sabato 15 settembre 2012

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA di Carla Deambrogi Carta

 E' il primo giorno di scuola e questa mattina, passando davanti alle scuole elementari ho fatto la considerazione che, oggi come ieri, caratterizza l'inizio dell'anno scolastico: quella stessa atmosfera che ha caratterizzato i tanti primi giorni di scuola che, come insegnante, ho vissuto con sempre rinnovato entusiasmo.
Mi soffermo ad osservare la piccola folla in attesa dell'entrata.
Ci sono visi crucciati e sorridenti, i saluti festosi e il vociare dei più grandi, ma anche i piagnucolii e le ostinatezze di chi non vuole avviarsi da solo verso la vita.





 

Vedo bambini pettinati alla perfezione, ma anche teste arruffate e scomposte.
Noto tanti diversi zainetti, dei quali sarà certamente diverso anche il costo.
Noto pure grembiulini ineccepibili e altri, un po' consunti, che rivelano il passaggio da fratello a fratello.
C'è il volto della vita in tutti questi bambini, perché essi sono la voce e l'espressione dell'ambiente da cui provengono e per questo fanno meditare chi li riceve in consegna. E gli insegnanti, appunto, sanno che l'insegnamento deve andare ben oltre le spiegazioni, le interrogazioni, l'assegnazione dei voti.
Infatti la massima che era scritta sul frontone delle scuole della Repubblica Veneta già allora ammoniva:
"Insegnamo ai putéi a ben léger, a ben abacàr, ma sovratuto a eser galantuomini"





Quaderno di seconda elementare dell'anno scolastico 1953/54

TEMA: "SI SONO RIAPERTE LE SCUOLE", anno scolastico 1956/57. Di "anonimo"

Un "amico", che vuole restare anonimo perché teme che ci possano essere errori nel testo, mi ha permesso di pubblicare questo suo tema, che risale al 1957, quando frequentava la quinta elementare.MB




"AULIULE' ALUSINGHE ALUSINGHE..." Alcune "conte" proposte da Gabriella Sala

Le conte si utilizzavano per stabilire chi doveva "star sotto", ovvero chi doveva fare, nei vari giochi, la parte più difficile: a "nascondino" chi doveva cercare gli altri; a "ce l'hai" o a "palla nome chiama" chi doveva prendere gli altri giocatori. Quindi era la parte più difficile del gioco.
SE VUOI VEDERE IL FILMATO CLICCA SUL SEGUENTE INDIRIZZO DI  YOUTUBE*

http://www.youtube.com/watch?v=Uc9XG59Dn74&feature=plcp

oppure cerca su

bartesaghivideostory



I TESTI
Au/li/ ulé cheta musé cheta musé
t'aprofit a lusinghé
 tuli/lem blem blum
tuli/lem blem blum
Fuori sotto



Hai vi/sto mio ma/ri/to?
(la persona indicata risponde  :SÌ) 
Di che co/lo/re era ve/sti/to?
(la persona indicata dice un colore)
Quan/ti sol/di a/ve/va in ta/sca?
(la persona indicata dice un numero, ad esempio 3)
Uno due tre
a star sot/to toc/ca te



La Madòna de Lurèt
la va fìna a vintisèt:
vún, dú, tri, ..., vintidú, vintitrì
(Chi dirige conta a voce alta, "arrotolando" le mani, finché uno dei partecipanti non dice: STOP. Dal numero raggiunto si prosegue la numerazione, indicando i partecipanti, fino al ventisette)
vintiquàter, vinticìnq, vintisés, vintisèt.
Fuori, sotto


Sei per otto quaran/totto
Va in cucina fa il risotto
Lo fai pro/prio come vuoi tu
Uno due tre
Stai fuori tu


Sotto il ponte di Baracca
c'è Pierin che fa la cacca
la fa dura dura dura
il dottore la misura
la misura a trentatre
uno due tre
fuori sotto


Ai bi bo
Chi sta sotto non lo so
Ma ben presto lo saprò
Ai bi bo
Fuori sotto


(i partecipanti tengono le mani sollevate all'altezza del ventre e a pugno chiuso. La conta viene fatta su ciascuna delle mano. Alla fine di ogni strofa quella indicata viene abbassata. Sta sotto, oppure vince, chi rimane per ultimo con una mano sollevata)
Pum!
Pim piri/pette nu/se
Pim piri/pette pam


