venerdì 10 maggio 2013

ORAZIO FUMAGALLI, CICLISTA E DIRIGENTE SPORTIVO di Marco Bartesaghi



Sono con Orazio Fumagalli nel negozio di giornali - e di molte altre cose - che la figlia Raffaella (presente insieme alla mamma) gestisce a Verderio Inferiore, sull'angolo fra via dei Tre Re e via IV Novembre. Sono qui per parlare con lui della locale associazione sportiva, l'A.S.D. Verderio.
Di questa associazione, di cui ancora oggi è presidente, più di quarant'anni fa Orazio è stato ideatore e fondatore. Per raccontare questa storia, non si può quindi che partire da lui e dalla sua passione per lo sport, anzi, per "uno" sport in particolare: il ciclismo.

"Sono nato a Lecco il 7 agosto del 1939, e ho abitato in quella città per due o tre anni, fino a quando mio papà, per lavoro, fu trasferito in un'altra località"
 
Marco (M) - I tuoi genitori erano di Lecco?
Orazio (O) - No: il papà, Renzo, era di Como; la mamma, Elena Pusinelli, di Nesso, un paesino affacciato sul lago, tra Como e Bellagio.

PARENTESI: A Nesso c'è uno degli angoli più belli del lago di Como, indegnamente rappresentato dalla foto n.1, da me scattata qualche anno fa. Scusate la divagazione.


M - Che lavoro faceva tuo papà?
O - Era impiegato dell'I.N.G.I.C., l'istituto nazionale gestione imposte di consumo, l'ente incaricato di riscuotere i dazi: era un "daziere". Per questo suo lavoro la nostra famiglia si è trasferita diverse volte.
 
M - Quando sei nato lavorava a Lecco, poi siete venuti a Verderio?
O - Prima siamo andati ad abitare a Civenna, sopra Como, dove c'è la Madonna del Ghisallo. In quel periodo svolgeva l'attività su 5 comuni, forse di più. Aveva in mano: Civenna, Magreglio, Barni, Lasnigo; i tre paesi della Valbrona: Isino, Candalino e Valbrona; e i tre del lago Onno, Vassena e Limonta.
Subito dopo la guerra, nel 1945, è stato nominato Sindaco di Civenna, perché era stato partigiano: nella nostra casa di Paderno, dove ancora vive mia sorella, ci sono gli attestati che riconoscono il suo contributo alla lotta di liberazione.
 
M -Hai qualche ricordo, anche se eri solo un bambino, di quei fatti?
O - Ricordo che, quando avevo 4 o 5 anni erano venute in casa le Brigate Nere, o chi per esse, per arrestarlo; mi ricordo che erano vestiti di nero, con i mitra e che erano in tanti. È stato rinchiuso nel carcere di Como. Erano in dieci o quindici là dentro. A lui hanno rimandato per due volte la fucilazione; gli altri li hanno fucilati. È stato liberato dopo che un certo numero di partigiani ha rinunciato alla lotta. A pensach me ven sú la pel de capun.
Negli anni successivi, quando andavo a Como al cimitero monumentale, dove c'è una grande lapide in memoria dei partigiani trucidati, lui leggeva i nomi e poi mi diceva: "lì doveva esserci anche il mio nome".
La cosa curiosa è che aveva una sorella, la maggiore, che era dalla parte opposta, era segretaria del fascio.
 
M - Dopo la guerra andavano d'accordo?
O - Sì, sì, ognuno nella sua ideologia. Lei aveva in casa i quadri del duce; suo fratello invece, per l'idea opposta, si era quasi fatto uccidere.
 
M - Fino a quando siete rimasti a Civenna?
O - Fino al 1955.
 
M - Qualche altro ricordo?
O - Ricordo che subito dopo la guerra su quelle strade facevano una gara di motociclette, il "Circuito del Lario" ...
 
 UN CICLISTA FORTE IN VOLATA E NELL'ULTIMO CHILOMETRO

M - Sì, va bene le moto-ciclette, ma Civenna è un posto da bi-ciclette ...
O - Sì, è un posto da biciclette. La mia prima passione è nata alla Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti. A quei tempi, specialmente per il giro di Lombardia, era quasi obbligatorio passare di lì. Allora il pezzo più duro, circa un chilometro dei nove della strada che sale da Bellagio, non era asfaltato.

