giovedì 18 ottobre 2012
LA TRAGICA FINE DI GIOVANNI BERSAN, 18 ANNI, IMPICCATO AD AICURZIO di Beniamino Colnaghi
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Beniamino Colnaghi,
Regime fascista e Liberazione
sabato 29 settembre 2012
DUE INIZIATIVE PER SALUTARE MARIA
Il 9 ottobre nostra figlia Maria ripartirà, ahimè (scusate, mi è scappato), per la Bolivia, dove vive ormai da sei anni. Per la sua partenza sono state organizzate due iniziative: la prima, il 5 ottobre, a Veduggio, organizzata dal gruppo O.M.G. (Operazione Mato Grosso) di quel paese; l'altra, il 6 ottobre, è stata invece organizzata dal Gruppo Missionario Parrocchiale di Verderio Superiore. Li ringraziamo.
Questi i volantini di presentazione delle due iniziative:
LA "CROCE ASTILE" DELLA PARROCCHIA DI VERDERIO SUPERIORE di Oleg Zastrow
Il brano di Oleg Zastrow, di seguito pubblicato, è tratto dal libro LEGNI E ARGENTI GOTICI NELLA PROVINCIA DI LECCO, Lecco, 1994.
Ringrazio il signor Zastrow per avermi consentito di pubblicarlo sul blog. Marco BartesaghiP.S. L'amico Leonardo Pavin mi ha ricordato una notizia importante che riguarda la croce astile: essa appartiene alla Parrocchia di Verderio Superiore ma attualmente è conservata presso il Museo Diocesano di Milano.
Croce Astile
VERDERIO SUPERIORE. Santi Giuseppe e Fiorano.
L'attuale chiesa parrocchiale è di fattura recente, costruita in stile neogotico non lontano dal sito del dimensionalmente più modesto tempio nell'ubicazione originaria: edificio quest'ultimo, sconsacrato, alienato e adibito ad abitazione di privati.
La primitiva costruzione ecclesiastica era di antiche origini; viene citata, alla fine del secolo XIII, dal Liber Notitiae ancora senza la contitolazione tarda a San Giuseppe e con la variante alternativa più aulicamente corretta di Floriano, al posto della denominazione di Fiorano: Item apud aduam in uerdellum de subtus ecclesia sancti floriani maioris. La dizione con il nome della località, citata nella recensione duecentesca, può avere generato in alcuni un equivoco, a causa della compresenza nell'antica pieve di Pontirolo delle località di Verderio e di Verdello. Ogni dubbio è sciolto dal fatto che solo Verderio si trova presso l'Adda (apud aduam) e che unicamente qui è presente la chiesa dedicata a san Floriano. Si noti inoltre che, certo a causa della vicinanza della località di Verderio al fiume in questione, il santo a cui è intitolato l'edificio veniva anticamente invocato anche a protezione dalle inondazioni.
Il tesoro della parrocchiale custodisce una pregevole croce astile, in rame sbalzato e dorato; la sola croce misura in altezza 47 cm (esclusa la sferula sommatale). La lunghezza del braccio orizzontale è di 37 cm. Il piedestallo, il fusto e il nodo sono di fattura recente, elaborati secondo formule neogotiche. L'oggetto ha inoltre subito alcune manomissioni: le lamine che coprono lo spessore della croce sono state sostituite a quelle originarie; negli interspazi liberi dei bracci sono state aggiunte in epoca recente incastonature includenti gemme di quarzo e vetri colorati; le ventuno sferule che contornano la croce sono di fattura moderna.
Va inoltre segnalata un'anomalia, probabilmente da farsi risalire ad epoca antica: la figura all'estremità superiore sul fronte è stata ricavata tramite l'uso della medesima matrice adoperata per eseguire, sul retro, l'immagine dell'Uomo alato - Matteo.
Anteriormente, all'incrocio dei bracci è collocata la statuetta di Gesù, crocifisso a una sottile crocetta riportata; ai lati sono applicate le immagini a mezza figura di Maria e Giovanni; in basso è visibile il busto della Maddalena e in alto il precitato personaggio alato.
Sul retro, al centro, è posto il Pantocratore, assiso e a tutta figura, attorniato dalle simboliche raffigurazioni apocalittiche degli evangelisti. La concezione generale della croce rientra in moduli correnti: i bordi sono ondulati, l'incrocio dei bracci è raccordato da un profilo ellittico, gli sfondi sono decorati da losanghe alternativamente lisce e puntiate.
