La minuta dell'articolo è conservata presso l'Archivio Storico di Verderio, faldone 44, n.56/7. 

Nell'ottobre del 1881 si svolse a Milano il 1° Congresso Cinegetico Italiano.

10] Edgardo Moltoni, Giuseppe Gnecchi Ruscone  (1885 – 1966), Natura – Rivista di scienze naturali edita dalla Società Italiana di Scienze Naturali e dal Museo Civico di Storia Naturale di Milano, Volume LVIII, anno 1967.

11] E. Moltoni – G. Gnecchi Ruscone, Gli Uccelli dell'Africa Orientale Italiana, Milano, Volume 1: 1940; 2: 1942; 3: 1944; 4: 1956.

12] Commemorazione scientifica del Conte Ercole Turati fatta dal prof. Giacinto Martorelli direttore della raccolta ornitologica Turati nel Museo Civico di Storia naturale di Milano - Addì 17 aprile 1898, Milano, 1898.

La raccolta ornitologica Turati – Il dono che rese Milano più internazionale, mostra presso il Civico Museo di Storia Naturale, Milano, 30 aprile – 22 giugno 2014.

13] Emilio Turati (Orsenigo, 1858 - Gardone Riviera, 1938), figlio di Ercole, fu un importante lepidotterologo e collezionista di farfalle. Anche il fratello di Ercole, Ernesto, si dedicò a studi naturalistici, concentrandosi soprattutto sullo studio dei coleotteri. Anche la sua collezione, come quella di Ercole, fu donata al Civico Museo di Storia Naturale di Milano.

14] Antonio Stoppani, Sulla necessità di un ampliamento del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, Milano 1888.


15] Giornale di Famiglia, Francesco Gnecchi Ruscone (Cecco), La caccia – schizzi a penna, fascicolo 558, 1878.  La minuta dell'articolo, senza i disegni, è conservata presso l'Archivio Storico di Verderio, faldone 44, n. 56/9.



Grazie al signor Alberto Gavazzi, che mi ha messo a disposizione l'opuscolo sulla caccia compilato dal suo bisnonno Antonio ,  al signor Carlo Gnecchi Ruscone, che mi ha permesso di consultare i fascicoli riguardanti la caccia del "Giornale di Famiglia", ai signori  Pierluigi Melzi e Fabio Oggioni che mi hanno lasciato pubblicare le loro fotografie.
Marco Bartesaghi




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