Colle del Ghisallo. Monumento al ciclista :Vittoria e sconfitta - Trionfo e delusione
M - Da quelle parti c'è anche il muro di Sormano.
O - Il muro di Sormano lo hanno fatto per un paio di volte al giro di Lombardia, però solo i professionisti. Quest'anno l'hanno inserito per la prima volta dopo forse vent'anni. Però oggi non è la stessa cosa, perché le biciclette hanno rapporti diversi, che permettono di fare più agevolmente anche determinate salite. Allora i rapporti erano pochi e anche la tecnologia ... chi se parla de quarant'an fa ...
 
M -C'era il cambio con le due leve?
O - Sì, prima ancora c'erano le leve, che bisugnava saltà gió da la bicicleta, cambia la róda e via dicendo, tutto legato ai rapporti. Avevano poche velocità: magari davanti solo una stella e dietro tre o quattro. Adesso hanno doppia o tripla moltiplica davanti e otto stelle dietro, che diventano, se davanti ne hanno due e dietro otto, sedici velocità. Vanno proprio dall'estremo, il pignoncino piccolo "così", alla stella 28 o trenta. In salita sembra che camminino ..., poi, siccome fanno tante pedalate al minuto, vanno comunque veloci ... Mentre una volta andavano su con i rapporti pesanti.
 
M - Civenna e la Madonna del Ghisallo sono all'origine della tua passione per il ciclismo. Ma dopo vi siete trasferiti ancora.
O - Sì, e per due anni, dal 1955, abbiamo abitato a Verderio Inferiore; dopo ci siamo spostati a Paderno d'Adda, prima in piazza, in locali attigui al comune, poi in un appartamento vicino alla stazione, dove vivono ancora una mia sorella e due fratelli. Papà aveva l'ufficio a Robbiate e operava su cinque comuni: i due Verderio, Paderno, Robbiate e Imbersago.

 
M - Prima di addentrarci nello sport, che dovrebbe essere un po' il centro di questa chiacchierata, mi devi ancora parlare dei tuoi studi e del tuo lavoro...
O - Ho frequentato  fino alla terza avviamento commerciale. Finita la scuola, su consiglio di mio padre ho fatto gli esami a Como per poter eventualmente fare il suo lavoro: ho preso l'abilitazione, ma non ho intrapreso quella strada. Ho trovato lavoro come impiegato in una ditta di Milano: e qui si innesta il discorso sullo sport.
 
M - In che senso?
O - Ho cominciato a fare ciclismo in modo agonistico a 18 anni. Conciliare lo sport con il lavoro a Milano però era un problema: per allenarmi andavo avanti e indietro da Milano in biciclettata ma, in mezzo, c'era anche la giornata di lavoro. Non era facile. Infatti nei primi due anni c'era tanta passione ma risultati … pochi. Poi ho fatto il militare, 18 mesi come si usava allora.

1959 - La prima squadra ciclistica dilettantistica di Orazio, la Orenese Serse Coppi. Lui è il quarto da sinistra. Il quinto è Vincenzo Mapelli di Verderio Superiore



 M - Hai dovuto interrompere l'attività agonistica?
O - No, no. Nelle varie caserme a cui sono stato destinato (Como, a fare il CAR; Chiavari, alla scuola della NATO; Torino; Milano, Como e Monza, ai distretti), ho sempre avuto con me la bicicletta e nel tempo libero avevo il permesso di allenarmi. Però i risultati erano quelli che erano, perché per potermi allenare di giorno, facevo i turni di marconista di notte: se po' minga fa tót

M - Dopo il militare ... ?
O - Finito il militare ho ricominciato a lavorare, ma io volevo cercare di ottenere qualche risultato con la bicicletta. Allora mio papà mi ha detto: "ti do un anno di tempo: prova" e mi ha dato la possibilità di allenarmi.
 
M - In che categoria correvi?
O - Dai 18 ai 24 anni sono stato dilettante, la categoria prima del professionismo. In questo periodo ho ottenuto 5 vittorie.
 
Orazio Fumagalli vince a Lurate Caccivio (1961 o '62)




M - Ricordi qualche gara in particolare?
O - Ne ricordo una con arrivo a Caccivio, dove avevo vinto in solitaria, e poi il giro delle Asturie, in Spagna, del 1964 a cui avevo partecipato con la squadra nazionale italiana. Una gara di 994 chilometri divisi in 9 tappe.

La squadra italiana al Giro delle Asturie 1964. Orazio è il secondo da destra.


M - Che tipo di corridore eri? In che cosa eri forte?
O -In volata e nell'ultimo chilometro.
 
M - Salita?
O - No, in salita no. Malgrado avessi abitato alla Madonna del Ghisallo, la salita non era il mio forte: arrancavo, facevo fatica. Ricordo però che in un piccolo giro di Lombardia, da dilettante, in cui c'era anche il Ghisallo, il posto dove avevo vissuto fino a 16 anni, ci ho messo l'anima e sono passato per terzo.
 