L'elaborato appartiene a quel vasto repertorio di croci astili lombarde quattrocentesche, reperito in una certa misura, sia pure con talune varianti di moduli iconografici e di materiali, anche nella presente ricerca.
Nel caso qui proposto si può segnalare una certa arcaicità, sia nello stile delle immagini, sia per ciò che concerne la tecnica di creare le figure a sbalzo direttamente dalle lamine di sfondo e cioè non applicando le formelle sulle superfici metalliche ricoprenti integralmente i bracci dell'oggetto. D'altro canto, se la preparazione delle primitive matrici non pare ambientabile cronologicamente più tardi dell'inizio del Quattrocento, la constatazione di un discretamente avanzato processo di logoramento degli stampi originari (deducibile dall'appiattimento di molteplici particolari in questo esemplare) induce a datare il momento della elaborazione della croce di Verderio a una fase avanzata nella prima metà del secolo XV.
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| L'atuale chiesa parrocchiale di Verderio Superiore, dedicata ai santi Giuseppe e Fiorano |
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| La vecchia chiesa parrocchiale, dedicata a san Floriano, in una fotografia scattata prima dell'ultimo restauro |
Il tesoro della parrocchiale custodisce una pregevole croce astile, in rame sbalzato e dorato; la sola croce misura in altezza 47 cm (esclusa la sferula sommatale). La lunghezza del braccio orizzontale è di 37 cm. Il piedestallo, il fusto e il nodo sono di fattura recente, elaborati secondo formule neogotiche. L'oggetto ha inoltre subito alcune manomissioni: le lamine che coprono lo spessore della croce sono state sostituite a quelle originarie; negli interspazi liberi dei bracci sono state aggiunte in epoca recente incastonature includenti gemme di quarzo e vetri colorati; le ventuno sferule che contornano la croce sono di fattura moderna.
Va inoltre segnalata un'anomalia, probabilmente da farsi risalire ad epoca antica: la figura all'estremità superiore sul fronte è stata ricavata tramite l'uso della medesima matrice adoperata per eseguire, sul retro, l'immagine dell'Uomo alato - Matteo.
Anteriormente, all'incrocio dei bracci è collocata la statuetta di Gesù, crocifisso a una sottile crocetta riportata; ai lati sono applicate le immagini a mezza figura di Maria e Giovanni; in basso è visibile il busto della Maddalena e in alto il precitato personaggio alato.
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| Croce astile in rame dorato: il fronte. Attorniano Cristo: Maria, Giovanni, Maria Maddalena, un santo. |
Sul retro, al centro, è posto il Pantocratore, assiso e a tutta figura, attorniato dalle simboliche raffigurazioni apocalittiche degli evangelisti. La concezione generale della croce rientra in moduli correnti: i bordi sono ondulati, l'incrocio dei bracci è raccordato da un profilo ellittico, gli sfondi sono decorati da losanghe alternativamente lisce e puntiate.
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| Il retro della croce astile. Il Pantocratore è attorniato, canonicamente, dalle raffigurazioni apocalittiche dei Tetramorfi. |
L'elaborato appartiene a quel vasto repertorio di croci astili lombarde quattrocentesche, reperito in una certa misura, sia pure con talune varianti di moduli iconografici e di materiali, anche nella presente ricerca.
Nel caso qui proposto si può segnalare una certa arcaicità, sia nello stile delle immagini, sia per ciò che concerne la tecnica di creare le figure a sbalzo direttamente dalle lamine di sfondo e cioè non applicando le formelle sulle superfici metalliche ricoprenti integralmente i bracci dell'oggetto. D'altro canto, se la preparazione delle primitive matrici non pare ambientabile cronologicamente più tardi dell'inizio del Quattrocento, la constatazione di un discretamente avanzato processo di logoramento degli stampi originari (deducibile dall'appiattimento di molteplici particolari in questo esemplare) induce a datare il momento della elaborazione della croce di Verderio a una fase avanzata nella prima metà del secolo XV.
14 GENNAIO 1945: A VERDERIO SI FA TEATRO di Marco Bartesaghi
I nove personaggi della fotografia sono i giovani attori di uno spettacolo teatrale rappresentato a Verderio Superiore il 14 gennaio 1945. Tutti abitanti in paese, avevano messo in scena un'opera in tre atti intitolata "Ivonnik", forse ambientata in Francia ai tempi della Rivoluzione.