(La conta viene fatta sui due piedi dei partecipanti. Alla fine della strofa il piede indicato deve essere sollevato. Sta sotto, o vince, chi per ultimo rimane con un piede a terra)
Pè bianc pè negher,
l'è muscia di can.
L'è vun,
l'è dú,
l'è tri,
l'è quater,
l'è cinq,
l'è sés,
l'è sèt,
l'è vot
pè sòop


Sotto il ponte di Verona,
c'è una vecchia sco/rengiona,
che cuciva le mutande,
per non fare il buco grande.
Ma il buco si allargò
e a te uscir toccò.

* Alla realizzazione del filmato ha contribuito mia nipote Martina Villa, riuscendo a renderlo presentabile. Grazie. M.B.

L'ASILO "GIUSEPPINA GNECCHI" DI VERDERIO SUPERIORE di Beniamino Colnaghi

L’asilo infantile “Giuseppina Gnecchi” fu costruito a Verderio Superiore nel 1891 per iniziativa di Giuseppe Gnecchi Ruscone, sindaco di Verderio dal 1859 al 1889, il quale lo dedicò alla moglie Giuseppina Turati, la quale proveniva da una nobile e ricca famiglia di Busto Arsizio.




Per leggere il resto di questo articolo clicca su: http://colnaghistoriaestorie.blogspot.it/

venerdì 14 settembre 2012

IL FURORE DELL'ADDA E LA PACE DEL NAVIGLIO . Fotografie di Giorgio Oggioni e di Marco Bartesaghi

"Quale contrasto tra il Naviglio a destra, dove l'acqua scorre così placida e piana, accarezzando e pettinando le alghe che si rizzano oscillanti dal fondo, ignare affatto della guerra che succede all'imbocco; 





e il fiume a sinistra che freme e mugge buttandosi giù all'impazzata da salto a salto, tra scoglio e scoglio, formando un mare di gorghi e spume! 






E' mi pareva di vedere da una parte il gran mondo , col suo fracasso, colle sue ire, co' suoi tumulti, colle sue guerre; dall'altra il filosofo, l'asceta che tranquillo, silenzioso, appartato dal mondo, pensa, prega, lavora. 



Là quanto vi ha di ciò che più appare, di ciò che più mena rumore, ma si risolve in una massa di spume; qui invece quanto vi ha di più modesto, di più oblato o spregiato, ma che infine approda a vero bene e a tutto vantaggio dell'umanità. 




Quante impressioni, quanti pensieri lungo il solitario cammino! È una impressione di terrore quella che ti producono i repentini silenzi e i repentini fragori, alternati coll'alternarsi delle rupi che ti nascondono e ti allontanano il fiume, e degli avvallamenti che te lo avvicinano e te lo rendono visibile di nuovo. 


O ti porti in cima ai rialzi, o ti affacci agli scogli di quella barriera come ad altrettante finestre, ogni volta è uno spettacolo nuovo, ogni volta una sorpresa. Ora è un salto, un gorgo, un mare di spume; 




ora un rudere ciclopico che sfida nel mezzo della corrente la furia delle onde; qui una torre quadrata di roccia, ritta sulla sponda, che obbliga il fiume a deviare; costì un pezzo di frana che si stacca, o una catasta di massi già caduti, un crepaccio, una caverna. 



Quante volte vedo l'Adda che tra scoglio e scoglio si divide in ruscelli, i quali folleggiando, serpeggiano e giocano a nascondersi per ritrovarsi ben tosto e rifondersi insieme! Qui lo spettacolo dura lungo tempo; ma vario sempre, stucchevole non mai; sicché tu arrivi senza avvedertene all'ultima conca, dove il Naviglio, nemico delle querele, trovando che l'Adda ha cessato di essere attaccabrighe e turbolenta, 



ad essa ritorna, così che le acque, insieme di nuovo confuse, proseguono la loro via coll'incesso (1) di fiume regolare e maestoso."
 