M - Una questione d'orgoglio ...?
O - Sì, era legata all'orgoglio. Infatti quelli che erano passati davanti a me poi sono diventati professionisti.
 
M - Che caratteristiche bisogna avere per essere bravi in volata?
O - Beh, più che altro conta lo scatto, la scelta del tempo. Poi devi essere un po' "killer", ecco: regole mia tropp. Allora (adesso forse un po' meno ma anche adesso lo fanno) ti dovevi arrangiare e sgomitare: piuttosto che far passare un altro quasi quasi lo buttavi giù. Non bisognava essere troppo democratici, se no non né vincevi più di gare. Poi bisognava avere delle qualità, una predisposizione naturale. Come per la salita, così vale per la volata.

UNA SOSTA E LA RIPRESA COME CICLOAMATORE

M - Da tuo papà avevi ottenuto un anno di tempo. Come è andata a finire?
O -Alla fine dell'anno mi ha detto " varda, lasa perd", lascia perdere. E infatti l'anno dopo ho smesso, ho cominciato a lavorare e mi sono sposato. Poi ho ripreso a correre, negli anni settanta, ma a un livello meno agonistico.
 
M - In quale categoria?
O - Cicloamatori. Ho ripreso a fare gare, ma più corte rispetto al passato: al massimo 70, 75 chilometri.
 
M - Hai ottenuto qualche buon risultato?
O - Ho vinto una quindicina di gare, fra cui, nel 1971, il campionato italiano individuale di regolarità che si era disputato a Oggiono.
 
 
Orazio vince, a Oggiono, il Campionato Italiano Regolarità per cicloamatori 1971

M - Le gare di regolarità sono un po' particolari: puoi cercare di spiegare in cosa consistono?
O - Ti davano da fare  un percorso, ad esempio di 75 km, diviso in tre settori - pianura, misto e salita - di diversa lunghezza. Tu sapevi l'ora di partenza e quella di arrivo: basta. Per ciascun settore era stabilita una media oraria che dovevi rispettare.
 
M - Non potevi andare né più forte, né più piano ...?
O - Esatto. Però non potevi misurare la media con uno strumento , dovevi prepararti una tabella e seguire quella
 
 
Regolamento del Campionato Italiano Regolarità 1971

M - Come?
O - Dovevi regolarti con la pedalata. Ogni pedalata, a seconda del rapporto che usi, ha un certo sviluppo in metri. Quindi tu sai che con un tot di pedalate al minuto puoi fare un determinato percorso. In pratica, una settimana prima della gara andavi a vederti i percorsi e fissavi dei paletti, dei paletti mentali intendo; per dire: una pianta particolare, una colonnina, una casa, un distributore di benzina. Poi venivi a casa facevi una tabella e provavi: provavi i rapporti, i pezzi e così via
 
M - Ma chi stabiliva se eri "regolare" o no?
O - Lungo il percorso c'erano dei controlli a sorpresa. Tu non li vedevi, ma loro ti prendevano il tempo. Sapevano che il corridore "numero tot." doveva passare da quel punto a una certa ora, un certo minuto e un certo secondo: per ogni secondo che sgarravi ti assegnavano una penalità. Chi ne accumulava di meno vinceva.. In questa specialità, come cicloamatore, una volta ho vinto il campionato italiano individuale, un'altra quello lombardo a coppie.

 COPPI, EDDY MERCKX E IL MILAN

M - Bartali o Coppi?
O - Coppi, sono un coppiano. Anche se Bartali mi piaceva, però sai "l'uomo solo al comando" era caratteristico. E poi l'ho visto in un paio di occasioni transitare proprio su a Civenna.
 
M - E di quelli che sono venuti dopo?
O -Penso che dopo il migliore sia stato Merckx, Eddy Merckx
 
 
Fausto Coppi

M - Lui vinceva sempre ...
O - Sì, lui vinceva sempre, era un fenomeno, per dire: c'era un traguardo volante che ti faceva guadagnare 10 centesimi? lui doveva vincere ...
 
M - Oltre al ciclismo, hai mai fatto altri sport?
O -Così, a livello di paese ho giocato a calcio. Sai, nei paesi c'erano le fazioni, gh'era el Milan e gh'era l'Inter. La Juve meno, 'ché l' è rivada dopu. Io ero, e ancora oggi sono, un po' tifoso milanista. Fra me e un mio compagno c'era la sfida, lui era interista. Poi lui è andato avanti, è diventato professionista e ha giocato prima nel Lecco, quando questo era in serie A; e poi nel Napoli e in altre squadre. Si chiamava Glauco Gilardoni, era di Civenna; è morto 4 o 5 anni fa; aveva un paio d'anni meno di me. Mi ricordo che una volta il Lecco aveva battuto l'Inter 2 a 1: Glauco, che era ala sinistra, aveva segnato i due gol del Lecco.