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| Il retro della fotografia da cui è stato possibile trarre i dati essenziali dell'avvenimento |
Grazie ad Armando Villa, uno di loro e proprietario della foto, che ricorda tutti i suoi compagni, è stato possibile conoscere le loro identità.
Iniziamo da quelli in piedi. Partendo da sinistra:
Luigi Brivio, "Ginu de Pina", classe 1926, abitante della "Casinéta", la cascina Malpensata. Era il regista della compagnia;
Pierino Brivio, classe 1928, anche lui della "Casinéta";
Armando Villa, classe 1930, della "Curt del Fiuranel" (su di lui, sindaco di Verderio Superiore dal 1955 al 1995, cerca in questo blog sotto l'etichetta "Archivio Armando Villa");
Giancarlo Bosisio, classe 1926, cascina Airolda;
Edoardo Acquati, classe 1926, cascina Prati;
Edoardo Motta, classe 1924, abitante al "casinel";
Quelli accucciati:
Giuseppe Villa, classe 1923, cascina Provvidenza, o del Muleta";
Renzo Comi, classe 1930. Abitava in piazza Roma dove la sua famiglia,proveniente da Missaglia e conosciuta come "i finestra", gestiva il Circolo san Giuseppe;
Primo Colombo, classe 1930, della "curt del Fiuranel".
* Ringrazio il signor Armando Villa per la bella immagine che mi ha messo a disposizione.Ringrazio anche, anticipatamente, chi volesse intervenire per precisare, arricchire o correggere i dati di questo post e chi volesse fornire altre immagini o notizie del "gruppo teatrale". Marco Bartesaghi
domenica 16 settembre 2012
sabato 15 settembre 2012
IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA di Carla Deambrogi Carta
E' il primo giorno di scuola e questa mattina, passando davanti alle scuole elementari ho fatto la considerazione che, oggi come ieri, caratterizza l'inizio dell'anno scolastico: quella stessa atmosfera che ha caratterizzato i tanti primi giorni di scuola che, come insegnante, ho vissuto con sempre rinnovato entusiasmo.
Mi soffermo ad osservare la piccola folla in attesa dell'entrata.
Ci sono visi crucciati e sorridenti, i saluti festosi e il vociare dei più grandi, ma anche i piagnucolii e le ostinatezze di chi non vuole avviarsi da solo verso la vita.
Vedo bambini pettinati alla perfezione, ma anche teste arruffate e scomposte.
Noto tanti diversi zainetti, dei quali sarà certamente diverso anche il costo.
Noto pure grembiulini ineccepibili e altri, un po' consunti, che rivelano il passaggio da fratello a fratello.
C'è il volto della vita in tutti questi bambini, perché essi sono la voce e l'espressione dell'ambiente da cui provengono e per questo fanno meditare chi li riceve in consegna. E gli insegnanti, appunto, sanno che l'insegnamento deve andare ben oltre le spiegazioni, le interrogazioni, l'assegnazione dei voti.
Infatti la massima che era scritta sul frontone delle scuole della Repubblica Veneta già allora ammoniva:
"Insegnamo ai putéi a ben léger, a ben abacàr, ma sovratuto a eser galantuomini"
Mi soffermo ad osservare la piccola folla in attesa dell'entrata.
Ci sono visi crucciati e sorridenti, i saluti festosi e il vociare dei più grandi, ma anche i piagnucolii e le ostinatezze di chi non vuole avviarsi da solo verso la vita.
Vedo bambini pettinati alla perfezione, ma anche teste arruffate e scomposte.
Noto tanti diversi zainetti, dei quali sarà certamente diverso anche il costo.
Noto pure grembiulini ineccepibili e altri, un po' consunti, che rivelano il passaggio da fratello a fratello.
C'è il volto della vita in tutti questi bambini, perché essi sono la voce e l'espressione dell'ambiente da cui provengono e per questo fanno meditare chi li riceve in consegna. E gli insegnanti, appunto, sanno che l'insegnamento deve andare ben oltre le spiegazioni, le interrogazioni, l'assegnazione dei voti.
Infatti la massima che era scritta sul frontone delle scuole della Repubblica Veneta già allora ammoniva:
"Insegnamo ai putéi a ben léger, a ben abacàr, ma sovratuto a eser galantuomini"
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| Quaderno di seconda elementare dell'anno scolastico 1953/54 |
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