Antonio Stoppani,
da "Il Bel Paese"
serata XXXIII (2), paragrafo 15: "Il Reno a Sciaffusa e l'Adda a Paderno"


NOTE:
(1) Incesso: modo di camminare
(2) Il "Bel Paese" è una raccolta di racconti di Antonio Stoppani  (Lecco1824/ Milano 1891), sui viaggi, o come lui preferisce definirle, le "corse di pochi giorni, sempre in Italia" intraprese per i suoi studi di geologia e paleontologia. I racconti erano rivolti ai nipoti, alle loro mamme e ai loro babbi, riuniti di sera per ascoltare lo zio scienziato. Per questo i capitoli del libro si chiamano "serate".

sabato 1 settembre 2012

GITA A NOTRE -DAME DES FONTAINES, AFFRESCATA DA GIOVANNI CANAVESIO di Giovanna Villa

Quella che segue è una pagina del diario semiserio tenuto da Giovanna durante le  nostre vacanze. M.B.



12 agosto 2012, domenica

Oggi gita in "montagna" a La Brique (Briga).
Si parte presto dal campeggio di Mentone, si scende la solita scalinata, si arriva in stazione, si prende il treno per Ventimiglia e lì, dopo una lunga coda per acquistare il biglietto, si prende il treno in direzione Cuneo.
Già il viaggio in treno è molto interessante: si sale pian piano e si vedono boschi, vallate verdi, fiumi, rocce e paesini tipici di montagna. Il tempo è un po' incerto e purtroppo la luce cupa toglie un pochino, ma solo un pochino, della bellezza del paesaggio.


 
Arriviamo a destinazione e visitiamo il paese, molto carino, ben tenuto: case in pietra, chiesetta e sagrato, campeggino, qualche alberghetto, un po' di turisti ed escursionisti.



Chiediamo indicazioni all'apposito ufficio informazioni per raggiungere la cappella Notre- Dame Des Fontaines, meta della nostra gita.
Naturalmente non capiamo quasi nulla.......il francese sembra facile, ma noi ignorantoni ...... comunque, la si può raggiungere percorrendo la strada asfaltata che è più corta o, per un sentiero più lungo ma più bello.
Naturalmente sentiero!
E' in mezzo ai boschi, sale, scende, sale, scende anzi, "mont, cala, mont, cala" come ci descrive una signora che gentilmente cerca di parlarci in italiano.




E' un percorso anche didattico con cartelli esplicativi sulla fauna e flora locale.
Non incontriamo nessuno degli animali li descritti, ma solo qualche altro escursionista.






Arriviamo alla meta verso le 14.00, giusto, giusto quando aprono al pubblico la cappella.
Bellissima, quasi tutta affrescata da Giovanni Canavesio, il pittore che ha realizzato la pala d'altare della chiesa parrocchiale di Verderio Superiore.




Gli affreschi sulle pareti laterali rappresentano la passione di Gesù e il fondo è ricoperto completamente da un Giudizio Universale.




 
Questi dipinti raccontano in modo chiaro e preciso ciò che è scritto nei Vangeli raggiungendo così lo scopo di far conoscere tali vicende anche a chi, allora, non sapeva leggere o capire il latino ecclesiastico.




Viene usato un linguaggio semplice e genuino, colori vivaci mai restaurati ed ancora intensi.
Non vorrei dire una sciocchezza ma ricordano un po' i moderni fumetti: volti un po' grotteschi, posture dinamiche. C'è l'immagine di Giuda impiccato, con lingua penzoloni e diavoletto che si prende la sua anima, che è disarmante nella sua ingenua narrazione: ridicolo forse per noi ma terrorizzante nel contesto del tempo.
Usciti dalla Chiesina Marco è calamitato dal fiume che scorre lì vicino e vuole tuffarcisi ma........è gelida, entra ed esce immediatamente; ci ritenta ma resiste solo qualche secondo in più. Però si è tolto lo sfizio!




Pranziamo su un tavolone "dei giganti", altissimo non solo per i nanetti come me!