Glauco Gilaredoni con la maglia del Lecco (Wikipedia)
 L'ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA DI VERDERIO INFERIORE

M - Ci siamo dilungati sulla tua passione per lo sport, soprattutto il ciclismo. Ora concentriamoci su Verderio e sulla società sportiva che hai fondato, l'A.S.D. Verderio...
O - Diciamo prima di tutto che, all'inizio si chiamava A.S. Verderio Inferiore. In seguito , per cercare di coinvolgere "i cugini" di Verderio Superiore, l'abbiamo chiamata solo A.S. Verderio. Più tardi ancora, per un discorso fiscale legato al CONI, è stato aggiunta la parola "dilettantistica": così adesso si chiama A.S.D. Verderio.
 Per proseguire clicca su:

 

M - Quando  nasce l'A.S. Verderio?
O - Il primo tesseramento è nel 1970 ...
 
M - Però abbiamo saltato un passaggio: eravamo rimasti che, dopo due anni passati a Verderio, la tua famiglia si era trasferita a Paderno d'Adda. Quando sei tornato a Verderio?
O - Nel 1966, quando mi sono sposato. Mia moglie, con suo papà - la mamma era morta molto giovane - , abitava in questa casa e insieme avevano un'attività simile a questa. Un negozio con i giornali e tanta altra roba - alura in di negozi de paes gh'era de töt - comprese le bombole del gas.
 
M -Nel 66 sei venuto qui e nel 70 ...
O - Ho fondato l'A.S. Verderio, che nasce come associazione ciclistica.
 
M - Ma prima dell'A.S. a Verderio non c'era nessuna associazione sportiva?
O -No, non c'era
 
M -Non c'erano ragazzi che giocavano al pallone?
O -Probabilmente c'era qualcosa, all'oratorio, legato al CSI., ma per giocare a calcio, i più bravini andavano a Merate.
 
M - L'iniziativa è partita da te, ma qualcuno ti avrà aiutato?
O - Non vorrei tralasciare qualcuno, comunque è andata così: ho accennato qualcosa a due o tre persone che sapevo essere appassionate di ciclismo, avevano la bicicletta da corsa, avevano forse corso un po' da giovani. Li ho coinvolti nel senso che gli ho detto: "Se mettiamo su una squadra di ciclismo cosa ne dite?". E loro mi hanno appoggiato. Di Verderio che aveva corso in bicicletta c'era Tino Villa, che ha la mia età e che fino a poco tempo fa aveva una legatoria di fronte alla LAMP, in via Sernovella, e Armando Stucchi, uno che abitava a Paderno ma prima era a Verderio, che da giovane aveva corso, non per molto tempo, come dilettante, poi aveva smesso ma gli piaceva l'idea della squadra. Cesare Ponzoni non è mai andato in bicicletta, ma quando c'erano le corse veniva a darci un a mano. Poi andando avanti negli anni altri si sono uniti: ho provato ad a avere qui 60 corridori, 60!!
 
M - Come eravate organizzati?
O -La prima sede è stata in un locale che c'era sopra il bar del Bertin, qui vicino. Io ero stato tesserato per un periodo alla società Cittadella di Como. Lì avevo conosciuto un commercialista di Erba che aveva la passione di fare queste gare di cicloamatori e così ho cominciato a capire un po'come era il giro, e a conoscere l'ambiente della Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.) che comprendeva le varie categorie, dai professionisti, ai dilettanti e poi giù, giù, fino ai cicloamatori.. Per questi erano previste delle gare vere e dei ciclo raduni, a scopo dimostrativo, senza gara.
 



M - Voi cosa facevate?
O - Facevamo sia le gare che i ciclo raduni. Per questi affittavamo il pullman, caricavamo sopra il tetto le biciclette e partivamo. Siamo andati anche in Francia, ad Antibes, sulla Costa Azzurra, e a Sanremo.
 
M - I ciclo raduni erano come le attuali marce non competitive?
O - Sì, il meccanismo era uguale. Si andava sul posto, da dove partiva un percorso di 60, 70 km. Alla fine,  in base al numero di partecipanti che arrivavano fino in fondo e alla distanza della città di provenienza, c'era un premio per la squadra.
 
M - Nel 1970, quando inizia l'attività della società quanti corridori aderiscono?
O - Nell'arco ...
 
