«I borghi più popolosi della Brianza presentano quello stesso fenomeno glossico che si osserva nelle grandi città, cioè a dire la diversità di pronuncia e di voci da contrada a contrada». Così Francesco Cherubini (Saggio d’osservazioni sul dialetto brianzolo nel Vocabolario Milanese Italiano, 1839). Il dialetto di Verderio Inferiore - piccolo paese di meno di 2.000 abitanti, al confine fra la province di Lecco e Milano, a un paio di chilometri dall’Adda - non si sottrae questa regola.
«Ciò che mal si comprende - osserva sempre il Cherubini - è come [...] le variazioni introduttesi nel dialetto cittadinesco non abbiano messo radice in questi colli». Con questo lo studioso segnala il progressivo allontanarsi da un ceppo comune dovuto al diverso grado di contaminazione con l’italiano, in città evidentemente più accentuata che in campagna. Basti pensare che Carlo Porta usa ancora un termine come olter (altro), destinato a permanere nelle campagne, mentre nel milanese urbano diventa ben presto alter. La distanza fra il dialetto di Milano-città e quello rurale di Verderio sta appunto nella dominanza in quest'ultimo di suoni cupi (ö,û) e nella tendenza della "i" a trasformarsi in un suono tra la "i" e la "e" (nelle poesie di Consonni indicato con "i"). Più che mai lingua di un luogo specifico, il dialetto di Verderio si distingue per una sonorità fortemente ritmica e insieme cantilenante, capace di escursioni notevoli che vanno dalla cupezza delle vocali alla lievità delle terminazioni consonantiche.
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| I libri di poesie di Giancarlo Consonni in dialetto di Verderio Inferiore |

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