Poi torniamo lungo la strada. A circa metà percorso troviamo un bellissimo ponte "Pont du Coq": tre arcate ma disposte ad angolo fra loro in moda da fare un percorso curvo, tutto in pietra ed acciottolato.




Arrivati, poi, in stazione scopriamo che di treni "italiani" per raggiungere Ventimiglia ce ne sono pochissimi, quindi prendiamo un treno "francese" e ci avviciniamo fermandoci ad una stazione d'interscambio :Breil sur Roya.
Quando, poi, giunge il "nostro" treno, ohibò! è formato da un unico vagone e quando si aprono le porte appare una scena apocalittica, una signora svenuta, persone fin dentro il bagno, tutti i viaggiatori molto provati per caldo e nessuna possibilità di spostamento. Fortunatamente il capostazione prende l'iniziativa di invitare tutte le persone che devono recarsi in Francia oltre Nizza a trasbordare sul treno "francese" diretto a Nizza e il vagone si svuota un po', riusciamo a salire e arrivare a Ventimiglia. Non vi ripeto qui i commenti fatti dai passeggeri....ve li lascio immaginare.




Continuiamo il viaggio di ritorno su un comodo treno  fino a Mentone e li risaliamo al nostro campeggio sotto una pioggerellina. Cuciniamo, ceniamo e poi nanna.

12 OTTOBRE 1942: UNA DATA IN COMUNE FRA CRISTOFORO COLOMBO E GIOVANNI CANAVESIO

Un articolo del quotidiano "La Stampa", pubblicato l'8 giugno 1995, mette in relazione Cristoforo Colombo e Giovanni Canavesio per una data importante per entrambe i personaggi: 14 ottobre 1492. Quel giorno, Cristoforo Colombo metteva piede per la prima volta nel "nuovo mondo"; Giovanni Canavesio metteva la firma agli affreschi che aveva realizzato per il Santuariodi Notre-Dame des Fontaines.


LA PASSIONE DI CRISTO, DIPINTA DA GIOVANNI CANAVESIO, NEL SANTUARIO DI NOTRE-DAME DES FONTAINES A LA BRIGUE

Nel santuario di Notre Dame des Fontaines a La Brigue, il pittore Giovanni Canavesio, autore della pala d'altare della parrocchiale di Verderio  Superiore, ha narrato la Passione di Cristo dipingendo 25 scene  sulle pareti laterali del santuario, disposte in due strisce sovrapposte. Solo la scena della Morte, nella parete sinistra, occupa un spazio doppio (forse più che doppio) avendo avuto a disposizione sia il riquadro superiore che quello inferiore. A  sinistra della Crocifissione, al di fuori della numerazione, è rappresentata l'impiccaggione di Giuda.
Il racconto ha inizio con l'immagine dell'entrata di Cristo a Gerusalemme, nel primo riquadro in alto a sinistra (vicino al coro) della parete di destra; la striscia termina con il dipinto n. 7, "Gesu davanti ad Anna". Andati "accapo" , nel riquadro n. 8 Gesù si presenta a Caifa e al n. 14, a fine riga, Gesù è umiliato da Erode.
La parete sinistra é ordinata diversamente: le scene dal n. 15 a n. 20, tre sopra e tre sotto, sono vicine all'entrata del santuario; seguono il Giuda impiccato e la grande composizione della Morte di Gesù. Infine le ultime quattro scene, dalla n. 22 alla n. 25.
ATTENZIONE. Per ragioni di lunghezza l'articolo è diviso in due parti. Per vedere tutte le fotografie, in fondo alla prima serie, fai doppio clic sulla scritta arancione.
Scena 1. Ingresso in Gerusalemme



Scena 2. Ultima Cena
Scena 3. Lavanda dei piedi
Scena 4. Tradimento di Giuda
Scena 5. Agonia nel Getsemani
Scena 6. Arresto di Gesù
Scena 7. Gesù davanti ad Anna
Scena 8. Gesù davnti a Caifa
Scena 9. Flagellazione
Scena 10. Pietro rinnega Gesù
Scena 11. gesù davanti a Pilato
Scena 12. gesù oltraggiato dai soldati di Pilato
Scena 13. Gesù davanti ad Erode
Scena 14. Gesù umiliato da Erode