M - No, proprio il primo anno ...
O - Il primo anno quattro o cinque.
 
M - Di che età?
O - Già tutti adulti, sui trent'anni; con un passato da corridori, più o meno bravi, e con tanta passione Abbiamo cominciato a fare raduni e qualche gara. Con l'andare degli anni si è arrivati, come dicevo, ad avere 60 iscritti.
Nell'arco di cinque anni abbiamo fatto più di cento vittorie a livello individuale, una cosa stratosferica.. Avevamo qua gente che abitava a 30 - 40 km di distanza, gente che andava forte, alcuni ex dilettanti.
 
M - Sempre però cicloamatori. Altre categorie non le avete mai avute?
O - In quel periodo siamo riusciti a coinvolgere 4 o 5 ragazzi, di 17 18 anni, che allora si chiamavano juniores. La maggior parte veniva da fuori paese, uno però era di Verderio. Mi ricorderò sempre che ha vinto una corsa a Inverigo, -  vuna sula, però l'ha vengiuda - ed è un ex sindaco di Verderio Inf.: Primo Oliveiras. Quella era l'unica categoria a livello agonistico, non ciclo amatoriale. Per seguir loro c'era voluto un direttore sportivo.

STOP AL CICLISMO. AVANTI CON IL CALCIOMASCHILE E .... FEMMINILE

M - Due fatti di cui dobbiamo parlare: tu che smetti di gareggiare e la squadra ciclistica che smette di esistere.
O - Io ho gareggiato fino al 77. Quello lì [mi indica un trofeo sul mobile in cucina]è il ricordo dell'ultima gara che ho vinto. Ho smesso anche perché in quel periodo ho avuto un trauma all'occhio sinistro, che ancora oggi mi tiro addietro.

l'ultimo trofeo vinto da Orazio prima del ritiro dalle gare
M - Un danno che aveva a che fare con l'andare in bicicletta o no?
O - No, no. Ho smesso: andavo ancora a fare qualche giretto, come fanno tutti, e poi da qualche anno basta, perché è diventato impossibile pedalare sulle strade.
 
M - Quando e perché la squadra ha chiuso?
O - Ha chiuso nel 1980. Un po' perché non c'è stato un ricambio. Poi c'era il problema degli sponsor, dei rimborsi spese. Io , allora come adesso ho sempre adottato lo stesso sistema ...
 
M -Cioè?
O - Cioè che ognuno doveva pagarsi le sue spese. Però ad  alcuni dei miei tesserati, che erano bravi e  vincevano qualche corsa, altre squadre, per averli, offrivano dei rimborsi. Allora venivano e mi dicevano "scusi presidente, cuma fem?" e io: "chi ghe n'è minga". Qualcuno è andato via, qualcuno ha smesso ... Poi c'era la necessità di fare, in parrocchia, qualcosa di legato allo sport e così si è cominciato con il calcio.
 
M - In che anno?
O - Nell'81. Si è cominciato contemporaneamente con i maschi e che con le femmine. Entrambi con il CSI:
I maschi giocavano a sette, nel campo dell'oratorio. Siamo arrivati ad avere anche due squadre e, per un paio di volte, a vincere il campionato: Eravamo riusciti a coinvolgere degli ex giocatori del Merate e di altre squadre. 

 
Squadra di calcio dell'A.S. Verderio, prima metà anni novanta

M - E il calcio femminile?
O - Una premessa: il calcio femminile all'inizio era osteggiato da alcuni in paese ed anche il parroco non lo vedeva troppo bene. Comunque siamo andati avanti: anche con le ragazze abbiamo cominciato a giocare a sette, poi siamo passati a undici. Non essendoci in paese il campo grande, con la squadra a 11 usavamo quello di Aicurzio.
Per quattro anni abbiamo fatto CSI: siamo stati primi nel 1981/82 nel campionato a undici di Bergamo e primi e secondi, ci eravamo presentati con due squadre, al campionato a sette di Lecco, nel 1984/85.
Nell'85/86 abbiamo partecipato per la prima volta al Campionato Regionale di serie D a undici, classificandoci terzi, mentre nell'88/89 siamo arrivati primi e siamo quindi stati promossi alla serie C, dove nel 92/93, arrivando secondi, abbiamo fatto, ma perso, lo spareggio  per la serie B.
 
M - C'erano altre squadre femminili nei dintorni?
O - Verso Lecco nessuna. La più vicina era a Medolago. Poi c'era a Monza. A giocare andavamo a Varese, a Tradate, sempre in provincia di Varese; oppure nel bresciano, o a Cremona.
 
M - Ma adesso il calcio femminile non c'è più?
O - Nel 2004, dopo 23 anni abbiamo chiuso. Ghe la fasevem pü.
 
 
Calciatrici del Verderio in una strana foto, scattata per realizzare un calendario

M - Perché?
O - Due problemi. Il primo di ordine finanziario: le trasferte erano lunghe, anche 60 Km, dovevi prendere il pullman o i pullmini o andare con le macchine dei dirigenti, e facevi sempre più fatica a tirar su i soldi. L'altro problema è stato la mancanza di ricambio: le giocatrici andavano avanti negli anni e non si riusciva a trovare le sostitute.
 
M - Sponsor, aziende che vi dessero una mano non le avete mai trovate?
O - Sì, anche non di Verderio. Sponsor piccoli, all'inizio, poi è logico ottenendo qualche risultato ... la passione cresce: qualcosa i commercianti, qualcosa di qui, qualcosa di là.
 
M - Ma una ditta sola che intervenisse non c'è mai stata?
O - Per un certo periodo la Lamp di Verderio Superiore, soprattutto attraverso Luigi Villa, che aveva passione, ma anche grazie a sua sorella Annamaria che era stata disponibile. Poi ci aveva aiutato un' azienda, dalle parti di Giussano, conosciuta attraverso una ragazza della squadra. Da un certo periodo in avanti, non mi ricordo precisamente da quando, il comune ci ha dato un  contributo, che poi nell'arco degli anni l'è semper restà quell, però devo riconoscere che anche i comuni hanno le loro difficoltà.

Articolo sul calcio femminile a Verderio, scritto da Sergio Perego per "Il Giorno"
 CAMPO DI CALCIO A VERDERIO INF.  E PALESTRA INTERCOMUNALE: DUE OBIETTIVI DIFFICILI MA REALIZZATI

M - Nel 1984 avete realizzato il campo di calcio, in via Aldo Moro ...
O - Sì, che poi ha dovuto stare fermo un anno per assestarsi. La squadra femminile ci ha giocato per un po' di anni prima di chiudere. Quella maschile, prima ha fatto i campionati a 11 del CSI, poi quelli di federazione, terza e seconda categoria.
Ma del campo di calcio è interessante la storia di come è nato ...
 
M - Racconta ...
O - Noi avevamo bisogno di un campo a undici perché avevamo la squadra femminile che giocava ad Aicurzio e anche per il calcio maschile c'era sempre più richiesta.
 
M - Il campo dell'oratorio non andava bene?
O - Era un campo a nove e quindi non potevamo ottenere l'autorizzazione per fare i campionati a undici. Allora ero consigliere comunale e, con una piccola forzatura ero riuscito a coinvolgere anche gli altri amministratori. Gli avevo detto: "Qui o ci date una mano, oppure c'è una persona disponibile che ci da un appezzamento di terreno e noi facciamo il campo lì". Erano i Burbello, della Casina Növa. Non so se fosse un terreno di proprietà loro o meno, fatto sta che erano disponibili a metterlo a disposizione, anche perché una loro figlia, che adesso fa la veterinaria a Cornate, giocava nella squadra e per parecchi anni era stata segretaria dell'associazione.
 
M - La conseguenza?
O -  Quando è nato l'attuale ditta Del Curto, non so se i proprietari della ditta, o quelli del terreno o quelli che avevano avuto la concessione per fare il primo lotto, a mo di compensazione avevano dato al comune quel terreno dove adesso c'è il campo. Quando sono venuto a conoscenza del fatto ho detto: "o mi date la possibilità di fare il campo di calcio o io mi trasferisco la dai Burbello". Così loro, punti nell'orgoglio, mi hanno dato l'assenso, anche se in modo un po' informale.

Il campo di calcio in costruzione
M - E voi avete cominciato a costruire il campo?
O -Sì, abbiamo livellato, recintato, messo i pali della luce. Questi li abbiamo presi da una linea dismessa delle ferrovie. Abbiamo chiesto all'azienda se potevamo e siamo andati a tirarli via in una quindicina di volontari, con le scale, i camion. Tutto a nostro rischio: una cosa pazzesca.
 
M - In che anno siamo ...?
O -Nell'84. Il sindaco era Bruno Mapelli. Quando la struttura è stata a posto, completa, con le autorizzazioni e i permessi della federazione, allora anche il comune ha dato le autorizzazioni.
 
M - Un campo autocostruito insomma
O - Sì, autocostruito. Ci sono stati tanti volontari, tanta gente che si è resa disponibile a mettere del suo
 
 
Le prime strutture del campo di calcio.

M -Il campo come è adesso è ancora il risultato di quel lavoro?
O - No, diciamo che poi è stato modificato. Il comune, nel corso degli anni, lo ha migliorato: ha fatto gli spogliatoi nuovi, la nuova recinzione; ha fatto la tribuna, perché all'inizio ne avevamo una presa da un'altra società, infine è stato aggiunto anche il locale occupato attualmente dall'ARCI Pintupi
 
M -  E poi il campetto per l'allenamento 
O - Sì, dopo è arrivato il campetto attiguo, per gli allenamenti
 
M - Attualmente quante persone giocano a calcio?
O - 120. Abbiamo una squadra di seconda categoria, una di giovanissimi e una di esordienti: tutte tre a 11 giocatori. Poi abbiamo due squadre che giocano in oratorio a Verderio Inferiore: pulcini a sette e pulcini a cinque. Tutte queste partecipano a campionati della FIGC. Infine ci sono una ventina di "primi calci", che non fanno campionato.
 
 
Il campo di calcio oggi
M - Sono bambini?
O - Hanno sei o sette anni. Fanno solo allenamenti. In qualche occasione, qualche festività tipo la Befana, fanno dei mini tornei con altre società.
Oltre a quelle che ho elencato, abbiamo una squadra di amatori (dai 25 ai 40 anni) che fa calcio a cinque in palestra , il calcetto vero e proprio. Però loro si autogestiscono, noi gli facciamo solo la parte burocratica.
 
M - Per gestire tutta questa organizzazione ci sei tu, il presidente, e poi?
O - C'è un consiglio direttivo e poi ogni squadra ha un gruppo composto, in genere, da un allenatore, un aiuto, un dirigente, un  accompagnatore e un guardalinee. Insomma ogni squadra ha bisogno di quattro o cinque persone.
 
M - Quindi, per sei squadre, una trentina di persone.
O - Sì, una trentina di persone. Secondo me diventerà sempre più dura fare sport a certi livelli, infatti vediamo, anche sopra di noi, molte società che spariscono oppure si abbinano per abbattere i costi. A parte i discorsi economici legati alla crisi, ci sono altri due ordini di problemi: a livello burocratico fiscale mandare avanti una società sportiva, anche come la nostra, è come mandare avanti un'azienda, se non peggio, con tutte le responsabilità che hai sulle spalle. Poi c'è il problema delle persone, perché il giorno che verranno meno quei quattro o cinque con i capelli come i miei ...
 
M - Ancora una volta il problema del ricambio?
O - Sì, non c'è ricambio. Trovi la persona disponibile al momento, però poi .... Perché questo qui è un lavoro, non dico di 365 giorni l'anno, ma almeno di 300 sì. Un lavoro quotidiano ...
 
M - Tu perché lo fai ancora? Ti piace, ti diverti?
O - Per la passione, che ti rimane dentro, anche se a volte ti pesa e hai dei momenti di scoramento.. Però speri sempre di contagiare qualcuno. Io ogni tanto la butto lì, ma ciao bambine: non trovi mai uno che dica "cià, prendo in mano io". Io prometto di non abbandonarli, dico "guarda che ti sto a fianco", ma niente da fare. È che prima o dopo i presidenti, come gli atleti, spariscono, per un discorso anagrafico e perché è giusto che ci sia un cambio. Ma le società devono andare avanti.
 
M - C'è stato qualche atleta di Verderio, particolarmente bravo, e che ha fatto un po' di carriera calcistica?
O - Taldo, Carlo Taldo. Ha cominciato da ragazzino, giocava nell'oratorio nella squadra a sette e poi in diverse squadre , anche in serie A, nel Como e nel Modena. Adesso ha una quarantina di anni e fa il dirigente, mi pare nella Cremonese.
 
Carlo Taldo con la maglia del Modena - guarda, più avanti, l'articolo.

M - Non ha mai giocato per l'A.S.D. Verderio?
O - No, mai. Un altro giocatore di Verderio è Michael Girasole, che gioca nell'AlbinoLeffe.
 
M - Avete mai proposto altri sport oltre al ciclismo e al calcio?
O - Per un  periodo di un paio d'anni, non ricordo più quali, abbiamo tentato con una squadra di pallavolo femminile che si allenava alla palestra di Cornate. Poi basta.
 
M - Tu sei stato a lungo in consiglio comunale: in che periodo e con quali incarichi?
O - Ho cominciato, mi sembra, nel 1975 e sono andato avanti per una quindicina d'anni, quando sindaco era Bruno Mapelli. Sono stato  assessore all' istruzione e allo sport. Il problema di quel esperienza è stato che io ero l'unico dei componenti della giunta che lavorava in paese, i alter naven via. Logico che, appena uscivo di casa la mattina, la prima bega era mia Era giusto così, perché ci voleva un punto di riferimento. E poi, se c'è qualcuno che si impegna nel sociale si va avanti, se no ...
 
M - Nel ruolo di assessore sei stato d'aiuto all'associazione?
O - No, diciamo di no, se non nel momento del "ricatto" per il campo sportivo. In  quel caso sì perché, messi alle strette, mi hanno concesso la possibilità di realizzarlo. Poi, nel prosieguo degli anni, la domanda di sport andava avanti, a livello di mezzi di informazione sovra comunale il nome del paese veniva citato e allora hanno capito che era una cosa seria.
 
M - Obbiettivo politico amministrativo in quegli anni fu anche la costruzione della palestra. Una storia complicata: cosa ti ricordi?
O - Come sia iniziata la questione, non mi ricordo. So che ci abbiamo messo tanto a metterla in piedi anche perché c'erano delle resistenze:  c'erano delle resistenze "dalla parte di là".
 
M - Intendi da Verderio Superiore, immagino?
O - Eh sì, da Verderio Superiore. Non da parte di tutti: una parte faceva resistenza, una parte no. Per questo si è andati in là nel tempo. Noi invece abbiamo sempre pensato che quello della palestra dovesse essere il primo passo per un ipotetico centro sportivo intercomunale. So che oggi è stato ripreso il vecchio progetto, per realizzare oltre alla palestra, il campo di calcio eccetera. E' un po' fermo perché sono sorte delle difficoltà.
Palestra intercomunale in costruzione
M - Sì, ancora difficoltà di rapporti, di denaro, di decidere cosa fare ...
O - I problemi che ci sono adesso con il centro sportivo c'erano anche quando si doveva costruire la palestra, finché siamo riusciti a farla. Dopo le difficoltà sono state nel decidere come gestirla.
Ma l'idea originale era quella di costruire nello stesso posto il centro sportivo e la scuola elementare, così la palestra  sarebbe servita anche per la scuola.
 
M - Mi ricordo bene anch'io di questa ipotesi e di come sono andate le cose. A Verderio Inferiore tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, a parte i socialisti, volevano la scuola nuova e unificata e volevano che sorgesse vicina al centro sportivo. A Verderio Superiore invece l'opposizione, Sinistra per Verderio, di cui facevo parte, appoggiava quella scelta; la maggioranza democristiana invece, non mostrava entusiasmo per il centro sportivo ed era contraria alla scuola unificata, tant'è che venne costruita la piccola palestra delle scuole elementari. Dopo il 1990, quando Armando Villa non fu più sindaco, Ferdinando Bosisio, il suo successore, accettò l'idea dell'unificazione delle due scuole, ma propose l'ampliamento di quella di Verderio Superiore, che poi fu realizzato.
O - È stato il minore dei mali, in quel momento lì, però non è stata una bella soluzione.
 
M - Io sono convinto che non sia stata una brutta soluzione, anche perché penso che la gestione economica della palestra intercomunale sarebbe ancor più problematica se su di essa dovesse pesare anche il suo utilizzo per la scuola elementare.
O - Però in una prospettiva di lunga durata sarebbe stata meglio l'altra soluzione, che non avrebbe creato neanche i problemi di traffico che ci sono adesso.
 
M - Ci sono stati tentativi di fare un'unica società sportiva con Verderio Superiore?
O - Sì. Anche un paio d'anni fa ho tentato di trovare una soluzione di questo genere, nonostante facciamo attività diverse, perché loro si dedicano soprattutto alla pallavolo. Ho proposto di mettere insieme le forze, soprattutto perché abbiamo bisogno di persone che collaborino.
 
M - E la risposta?
O - Vaga: "sì ... ma ... vedremo. Ma poi come la chiamiamo?" ma che problema è come la chiamiamo?  chiamala come vuoi. ... Però adesso c'è un bel dialogo con quelli di Verderio superiore che lavorano nella nostra squadra come dirigenti.
 
M - Chi sono?
O - Bartolomeo Lena, Maurizio Oggioni, Lorenzo Oggioni e suo figlio Stefano; i due figli del macellaio, Roberto e Francesco, sempre Oggioni; Diego Oggioni,
 
M - Quasi tutti Oggioni insomma ...
O - Quasi. C'è anche Gabriele Motta, Mauro Brivio ... Poi ci sono tanti ragazzini di Verderio Superiore  che giocano a calcio qui da noi. Insomma …cerchiamo di essere ottimisti ..


Marco Bartesaghi

Nessun commento:

Posta un commento